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Apr 0716

La stanza dei morti di Franck Thilliez

Pubblicato da Alessandra Buccheri alle 08:23 in Conversazioni, Letti e approvati


Franck Thilliez
La stanza dei morti
Nord
Pagine 360
Prezzo 18,60 euro

Et voilà un bel noir. Sulla scia di altri scrittori francesi (che l'autore, esordiente, conosce e riconosce come maestri) Franck Thilliez ha scritto un romanzo molto interessante. Ambientato nella periferia francese - una Dunkerque piovosa e industrializzata - La stanza dei morti inizia con un banale incidente d'auto. Viggo e Sylvain investono un uomo in piena notte: potrebbero denunciare il fatto, l'uomo è sbucato dal nulla in una strada completamente buia, ma nessuno li ha visti... e in più l'uomo ha con sé una borsa piena di soldi. E i due sono appena stati licenziati, il Natale si avvicina... Così cedono alla tentazione: prendono i soldi e nascondono il cadavere. È la decisione peggiore: l'uomo portava con sé il riscatto di sua figlia, rapita da un pericoloso assassino. Del caso si occupa Lucie Henebelle, appena rientrata in servizio dopo una difficile maternità. Un caso inquietante, che dà i brividi a molti dei suoi colleghi, ma non a lei, appassionata dello studio di deviazioni e perversioni umane.
La notevole introspezione psicologica è sapientemente bilanciata a molti colpi di scena, fino all'ultima pagina. Un noir puro per ambientazione e caratterizzazione ma con una certa attenzione alla tradizione francese.
Franck Thilliez è un autore interessante, dicevo, da seguire anche per il futuro. Perché, dati gli interrogativi che rimangono aperti, un futuro certamente ci sarà...

 

AB – Quali influenze ha la sua scrittura?
FT – Sono stato pesantemente influenzato dal cinema fin dalla mia adolescenza. A forza di vedere storie sul grande schermo ho iniziato a immaginare delle storie tutte mie, storie che prendevano corpo e che ad un certo punto ho sentito il bisogno di raccontare. Per quanto riguarda la letteratura, l’autore che mi ha influenzato maggiormente è stato Stephen King. Tra i francesi ammiro sicuramente Grangé, Vargas e Maxime Chattam

AB – Nel suo romanzo mi è sembrato di cogliere una citazione: il personaggio di Clarice è un omaggio alla Clarice Starling di Thomas Harris?
FT – Ebbene sì. Il silenzio degli innocenti mi ha fortemente impressionato. Quando si scrive è difficile tenere lontane tutte le influenze accumulate nel tempo. Questo comunque è un omaggio esplicito sia al libro che al film

AB – Ne La stanza dei morti lei ha approfondito molto l’aspetto delle indagini di polizia scientifica: analisi delle impronte digitali, scena del crimine... Lei però è un ingegnere. Come si è documentato su questi aspetti?
FT – Avendo effettuato lunghi studi di tipo scientifico, mi piace parlare di scienza. Mi piace approfondire sulle riviste, fare ricerche in internet e parlare con la gente per riuscire ad affrontare argomenti complessi in modo semplice. Il lavoro della polizia scientifica, poi, mi affascina moltissimo. Trovo incredibile il modo in cui riescono, oggi, a trovare i colpevoli. 

AB – Anche il medico Pirogov, che lei cita nel romanzo, è esistito veramente?
FT – Sì, è realmente esistito. Direi che in generale tutto quello che ho scritto nel romanzo è vero. 

AB – La protagonista del suo libro, Lucie, è una poliziotta alle prese con i postumi della maternità. Come mai ha scelto una protagonista donna? Le è stato difficile calarsi nei suoi panni?
FT
– Volevo mostrare come anche le donne possano essere colpite dal male e come possano provare gusto per il lato oscuro che in genere viene attribuito agli uomini. Per quanto riguarda Lucie, ho scelto una donna perché volevo mostrare quanto possa essere difficile la vita vera quando si ha una famiglia: Lucie ha due bambine e deve allevarle da sola, e in più lavora in un ambiente prettamente maschile. Confesso che stranamente non è stato difficile entrare nei suoi panni. 

AB – Nel suo romanzo il motore dell’azione sono Viggo e Sylvain, criminali per caso. Sono due informatici che hanno appena perso il lavoro e si trovano in difficoltà nei confronti delle famiglie. Quanto è importante il tema del disorientamento dovuto alla perdita del lavoro nell’ambiente che lei descrive, una realtà industriale periferica come Dunkerque?
FT – Volevo che la regione fosse un vero personaggio del romanzo che esercita delle influenze sui comportamenti delle persone. Il nord è una regione con un passato minerario di grandi sofferenze e nel momento in cui le miniere sono state chiuse c’è stato un forte problema di disoccupazione. Vivere nel nord significa vivere in una realtà completamente diversa da Parigi. Un romanzo ambientato nel nord non può non tenere conto di questa realtà. 

AB – Il killer, si scopre nel corso della storia, è un sadico sessuale. Anche lei appoggia la teoria che sostiene che il passo tra il sadismo sessuale e l’omicidio sia brevissimo?
FT – Siamo nel mondo delle cose negative. Le persone che praticano il sadismo hanno bisogno di sentirsi potenti in modo “pericoloso” e se non riescono ad essere abbastanza forti inevitabilmente finiscono col deviare verso azioni esagerate.

AB – Nell’economia del libro un ruolo fondamentale è svolto dal destino. Lei crede nel destino?
FT – Il destino è ciò che fa scivolare dalla parte del male persone assolutamente normali, è ciò che impedisce loro di tenere sotto controllo in ogni momento le loro azioni. Per un semplice colpo del destino la vita delle persone può cambiare da un momento all’altro. Prendiamo Viggo e Sylvain: avrebbero dovuto avere una vita assolutamente normale, invece riescono a compiere le azioni peggiori proprio perché il destino ci mette lo zampino. Il mio romanzo inizia con il destino e termina con il destino... 

AB – Un’ultima domanda, la cui risposta garantisco di non divulgare: cosa c’è nell’armadio di Lucie?
FT – Non posso dirglielo perché è l’argomento del prossimo romanzo...

 

Mar 07 8

Donna, sexy, thriller...

Pubblicato da Alessandra Buccheri alle 00:51 in Letti e approvati


Potevo non occuparmi della Festa della Donna? Potevo, certo. E invece ho deciso di "festeggiare" la ricorrenza parlando di tre scrittrici che, da pochissimo, hanno pubblicato thriller erotici.

Visto il tema, qualcosa mi dice che incontrerò anche l'approvazione del pubblico maschile ;)

Sexy thriller (il nome dice già tutto) di Claudia Salvatori e Sabina Marchesi è stato pubblicato da Aliberti nella collana "Due thriller per due autori", che ha già ospitato altre firme prestigiose del giallo italiano (da Carlotto a Evangelisti, da Giuseppe Pederiali a Giulio Leoni, solo per citarne alcuni).

Il libro riunisce due romanzi brevi (o racconti lunghi che dir si voglia).
In Fairy la brava e schiva Claudia Salvatori racconta, con il suo stile personalissimo, una storia noir a metà fra sogno e realtà. Quella di un giovane rimasto orfano che incontra un ragazzo, suo coetaneo. O meglio, un ragazzo che dovrebbe essere suo coetaneo, se non fosse morto da bambino. Forse.
I due iniziano a girare per locali per stanare un serial killer che uccide giovani cantanti. E individuano una potenziale vittima, Fairy, appunto. Una donna belllissima che non "concede il bis" neanche ai suoi amanti... Ovviamente il protagonista se ne invaghisce e vorrebbe salvarla... Ma come? E da chi?

Sabina Marchesi (qui una sua biografia, ma le attività di questa donna vulcanica sono in continuo aumento) invece abbandona i panni della critica per vestire quelli della scrittrice in Distrazione fatale. Olga lavora come telefonista in un call center erotico. Il lavoro è umile e umiliante, ma lei ci mette impegno e passione. Infatti è considerata brava, la più brava, tanto che alcuni clienti chiedono spesso di parlare con lei. Uno, in particolare, con tendenze sadiche. E Olga commette l'errore di invaghirsi di quella voce e di scoprirsi, a poco a poco, intrigata da fantasie di sottomissione... Decide di incontrarlo. Un errore fatale, appunto...
Assolutamente inaspettato.

Di diverso tenore i racconti di Patricia Duncker in Sette storie di sesso e morte (Neri Pozza). Sette protagoniste per sette racconti di atmosfera notturna, a tratti morbosa ma anche ironica. Situazioni fuori da ogni cliché, ambientazioni futuristiche, prostitute e serial killer, donne sull'orlo di una crisi di nervi... Una carrellata di figure muliebri forti, determinate, protagoniste più o meno consapevoli di piccoli e grandi drammi. Modi di pensare spiccatamente femminili tratteggiati con uno stile elegante e divertente. Valga per tutti l'incipit di Armi leggere: "È curioso il fenomeno per cui non ti ricordi assolutamente niente di gran parte degli uomini con cui sei andata a letto. Specie se si è trattato di una sola notte. E avevi bevuto troppo. Oppure avevi la testa da un'altra parte. Perché a meno che non facciano qualcosa di assolutamente straordinario, tipo leccarti dalla testa ai piedi, impiastrarti i capezzoli di cioccolato o magari, stranezza delle stranezze, parlare con te e ascoltare con attenzione quello che dici... be', non è tanto che ti dimentichi come si chiamavano o che tipi erano, piuttosto è come se non ci fossero mai stati. Li hai evocati tu dal nulla, hai fatto tutto da sola. Amanti immaginari. Tanto, gran parte delle donne il sesso grandioso se lo immagina e basta. Senza impacci, e in aeroplano. È necessario: altrimenti il sesso decente non si farebbe proprio mai."

 

 

 

Feb 0722

Invece Linda di Laura Campiglio

Pubblicato da Alessandra Buccheri alle 23:35 in Letti e approvati


Laura Campiglio
Invece Linda
Dario Flaccovio editore
collana Gialloteca
Pagine 224
Prezzo 13,00 euro

Divorato in una giornata, Invece Linda è un noir atipico. Può una storia d'amore adolescenziale essere noir? Sì, se i protagonisti sono abbastanza anomali da risultare inquietanti. Linda, giornalista poco più che ventenne, si innamora di Nanni come una sorta di predestinazione. Si innamora di lui perché ne era già innamorata prima ancora di sapere che esistesse. Si innamora del suo cognome composto e del fatto che lui, e solo lui, conosca la differenza tra il bufalo e la locomotiva. E quando Nanni sparisce dalla sua vita, Linda non si rassegna. Ma conoscere a fondo il passato di Nanni può essere rischioso...

Laura Campiglio ("Bella presenza, pessimo carattere, offresi per vivace scambio di opinioni": ecco come si è presentata ad Andrea G. Pinketts, che l'ha adottata come una sorta di sorellina minore) ha il senso della frase, come direbbe il suo mentore. La trama in fondo è esile, ma che importa: l'importante non è la fine, ma il modo in cui ci si arriva. E il modo che ha scelto la Campiglio è frizzante, ironico e divertente. Vivamente consigliato.

Dalla quarta di copertina: "Fosse stato per Linda, si sarebbe occupata solo del carosello quotidiano della cronaca locale, tra risse all’oratorio, rapine a lieto fine e tanta varia umanità. Fosse stato per Linda, avrebbe avuto sani principi e sane letture, un fidanzato consono e poco da fare dopo la mezzanotte. Fosse stato per Linda, non ci sarebbe mai cascata. Ma quando arriva Nanni, occhi capelli e lentiggini dello stesso colore, le notti si allungano, gli aperitivi si moltiplicano, i battiti cardiaci accelerano. Finché quella che sembrava una storia d’amore diventa una danza macabra di brutti ricordi, strani suicidi e morti sospette, tenuti insieme da una matassa ingarbugliata di bugie. A qualcuno toccherà pur dipanarla."


Gen 0723

Intervista a James Rollins

Pubblicato da Alessandra Buccheri alle 08:35 in Conversazioni, Letti e approvati


 James Rollins
L'ordine del sole nero
Nord

Pagine 504
Prezzo 18,60 euro

L’ordine del sole nero mi è piaciuto moltissimo. L’affermazione non sarebbe particolarmente significativa se non fosse che sono la prima a esserne stupita. Mi spiego: conosco molto bene i miei gusti sulla letteratura di genere e le mie preferenze di solito non vanno al classico thriller americano. Ma questo libro è diverso. Sì, è un libro di evasione. Sì, è un thriller globale, con azioni ambientate ai quattro angoli del globo terracqueo che poi si riannodano a un unico intreccio. Sì, ci sono dei personaggi che sembrano super-eroi e delle situazioni che sembrano improbabili (attenzione: sembrano, ma non lo sono). Però c’è molto di più. Intanto una ricerca approfondita e sulle ambientazioni, sui fatti storici, sui dettagli scientifici. E io adoro imparare nozioni nuove quando leggo un thriller, mi sembra di assorbire cultura senza nessuna fatica (o almeno spero che così succeda). E poi c’è un finale sorprendente. Anzi, molti finali, come ormai è prassi nei thriller. Ma uno, in particolare, è delicato e inaspettato, quasi toccante. E la soluzione stessa dell’enigma principale è fortemente venata di una speranza che va oltre la razionalità e tocca corde profonde. Viene veramente voglia di crederci o, quanto meno, di saperne di più.

Insomma, io l’ho letto molto volentieri e molto velocemente e mi sento di consigliarlo anche a chi, come me, è un po’ snobisticamente scettico a proposito di certi thriller (d’altra parte non è colpa nostra se siamo la generazione che ha avuto la sciagura di incappare nel Codice da Vinci...)

 Ho rivolto qualche domanda all’autore, James Rollins (pseudonimo di James Paul Czajkovski), veterinario californiano, esperto subacqueo e rocciatore e ora anche scrittore di thriller di successo. Intervistato a Roma, una delle tappe del tour italiano di presentazione de L’ordine del sole nero

AB - Tu hai già un lavoro, sei un veterinario. Come mai a deciso di scrivere?
JR
- Credo che la mia prima vocazione sia quella di narratore. Ho tre fratelli e tre sorelle e loro sono stati il mio primo pubblico. Il mio obiettivo era quello di terrorizzarli e devo dire che mi riusciva abbastanza bene. Ho scritto qualcosa a scuola e durante l’Università, ma lo consideravo un hobby. Quando ho deciso di dedicarmi alle materie scientifiche e diventare veterinario ho completamente smesso di scrivere. Per una decina d’anni non ho scritto più nulla, ma ho continuato a leggere tantissimo. Fino a quando un giorno ho deciso che era il momento di riprovarci. Ho avuto la fortuna di essere pubblicato quasi subito e... questa è la storia.

AB - Hai mai seguito corsi di scrittura?
JR - No, mai. Sono un autodidatta. Però, come ti dicevo, ho sempre letto moltissimo e lo faccio tuttora. Trovo che il modo migliore di imparare a scrivere sia leggere. Scrivo di giorno e leggo di notte. Leggere come altri autori affrontano certe situazioni mi aiuta anche a risolvere i problemi che posso incontrare nella scrittura.

AB - Leggi anche autori che scrivono il tuo stesso genere?
JR
- Sì, certo, soprattutto.

AB - Non hai paura di esserne influenzato?
JR
- So che molti scrittori temono questo. Ma per me non è un problema. Leggere mi rilassa e mi insegna sempre qualcosa. Non ho paura di essere influenzato perché credo che ognuno di noi scriva con il suo stile.  

AB - Quando hai scritto il primo libro, avevi già in mente un progetto riguardante la Sigma Force?
JR - In realtà la Sigma Force compare per la prima volta in un libro che non è stato pubblicato in Italia. In quel libro sono solo dei dei comprimari, ma mentre lo scrivevo ho pensato che non sarebbe stato male avere una serie con questi personaggi. Il fatto è che non mi piace l’idea di avere un unico protagonista seriale che finisce costantemente nei guai, come il Dirk Pitt di Clive Cussler. Il fatto che si tratti di un gruppo fa sì che io possa usare personaggi diversi in ogni libro. Non solo: il fatto che siano tanti mi permette, di tanto in tanto, di “sacrificarne” qualcuno. Sapere che uno dei protagonisti potrebbe morire aggiunge suspense al romanzo. 

AB - In questo libro c’è molta ricerca, a proposito di fisica quantica, medicina, dettagli geografici... Come ti documenti?
JR
- Se qualcosa mi interessa, chiedo maggiori informazioni a che ne sa più di me. Cercando di non essere troppo insistente, certo, ma tendo a chiedere spiegazioni approfondite. Quando mi appassiono a un argomento potrei andare avanti a studiarlo per mesi. Quindi di solito mi do una scadenza di tre mesi e, al novantunesimo giorno, inizio a scrivere. Ovviamente in tre mesi non riesco a raccogliere tutte le informazioni, anche perché non so ancora dove andranno a collocarsi esattamente nel romanzo. Allora uso internet per i dettagli. Tendo a essere molto preciso, quindi verifico che la stessa informazione sia riportata da almeno tre fonti diverse. Però ogni tanto qualcosa mi sfugge. Ad esempio ne La mappa di pietra, almeno nella versione americana, si dice che Dante scriveva in latino... Io non me ne sono accorto, il mio editor nemmeno ma i lettori purtroppo sì... 

AB - Nel tuo libro, sia i personaggi buoni che i cattivi vestono Armani e indossano costosi occhiali da sole italiani. Cosa c’è di così affascinante e inquietante nella moda italiana?
JR - (ride) Ogni volta che penso a qualcosa di molto trendy mi vengono in mente gli italiani, tutto qua. 

AB - A un certo punto nel libro viene detto che Ian Fleming era il comandante della squadra di inglesi che, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, andarono in Germania a “saccheggiare” i segreti tecnologici degli scienziati tedeschi. È vero?
JR - Sì. All’inizio della sua carriera Ian Fleming faceva questo lavoro. Ha basato le storie di James Bond sulle storie vere del team di cui era a capo. 

AB - Una curiosità: a Copenhagen Grayson Pierce entra in una libreria antiquaria gestita da un americano. Non è che per caso il libraio è Cotton Malone (protagonista dei libri di Steve Berry, intervistato qua)?
JR
- Sì, è lui, anche se non ho scritto il nome. E Steve menzionerà la Sigma Force nel suo prossimo libro.  

AB - Nel romanzo c’è molta speranza, molto ottimismo... forse troppo, no?
JR
- Sì, a parte che qualcuno della Sigma Force muore e cose così... (ride) In realtà è vero, sono un ottimista. Non amo gli happy ending ma mi piace lasciare una nota positiva nel finale. Però nel prossimo libro, che uscirà in estate, uno dei personaggi principali muore, quindi sarà un po’ più dark degli altri. 

AB - Cosa altro succederà?
JR - Beh, ci sarà di mezzo un’organizzazione ebrea, un mistero che coinvolge Marco Polo, un manoscritto dettato dagli angeli... 

AB - Faranno dei film dai tuoi libri?
JR - Hollywood ha acquistato i diritti per tre dei miei romanzi, due per una mini-serie televisiva e uno per un film. Ma non sono ancora in produzione.

 

Dic 0622

Metal Detector

Pubblicato da Alessandra Buccheri alle 19:10 in Letti e approvati


 Divorato in un giorno e mezzo, Metal detector di Stefano Pigozzi, vincitore del Premio Tedeschi-Giallo Mondadori 2006, è probabilmente l'archetipo del futuro noir italiano.

Anna Ascari, avvocato lesbica e cinica. Luca Ferri, ispettore di polizia corrotto e senza scrupoli. Si ritrovano affiancati per risolvere un caso nel quale entrambi hanno un interesse personale, l'omicidio della diciassettenne Zoya, extracomunitaria, prostituta e incinta. Zoya non sarà l'unica vittima: man mano che il caso procede gli omicidi si moltiplicano, perché in certi ambienti la vita vale davvero poco e nessuno è indispensabile...

Cattivissimo, disperato, crudele anche nei confronti del lettore, per niente politically correct. Una storia di Mafie e corruzione all'ombra delle due torri - ancora una volta Bologna dà prova di essere un'ambientazione eccellente per la letteratura di genere.

Da notare anche la decisa virata sulla copertina, che abbandona le tranquillizzanti immagini dei classici gialli a favore di una procace fanciulla in versione fantasy - un nuovo corso per i Gialli Mondadori?

Qua un'intervista all'autore.

 

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