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Dic 0527

Dennis Lehane - L'isola della paura

Pubblicato da Alessandra Buccheri alle 22:48 in Recensioni


Visto che siamo a fine anno, ed è tempo di bilanci, nei prossimi giorni posterò qualche recensione sui libri del 2005 che mi sono piaciuti di più. Ovviamente sono dati parziali, e tra l'altro anche in questi giorni sto leggendo delle cose molto interessanti, ma ho la sensazione che tra una fetta di panettone e l'altra nessuno mi darebbe retta... Quindi per le novità ci risentiamo l'anno prossimo!

L’isola della paura
Un agente federale, un’isola, un mistero da risolvere: i classici ingredienti del thriller rivivono in una forma originalissima nella scrittura di Dennis Lehane.

Lehane_copDennis Lehane
L’isola della paura
Piemme
Pagine 380
Prezzo 17,90 euro
Genere: thriller

Nell’estate del 1954, l’agente federale Teddy Daniels e il suo collega Chuck Aule arrivano a bordo di un battello a Shutter Island, al largo delle coste del Massachusets. L’isola ospita il manicomio criminale di Ashecliffe ed è considerata sicura; tuttavia pare che una paziente, una pericolosa assassina di nome Rachel Solando, sia scomparsa. I due federali devono ritrovare la donna.
Ma c’è qualcosa di strano sull’isola.
La presenza di Daniels sembra essere d’intralcio a qualcuno. Lo stesso Daniels nasconde qualcosa: è sull’isola per cercare la Solando, ma non solo. Negli ambienti governativi gira voce che nel padiglione C dell’ospedale, isolato da tutto il resto e guardato a vista, vengano compiuti misteriosi esperimenti su cavie umane. Esperimenti che implicano un approccio alla psichiatria molto particolare, mediante l’uso di droghe sperimentali e operazioni chirurgiche estremamente rischiose.
E ancora: Teddy Daniels di solito lavora da solo, ma per indagare su questo caso gli è stato affiancato un collega, Aule, completamente diverso da lui. Tanto Daniels è uomo d’azione quanto Aule è riflessivo. Chi ha voluto che i due, che nemmeno si conoscono, lavorassero fianco a fianco?
Mentre Daniels e Aule si scontrano con la reticenza dei dirigenti e dei medici di Ashecliffe, Rachel Solando sembra essere sparita nel nulla. Scalza, per di più. Ma non è l’unica anomalia: qualcuno semina degli indizi, che però apparentemente non portano a nulla. E perché non c’è traccia della documentazione relativa al paziente 67, ricoverato un anno prima? Più Daniels si avvicina alla verità, più questa sembra sfuggirgli. Lo stesso Aule potrebbe essere un nemico. Quando una violenta tempesta si scatena sull’isola, Daniels inizia a temere che non ci sia modo di tornare indietro da Shutter Island.
L’isola della paura è un romanzo che toglie il respiro e conferma l’eccezionale bravura di Dennis Lehane nel creare trame convincenti e coinvolgenti. Sin dalla prima pagina si respira un’atmosfera di tensione che cresce costantemente fino alla fine. Nonostante che il libro sia chiaramente pensato per diventare un film, la contaminazione stilistica che ne deriva non danneggia, ma arricchisce la struttura: dialoghi serrati, descrizioni efficaci, personaggi costruiti magnificamente. La difficoltà nel parlare di questo libro sta nel fatto che la parte migliore, in assoluto, è il finale, che però non può essere svelato. Lehane poteva scrivere un thriller “ordinario”, invece la soluzione del mistero costringe a ripensare tutto quello che si è letto fino a quel momento e vederlo sotto una luce totalmente diversa. Ma non ci sono trucchi che ingannano il lettore: il sorprendente colpo di scena finale, se da un lato giunge completamente inaspettato, dall’altro è il più realistico e umano finale che si poteva immaginare.

 

Nov 0528

Prova a discolpa

Pubblicato da Alessandra Buccheri alle 10:24 in Recensioni


Copertina_heilbrunRobert Heilbrun
Prova a discolpa
Polillo
Pagine 300 - Prezzo 17,50 euro
Genere: legal thriller

Prova a discolpa Esordio molto promettente per Robert Heilbrun, newyorkese doc, che con l’avvocato Arch Gold inaugura una nuova stagione per il legal thriller d’autore.

La trama
Charlotte King è bella, ricca, ambiziosa e... morta.
Damon Tucker è nero, povero e accusato di aver ucciso Charlotte durante una rapina finita male.
Arch Gold è un giovane avvocato che ha scelto di lasciare una avviata e ben remunerata carriera in uno studio legale per patrocinare le cause dei non abbienti.
Tocca a Gold occuparsi del giovane Tucker, e non è un compito facile: la polizia sostiene che Charlotte ha riconosciuto Damon prima di morire, le impronte del giovane sono su una videocassetta trovata sul luogo del delitto e tutto lascia pensare che l’arrestato sia colpevole.
Arch Gold intuisce che la verità è diversa e inizia a investigare sulla vita della vittima. Una vita che si rivela ricca di luci e ombre: la King lavorava nella più importante agenzia di investigazioni del Paese e aveva una relazione con il suo capo, il potente Yates.
L’indagine si rivela particolarmente complessa e il giovane Tucker rischia la pena di morte, complici il suo carattere particolarmente aggressivo e i pregiudizi della giuria. Per l’accusa c’è già un colpevole, l’opinione pubblica ha il suo capro espiatorio e a nessuno importa quale sia la verità.
A nessuno, tranne che al caparbio Gold...

La critica
Robert Heilbrun mette il dito in una piaga della società contemporanea, quella complessa e farraginosa macchina giudiziaria che spesso, piuttosto che fare giustizia, stritola il malcapitato di turno.
Prova a discolpa, scritto in prima persona, svela i retroscena di un “normale” processo. Il protagonista, il brillante Arch Gold – che ha presumibilmente la stessa vocazione e la stessa esperienza dell’autore, anche lui avvocato – si districa con perizia e disinvoltura tra le maglie della rete legal-burocratica.
La presunzione di innocenza? Solo una norma scritta, che nella pratica si rivela essere, il più delle volte, una penosa bugia.
Il processo non è il trionfo della verità, ma piuttosto una partita a scacchi tra accusa e difesa che si contendono i favori della giuria. Il caso gioca un ruolo fondamentale, soprattutto nella scelta del giudice. Le prove vengono raccolte ed esibite in funzione di una tesi precostituita, i testimoni sottoposti a massacranti controinterrogatori volti a minarne l’attendibilità e a screditarli.
Heilbrun trae spunto dalla vicenda narrata per farci riflettere sull’inadeguatezza del sistema giudiziario.
Ma sarebbe sbagliato pensare che si tratti di un romanzo con intenti didascalici: il meccanismo narrativo, scandito nei tempi con magistrale precisione e arricchito da un finale sorprendente, fa di Prova a discolpa soprattutto un buon thriller.

L’autore
There’s a new kid in town, del quale si sa ancora poco o niente. Robert Heilbrun è figlio d’arte: la madre, Amanda Cross, è una nota scrittrice di mystery. Prova a discolpa è il suo primo romanzo. Dal 1985 Heilbrun esercita la professione di avvocato a New York, dove vive con la famiglia.

(Pubblicato sul Falcone Maltese nr.6, novembre 2005)

Nov 0527

Lo Zar non è morto

Pubblicato da Alessandra Buccheri alle 17:45 in Recensioni


Copertina_zar

Il Gruppo dei Dieci
Lo Zar non è morto
Sironi editore
Pagine 445
Prezzo 17,00 euro
Genere: avventura, fanta-politica, thriller, spionaggio... e chi più ne ha, più ne metta

 

Basterebbe la prefazione di Giulio Mozzi per farne un caso letterario: il 17 novembre 2004, in una libreria antiquaria, Mozzi rinviene un libro del quale non sa nulla. Lo acquista, lo legge nottetempo e ne rimane folgorato. Fa le opportune ricerche e scopre che il libro risulta sì pubblicato nel 1929, ma non ne esistono copie nemmeno nelle biblioteche. Lo sottopone all’editore Sironi che decide di farne una riedizione, con le opportune premesse e spiegazioni. Il libro esce esattamente a un anno di distanza dal suo fortuito ritrovamento.
Lo zar non è morto è un romanzo scritto a venti mani dal Gruppo dei Dieci, un collettivo ante litteram. Se ne parla qui: si tratta di Beltramelli, Bontempelli, D’Ambra, De Stefani, Marinetti, Martini, Milanesi, Varaldo, Viola e Zuccoli. Scrittori di varia estrazione e inclinazione (dal futurismo all'intimismo), sceneggiatori, addirittura un giallista (Varaldo). Il risultato è un romanzo futurista "di apologia del fascismo e al contempo parodia dell’apologia del fascismo". Thriller, politica, avventura, erotismo, spionaggio, suspense: tutti gli ingredienti di uno scintillante feuilleton, disdegnato dai critici e acclamato dal pubblico.
Posso svelare (e d'altra parte il titolo è abbastanza eloquente) che il libro ruota intorno alla figura dello zar Nicola, creduto morto a Ekaterinemburg e invece sopravvissuto in Manciuria. Forse. O forse si tratta di un impostore. O di un sosia incredibilmente somigliante. Quale che sia, è importante che i sovietici lo facciano sparire per salvaguardare l'esistenza della giovane Unione, ed è altrettanto importante che gli Occidentali lo tengano in vita per usarlo contro i sovietici.
Ma c'è molto di più: il romanzo si apre sulla bellissima Vera Rosai che, avvolta nella sua pelliccia, raggiunge la Cina (anzi, la Celeste Repubblica) per fare una sorpresa al fidanzato, il comandante Paolo degli Orti. Fa appena in tempo a vederlo, durante un sontuoso ricevimento al quale l'ufficiale è accompagnato dalla meravigliosa e misteriosa avventuriera Oceania World, che Paolo viene ucciso. Svenimento canonico della fanciulla italica e via alla girandola di indagini: perché l'uomo è stato ucciso? Quale segreto conosceva? Chi ha rapito Oceania World? Naturalmente qualcuno sa più degli altri (e lo si capisce dallo scambio di dispacci tra super-potenze), ma si sa, la diplomazia è l'arte del dissimulare...
Dicevo: basterebbe la prefazione di Mozzi per invogliare alla lettura, ma Mozzi è di parte, no? Allora fidatevi di me, che sono assolutamente neutrale. Ho divorato questo libro sul divano di casa, sotto la coperta, in un freddo pomeriggio autunnale, e non ho trovato un solo punto morto: colpi di scena a ripetizione, cattivi da manuale (fantastico, l'ambasciatore sovietico si chiama Orcoff e il Presidente della Celeste Repubblica è completamente fuori di testa), donne affascinanti e valorosi soldati, intrighi e lusso sfrenato in paesi esotici e lontani. Come tornare ragazzina e leggere Il giro del mondo in ottanta giorni o I Beati Paoli di Luigi Natoli, ma ancora più divertente. E con un finale all'altezza delle quattrocento pagine precedenti.
Mi verrebbe da dire: il libro che mancava, adesso c'è. Ma il libro non mancava. Era lì, da sempre, dal 1929, solo che nessuno lo vedeva. Come la lettera rubata di Edgar Allan Poe. Bisognava che qualcuno più sveglio degli altri lo riportasse alla luce. Grazie, Giulio "Dupin" Mozzi :)

Nov 0522

Hollywood, Palermo

Pubblicato da Alessandra Buccheri alle 20:01 in Recensioni


05_hollywoodpalermo Avevo promesso che sarei stata cattiva. Bene, pare che sia arrivato il momento di fare un po' di polemica. Leggo qua che Hollywood, Palermo di Piergiorgio Di Cara becca addirittura un ottimo dal recensore. Intendiamoci: anch'io ne ho fatto una buona recensione (sul Falcone Maltese), perché Di Cara ha un talento incisivo che, unito all'esperienza in Polizia e alla sicilianità, lo rende uno scrittore interessante. Ma Di Cara può fare di meglio, e lo ha dimostrato con la raccolta di racconti Cammina, stronzo (DeriveApprodi) e con i due romanzi, Isola nera e L’anima in spalla (entrambi pubblicati da e/o) della trilogia di Salvo Riccobono.

Hollywood, Palermo invece è a mio avviso il libro che gli è riuscito peggio. Senza voler anticipare nulla del finale (perché va bene che sono cattiva, ma non così cattiva) dirò solo che:

- si vede che Hollywood, Palermo è stato iniziato almeno una decina di anni fa, poi messo in un cassetto e quindi ripescato e completato rapidamente (forse troppo rapidamente): il libro, infatti, inizia con un'idea e finisce con un'altra, completamente diversa. E si vede.

- Ci sono delle imprecisioni (soprattutto per la parte che riguarda la Scientifica) che potrei perdonare a uno scrittore "di mestiere", ma non perdono a uno che di mestiere fa il Commisario di Polizia.

- Vogliamo parlare del finale? Il finale, poco plausibile, è talmente ingarbugliato che lo scrittore, per riuscire finalmente a sbrogliare la matassa, è costretto a far "autoaccusare" il colpevole, contravvenendo così alla regola numero 5 di Van Dine (traduco: Il colpevole deve essere scoperto mediante deduzione logica – non per sbaglio o per coincidenza o a causa di una confessione immotivata. Risolvere il mistero in uno di questi modi è come mandare il lettore a caccia di un’oca selvatica e poi, dopo che ha fallito, rivelargli che ciò che cercava era nascosto nella vostra manica. Un autore che si comporta così è poco più di un giullare.)

Ecco, l'ho detto, e spero che Di Cara (che sicuramente non legge 'sto blog, ma non si sa mai...) non me ne voglia. Sono convinta che il prossimo libro sarà sicuramente migliore.

La trama

Un brutale omicidio sconvolge i programmi serali dell’ispettore Pippo Randazzo. Costretti ad accorrere sul luogo del delitto, Randazzo e i suoi colleghi si trovano di fronte il cadavere di Laura Maniscalco, uccisa nella cucina del suo appartamento mentre preparava la cena. Le modalità dell’omicidio, a causa di alcuni dettagli raccapriccianti che non vengono resi noti alla stampa, sono tali da far pensare a un serial killer. Le indagini tuttavia puntano fin dall’inizio sulla cerchia di familiari della donna, il marito e i due figli. E ben presto emerge che il ménage familiare non era così tranquillo... Coadiuvati dai sofisticati mezzi tecnici della Polizia di Stato, Randazzo e i suoi indagano senza tralasciare alcuna pista.

Piergiorgio Di Cara
Hollywood, Palermo
Mondadori - Colorado Noir
Pagine 220 - Prezzo 14,00 euro

Nov 0512

Tempesta solare

Pubblicato da Alessandra Buccheri alle 20:02 in Recensioni


Larsson Tempesta solare Dal gelo della Svezia, ecco una giallista di razza: Åsa Larsson esordisce con il primo romanzo della serie che ha per protagonista l’avvocato Rebecka Martinsson.

La trama

Kiruna, Svezia. Viktor Strandgård viene ucciso e mutilato selvaggiamente nella sede della Chiesa della Fonte della Forza, una setta cristiana della quale è esponente di spicco.
L’omicidio, sia per la brutalità, sia perché Viktor era un predicatore di notevole fama, desta una forte eco in tutto il Paese fino a raggiungere Stoccolma, dove vive e lavora l’avvocato fiscalista Rebecka Martinsson.
Rebecka conosce Viktor perché ha trascorso l’infanzia a Kiruna, ma ancora meglio conosce sua sorella Sanna Strandgård, una ragazza madre estremamente fragile. Per questo motivo non esita a rispondere all’accorata telefonata con la quale Sanna le chiede aiuto. Proprio come ai vecchi tempi. Una volta giunta sul posto, Rebecka scopre che Sanna è fortemente sospettata dell’omicidio e che il procuratore locale, Carl von Post, vorrebbe chiudere il caso rapidamente per farne un trampolino di lancio per la sua carriera.
Rebecka prosegue le indagini per conto suo, forte della conoscenza dei luoghi e delle persone e dell’appoggio di Anna-Maria Mella, un’intelligente ispettrice di polizia in avanzato stato di gravidanza. Segreti inconfessabili tornano alla luce, ferite dolorose devono essere riaperte prima di arrivare alla verità.

La critica

Sulle orme di Leif Persson e da Henning Mankell, il bel romanzo d’esordio di Åsa Larsson racconta il lato oscuro della Svezia, la nazione che, secondo un recente numero di Time, è tra le prime al mondo per qualità di servizi offerti ai cittadini e livello di competitività internazionale.
“E fu sera e fu mattina: il primo giorno”: così inizia Tempesta solare. La vicenda si svolge in sette giorni, in analogia con la Genesi del Vecchio Testamento. Il riferimento iniziale introduce il tema principale: la religione, nel romanzo, è lo strumento di potere con il quale alcune personalità dominanti prevaricano e sopraffanno i più deboli. Nel silenzio e nel buio del lungo inverno nordico ci sono più segreti di quanto si possa immaginare. All’inquietudine dell’omicidio, la Larsson aggiunge l’ambientazione ostile, quell’isolamento innevato affascinante e quasi fiabesco per chi lo legge nei libri, ma spesso drammatico per chi si trova costretto a viverci, circondato per molti mesi all’anno dal buio e da un freddo che “si aggrappa ai lobi delle orecchie come due mollette per stendere”.
Una convincente prova d’esordio che lascia ben sperare sulla qualità dei prossimi libri della serie di Rebecka Martinsson.

L’autore

Larsson_sa Åsa Larsson è nata a Kiruna (Svezia) nel 1966. Vive in Svezia, dove esercita la professione di avvocato fiscalista. Ha due bambini, Stella e Leo. Tempesta solare è il primo episodio di una serie che, nelle intenzioni dell’autrice, dovrebbe complessivamente comprendere sei libri, tutti con la stessa protagonista, l’avvocato Rebecka Martinsson. Con Tempesta solare la Larsson ha vinto il premio come miglior esordiente del 2003, mentre il secondo romanzo della serie, Il sangue che è stato versato (di prossima uscita per Marsilio) è stato premiato come miglior giallo del 2004.

Åsa Larsson
Tempesta solare
Marsilio
Traduzione Katia De Marco
Pagine 320 - Prezzo 16,00 euro

(pubblicato sul numero 6 del Falcone Maltese in edicola dal 15 novembre)

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