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Insidious (2011): quando i brividi non sono solo di orrore...

Alessandra Buccheri avatar Giovedì 3 Novembre 2011, 07:42 in Film, Il parere dell'AngoloNero di Alessandra Buccheri

È arrivato nelle sale italiane l'ultimo film di James Wan. Ma dimenticate "Saw": qua siamo in un classico dell'horror, la casa infestate. Con tutti i pregi e i difetti del caso.

Insidious.jpg

Insidious
Regia di James Wan
Con Patrick Wilson, Rose Byrne, Ty Simpkins, Lin Shaye, Barbara Hershey
USA, 2010
Genere: horror

Di Insidious sapete probabilmente già qualcosa, visto lo straordinario battage pubblicitario di cui è stato oggetto (anche) in occasione del Festival del Cinema di Roma. Io stessa, memore di quanto mi fosse piaciuto Saw, ho caldeggiato l'evento di Halloween, la lezione del regista James Wan. Poi ho visto il film. E accidenti, che delusione. Non tanto per la regia - perché quella è quasi ineccepibile - quanto per la trama. Di una banalità sconcertante, oserei dire quasi approssimativa.
Finale prevedibile. Ora, mi si dirà un horror non è un thriller, non devi per forza aspettarti il finale a sorpresa. E va bene, ma insomma, forse si poteva fare di meglio. E in ogni caso l'horror paranormale non è proprio nelle mie corde. Non tutti sono capaci di realizzare Il Sesto Senso o The Others, per capirci.
La trama: classica famigliola americana (lui e lei giovani e innamoratissimi e tre pargoli scatenati) si trasferisce nella classica casa americana (enorme, isolata, in legno, piena di finestre e porte che chiunque riuscirebbe ad aprire con una spallata. E poi, perché diamine nelle case americane continuano a mettere le soffitte? Non hanno ancora imparato che nelle soffitte ci sono i mostri? Mah.).
Fin da subito Renai, la moglie, avverte che qualcosa non va nella casa, ma nessuno dà retta a una madre esausta (e chi non lo sarebbe, al posto suo). Fino a quando il figlio maggiore, Dalton, non entra inspiegabilmente in coma. Viene assistito a casa e gli strani fenomeni continuano in un susseguirsi di luoghi comuni: scricchiolii, apparizioni, movimenti autonomi e inspiegabili di oggetti.
Beh, sarà la casa che non va, pensano i Lambert: e così cambiano casa. Ma i fenomeni si verificano anche nella nuova casa. A questo punto viene chiamata una medium. Non vi dico altro per non rovinare quel poco di sorpresa che c'è (le scene della medium e dei suoi assistenti sono forse le migliori), ma sappiate che non c'è nulla che non abbiate già visto. Peraltro con un'incongruenza e qualche dimenticanza nel finale.
Ma non preoccupatevi, il sequel spiegherà quello che non si è capito in Insidious...

Peccato, davvero peccato che James Wan si sia prestato a questa operazione (che tra l'altro, leggo, vede la partecipazione di sceneggiatori e produttori che spopolano nel genere, come Oren Peli, regista di Paranormal Activity: caso strano, un'altra casa infestata...) senza aggiungere qualcosa in più, ma semplicemente rimaneggiando con perizia tutti gli ingredienti dell'horror. Tra citazioni e autocitazioni (a un certo punto compare, su una lavagna, il disegno della maschera di Saw), Insidious fa paura ma non più di tanto, e può essere tranquillamente archiviato nella categoria déja vu.

Sono convinta che agli estimatori del genere Insidious piacerà (ai colleghi di Cineblog ad esempio è piaciuto). A chi il genere lo frequenta saltuariamente, alla ricerca di qualcosa fuori dall'ordinario, consiglio di soprassedere in attesa del prossimo guizzo di genio di Wan.

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