Il blog del mistero
Ho ripreso la foto della bella presentazione romana di Repetita per introdurre la conversazione con Marilù Oliva a proposito del suo nuovo romanzo, ¡Tu la pagaràs!.
AB - ¡Tu la pagaràs!: dal titolo alla trama, c'è una storia di vendetta (anzi, più d'una) che si snoda attraverso il romanzo. È dunque la vendetta che muove il mondo?
MO - Per fortuna no! Personalmente io la penso un po’ come La Guerrera e cioè che in una società civile la rivalsa sia fuori luogo. Però è da un pezzo che rifletto sul tema della vendetta. Penso che non sia casuale il fatto che si trovi in tutta la storia dell’uomo e, soprattutto, in molte religioni. Per la santeria, ad esempio, il culto cubano trattato nel romanzo, la vendetta è una sorta di “riassestamento degli equilibri” a cui possono concorrere anche le divinità e ho trovato questo dato di estremo interesse.
AB - Elisa Guerra detta La Guerrera ama Dante, la salsa, il vino rosso e le patatine. È giornalista e studia criminologia. Il suo contraltare è la sua coinquilina Catalina, serafica quanto Elisa è sanguigna, appassionata di cucina, tisane e tarocchi. Se c'è qualche nota autobiografica, qua e là, in quale delle due ti riconosci di più?
MO - Hai colto bene la tensione polare tra le due. Catalina è ripresa direttamente dalla realtà, con i suoi tarocchi e i suoi occhi turchesi, ho solo romanzato qualche particolare. Si chiama Caterina, è una delle mie amiche del cuore e mi ha molto aiutato nella stesura della parte spirituale del romanzo, con preziosi consigli. Sia lei sia la Guerrera esistevano già in un precedente manoscritto che ho lasciato nel cassetto. Se proprio devo riconoscermi in una delle due, quella è la Guerrera. Non siamo sovrapponibili, ad esempio io non fumo, non bevo rhum secco, neppure quello Reserva! ;-)
Abbiamo però alcuni aspetti in comune: fisicamente siamo entrambe piccoline, caratterialmente siamo insofferenti alle ingiustizie. Anch’io, come lei, ho imparato presto ad arrangiarmi, credo molto nell’amicizia e diffido delle verità assolute. Lei comunque è molto più brava di me nella capoeira!
AB - La Guerrera potrebbe tranquillamente diventare un'icona dell'erotismo moderno: sensuale e colta, raffinata e popolare al tempo stesso, disinibita solo con chi vuole lei. Una "tosta". È un modello femminile che ti senti di proporre?
MO - Icona dell'erotismo moderno, ti ringrazio per questa bella osservazione. Non ho osato pensare a tanto, sinceramente. Però mi piacerebbe molto se, attraverso La Guerrera, le donne che già non lo fanno riflettessero in due direzioni: la libertà d’agire rispetto ai pregiudizi e, soprattutto, l’affrancamento dai modelli di bellezza stereotipati. La Guerrera, Catalina, quasi tutte le altre figure femminili non sono belle nel senso mediatico del termine. Ma possiedono quella bellezza sensuale e particolare che ogni donna detiene e di cui spesso non è consapevole.
AB - A pag. 93, a proposito dei soprannomi esotici di coloro che bazzicano il mondo latinoamericano, tu scrivi una frase molto poetica: "Qui son tutti delle caricature di un desiderio". Quanto è importante avere una passione (o un interesse) che aiuti a "evadere" dalla vita ordinaria e nel quale sia possibile dare sfogo a "ciò che avremmo voluto essere e non siamo"?
MO - Avere delle passioni è importantissimo. L’importante è che le evasioni non degenerino e non diventino appunto delle caricature, come nella frase citata.
AB - Il tema dei "conflitti redazionali", che era già presente nel tuo precedente Repetita, torna anche in ¡Tu la pagaràs! (e non anticipiamo troppo...). Di' un po', quanti altri sassolini dalle scarpe dovrai togliere? ;)
MO - ;-) No, niente sassolini! La scrittura è una cosa troppo seria, non va usata per liberarci dei sassolini! La storia redazionale con personaggi annessi è stata inventata in toto. Così come il resto della trama. È che conosco bene questa realtà perché la sento mia: ho lavorato per anni nelle redazioni di riviste cartacee e oggi collaboro con quelle virtuali di diversi web-magazine. A livello “giornalistico” direi che sono appagata, anche senza il tesserino che oggi potrei tranquillamente richiedere ma che non mi interessa. E poi credo che in generale sia molto importante tenere le distanze dal biografico, ma soprattutto lo sia ancora di più in casi come questo, dove la protagonista ha qualche sfumatura in comune con l’autrice.
AB - Dell'ispettore Basilica, giunto alla sua seconda prova, stiamo iniziando a conoscere gli aspetti meno evidenti: continuerà a essere protagonista dei tuoi romanzi?
MO - Del prossimo sicuramente. Sto scrivendo un altro romanzo con La Guerrera e con Basilica. E le notti salsere in sottofondo.
AB - Cosa ha significato per te questo secondo romanzo?
MO - Ha significato moltissimo. Sia dal punto di vista professionale che personale. È stato come se - dopo tanta fatica, incertezza, sospensione - fosse arrivata una fatina e con la sua bacchetta avesse compiuto una magia.
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Giusto, ma è vago come concetto di civiltà sociale. Affino la domanda: per un padre o una madre al quale viene tolto in modo brutale un figlio, cosa può fare la società per vanificare il suo desiderio di personale "giustizia"?
Io, personalemte, credo che non potrà mai esistere una società abbastanza civile da riuscirci. A meno che non riesca ad impedire che beni così preziosi vengano tolti... utopia delle utopie.
La penso come Marilù, Vito: è una pia speranza, non certo la realtà dei fatti... :)
Vito, io penso che purtroppo, ad oggi, non esista una società abbastanza civile da superare il concetto di rivalsa. quando parlo di "società civile" ne parlo in termini utopistici e quello che intendo è un luogo dove non ci stiamo a scannare (con vendetta inclusa, quindi perpetrando a catena) - per le piccole così come per le grandi questioni - ma le affrontiamo appunto "civilmente". tutti. ciao!
"in una società civile la rivalsa sia fuori luogo", mi piacerebbe sapere dall'autrice quando ritiene una società abbastanza civile da porre fuori luogo la rivalsa. Naturalmente è gradita anche l'opinione della padrona di casa e di chiunque voglia esprimere un'opinione in proposito.
alle 11:34
AngoloNero
In teoria la vendetta privata dovrebbe essere sostituita da quella statale, che non si chiama vendetta ma condanna. In teoria.
In pratica hai ragione tu, bisognerebbe evitare che si produca la scintilla che genera la spirale di vendetta.
Parliamo di utopia, infatti...