Il blog del mistero
AB - In Tu sei il male ci sono diverse tipologie di criminale: il delinquente incallito, lo psicopatico, l'occasionale... RC - In realtà sono diverse tipologie di colpa: nessuno di questi è totalmente cattivo o totalmente buono. Lo stesso Balistreri è uno che, partito come una specie di eroe invincibile, a un certo punto ha dovuto piegarsi all'idea di scontare le colpe per gli errori che ha commesso.
Roberto Costantini
Tu sei il male
Marsilio
Pagine 670
Prezzo 22,00 euro
È l'esordio dell'autunno: Tu sei il male di Roberto Costantini - in libreria dal 7 settembre - rappresenta uno di quei rari momenti fortunati dell'editoria italiana, quello del manoscritto del perfetto sconosciuto che si trova per caso sul tavolo giusto al momento giusto. L'autore esordisce in tarda età dopo un percorso professionale e di vita tutto diverso dall'esordio dello scrittore "classico", e a giudicare dal risultato potremmo dire che è un bene che sia andata così. Se è vero che per scrivere bisogna prima aver vissuto, Costantini ha vissuto davvero molto prima di decidersi a buttar giù il suo primo romanzo.
AB - La prima domanda è d'obbligo: esordiente a sessant'anni!
RC - Non ancora sessanta, precisiamo: saranno 59 a settembre, sono nato nel 1952. Questa cosa dei sessant'anni l'ha detta Giancarlo De Cataldo sul Sole24Ore: quando gli hanno chiesto di menzionare dei gialli su Roma lui ne ha indicati alcuni tra cui il mio, definendomi "un esordiente sessantenne". L'ho ringraziato ma ho specificato che non sono ancora sessanta. Devo dire che l'approssimarsi dei sessanta anni mi fa un po' impressione, a differenza degli altri passaggi di decade che l'hanno preceduto.
Quanto all'esordire, l'esordio è limitato al genere perché ho scritto altri libri, ma di saggistica. Sono ingegnere ma ho sempre fatto il consulente d'azienda e ho pubblicato diversi manuali sulla negoziazione.
AB - Pur sempre esordiente nel genere, però.
RC - Relativamente. Intanto sono sempre stato un fortissimo lettore. Fin da ragazzo, quando abitavo in Libia: ho letto Agatha Christie in inglese, e poi Ellery Queen, i classici. Andavo in vacanza con un mio carissimo amico e ci portavamo una caterva di libri: li leggevamo la notte e l'indomani ce li scambiavamo e ci interrogavamo a vicenda. Tuttora, quando vado in libreria, compro gli ultimi 15 gialli usciti e ne leggo almeno le prime pagine, poi li passo a mia moglie e a mia suocera. Quanto a scrivere, avrei dovuto fare il giornalista. A 18 anni scrivevo per il Corriere dello Sport, sulla pagina "Per voi giovani", in cui c'erano articoli volti a sensibilizzare i giovani su temi sociali. Erano articoli seri e ben pagati. Poi fummo cacciati dalla Libia, io dovevo iniziare l'università e mio padre mi chiese di fare l'ingegnere. Quindi ho intrapreso un'altra strada. Negli anni, durante i numerosi viaggi di lavoro, pensavo alla "mia" storia e man mano me la costruivo in testa. E siccome spesso con i fusi orari non dormivo buttavo giù delle trame. Poi, tre o quattro anni fa, avevo un lavoro che mi dava preoccupazioni serie, da non dormire la notte, e mi misi a scrivere. Una volta terminato il romanzo era una massa informe. Volevo portarlo in tipografia per stamparlo e regalarlo a Natale agli amici - sono miei amici, dovranno leggerlo per forza, pensavo.
AB - E invece...
RC - E invece il manoscritto è arrivato a Marsilio e so che a loro è piaciuto. Io penso che sia molto bello, ma l'ho scritto io, quindi non faccio testo. D'altra parte ci sono clamorosi successi editoriali che a me non sono piaciuti (e per esplicito patto con l'autore non diremo quali, n.d.b.). In famiglia, poi, c'è stata una sorta di opposizione strisciante: ho scritto Tu sei il male "nonostante" i miei figli adolescenti, che si lamentavano perché tenevo occupato l'unico computer di casa.
AB - In realtà questo è il primo volume di una trilogia.
RC - Esatto, è una trilogia con un unico filo conduttore anche se ogni romanzo contiente un "giallo" compiuto in sé. Il concetto è lo stesso del Padrino: nel secondo romanzo il protagonista, Michele Balistreri, sarà più giovane che nel primo, come Marlon Brando.
AB - Che altro puoi dirmi del secondo romanzo?
RC - Nel secondo volume ci sarà "l'origine del male". La tesi di fondo è che - non solo nei romanzi, ma anche nella vita reale - non esistono persone assolutamente buone o assolutamente cattive: è possibile che chiunque perda la testa. A parte i criminali incalliti, ognuno di noi può avere il suo momento di follia.
AB - In Tu sei il male ci sono diverse tipologie di criminale: il delinquente incallito, lo psicopatico, l'occasionale...
RC - In realtà sono diverse tipologie di colpa: nessuno di questi è totalmente cattivo o totalmente buono. Lo stesso Balistreri è uno che, partito come una specie di eroe invincibile, a un certo punto ha dovuto piegarsi all'idea di scontare le colpe per gli errori che ha commesso. Balistreri è un uomo che crede nell'onore e nella lealtà. Nasce come un uomo di destra, che pensa - come pensava sua madre - che se Mussolini non si fosse fatto trascinare da Hitler avrebbe fatto bene all'Italia. Suo fratello Alberto invece è pacato, è il tipico democristiano. Ma Balistreri è il figlio minore, il figlio meno considerato, al contrario di suo fratello Alberto, il primogenito, bravo e adeguato. Alberto dice le cose che si possono dire per non perdere la propria reputazione, Michele dice ciò che le persone pensano, ma non dicono.
AB - Che poi il Balistreri trentenne ha anche una sorta di funzione sociale con le donne: pur sapendo che lo perderanno, o forse proprio per questo, le donne riescono a lasciarsi andare completamente con lui.
RC - (Ride) Sì, diciamo che ha una sorta di funzione sociale.
AB - Nella realtà, invece, cosa è il male?
RC - Ad esempio una situazione che trovo molto preoccupante è il disagio adolescenziale. Io sono molto a contatto con gli adolescenti: la sottile discriminazione psicologica, che esiste in ogni classe nei confronti di qualcuno, costruisce dei futuri squilibrati. Noi siamo un Paese molto più razzista di quanto si creda. Oggi in Italia c'è un tasso elevatissimo di bullismo: gli adolescenti discriminati, che oggi sono vittime, rischiano di essere una generazione di serial killer tra 15 anni, perché non hanno altro modo di affermarsi se non usando la violenza.
AB - Dunque Tu sei il male arriva a Marsilio che non solo decide di pubblicarlo, ma lo promuove anche come successo editoriale dell'autunno. Tu sei un esperto di marketing e forse ti rendi conto del meccanismo psicologico perverso: se mi dicono che un romanzo è un capolavoro, basta che sia un filo al di sotto delle aspettative e io ne resterò delusa. Se invece mi si dice semplicemente che è un buon romanzo, è facile che leggendolo io lo trovi migliore delle aspettative che mi sono creata, con un surplus di soddisfazione.
RC - Capisco cosa vuoi dire. Non conosco la realtà editoriale ma mi succede la stessa cosa con il cinema: i film che mi sono piaciuti di più sono quelli di cui nessuno mi aveva parlato in termini entusiasmanti.
AB - Questo meccanismo è un po' un'arma a doppio taglio, perché c'è una piccola fascia di lettori, un po' scafati, che guardano con sospetto al "capolavoro", ma è probabile che invece sulla massa di pubblico questo tipo di marketing funzioni. D'altra parte il libro ha trovato larga approvazione presso gli addetti ai lavori ed è stato venduto anche all'estero a scatola chiusa: come ti fa sentire questa cosa?
RC - Bene, anche se gli stranieri hanno comprato la trilogia, che di fatto ancora non esiste... Quindi ora mi toccherà scriverla! Vivo questa situazione con grande curiosità. Mi piacciono i gialli, penso di averne scritto uno buono e inoltre c'è la sfortunata coincidenza che in questo periodo la situazione in Libia è sotto gli occhi di tutti. Il secondo romanzo parla proprio di questo, e per me è una fortuna, anche se ciò che sta accadendo mi addolora. Il libro è dedicato al popolo della Libia, che mi è caro perché ho vissuto lì fino all'adolescenza e credo che l'Italia non si stia comportando bene. Come direbbe Balistreri, gli Italiani sono un popolo che ha memoria corta ed è portato a tradire. Così come è tipico degli Italiani piegarsi, offrire minor resistenza possibile.
AB - Roma. Sullo sfondo di Tu sei il male c'è Roma, bella e dormiente, sufficientemente grande da nascondere qualunque turpe segreto nelle pieghe della sua grandezza. Che rapporto hai con Roma?
RC - Io Roma la conoscevo da turista, perché ci passavo le vacanze d'estate. Ho iniziato a viverci quando ho finito il liceo. Credo che Roma sia una delle tre città più belle del mondo, una città bella e difficile. È lo specchio di questo Paese, un Paese bello e portato a trovare sempre l'espediente. Anche a livelli altissimi si vive di espedienti. È il modo di vivere, di pensare. L'espediente, quello al confine tra lecito e illecito, è la normalità. Già a Milano non è così. Ma a Roma ci sono anche due poteri, uno al di qua e uno al di là del Tevere, e questo complica le cose. Roma è una città in cui anche i ricchi sono straccioni e i poveri sono capaci di comportarsi da ricchi.
AB - Di tutti i tuoi personaggi, a quale ti è costato di più rinunciare?
RC - Sicuramente a Elisa, sia perché ho una figlia adolescente, sia perché il suo è un delitto "sociale". È ispirato al caso di via Poma, del 1990, che era il caso dell'omicidio di una ragazza povera in un condominio di ricchi. Le indagini sono poco efficaci perché c'è il rischio di coinvolgere gente importante. Lo stesso Balistreri, convinto di aver intuito la soluzione, cerca di costruire le prove a sostegno della sua tesi, e in questo sbaglia.
AB - Ciclicamente anche all'estero viene fuori la questione della natura del thriller. In un recente articolo il Daily Telegraph pone l'alternativa: leggiamo thriller per avvicinarci alla realtà in cui viviamo o per evadere dalla realtà che ci minaccia? ("... do we love [thrillers], as Rankin thinks, because they bring us close to the harshest and most urgent contemporary realities? Or might we like them because they contain horrors within a tight and redemptive framework of the highest artificiality? Do they, on the whole, reassure us that the nasty man gets his just deserts, and the clever policeman will stop it happening again (until the next volume in the series)? Do we, in short, like them because of the consolation they offer?")
RC - Credo più alla funzione catartica. La realtà è faticosa, la gente ha bisogno di evadere, e di evadere nel senso di leggere su carta le proprie paure e pensare "no, a me non può succedere, io sono lontanissimo da questa cosa".
Roma, 3 agosto 2011
Il booktrailer:
L'autore presenterà Tu sei il male martedì 13 settembre a Roma presso Melbookstore insieme a Giancarlo De Cataldo, Enzo Carcello di Corpi Freddi e la sottoscritta.
alle 12:57
affari nostri
Bellissima intervista, leggendo il libro mi sembrava somigliasse al delitto via Poma, il primo omicidio; l'intervista lo conferma.