Il sangue è randagio: la recensione di Maurizio Testa
Pubblicato da Alessandra Buccheri alle 10:24 in Recensioni
Oggi ospito la gradita recensione di Maurizio Testa. Maurizio, per i pochissimi che non lo sapessero, è giornalista, appassionato di gialli, scrittore, direttore del Falcone Maltese e curatore/coordinatore del Dizionario Atipico del Giallo, il volume nel quale da due anni (e presumibilmente anche per il futuro) raccogliamo il meglio del genere.
La recensione di Maurizio Testa ha particolare valore perché Maurizio i libri li legge, prima di parlarne (e d'altra parte da qualcuno avrò imparato, no?). E ad aver letto Il sangue è randagio non credo siano in tanti... La mia copia, ad esempio, giace nel mucchio in attesa di momenti migliori.
Ringrazio Maurizio per il contributo e... enjoy :)
James Ellroy
Il sangue è randagio
Mondadori
Traduzione di Giuseppe Costigliola
Pagine 864
Prezzo 24,00 euro
Il libro è impegnativo. Non si tratta infatti del solito thriller a sfondo storico/politico. È la storia stessa degli Stati Uniti alla fine degli anni ‘60 a farsi protagonista nera, oscura, crudele e misteriosa. E il lettore deve sostenere uno sforzo per orientarsi in tutto questo coacervo di vicende, connotate dai movimenti di protesta filo-comunisti, dalle questioni razziali, ma anche dall’anticomunismo e dall’anti-castrismo delle stesse istituzioni, a partire dall’FBI. Tra poliziotti corrotti e rivoluzionari criminali, si incontrano una serie di personaggi che incarnano tutte le posizioni intermedie tra il bene e il male, senza confini ben precisi, con una confusione e uno scambio di ruoli vorticoso.
Il libro è impegnativo perché queste dense 859 pagine richiedono tanta attenzione e non poca memoria. Moltissimi i personaggi che si avvicendano, tra realmente esistiti e inventati, numerose le storie tra vere e solo emblematiche, con una serie di rimandi tra tradimenti, doppi giochi, depistaggi, agenti sotto copertura, operazioni con infiltrati doppiogiochisti. Insomma una trama complessa e “popolosa”, forse ben più degli altri due romanzi (American Tabloid e Sei pezzi facili) che costituiscono con Il sangue è randagio una trilogia, come la definisce lo stesso Ellroy, della storia sotterranea dell’America.
Il libro è anche fisicamente impegnativo: sono oltre ottocento grammi, obiettivamente difficili da tenere in mano. Il sangue è randagio va letto poggiato, su un tavolo, sul bracciolo di un divano o una poltrona, sulle ginocchia o sul letto. Anche se siete disoccupati o in vacanza oppure in pensione, avendo quindi tutto il tempo a disposizione, e vi prefissate un target di 50 pagine al giorno, non ve ne basteranno 17 per finirlo. E maneggiare un tomo di otto etti per un tale periodo sarà un bell’esercizio fisico.
È fuori discussione fare anche un accenno alla trama che si presenta frammentata, che spesso scorre sotterranea per poi riaffacciarsi in superficie, affiancata com’è dalle storie dei singoli personaggi, dalla descrizione dell’atmosfera dell’epoca, dalla denuncia delle psicosi personali e dalle nevrosi sociali di quegli anni. Questo deve essere stato l’impegno più gravoso per Ellroy: non fornirci uno spaccato della società americana, ma farci entrare dentro, usando la narrazione, i documenti, i diari personali e i rapporti segreti dei servizi. Il risultato è quello di immedesimarci con le paure, il clima e la mentalità del tempo, da quella di J. Edgar Hoover, il potente capo dell’FBI fino a quella dell’ultimo (?) dei protagonisti inventati, quel fotografo guardone di Crutch Crutchfield (alter ego dello stesso Ellroy). È un mondo dove ognuno intreccia la propria vita, i propri valori e le proprie delusioni con gli avvenimenti politici, le problematiche sociali, le violenze istituzionali e quelle rivoluzionarie. Un mondo dove le efferatezze, le droghe, gli ideali, la fame di potere, il sesso, il denaro hanno ognuno il loro posto nelle vite quotidiane dei protagonisti.
Questa storia “underground”, dove sullo sfondo aleggiano gli omicidi di JFK, RFK e MLK (John Fitzgerald Kennedy, Robert Fitzgerald Kennedy e Martin Luther King), è piena di poliziotti, da Wayne Tedrow, a Dwight C. Holly, da Marshall E. Bowen a Wayne T. Wayne che non sono quello che sembrano o che diventano altro da quello che erano, ma tutti accomunati da una morte violenta e improvvisa. Nemmeno il poliziotto dei poliziotti, il capo dell’FBI Hoover si salverà… Certo era malato, certo la causa del decesso è ufficialmente un infarto, ma… Questa storia è piena di “ma”, di segreti mai svelati, attraversata da versione ufficiali, diverse da quelle ufficiose e anche queste spesso ben lontano dalla realtà. Macchinazioni, operazioni segrete, piani per screditare e affossare personaggi e istituzioni per motivi politici o personali.
E, come ci ha abituato in altri libri del genere, Ellroy entra nella storia con la potenza della sua scrittura come un carro armato che butta giù castelli di cartone, facciate finte, costruzioni di cartapesta, scoperchia impietosamente le più ripugnanti e inenarrabili nefandezze, quasi indifferente del marciume che mette a nudo.
Ma al contempo si percepisce un’empatia per le storie, quelle dei singoli, per i sentimenti che, anche se ambigui, rendono umani e credibili anche i personaggi più controversi. E poi ci sono le donne, poche ma che, alla fin fine, ci fanno la figura migliore. Donne forti che gestiscono il potere, che comandano, che sopravvivono ai protagonisti uomini, i quali invece moriranno praticamente tutti. Quelle donne che con i loro ideali spingono vicende, personaggi e movimenti nella direzione da loro voluta. Si percepisce nettamente la forza delle donne di Ellroy… quella della Dea Rossa su tutte.
Il linguaggio con cui è raccontato Il sangue è randagio è ruvido, a volte sbrigativo, un puzzle composto da documenti segreti, registrazione telefoniche, memorie, intercettazioni ambientali, insomma una storia frammentata in differenti registri narrativi che gli appassionati di Ellroy conoscono bene, ma dove trovano sempre più spazio anche esperimenti linguistici originali. Non si tratta di slang, siamo piuttosto nel campo dell’espressione onomatopeica, nella traduzione italiana resa con delle reiterazioni delle vocali nella stessa parola. L’effetto? “Mooooltoooo” simile a quella specie dell’ululato che oramai è divenuto abituale nelle conferenze stampa dello scrittore americano. E James il sangue di un randagio lo ha da sempre.
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