Il blog del mistero
Bruno Morchio
Colpi di coda - L'indagine più pericolosa di Bacci Pagano
Garzanti
Pagine 478
Prezzo 18,60
È un Bacci Pagano un po' arrugginito, provato dalle disavventure personali dell'ultimo romanzo, ma sempre attento a ciò che accade nel mondo quello che ritroviamo in Colpi di coda. È invece un Giancarlo De Cataldo in grande spolvero quello che presenta Bruno Morchio nell'elegantissima cornice di EnoArcano. Dotta conversazione su Colpi di coda, indagine di respiro internazione nella quale Bacci Pagano è suo malgrado coinvolto.
A Genova un commando uccide quattro extracomunitari: all'indagine ufficiale della Polizia si affianca quella personale di Pagano, ingaggiato da un'ambigua Lega araba che vuole salvaguardare i propri affiliati (e la propria immagine). Bacci parte alla ricerca di un giornalista irlandese, O'Flaherty, un freelance à la Assange: si troverà coinvolto in un traffico d'armi, invischiato nelle trame dei Servizi fino al punto da temere seriamente per la propria incolumità.
Morchio: Nei libri che ho scritto sono sempre partito da un'idea: un nodo politico, filosofico (pensiero forte contro pensiero debole), storico (la Resistenza). In questo caso l'idea è lo scontro di civiltà, o meglio lo scontro tra due civiltà che non si conoscono abbastanza. In secondo luogo c'è sempre una situazione drammatica che coinvolge il protagonista, in questo caso peggiore di altre, tanto che ho dovuto impiegare quasi un anno e mezzo e scrivere quasi 500 pagine per chiudere tutte le trame che avevo iniziato. Sono soddisfatto del risultato finale: ci sono grandi nodi che attengono alla geopolitica e altri minori, privati, come il rapporto di Bacci con la figlia e la ex moglie, l'amore per Genova, l'amicizia virile.
De Cataldo: Perché nei romanzi tutti coloro che "combattono per il bene" sono degli irregolari?
Morchio: Non potrebbe essere diversamente: chi si fida più dello Stato oggi? Bacci Pagano ha un contraltare in Totò Pertusiello, commissario di Polizia che presta servizio nella questura da cui sono partiti gli ordini per il G8. Quella del G8 è una ferita ancora non sanata, Genova. Lo stesso Pertusiello è più regolare di Bacci, ma anche lui disattende gli ordini che non lo convincono. Però è una figura positiva, coerente, anche se un po' pontificante.
De Cataldo: Come e perché hai iniziato a scrivere, e perché la scrittura di genere?
Morchio: È successo nel corso della mia seconda analisi. Mi piaceva il genere e avevo bisogno di uno spazio in cui muovermi liberamente. Per me la scrittura è libertà perché posso cancellare e modificare a mio piacimento. Quindi nel 1998 ho scritto Maccaia, il mio unico giallo (gli altri sono più noir), pubblicato poi come secondo romanzo. In Colpi di coda il noir è intepretato come una spy story alla Le Carrè: l'idea è ampliare gli orizzonti oltre i carruggi. C'è una situazione internazionale che si proietta pericolosamente su una città periferica. Per il futuro invece ho in mente una storia ambientata in uno scenario di post guerra civile. Una situazione non del tutto implausibile...
Ne scriverò a breve con più precisione e cura, comunque, per diversi motivi di ordine diverso:
- prolisso: sai che su questo aspetto sono sempre molto severo, ma ho trovato questo Colpi di coda pieno di parole, verboso all'infinito. L'ultimo capitolo, terminata la vicenda e con Bacci in aereoporto, è patognomico a mio avviso: ho iniziato a leggerlo una riga ogni cinqua o due parole per riga con il metodo della lettura veloce, cosa che mi capita ben di rado.
- non mi piacciono i libri politici, intendendo con questo termine non considerazioni, più o meno critiche, sulla società, la classe dirigente etc., ma libri troppo appiattiti sull'attualità, il premier di turno (a prescindere dalla ragione o meno delle critiche, intendiamoci). Camilleri, ogni tanto, scivola su 'sta buccia - sempre a mio avviso, ovviamente - ma lo fa con più abilità e lievità. Morchio, a tratti, mi sembrava Donadi dell'IdV
- il buonismo, che per altri può anche non esserlo, ma per me lo è. Il bene e il male sono sempre più sfumati di come appaiono in Morchio, così come la retorica su immigrati, poliziotti, servizi segreti etc. L'opposto, ad es., di un lavoro come J.A.S.T., che bene conosci. :)
Queste le prime cose su cui sto riflettendo e che giustificano il mio parere negativo. Poi Morchio sa scrivere e lo fa pure in maniera molto raffinata, Rossoamaro mi era piaciuto molto e mi aspettavo molto da questo nuovo lavoro. Ovviamente, questo è solo il mio parere e come sempre è e rimane del tutto soggettivo.
A me si, Andrea! Morchio per me è sempre una garanzia... Come mai non ti è piaciuto?
Quando si dice un giudizio articolato...:) Sto scherzando Pegasus, dacci qualche altra informazione.
Questo libro non m'è piaciuto per niente...
alle 08:50
AngoloNero
Ok, parere articolato e pertanto più che accettabile (anche se non condiviso). È vero, in questo romanzo Morchio si è "allargato", si sente un diverso bisogno di approfondire e certamente anche di denunciare (cosa che lui fa senza mezzi termini, e che ad esempio a me piace molto).
Sul buonismo dovremmo confrontarci, nemmeno a me piace però io non l'ho notato allo stesso modo modo in cui l'hai notato tu, dovrei rifletterci.
Comunque aspetto la tua recensione e poi ne riparliamo :)