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Parla Maria Grazia Musneci, vincitrice del premio Tedeschi

Alessandra Buccheri avatar Mercoledì 7 Dicembre 2011, 13:31 in Conversazioni di Alessandra Buccheri

Intervista alla vincitrice del premio Tedeschi, in edicola adesso con il giallo "Doppia indagine".

Marzia Musneci.JPG Il direttore editoriale del Giallo Mondadori Franco Forte mi ha inviato una lunga intervista di Vincenzo Vizzini a Maria Grazia (Marzia) Musneci, vincitrice del premio Tedeschi con Doppia indagine (lo trovate in edicola adesso).

Normalmente avrei provveduto da sola a fare l'intervista (diamine, dopo 6 anni di blog avrò ben imparato qualcosa...!), ma Vizzini ha già domandato tutto ciò che si poteva domandare a Marzia, quindi approfitto del suo pezzo, con molti tagli e opportune modifiche. Eccolo, con i ringraziamenti a Vizzini, alla redazione del Giallo e all'autrice (con cui ho da poco condiviso un sabato sera... bizzarro).

E cominciamo:

VV - Da dove ti è nata l'idea di Doppia indagine e perché "doppia"?
MGM - Da una collana, da una storia realmente accaduta molti anni fa, da un concerto del maestro Cappello, dal numero incredibile di persone che scompaiono ogni anno. Da Stella, che esiste e danza e disegna, anche se non si chiama così; da alcune persone che ho visto o incontrato, da problemi solo apparentemente lontani nel tempo e nello spazio. È doppia perché Montesi deve indagare di nascosto dal suo amico commissario, Santarelli. Perciò si inventa una specie di "indagine di copertura". Ma le cose non andranno come pensava che sarebbero andate.

VV - Chi è il protagonista della tua indagine? Parlaci di Matteo Montesi.
MGM - Montesi è un lavoratore atipico ante-litteram. Ha tentato il teatro, che non gli ha dato fama e tanto meno da mangiare, ma gli ha lasciato una scomoda empatia e molti amici. Conosce le lingue orientali, lavora come traduttore in proprio e occasionalmente fa traduzioni giurate per la polizia. Ha una vecchia storia dolorosa con l'Africa, che si chiarirà man mano nel corso delle prossime avventure. Nelle sue intenzioni l'agenzia investigativa La Rete, per cui si avvale dei suoi amici attori "in momentanea disoccupazione", dovrebbe risolvere faccende di basso profilo, ma ogni tanto incappa in casi clamorosi solo perché Montesi non sa dire di no agli sguardi disperati.
La sua forza è proprio l'empatia, insieme a una grande attenzione ai dettagli discordanti. Sono i dettagli che non quadrano a guidarlo, e una grandissima testardaggine.

doppia indagine.png VV - Doppia indagine non è il tuo primo romanzo. Che esperienze hai fatto?
MGM - Scrivo da quando ho imparato a farlo, ma ho sempre tenuto tutto nel cassetto. Nessuno al suo posto è stato il primo tentativo di costruire una storia "gialla". Una delle cose che amo di più, nel genere, è la sostanziale "onestà" di chi scrive. Il lettore deve avere a disposizione tutti gli elementi per capire. Inserirli, ma fare in modo che tutti i conti tornino soltanto alla fine, è qualcosa che somiglia a un gioco di prestigio, ed è dannatamente divertente. Un'altra è che, attraverso un romanzo di genere, si può parlare di tutto. Nessuno al suo posto, per esempio, ha un tema importante, su cui ci sarebbe bisogno di più informazione. Un giallo, o anche un romanzo di fantascienza, ti consente di mettere il dito nella piaga, e di farlo in maniera avvincente. E poi, conosci un altro sistema per uccidere qualcuno in modo socialmente accettabile?
La mia scuola è stata la lettura, tanta lettura. Leggo in maniera quasi ossessiva, non esiste giorno in cui io non legga qualcosa.
L'esperienza in teatro, probabilmente, mi ha aiutata nei dialoghi e nella costruzione dei personaggi. Lingua e personaggio hanno un legame stretto che il teatro aiuta a capire.

VV - Il tuo rapporto con Mondadori? Com'è lavorare con un editore di questo calibro?
MGM - Bisognerebbe piuttosto chiedere a Mondadori com'è lavorare con una fissata come me. Intanto ho avuto a che fare per la prima volta con un editor, e siamo andati d'accordo. L'editing è stato insieme delicato e competente. E soprattutto paziente. Che geni deve avere Cristina Magagnoli per sopportare due ore e un quarto di telefonata sugli apostrofi e le virgole di una ventina di righe in romanesco da verificare puntigliosamente? Comunque è entusiasmante lavorare insieme per far uscire il miglior prodotto possibile. Inoltre la collana del Giallo Mondadori ha una diffusione strepitosa. Pensare che tantissime persone leggeranno la storia di Montesi mi entusiasma.

VV - Secondo te che cosa ha fatto di Doppia indagine un giallo vincente?
MGM - La storia, spero. Mi piace moltissimo leggere belle storie, solide. Ho provato a scrivere qualcosa che mi sarebbe piaciuto leggere.

VV - Perché hai scelto Roma e i suoi dintorni?
MGM - "Parla delle cose che conosci", dice la grande Mrs Highsmith. Sono nata e vissuta a Roma, lavoro ai Castelli da parecchio tempo. Inoltre mi piaceva ambientare il delitto in un contesto sereno, in un paesaggio dolce, fra gente "quieta". Il contrasto è una carta vincente, secondo me. Del resto, tutto ormai arriva dappertutto, i rifugi non esistono.

VV - Preferisci il noir sottile o quello crudo?
MGM - Ti rispondo da lettrice onnivora: tutti e due. Se la storia è ben costruita e ben scritta, mi piace. Mi piace Poirot a Styles Court e mi piace Buio, prendimi per mano di Lehane, o Arrivederci amore ciao di Carlotto. Amo quando un intreccio mi tuffa in ambienti e culture che non conosco (come il sistema giornalistico e la società svedese di Millennium o l'immigrazione irlandese di Lehane). Mi dà qualcosa in più.

VV - Continuerai su questo filone? Ci sarà un'altra indagine dell'investigatore Matteo Montesi?
MGM - Matteo Montesi ha da tradurre per un po', ma tornerà. Al momento sto facendo ricerche per un giallo che sarà ambientato a Roma e riguarderà un argomento particolare, per cui mi toccherà rompere le scatole a parecchie persone. Ma ormai sto nell'Albo d'Oro, mi daranno retta.

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