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L'amore del bandito di Massimo Carlotto

Alessandra Buccheri avatar Giovedì 5 Agosto 2010, 14:17 in Il parere dell'AngoloNero di Alessandra Buccheri
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Massimo Carlotto
L'amore del bandito
Edizioni e/o
Pagine 190
Prezzo 15,00 euro

È l'unico dei finalisti del Premio Azzeccagarbugli 2010 di cui (mi sembra, se la memoria e il campo di ricerca del blog non mi ingannano) non ho ancora parlato.
L'amore del bandito, di Massimo Carlotto, segna nel 2009 il gradito ritorno dell'Alligatore. Negli ultimi anni Carlotto aveva abbandonato il suo celebre protagonista seriale, l’investigatore senza licenza Marco Buratti, “sconfinando” in altre acque: lo storico I cristiani di Allah, il Nordest scritto con Marco Videtta, il nostalgico Le terre della mia anima in memoria di colui che conosciamo come Beniamino Rossini, l'incursione nell'inquinamento ambientale con i Mama Sabot in Perdas de fogu. Tutti con lo stesso storico editore, le edizioni e/o di Sandro Ferri, che lo hanno esportato fin negli Stati Uniti. Ma anche Mi fido di te, insieme a Francesco Abate, per Einaudi. L'Alligatore era tornato, anzi apparso fisicamente per la prima volta, nella graphic novel scritta con Igort per Mondadori, Dimmi che non vuoi morire (2007).
Però, se la memoria non mi inganna, un romanzo con Marco Buratti, alias l'Alligatore, mancava dal 2002. Sette anni di assenza sono tanti per un protagonista seriale, ma sfido uno qualunque dei lettori di Carlotto a dire di averlo dimenticato. Impossibile dimenticare l'Alligatore: i suoi vizi, le sue storie di donne, i suoi amici si stampano indelebilmente nella memoria.
L'amore del bandito è un rientro alla grande. Si svolge nell'arco di anni. La storia inizia nel 2004, quando un uomo va a cercare l'Alligatore e gli chiede, con poca cortesia, di indagare sulla sparizione di un ingente quantitativo di droga da un deposito giudiziario. Ma l'Alligatore sceglie i suoi clienti, non si fa scegliere. E soprattutto non si interessa di droga. Così, quando l'uomo diventa troppo insistente, il fedele Beniamino Rossini lo fa fuori. Per Rossini è solo un braccialetto in più al polso (ne aggiunge uno per ogni cadavere): devono passare due anni perché quel morto sconosciuto e semidimenticato torni prepotentemente alla ribalta. E nel peggiore dei modi: Sylvie, la donna di Rossini, viene rapita. Scompare letteralmente nel nulla: per oltre un mese l'Alligatore, Max la Memoria e un Rossini devastato dai sensi di colpa la cercano in lungo e in largo, attivando tutti i loro contatti, ma della bella ex ballerina di colore non c'è traccia. Unico indizio, lasciato nella macchina abbandonata della donna, è l'anello che lo sconosciuto ucciso due anni prima portava al dito. I tre capiscono subito di essere di fronte a una vendetta consumata a freddo. Ma se Sylvie è ancora viva bisogna fare di tutto per ritrovarla. Anche sporcarsi le mani con gente con cui, in circostanze normali, non si vorrebbe mai aver niente a che fare.
Marco Buratti, Max la Memoria e Beniamino Rossini devono tornare in campo proprio quando pensavano di aver chiuso con le indagini nel sottobosco della malavita. L'Alligatore non ha perso i suoi vizi: il calvados, ma solo la sera, e il blues, che gli fa dimenticare tutto ciò che non va. Di avere una donna fissa nemmeno a parlarne: dopo l'abbandono di Virna il nostro investigatore senza licenza non ne azzecca una perché, come gli ripetono spesso gli amici, “tu di donne non capisci un cazzo”. Max li supporta, meticoloso come sempre. Ma è il redivivo Rossini che più di tutti si mette in gioco. Lui, di Sylvie, è davvero innamorato, e al diavolo l'etica da bandito gentiluomo che lo ha sempre contraddistinto.
Carlotto non ha mai fatto mistero di fare un uso sociale del noir. I romanzi dell’Alligatore sono un modo per raccontare il sottobosco del Nordest, la malavita dilagante, gli intrecci di mafia e politica: “Bastava fare due conti per capire che più di qualcuno razzolava male, da un lato chiedendo a gran voce ordine e pulizia, dall’altro approfittando spudoratamente della situazione”. L’Alligatore però è sempre più stanco, o forse l’autore si è stancato di lui, chissà. Max la Memoria si è rintanato lontano da Padova, Rossini è braccato e l’Alligatore si è trasferito nell’ordinatissima Lugano, in Svizzera. E non ci sta nemmeno male.
L’Alligatore e i suoi amici non sono stinchi di santo, ma si fa sempre più stridente il contrasto, caro all’autore, tra i cattivi con un’etica e i cattivi spietati; o comunque tra chi è cattivo perché non ha scelta e chi lo è per vocazione e per tornaconto personale. C’è un limite alla cattiveria, insomma.
Un’ultima nota, a proposito di Rossini. Dopo la scomparsa, raccontata in Le terre della mia anima, non mi aspettavo di ritrovare ancora Rossini nei romanzi. Se da una parte la presenza di questo fantasma lascia spiazzati, dall’altra è un piacere riavere tra noi il vecchio gangster d’altri tempi.

(Pubblicato sul Dizionario Atipico del Giallo 2010)

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