Il blog del mistero
Terminato il "ciclo delle stagioni", inizia il "ciclo delle feste" del commissario Ricciardi. "Per mano mia" segna il ritorno in libreria di Maurizio de Giovanni dopo il passaggio di editore (da Fandango a Einaudi Stile Libero Big).
Maurizio de Giovanni
Per mano mia - Il Natale del commissario Ricciardi
Einaudi Stile Libero Big
Pagine 316
Prezzo 18,00 euro
Terminato il "ciclo delle stagioni", inizia il "ciclo delle feste" del commissario Ricciardi. Per mano mia marca il ritorno in libreria di Maurizio de Giovanni dopo il passaggio di editore (da Fandango a Einaudi Stile Libero Big). Passaggio denso di aspettative, svolta quasi epocale per uno dei casi editoriali nostrani più fortunati degli ultimi anni. La straordinaria popolarità di de Giovanni, infatti, non ha niente a che vedere con i meccanismi promozionali del marketing ma è tutta - per così dire - conquistata sul campo. I lettori lo adorano e lui adora i suoi lettori, uno per uno. E sono tantissimi, eh. Narrano le leggende che la fila di fan in attesa di autografo sul penultimo libro fosse talmente lunga che è stato necessario rinviarla al giorno successivo. La libreria dove si è tenuta la prima presentazione di questo romanzo era letteralmente gremita ben prima dell'orario stabilito. De Giovanni è un po' il Fabio Volo napoletano, insomma.
Chi vi scrive ha letto Per mano mia e lo ha trovato eccellente. Anche se non è facile spiegare i motivi. Una cosa piace perché piace. Sì, ma c'è sempre un commissario un po' introverso, e c'è sempre un assassinio, e c'è sempre un'indagine, e c'è sempre una soluzione: dov'è la novità? Non c'è una novità. Salvo che nell'armonia della scrittura, nell'eleganza delle descrizioni, nella leggerezza del narrare con un incredibile - e penso innato - talento che accosta parole in modo che "risuonino nella pancia". Tanto che nessuno più si sorprende davanti a un commissario che "vede i morti", come se fosse usuale. Il fenomeno si chiama sospensione dell'incredulità ed è cosa nota: la bravura sta nel non abusare di questa caratteristica, facendola sembrare naturale. Se lo facessero altri, credo che chiuderei il libro a pagina 7; se lo fa de Giovanni, funziona. Sono alchimie inspiegabili in termini razionali.
Il "ciclo delle feste" inizia dalla festa per eccellenza, il Natale.
Napoli, 1931: mentre la città si appresta a festeggiare - ognuno come può, secondo i propri mezzi - in un appartamento di Mergellina vengono uccisi un Centurione della Milizia Portuaria, Emanuele Garofalo, e sua moglie. Le indagini di Ricciardi si concentrano sull'ambiente di lavoro del funzionario, la cui brillante carriera non era priva di lati oscuri. Non solo i lavoratori del porto lo temevano, ma gli stessi colleghi hanno opinioni contrastanti sul defunto. E quando le tracce di una statuetta oltraggiata portano a San Gregorio Armeno, anche il brigadiere Maione incapperà nella Nemesi del suo passato.
Inutile dire di più sulla trama, che prevede numerosi elementi a contorno ben comprensibili a chi conosce i precedenti: la liaison à trois (platonica, si intende) tra Ricciardi, Enrica e Livia; il cuore d'oro del burbero dottor Modo, la presenza del misterioso Falco, la mediocrità di Ponte e Garzo, la trans Bambinella. Tutti delicatamente cesellati e chiaramente identificabili, come statuine del presepio, giusto per restare in tema.
Non serve avere i poteri di Ricciardi per prevedere che Per mano mia sarà un best seller. Ma, al di là delle scommesse editoriali, il mio augurio è che questo nuovo romanzo, primo di una nuova quadrilogia, riscaldi il cuore dei lettori e perché no, anche del suo generoso autore. Sono certa che ne parleremo ancora, e ancora. In bocca al lupo!
Non riesco mica a trovarlo, su Bookrepublic!
Devo leggerlo presto (non foss'altro perché Maurizio mi fa la cortesia di presentare il mio nuovo). Spero esista in ebook
Finito di leggere. Quello che fa di "Per mano mia" e degli altri libri di Maurizio De Giovanni un elemento particolare ed originale nel panorama letteral-giallistico è la delicatezza ed il pudore con cui affronta le vicende narrate. Senza urla, senza strepiti, senza quella violenza esasperata che va tanto di moda.
@Ugo
Porc...mi hai fregato...:)
Non ho paragonato Volo a Moccia, sono completamente diversi, ed è diverso anche il target di lettori.
Be', allora è altrettanto sbagliato paragonare Volo a Moccia. Ma per piacere! Volo è ironico e offre nei suoi romanzi spaccati di vita reale. Un vita, a volte provinciale, così com'è. A noi bresciani piace molto. Di Moccia ho letto poco, credo che l'impronta sia quella della favola, tutt'altro genere.
Il giudizio sulla scrittura e sui libri ( di Volo in questo caso) è soggettivo. Io trovo i suoi libri scorrevoli, leggibili, ma i libri di scrittori come De Giovanni secondo me sono un'altra cosa. Il mio giudizio su Volo peraltro non è "per sentito dire" , ho letto due suoi libri, Esco a fare due passi e E' una vita che ti aspetto e li ho trovati, mi ripeto, leggibili ma un po' scontati e banali. Certo, se guardiamo le vendite, allora è il miglior scrittore italiano insieme a Moccia. A chi non farebbe piacere? Il punto è che non sempre quelli bravi vendono, o comunque non sempre vendono tanto e le motivazioni possono essere varie. Vabbè non voglio annoiare oltre.
Ciao
Se non si fosse capito, il paragone voleva essere un complimento nonché un augurio: vi faccio notare che Fabio Volo è numero 1 in classifica vendite. Credo che a nessun autore farebbe schifo trovarsi al posto suo...
nooooooooooooooooooooooo Fabio Volo, non si può pensare di avvicinare
Maurizio a Fabio E pensare che io ancora prima avevo detto che leggere i libri di Maurizio mi ha ricordato i tempi della scuola in cui si leggevano romanzi con la maiscola,il primo pensiero è stato IL PIACERE di Dannunzio,poi i PROMESSI SPOSI libri dove prima si guarda la scrittura poi le emozioni e infine le trame
Fabio: concordo, facile previsione :)
Francesco: guarda che Fabio Volo non è affatto pessimo come si dice in giro... Comunque il mio era un paragone sulla popolarità, mi sembrava chiaro dal fatto che venisse dopo l'esempio della fila per l'autografo e della libreria gremita.
"De Giovanni è un po' il Fabio Volo napoletano, insomma."
Beh, è il Fabio Volo napoletano solo per la popolarità, perchè davvero la scrittura di De Giovanni non ha nulla a che vedere con quella di Volo, scontata e prevedibile. Maurizio De Giovanni ha talento, Volo è bravo a vendersi.
Sul primo libro "Il senso del dolore", Fandango 2007, avevo scritto
"Un buon libro da leggere. Che avrà senz’altro un
seguito. Ci potete scommettere". Facile previsione.
alle 10:39
antonio
ragaa io l ho letto ma nn ci capisco nulla.. non e ke me lo potreste spiegare?