Il blog del mistero
Recensione e qualche domanda per Romano De Marco, autore di 'Milano a mano armata'. Uno con le idee molto chiare.
Milano a mano armata, secondo romanzo di Romano De Marco, è un noir d'azione.
Noir perché la storia è incentrata su un poliziotto molto corrotto e altri poliziotti non del tutto limpidi che indagano su un traffico di droga, d'azione perché la squadra è spesso impegnata in appostamenti estremi, inseguimenti rocamboleschi, scazzottate violente e scontri a fuoco.
La voce narrante è quella del commissario Gherardi, che faticosamente guida la squadra composta da Massacese, Visci e Fogli (con quest'ultima ha avuto anche una breve relazione). La squadra si muove compatta fino all'arrivo di Matteo Serra, poliziotto romano in odore di corruzione. Serra arriva a Milano preceduto dalla fama di cattivo sbirro, ma fin da subito cerca di integrarsi nella squadra: allaccia una relazione con Cristina Fogli, entra in confidenza con Giulio Visci, viene a conoscenza dei segreti di Leo Massacese. Solo Andrea Gherardi diffida di lui. Ma Serra ha anche la benedizione del questore Ravasi, nonché un'innata capacità di entrare subito in contatto con gli informatori giusti. Per ogni operazione che va a buon fine, però, c'è sempre qualche risvolto incomprensibile.
Come se non bastasse, qualcuno, da Roma, sta cercando di mettere le mani sulle carte che Serra ha trafugato mentre lavorava ai Servizi. Quelle carte sono la sua assicurazione sulla vita.
Il finale, piuttosto elaborato, vede diversi cambi di prospettiva: il bene che trionfa sul male che trionfa sul bene...
Pur non essendo al 100% "nelle mie corde", come si suol dire (e come mi accade spesso, con il romanzo d'azione), devo ammettere che Milano a mano armata invoglia alla lettura compulsiva soprattutto per via della figura di Serra, che rimane un enigma fino alla fine.
Tre domande per Romano De Marco, l'autore di Milano a mano armata:
AB - Ciao Romano, come è nato Milano a mano armata? Da quali spunti reali, e da quali maestri televisivi, cinematografici e letterari, hai tratto ispirazione per scriverlo?
RDM - Ciao Alessandra! Milano a mano armata nasce come soggetto per una serie di telefilm, un lavoro che mi fu commissionato nel 2009 (all'indomani dell'uscita sul Giallo Mondadori del mio Ferro e Fuoco) da una società di Roma che si occupa di procurare trame per fiction televisive. Dodici puntate autoconclusive ma legate da una sottotrama che si sviluppava costantemente nel corso della serie. Piacque un po' a tutti ma alla fine non se ne fece nulla perché troppo violenta ed esplicita per l'attuale target televisivo italiano, che sembrerebbe preferire mamme detective, preti detective e cuochi detective. C'era una possibilità con Sky che però, purtroppo, dopo Romanzo Criminale 2 ha sospeso le produzioni di genere. Alla fine mi sembrava uno spreco buttare via la storia perché era una buona storia, così ho deciso di condensarla in un romanzo. L'ispirazione proviene dal taglio delle serie americane moderne tipo The Shield e dalle atmosfere del poliziesco all'italiana degli anni Settanta. Il tutto calato nella realtà socio politica nazionale di questi giorni.
AB - In quale dei personaggi ti identifichi maggiormente?
RDM - Beh, in realtà i personaggi sono quasi tutti negativi, quindi direi che una vera e propria identificazione con uno di loro in particolare sarebbe quantomeno preoccupante. Sicuramente ho messo un po' di me in ciascuno dei caratteri che ho provato a delineare. Ad esempio nella introspezione e nell'idealismo di Gherardi, ma anche nella risolutezza e nello spirito vendicativo di Serra.
AB - Milano a mano armata è... eccessivo, a tratti fumettistico. Volutamente?
RDM - Il mio romanzo è un action thriller, un genere narrativo che viene ingiustamente snobbato dal grosso della critica ma al quale penso sia giusto riconoscere una dignità e una collocazione nel panorama editoriale italiano. Inoltre, per una sorta di complesso imperante negli addetti ai lavori, è prassi comune storcere il naso davanti a una sparatoria o un inseguimento in un romanzo nostrano ma spalancare le porte a qualsiasi assurdità raccontata nei romanzi che provengono dall'estero. Io ritengo che siano molto più offensivi, per il lettore, espedienti narrativi poco credibili dei quali sono infarcite le trame dei noir di aspirazione letteraria che inondano le librerie e che spesso rimangono prodotti ibridi e insoddisfacenti per tutte le categorie di lettori, con i loro detective crepuscolari ed emarginati oramai tirati fuori con lo stampino.
La mia è narrativa di genere, un romanzo d'evasione che dichiara già dal titolo e dalla copertina, con molta onestà, ciò che contiene. Ma se vuoi definirlo fumetto non mi offendo... Lo ha già fatto Patrizia Debicke su MilanoNera Web press (salvo poi ammettere che "la storia funziona"). Tra l'altro, aggiungo che sono un grande estimatore del fumetto che ritengo un mezzo espressivo dalle enormi potenzialità, come provano i lavori di gente come Garth Ennis, Alan Moore, Frank Miller.
Romano De Marco
Milano a mano armata
Foschi editore
Collana "Narratori" curata da Eraldo Baldini
Pagine 256
Prezzo 16,00 euro
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