Il blog del mistero
Here we go again: un nuovo progetto rivoluzionario made in Simone Sarasso. J.A.S.T. (acronimo di Just Another Spy Tale) è il primo serial tv su carta. La spiegazione: i tempi di lettura sono calibrati sui 40 minuti a episodio (40 minuti è la lunghezza standard di una puntata di una qualunque serie tv). Un cofanetto, tre volumi, dieci episodi. Il pilot, l'episodio-pilota, è scritto e diretto da Simone Sarasso. Però in copertina compaiono altri due nomi: quello di Daniele Rudoni, con cui Sarasso ha già collaborato in United We Stand, e quello di Lorenza Ghinelli, classe 1981, di cui si è molto parlato alla recente Fiera di Francoforte.
L'occasione è gradita per scambiare (finalmente!) due parole con Simone Sarasso.
AB - J.A.S.T. è un progetto firmato da tre autori. Che ruolo ha avuto ciascuno di voi?
SS - J.A.S.T. - questa follia in cui ho voluto coinvolgere Daniele e Lorenza - è nato da una mia idea. Un assolato pomeriggio d'estate, uno di quelli in cui ti chiudi in casa con il condizionatore a palla e consumi puntate su puntate del tuo serial preferito, mi sono chiesto: ma perché diavolo non la posso raccontare anch'io una storia del genere? Alla mia maniera, naturalmente, nero su bianco.
Fin da principio ho voluto prendermi le mie responsabilità sul progetto assumendone la direzione artistica (come a dire: ragazzi, se proprio nessuno la capisce, 'sta cosa del "serial tv su carta", è più colpa mia che vostra... :-DDD). Daniele e Lorenza hanno interpretato, dita veloci sulla tastiera, le mie fantasie, hanno lavorato profondamente sui personaggi, hanno instillato nuova linfa e personalità al tutto.
AB - Come vi siete incontrati?
SS - Io e Daniele ci conosciamo ormai da dieci anni. E da quattro lavoriamo insieme. È stato naturale coinvolgerlo nel progetto. E poi volevo che, finalmente, tutti vedessero di cosa è capace a livello narrativo.
Lorenza la conobbi al tempo in cui lavoravo come talent scout per Effequ, alcuni anni fa. Notai subito che era una scrittrice di razza. Fu la prima che pensai di coinvolgere nell'avventura. Avevo bisogno di una voce femminile e volevo che fosse la sua.
AB - Come vi siete trovati nel lavoro di squadra?
SS - Direi bene, anche se il processo è stato lungo e tortuoso. J.A.S.T. ha richiesto quasi tre anni di lavorazione per vedere la luce.
AB - Chi è il più meticoloso, chi quello sempre in ritardo con le consegne, chi fa da paciere? (In un gruppo di tre di solito è così che si ripartiscono i ruoli).
SS - La più meticolosa è di sicuro Lorenza. Il ritardatario è senz'altro Daniele, ma è più che giustificato perché all'epoca in cui scriveva J.A.S.T. lavorava a pieno regime per la Marvel.
Non c'è nessun paciere nel gruppo. Piuttosto un tiranno, il sottoscritto...
AB - Dando un'occhiata veloce al primo volume ho potuto leggere: ambientazione straniera, personaggi di tutte le razze, un po' di cattivi, un segreto, una donna bellissima e pericolosa, vecchi scheletri nell'armadio, la Spia. Cosa ho dimenticato?
SS - Nulla, direi. A parte la costante, pesante presenza della Storia. Ma era piuttosto naturale, trattandosi di un progetto che porta la mia firma.
AB - Dalla rilettura della recente storia italiana (In Confine di stato e Settanta) sei passato alla fantastoria di U.W.S., e adesso J.A.S.T.: in che modo quest'ultimo si lega alla tua produzione passata?
SS - J.A.S.T. è la prima creatura al di fuori della continuity. Non ci sono riferimenti, nemmeno occulti, ai miei altri lavori. C'è comunque una parentela tematica con la Trilogia, dal momento che nel libro si parla della strage di Ustica.
AB - Quale percorso stai facendo?
SS - Sto sperimentando una pluralità di media e di approcci narrativi. Ho un sacco di idee nuove per il futuro e almeno una decina di progetti aperti, attualmente. Le giornate di 24 ore, soprattutto dopo l'arrivo del piccolo Alberto (che ha completamente stravolto la mia vita e quella di mia moglie), cominciano ad andarmi un po' strette.
AB - E dove vuoi arrivare?
SS - Vivo al prossimo anno...
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In bocca al lupo, Simone!
Dicono che, in F1 e nel motociclismo, la paternità possa penalizzare i piloti fino a un decimo di secondo al giro.
Nel caso di padri narratori, ogni figlio potrebbe “strappare” (anche letteralmente) almeno 100 pagine a semestre! :-)
Ps: ciao Ale!
alle 18:37
AngoloNero
:D
Ciao Mauro!