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Feb 0719

L'avvocato del diavolo di Ugo Mazzotta

Pubblicato da Alessandra Buccheri alle 08:11 in Recensioni


 Ugo Mazzotta
L'avvocato del Diavolo
Todaro editore
Pagine 256
Prezzo 14,50

Un cadavere scomposto rinvenuto nel bagno di un autogrill: il commissario Prisco non riesce a immaginare una morte più desolante e squallida di quella toccata all'avvocato Alessandro Meraviglia, tranquillo legale di provincia che in quel bagno di autogrill si era fermato sulla strada del ritorno dalla visita a uno dei suoi assistiti, ospite delle patrie galere. Pochi i sospettabili e nessuno, apparentemente, ha un valido movente. Ma scavando sotto la superficie emerge che il morto meritava davvero quella fine: con il suo secondo lavoro, quello di usuraio, aveva ridotto sul lastrico decine di piccoli commercianti finiti nella sua morsa. E aveva anche il vizietto delle donne, l'avvocato: giovani, belle e protagoniste di una collezione di filmati amatoriali, probabilmente a loro insaputa.

Man mano che le indagini procedono la personalità del defunto si rivela sempre più sgradevole. Ma Prisco è pur sempre un servitore dello Stato e deve trovare il colpevole: interroga, gira, tenta di mettere a posto i pezzi, ma con poca voglia. Fino a quando, nella rosa dei possibili sospettati, non compare il Diavolo, uno dei clienti di Meraviglia. Solo allora Prisco ritrova la spinta a fare giustizia, non tanto per l'avvocato quanto per le sue vittime. Anche se la strada che porta alla verità non è affatto agevole, soprattutto per lui, il tranquillo commissario che da anni non si esercita a sparare al poligono...

In L'avvocato del diavolo il commissario Prisco ha un avvio "lento", da diesel. Forse perché sente la mancanza di Paolo Curti, il suo vice, un'assenza che l'ispettore Alice Caturano non riesce a colmare. Forse perché la relazione con la bella Agnese è ormai stabile e rassicurante. Forse perché si interroga sul suo lavoro. Sta di fatto che all'inizio Prisco pensa, riflette, ma non riesce ad agire. Ma al momento giusto l'azione arriva, insieme ai colpi di scena, ai twists and turns che lasciano avvinti fino all'ultima pagina.

Il commissario Prisco si avvia a essere il Maigret napoletano: calmo, riflessivo, attento alle relazioni umane e ai motivi. Anche se lui tenta di smentire: quando Agnese (che lo conosce bene) afferma: "Ma secondo me tu preferiresti una soluzione, come dire, più personale. Una storia che leghi la vittima al colpevole, un movente passionale, la disperazione di uno che non ha più soldi per campare. Una cosa del genere, non uno squallido episodio di criminalità organizzata", lui replica "È tutto molto carino. Io però sono un commissario di Polizia, non uno scrittore di gialli, i casi non li posso inventare a mio piacimento né piegarli alle mie esigenze sentimentali". Non è proprio vero...
Anche perché, sebbene "a malincuore", Prisco ammette che "ciò che lo spingeva a svolgere indagini, a trovare risposte, era una specie di maniacale bisogno di vedere ogni cosa al suo posto". È tutta qui, la sostanza del commissario Prisco (e, sospetto, anche del suo autore...).

Una nota sul titolo (ebbene sì, leggo sempre MySpace...): non ha niente a che vedere con l'omonimo film del 1997 ma nemmeno con il celebre Perry Mason, brillante anche quando non si comporta in maniera trasparente. L'avvocato del diavolo, qua, è solo un miserabile traffichino e il lettore ha serie difficoltà a dispiacersi per la sua dipartita.

Infine: se il precedente romanzo iniziava con una feroce sparatoria su Playstation, in questo Prisco ha scoperto l'Ipod (anche se il misterioso oggetto bianco dispensatore di suoni non viene mai chiamato con il suo nome). Poiché, da qualche indizio raccolto qua e là, prevedo che nel prossimo libro il commissario sarà dotato di un fichissimo Iphone, lancio una nuova campagna (questo blog non è nuovo a campagne social-teconologiche, come la sottoscrizione aperta a favore del nuovo cellulare per il giornalista Radeschi): aiutaci anche tu a svecchiare i gusti musicali del commissario Prisco. Fallo per Alice Caturano (più o meno mia coetanea, credo) che, poveretta, deve sorbirselo durante i loro giri in macchina... Posta qui la tua playlist, magari Ugo raccoglierà qualche suggerimento :)

A proposito: buona giornata della lentezza a tutti! 

Gen 0712

Una voce nella notte

Pubblicato da Alessandra Buccheri alle 07:48 in Film, Recensioni


 Con Robin Williams, Toni Collette, Sandra Oh
Sceneggiatura di Armistead Maupin e Patrick Stettner
Regia di Patrick Stettner
Durata 86"
USA, 2006

Da oggi nelle sale

Come faccio a sentire la mancanza di qualcuno che forse nemmeno esiste?

Gabriel Noone (si pronuncia nun), conduttore del celebre programma radiofonico notturno Noone at night, sta attraversando un brutto periodo della sua vita. Il suo compagno, Jess, ha bisogno di "una pausa di riflessione", un modo elegante per dirgli che la loro storia, durata 8 anni, è finita. Gabriel perde anche l'ispirazione per raccontare le sue storie notturne ed entra in una sorta di depressione, fino a quando non si imbatte in un manoscritto. È il romanzo di Peter Logand, un quattordicenne che racconta i pesanti abusi sessuali subiti da parte dei familiari. Gabriel si appassiona alla storia del ragazzo, gravemente malato, e instaura con lui un rapporto fatto di lunghe telefonate. Come un tempo la voce di Gabriel ha rincuorato Peter nelle notti buie e disperate, adesso la voce del ragazzo ammalia Gabriel e lo fa sentire importante, speciale.
Gabriel vorrebbe incontrare Peter, ma non è facile, perché la donna che lo ha adottato lo nasconde in un posto segreto per proteggerlo dalla famiglia d'origine. 

O almeno così pare. Perché quando Gabriel decide comunque di cercare Peter, il ragazzo sembra sparito nel nulla...

Thriller psicologico di ottima fattura che affronta il tema della solitudine, della alienazione e della malattia mentale. Strepitoso Robin Williams nella parte dell'omosessuale in crisi, ferito nel suo ego narcisistico, privo di riferimenti e desideroso di un figlio. Inquietante Toni Collette nella parte di Donna, la psicologa cieca che si prende cura di Peter.
Magnifica, come sempre, la New York patinata che fa da sfondo alla prima parte della vicenda. 
Il film è ispirato al romanzo The Night Listener (Una voce nella notte) di Armistead Maupin.

Gen 0711

La preda di Gianluca Floris

Pubblicato da Alessandra Buccheri alle 07:50 in Conversazioni, Recensioni


 Gianluca Floris
La preda
Mondadori - Colorado Noir
Pagine 200
Prezzo 15,00 euro

Sardegna, giorni nostri. Il capitano Caforio, brillante militare dell'Arma dei Carabinieri, è in missione a Chiri, una paese di 1200 anime nel cuore dell'isola. La sua missione è quella di stringere il cerchio intorno alla banda che ha rapito il dottor Mossa. Caforio non è certo un pavido, ma la situazione in cui si viene a trovare gli dà presto ai nervi: tutti sembrano avere qualcosa da nascondere, anche i suoi stessi colleghi dell'Arma, e il capitano non riesce ad entrare nel loro mondo: una cocente sconfitta per uno che nella sua breve carriera ha ottenuto solo folgoranti successi. Caforio non capisce quel modo di pensare, di comunicare, di "fare muro" contro di lui, l'estraneo.
Il rapito, intanto, seguendo il suo istinto di sopravvivenza, familiarizza con il suo carceriere, un povero cristo che per tutta la vita è stato latitante e che adesso è gravemente ammalato. Monzetta, così lo ha soprannominato il dottor Mossa, non è cattivo, ma ha bisogno di soldi perché la sua unica figlia, che lui ha visto crescere a distanza, sta per sposarsi e lui vuole farle un bel regalo.
Tutti i personaggi, insomma, sono fortemente motivati a raggiungere il loro obiettivo. La vittoria e la sconfitta, la vita e la morte, si giocano sul terreno dell'astuzia, della strategia, del coraggio e di un pizzico di fortuna...

Un noir forte che racconta una Sardegna lontana anni luce dai luoghi VIP e ancora fortemente chiusa rispetto al mondo esterno. Un ambiente a sé stante, con codici e principi peculiari, con logiche che sfuggono alla normale comprensione. Un mondo sorprendente che non lascia indifferenti. 

Gianluca Floris (sul cui sito trovate maggiori informazioni bio-bibliografiche: da rilevare che la sua attività principale è quella di cantante lirico...) ha risposto a qualche domanda in esclusiva per i lettori di questo blog:

AB - La prima domanda è d'obbligo: come mai hai scritto un noir?
GF
- Non ho deciso di scrivere un noir. Avevo una storia con svariati personaggi e l'idea del sequestro mi è sembrata un buono sfondo di far emergere questi personaggi. Io considero le trame e le ambientazioni come sfondi su cui far muovere i personaggi, che sono l'elemento tridimensionale del racconto. Il noir è un contenitore che va bene per tante cose. Io sono appassionato di noir: sono cresciuto con gli sceneggiati di Rex Stout Simenon che vedevo da piccolo in televisione.

AB - Come sei approdato a Colorado Noir?
GF
- È stata un'idea del mio agente: dopo averlo letto lo ha ritenuto adatto alla linea editoriale di Colorado Noir e glielo ha proposto. E loro lo hanno accettato.

AB - È la prima volta che ti cimenti con la narrativa di genere o ci sono dei precedenti?
GF - Ho scritto altri due libri: I maestri cantori, uscito nel 2000 con l'editore sardo Il Maestrale, una spy-story ambientata nel mondo della lirica che era anche una scusa per raccontare gli aspetti più meschini e inusuali di un mondo che conosco bene e che dall'esterno può apparire dorato. Il secondo si chiama Il lato destro e prende spunto da un lavoro teatrale che ho portato in scena a Torino nel 2005 e parla del sequestro Moro. Ho immaginato la partecipazione di un mercenario all'agguato di via Fani (è una figura che è stata realmente ipotizzata), un professionista contattato appositamente per questa missione.

AB - Esiste una "scuola sarda" di giallisti?
GF
- Evidentemente sì, anche perché siamo tutti della stessa generazione e ci siamo nutriti delle stesse cose. Sicuramente la scuola sarda è nata con la nostra generazione, quella dei quarantenni. La stura l'ha data un sardo d'adozione, Massimo Carlotto, ma poi sono nati molti scrittori che hanno cercato di far emergere anche una parte non oleografica della Sardegna. Questo è un aspetto interessante: il fatto che ci siano molti romanzi nei quali non si parla, come nel mio, di una Sardegna rurale e un po' fiabesca, ma anche della realtà urbana e industriale.

AB - Quando descrivi un personaggio, preferisci descriverne i lati buoni o i cattivi?
GF - Dipende: se devo descrivere un personaggio fondamentalmente buono preferisco prima farlo apparire come cattivo, e viceversa. Mi piace stupire. Mi piacciono i lati non evidenti di un personaggio, scoprire le cose più inusuali.

AB - Cos'hai in programma adesso?
GF
- Innanzitutto la promozione de La preda. Poi devo decidere quale sarà il prossimo libro. Ho già delle idee...

 

 

Dic 06 8

10th and Wolf

Pubblicato da Alessandra Buccheri alle 20:06 in Film, Recensioni


 10th and Wolf
Regia di Robert Moresco
Con James Marsden, Brian Dennehy, Giovanni Ribisi, Piper Perabo
USA, 2006

1991, Guerra del Golfo. Tom (James Marsden), giovane militare americano di origini italiane, rischia la prigione per una sciocchezza commessa in Iraq in un momento di sconforto. Accetta quindi uno scambio con l'FBI: consegnare nelle loro mani il mafioso Reggio e avere in cambio l'impunità per sé stesso e per altri due pesci piccoli, Vincent e Joey, rispettivamente fratello e cugino di Tom.
Tom torna quindi a Filadelfia, nelle strade in cui è nato e dove ancora vive ciò che resta della sua famiglia, dopo la morte dei genitori e dello zio. Scopre ben presto che Joey, sulle orme del padre, ha intrapreso la "carriera" di mafioso e che lo stesso Vincent, che è sempre stato il debole della famiglia, non è poi così pulito come credeva. Ma Tom ha un patto con i federali ed è costretto a seguire il cugino nelle sue azioni criminali per arrivare a Reggio.
In un crescendo di tensione e violenza, il "duro" Tom cerca di salvare, scendendo a patti con la sua coscienza, sé stesso e le persone che gli stanno accanto.

Finale un po' scontato ma che non manca di emozionare. 

Da segnalare l'interpretazione di un inaspettato Francesco Salvi nella parte del mafioso Reggio (che, come da manuale, si commuove sulle arie di Ridi pagliaccio, parla ancora il siciliano e dipinge quadri). Salvi però non è nuovo al genere noir, almeno nella narrativa: è stato infatti traduttore di Joe Lansdale, David Goodis e Cornell Woolrich.

Degno di nota anche il cameo di Val Kilmer nella parte di... sé stesso: un bravo cristo alcolizzato... 

Tra le anteprime del NoirFest di Courmayeur, 10th and Wolf è, nel complesso, un thriller solido anche se non particolarmente originale. Poiché si lascia guardare, merita almeno la sufficienza.

Voto: 6.5

 

Dic 06 1

mondoserpente di Paolo Grugni

Pubblicato da Alessandra Buccheri alle 10:38 in Recensioni


 Paolo Grugni
mondoserpente
Alacrán
Collana Le Storie
Pagine 248
Prezzo 14,80 euro

Un antithriller ambientato in una Milano “un po’ alla fine” dove un serial killer approfitta della distrazione generale per colpire platealmente le sue vittime. Vedi il sito di mondoserpente

La trama

Un serial killer uccide per le strade di Milano.
È feroce e imprendibile. Le sue vittime sono piccoli down: Serpent li rapisce, li paralizza e, dopo averli mummificati, estrae loro il cervello con un uncino. Sembra un’antica pratica egizia, ma potrebbe anche trattarsi di qualcosa di diverso – simile negli effetti ma differente nelle motivazioni.
La Polizia, come da manuale, brancola nel buio.
Ma Angelo Stirpe, padre della terza vittima, vuole trovare l’assassino del figlio prima che questo possa uccidere ancora e contatta un individuo che era presente in tutte le occasioni nelle quali Serpent ha colpito.
Si tratta di Michele Idea, detto Mich, deejay e “rabdomante dei casini”. Mich ha il “dono” di essere presente ogni volta che si verifica un evento mortale – omicidio, incidente, suicidio o morte naturale.
Il ruolo di Mich sarà quello di girare il più possibile per catalizzare, con la sua presenza, il prossimo omicidio, mentre Stirpe gli coprirà le spalle.
Nel frattempo, uno strano tatuaggio esoterico porta la coppia verso Rodolo, il paese degli Acquarosa, dove la capostipite della potente famiglia indica loro una possibile traccia che coinvolge un’antica profezia e alcuni personaggi della Milano-bene. Anche se l’indagine sembra arenarsi dopo la quinta vittima, e Mich è preso dalla cotta per la tedesca Eli, i protagonisti sanno bene che fino a quando Serpent non avrà portato a termine il suo compito, o non sarà stato fermato, il pericolo incombe…

La critica

Frutto di un’attenta ricerca stilistica più che di una improvvisata passione per la letteratura di genere, mondoserpente è, per esplicita scelta del suo autore, un antithriller: un thriller non convenzionale, un giallo senza metodo di indagine, in cui il ruolo dell’investigatore è passivo. Michele Idea non cerca ma si lascia cercare dal serial killer, consapevole di essere un catalizzatore di guai.
La storia si svolge nel 2008 – “anno bisesto, anno funesto” – in una Milano fredda e priva di pietas ed è prevalentemente di fantasia.
Manoscritti, complotti, sette sataniche e collusioni ad alti livelli: la trama gialla diventa un pretesto per giocare con il giallo storico mettendone in evidenza limiti e deformazioni.
Al centro dell’intreccio c’è Michele, la sua ironia e la sua malinconia, le sue azioni sconclusionate che hanno esiti indipendenti dalla sua volontà.
Michele e la storia con la giovane Eli, Michele e le poesie – alcune delle quali, va detto, molto interessanti – Michele e il suo amico moribondo, i suoi vicini, i suoi segreti...

Il finale, anzi il doppio finale, è insospettabile.   

L'autore

Paolo Grugni è nato nel 1962 a Milano, dove vive. Laureato in letteratura tedesca, è stato autore TV ed è giornalista (tra le sue collaborazioni, GQ e Sorrisi e Canzoni TV). Appassionato di musica, per anni ha fatto il dj, proprio come il protagonista del suo romanzo. È animalista convinto e vegetariano. Nel campo della letteratura di genere ha già pubblicato Let it be (Mondadori-Colorado Noir).

Pubblicato sul numero 12 del Falcone Maltese, in edicola e in libreria.

 

 

  
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