La stanza dei morti di Franck Thilliez
Pubblicato da Alessandra Buccheri alle 08:23 in Conversazioni, Letti e approvati
Franck Thilliez
La stanza dei morti
Nord
Pagine 360
Prezzo 18,60 euro
Et voilà un bel noir. Sulla scia di altri scrittori francesi (che l'autore, esordiente, conosce e riconosce come maestri) Franck Thilliez ha scritto un romanzo molto interessante. Ambientato nella periferia francese - una Dunkerque piovosa e industrializzata - La stanza dei morti inizia con un banale incidente d'auto. Viggo e Sylvain investono un uomo in piena notte: potrebbero denunciare il fatto, l'uomo è sbucato dal nulla in una strada completamente buia, ma nessuno li ha visti... e in più l'uomo ha con sé una borsa piena di soldi. E i due sono appena stati licenziati, il Natale si avvicina... Così cedono alla tentazione: prendono i soldi e nascondono il cadavere. È la decisione peggiore: l'uomo portava con sé il riscatto di sua figlia, rapita da un pericoloso assassino. Del caso si occupa Lucie Henebelle, appena rientrata in servizio dopo una difficile maternità. Un caso inquietante, che dà i brividi a molti dei suoi colleghi, ma non a lei, appassionata dello studio di deviazioni e perversioni umane.
La notevole introspezione psicologica è sapientemente bilanciata a molti colpi di scena, fino all'ultima pagina. Un noir puro per ambientazione e caratterizzazione ma con una certa attenzione alla tradizione francese.
Franck Thilliez è un autore interessante, dicevo, da seguire anche per il futuro. Perché, dati gli interrogativi che rimangono aperti, un futuro certamente ci sarà...
AB – Quali influenze ha la sua scrittura?
FT – Sono stato pesantemente influenzato dal cinema fin dalla mia adolescenza. A forza di vedere storie sul grande schermo ho iniziato a immaginare delle storie tutte mie, storie che prendevano corpo e che ad un certo punto ho sentito il bisogno di raccontare. Per quanto riguarda la letteratura, l’autore che mi ha influenzato maggiormente è stato Stephen King. Tra i francesi ammiro sicuramente Grangé, Vargas e Maxime Chattam.
FT – Ebbene sì. Il silenzio degli innocenti mi ha fortemente impressionato. Quando si scrive è difficile tenere lontane tutte le influenze accumulate nel tempo. Questo comunque è un omaggio esplicito sia al libro che al film.
AB – Ne La stanza dei morti lei ha approfondito molto l’aspetto delle indagini di polizia scientifica: analisi delle impronte digitali, scena del crimine... Lei però è un ingegnere. Come si è documentato su questi aspetti?
FT – Avendo effettuato lunghi studi di tipo scientifico, mi piace parlare di scienza. Mi piace approfondire sulle riviste, fare ricerche in internet e parlare con la gente per riuscire ad affrontare argomenti complessi in modo semplice. Il lavoro della polizia scientifica, poi, mi affascina moltissimo. Trovo incredibile il modo in cui riescono, oggi, a trovare i colpevoli.
AB – Anche il medico Pirogov, che lei cita nel romanzo, è esistito veramente?
FT – Sì, è realmente esistito. Direi che in generale tutto quello che ho scritto nel romanzo è vero.
AB – La protagonista del suo libro, Lucie, è una poliziotta alle prese con i postumi della maternità. Come mai ha scelto una protagonista donna? Le è stato difficile calarsi nei suoi panni?
FT – Volevo mostrare come anche le donne possano essere colpite dal male e come possano provare gusto per il lato oscuro che in genere viene attribuito agli uomini. Per quanto riguarda Lucie, ho scelto una donna perché volevo mostrare quanto possa essere difficile la vita vera quando si ha una famiglia: Lucie ha due bambine e deve allevarle da sola, e in più lavora in un ambiente prettamente maschile. Confesso che stranamente non è stato difficile entrare nei suoi panni.
AB – Nel suo romanzo il motore dell’azione sono Viggo e Sylvain, criminali per caso. Sono due informatici che hanno appena perso il lavoro e si trovano in difficoltà nei confronti delle famiglie. Quanto è importante il tema del disorientamento dovuto alla perdita del lavoro nell’ambiente che lei descrive, una realtà industriale periferica come Dunkerque?
FT – Volevo che la regione fosse un vero personaggio del romanzo che esercita delle influenze sui comportamenti delle persone. Il nord è una regione con un passato minerario di grandi sofferenze e nel momento in cui le miniere sono state chiuse c’è stato un forte problema di disoccupazione. Vivere nel nord significa vivere in una realtà completamente diversa da Parigi. Un romanzo ambientato nel nord non può non tenere conto di questa realtà.
AB – Il killer, si scopre nel corso della storia, è un sadico sessuale. Anche lei appoggia la teoria che sostiene che il passo tra il sadismo sessuale e l’omicidio sia brevissimo?
FT – Siamo nel mondo delle cose negative. Le persone che praticano il sadismo hanno bisogno di sentirsi potenti in modo “pericoloso” e se non riescono ad essere abbastanza forti inevitabilmente finiscono col deviare verso azioni esagerate.
AB – Nell’economia del libro un ruolo fondamentale è svolto dal destino. Lei crede nel destino?
FT – Il destino è ciò che fa scivolare dalla parte del male persone assolutamente normali, è ciò che impedisce loro di tenere sotto controllo in ogni momento le loro azioni. Per un semplice colpo del destino la vita delle persone può cambiare da un momento all’altro. Prendiamo Viggo e Sylvain: avrebbero dovuto avere una vita assolutamente normale, invece riescono a compiere le azioni peggiori proprio perché il destino ci mette lo zampino. Il mio romanzo inizia con il destino e termina con il destino...
AB – Un’ultima domanda, la cui risposta garantisco di non divulgare: cosa c’è nell’armadio di Lucie?
FT – Non posso dirglielo perché è l’argomento del prossimo romanzo...
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Ho rivolto qualche domanda all’autore,
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