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Boss: gli intrighi della politica in una serie tv

Alessandra Buccheri avatar Lunedì 9 Gennaio 2012, 07:16 in Il parere dell'AngoloNero di Alessandra Buccheri

Oggi parliamo di 'Boss', serie tv americana che ha ricevuto la nomination ai Golden Globe Award Best come best Drama Series.

Boss poster.jpg

Con Kelsey Grammer (Tom Kane), Connie Nielsen (Meredith Kane), Kathleen Robertson (Kitty O'Neill), Hannah Ware (Emma Kane), Jeff Hephner (Ben Zajac)

Continua l'overdose di serie tv (a scapito dei libri, lo ammetto). Oggi segnalo Boss, una serie tv andata in onda in America nell'autunno del 2011. La seconda stagione è in programma nel 2012. Il tema è scottante: si parla dei retroscena dell'elezione del governatore dell'Illinois, ovvero scandali e intrighi della politica americana. 

Il motore della vicenda è Tom Kane, sindaco di Chicago, la cui solida carriera politica è messa in crisi da un problema personale: una malattia neurodegenerativa che lo condurrà alla morte nel giro di qualche anno. Anche se i primi segnali della malattia sono già visibili, Tom cerca di tenere la notizia nascosta sia alla famiglia che al suo staff.
Non è difficile: con la moglie Meredith i rapporti sono solo formali e la figlia Emma ha interrotto ogni rapporto con la famiglia da tempo. Quanto allo staff, sono tutti impegnati a gestire la campagna elettorale del nuovo candidato governatore dell'Illinois, il giovane e brillante Ben Zajac.
Intanto un giornalista del Chicago Sentinel inizia a investigare: sulla salute del sindaco e su alcuni problemi ambientali che qualcuno ha occultato appositamente...

Cast molto WASP ed essenzialmente poco noto da noi, a parte KittyO'Neill (Kathleen Robertson) che qualche ex giovane ricorderà in Beverly Hills 90210. Per questa serie Kelsey Grammer ha avuto la nomination come Miglior Attore al Golden Globe Award.

Boss non è "crime" ma ha suspense e un certo pathos; l'aspetto di maggior interesse, insieme al tema dell'ambiente "maltrattato", sono le architetture politiche e le complicate manovre che governano i backstage delle elezioni. Sempre con quella domanda di fondo "E ora? Cosa succederà adesso?".
Serie tv attraente che conferma la buona qualità delle sceneggiature d'oltreoceano (su quelle inglesi si è già detto, da ultimo, con Sherlock e Luther) e la capacità di raccontare la realtà in modo originale e accattivante.

Infine, strepitosa sigla di apertura di Robert Plant:

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