Il blog del mistero

Andrea Camilleri
La caccia al tesoro
Sellerio
Pagine 288
Prezzo 14,00 euro
Gaudeamus igitur. Dopo qualche anno di assenza, mi è capitato di tornare a leggere un romanzo di Andrea Camilleri. Per la precisione l'ultimo uscito, La caccia al tesoro. L'ho letto in un pomeriggio, in pochissime ore, curiosa di vedere come andasse a finire.
Qualche considerazione sparsa.
Intanto mi sembra che il vecchio Camilleri non abbia perso colpi, e nemmeno Montalbano (anche se fin dall'inizio è preoccupatissimo dall'idea di invecchiare, con i suoi 57 anni suonati).
Rispetto ai primi, La caccia al tesoro è forse un po' più cruento, e questo in verità non me l'aspettavo. Ci sono descrizioni macabre e c'è un omicidio, commesso con modalità particolarmente efferate, la cui vittima è veramente "vittima". Una deriva dolorosa, per così dire.
Noto con un certo disappunto che la storia con Livia vive, ancora e soprattutto, di telefonate litigiose: voglio sperare che nell'ultimo capitolo della saga (quello che, narra la leggenda, è custodito nella cassaforte di casa Camilleri con il preciso intento d'essere pubblicato postumo) i due convolino a giuste nozze e la smettano di arricchire i gestori telefonici.
La caratterizzazione dei personaggi è sempre geniale. Con punte di ironia esemplare e acceso realismo.
Il finale. Attenzione, il finale è un po' prevedibile perché il Maestro semina (giustamente) delle tracce. E anche una falsa pista. Fate voi.
La lingua è sempre più montalbanesca. Soprattutto quando parla Catarella. Ma, se il mio DNA siciliano mi permette di leggerlo con estrema facilità, mi chiedo come se la cavi il lettore ligure. Sospendo il giudizio e rimetto ai non-siculi la questione.
In conclusione: penso che Montalbano abbia ancora molto da dire. Con l'enorme talento narrativo di Camilleri, si può andare avanti per altri cento episodi, ancora. Tutti scorrevoli e godibili come questo, ne sono certa.
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E guarda quanto gli costa liberarsene (delle mogli)
Scherzi? Le mogli devi pagarle di tasca tua, le amanti le paghi con i soldi pubblici :)
Credo che non sia tra le priorità del nostro premier, purtroppo :)
Promuoviamo un disegno di legge per far legalizzare la bigamia?
Vito, se tu non fossi sposato ti sposerei io :)
Livia non è antipatica, appartiene solo al genere di donna che si è innamorata dell'idea dell'amore e non capisce che un uomo che la tratti un po' meno di merda di come fa Montalbano lo può trovare anche tra gli scaffali dei supermercati. E certo che è facile (per noi masculi) fare il tifo per Ingrid, chi non la vorrebbe una con tutto quel ben di Dio addosso che passa quando ne hai bisogno e se ne torna dal marito ricco quando non ti serve più. Ma date retta ad Ale, Montalbano non si può sposare, meno che mai con Ingrid che, con il caratterino che si ritrova, lo cornificherebbe dopo un mese, meritatamente.
Isola d'Inverno: ottimi gusti, complimenti. Se di tanto in tanto vuoi mandarmi un a recensione, ben venga. Va bene anche prosaico per prolisso ;)
Ugo: Livia è antipatica perché Montalbano la tratta male, ecco. Io non tifo per nessuna delle due: ha da stare solo, il commissario, con Adelina che pulisce e cucina. Di altro non ha bisogno :)
Appunto... da oltre 15 anni... :)
Non volevo intervenire sulla questione Livia/Ingrid ma, visto che ti ci metti anche tu a discriminare il giallo dal noir, per ripicca lo faccio. Non è questione di essere uomini o donne, o di insicurezze e scelte facili: Livia è una frantumamaroni insopportabile. Punto. ;-P
P.S.: evviva Ingrid ;)
Errata corrige. A proposito di Le Carré: ho scritto "prosaico" ma volevo scrivere "prolisso". Un lapsus.
E ti ho pure proposto di scrivere qualche recensione. Bella figura... :)
Preferenze? Io sono un lettore di vecchia data. Mi sono avvicinato al genere con Scerbanenco, da adolescente nei primi anni '70. Ho letto un po' di tutto. Oltre al noir mi piace anche il genere spionaggio/intrigo internazionale, soprattutto ambientato ai tempi della guerra fredda: l'Europa in questo regala ambientazioni ineguagliabili. Ho abbastanza apprezzato Ludlum. Le Carré invece mi annoia un po': molti la potranno considerare una bestemmia, ma tant'è. Troppo prosaico, rallenta forzatamente i ritmi, che secondo me in questo genere sono fondamentali.
"Alla fine della notte" di Alan D. Altieri: resta il migliore romanzo di spionaggio che abbia mai letto. Ritmi serrati e atmosfere nerissime. Letto due volte. Un piacere intenso.
Tornando al noir: dopo Scerbanenco in Italia c'è stata un po' di stasi, eccezion fatta per una geniale coppia che risponde al nome di Fruttero & Lucentini. "La donna della domenica" e (soprattutto) "A che punto è la notte" li considero degli autentici cult. Tra l'altro ho vissuto per qualche anno a Torino, cosa che mi ha permesso di apprezzare fino in fondo la resa dell'atmosfera di una città che è davvero particolare.
Comunque, attualmente il genere in Italia è ben rappresentato. Tra i miei preferiti c'è Carofiglio: tra l'altro nell'ultimo romanzo c'è un riferimento ad Alan Watts, che è uno dei miei fari intellettuali. Non è da tutti ...
Apprezzo Dazieri: sono cresciuto a Milano e andavo al Leoncavallo ad ascoltare jazz, per cui - anche in quel caso - l'immedesimazione non manca...
Poi vari altri europei: mi piacciono le atmosfere un po' surreali in cui Fred Vargas fa muovere il suo Adamsberg.
Comunque mi lascio guidare un po' dal mio intuito: solitamente valuto se la sintesi di copertina mi intriga o meno: per esempio, proprio in questi giorni ho letto "Il giorno dell'incidente" di Tom Cain. Lo giudico un buon romanzo, buoni ritmi, personaggi e situazioni davvero verosimili: vorrei leggere il romanzo successivo, "Un solo errore". Tu lo hai letto? Se si che cosa ne pensi?
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P.S.: magari qualche recensione te la scrivo io... :)
Beh, le novità qua ci sono (quasi) tutte... Almeno sotto forma di segnalazioni, non appena escono.
Recensioni solo alcune, visto che sono sola e non riuscirei a leggere tutto ciò che viene pubblicato nemmeno se mi dedicassi 24/7 alla lettura.
Che preferenza hai, italiani, stranieri...?
"Di pirsona pirsonalmente" non credo. :) Sono capitato su questo sito girando in cerca di recensioni e novità editoriali nel noir.
Amo molto leggere in generale, ma sono un appassionato del genere. Tra l'altro è un ottimo sistema per scaricare la tensione...
A questo punto vi seguirò con attenzione... ^_-
P.S. - Concordo, in effetti, con la tua distinzione fra giallo e noir.
Credo che noir sia abbastanza corretto; thriller sicuramente no; su giallo potremmo discutere: i finali catartici e rassicuranti normalmente sono appannaggio del giallo, più che del noir.
Direi noir per le atmosfere e giallo per la trama (finale incluso).
Che dici?
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P.S.: È la prima volta che intervieni, vero? Non ci conosciamo "di pissona pissonalmente", mi sa :)
Più che indovinare, ho avuto il sospetto che si trattasse del giovane Pennisi, per il fatto che fosse saltato fuori poco dopo l'inizio della caccia al tesoro.
Comunque, la prevedibilità in questo caso non la riterrei un difetto, per come è stato impostato il racconto. La tensione è gestita con maestria e gli indizi, sono fin dall'inizio sinistri, e fanno correre un brivido dietro la schiena: dai versi sempre più inquietanti che Montalbano via via riceve, fino alla prima visita al rudere in riva al laghetto. Dove Montalbano non trova, almeno apparentemente, nulla. Ma i versi sono divenuti sinistre farneticazioni, in quel luogo dove tra l'altro aleggia lo spettro di un delitto passionale avvenuto molti anni prima. E questo mi ha fatto pensare che la storia avrebbe trovato il suo epilogo proprio in quel luogo.
Insomma un'atmosfera cupa e morbosamente affascinante... Un vero noir.
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P.S. Il termine francese "noir" mi pare il più adatto per classificare questo genere di storie, proprio per il potere evocativo che porta con sé: "thriller" è abusato, e a me richiama più che altro il genere poliziesco americano. "Giallo" non mi fa venire in mente null'altro che un limone o un vecchio taxi... :)
È vero, ne ho parlato come di persone e non di personaggi. E invece tutto sta nella fantasia dello scrittore. Che buffo :)
Non leggevo un romanzo con Montalbano da qualche anno, ero rimasta un po' indietro. Ma nemmeno troppo, alla fin fine.
Cambiamo discorso: condividi invece il discorso sulle tracce e sulla falsa pista seminate nel libro? Hai trovato facile indovinare chi fosse il colpevole?
Premessa: facciamo finta di parlare di personaggi reali, altrimenti il dialogo rischia di diventare surreale... :)
Indubbiamente è difficile giustificare reiterate dimenticanze di un certo tipo nei confronti della partner: a me non è mai accaduto che dimenticassi di andare a prendere mia moglie a Fiumicino o di sparire senza dare notizie di me. Però io faccio l'informatico, e Montalbano è un commissario di polizia. La natura degli inconvenienti o delle situazioni in cui potremmo rispettivamente trovarci sono generalmente differenti.
In quanto ai due personaggi femminili, ho riscontrato giudizi affini ai miei anche in un pubblico non solo maschile. Non voglio ovviamente dare valenza statistica a quanto affermo. E' solo esperienza personale. La maggior parte dei nostri amici condivide la passione per Montalbano. Questo fa sì che spesso, durante una cena o in altre occasioni di ritrovo la cosa divenga argomento di conversazione: circostanze in cui mi è capitato più di una volta di raccogliere, da parte femminile, opinioni in merito simili alle mie.
Comunque, è vero che Ingrid ha scelto una vita comoda e lussuosa, ma mi sembra che questo non riesca a celare la solitudine di fondo e i tormenti del personaggio: se fosse una persona vera, forse lascerebbe marito e soldi per Montalbano. Ma chi sia poi realmente Ingrid, alla fine lo sa solo Camilleri... Forse. :)
Accidenti che commento dettagliato...
Dai discorsi su Livia intuisco che sei un uomo ;)
Altrimenti non mi spiego come puoi tifare per Ingrid e non per quella santa donna di Livia, più volte dimenticata in aeroporto o lasciata in attesa a Genova, senza nemmeno una telefonata di avvertimento, mentre il commissario è preso da altre faccende.
Livia è - giustamente - insicura e il loro rapporto mostra i segni del logorìo del tempo, pur non essendo mai stato vissuto nel senso canonico e convenzionale del termine (matrimonio, convivenza).
Di contro, Ingrid ha scelto la vita comoda e lussuosa (marito ricco e assente) ed è infatuata di Montalbano: davvero si può tifare per una donna così? Boh...
Né l'una né l'altra, devo dire. Uno come Montalbano dovrebbe stare solo... Come di fatto è. Accudito da una governante e fondamentalmente misantropo. Il ritratto del maschio medio :)
La traduzione in francese dovrebbe essere del bravo Serge Quadruppani, sono curiosa anch'io di sapere che resa abbia. Eventualmente dammi notizie quando avrai verificato :)
Dimenticavo: Livia. Dopo anni è difficile non cedere alla suggestione di avere a che fare con personaggi della vita reale.
Fatta questa indispensabile premessa, credo che Livia non sia stata creata con l'obbiettivo di ispirare simpatia, o di essere portatrici di ragioni femminili. Almeno dal mio punto di vista. Ma visto che parliamo di Camilleri, è impossibile credere che anche il più piccolo dettaglio sia stato lasciato al caso. Il risultato è un rapporto evidentemente sbilanciato che vede, da un lato Livia pensare, parlare e agire sempre sicura di sé, sulla base di schemi etici e comportamentali rigidi, poco propensa a capire le ragioni del partner, e sempre pronta a giudicarlo senza appello anche su cose stupide. E dall'altro lato Montalbano, che deve vedersela anche col senso di colpa che nasce alla fine di ogni sciarriatina.
E' abbastanza per stimolare in me una decisa antipatia nei confronti di Livia. Lasciando però da parte suggestioni e coinvolgimenti, e tornando su un piano più distaccato e obbiettivo, credo che Livia sia un necessario elemento di contrasto per non far sfuggire al lettore la complessità emotiva del personaggio Montalbano, complessità che è poi la vera chiave che rende ogni nuova storia invariabilmente godibile.
Insomma, se Montalbano e Livia convolassero, sarebbero ingiuste nozze: io - e forse si sarà capito - "tifo" senza esitazioni e riserve per la bella e simpatica Ingrid, personaggio anticonvenzionale e solare (ma assolutamente non superficiale), assai più adatto ad essere conforto alle malinconie e tormenti del nostro commissario.
Le nozze con Livia sarebbero una maledizione, mentre l'evoluzione della storia con Ingrid sarebbe il giusto premio dopo aver condiviso tante volte lo stesso letto senza fare assolutamente nulla, con Ingrid che si addormenta nella speranza sempre più vana di un approccio, e Montalbano che, santianno, si appresta a passare una notte insonne... :)
L'ho letto anche io in una giornata. Concordo che sia un po' diverso dagli altri, ma devo dire che l'ho apprezzato almeno quanto i precedenti (tutti letti, per altro). Trovo geniale l'impianto narrativo, che per due terzi del libro dipinge un mirabile quadro della vita sonnacchiosa di un'assolata cittadina siciliana, scandita dallo scorrere del tempo reso lento dall'ordinarietà di giornate più o meno uguali tra loro, tranne che per la strana "caccia al tesoro" a cui Montalbano non si sottrae solo apparentemente a causa della bonaccia di quei giorni. Ma si capisce che qualche cosa lo inquieta (come inquieta il lettore), non fosse altro perché una caccia al tesoro è un gioco conviviale, un'attività ludica che poco si addice a un uomo di 57 anni tormentato da mille quesiti esistenziali. Due terzi della storia che non annoiano affatto, perché stimolano due emozioni contrastanti: l'attesa, ma anche l'angoscia che improvvisamente si scateni la tempesta: e infatti quando arriva prima un uomo a denunciare il furto del suo fuoristrada, e successivamente un altro in lacrime a denunciare la scomparsa della figlia, nel giro di "un biz" l'atmosfera diviene plumbea, e tutta una serie di dettagli apparentemente innocui della prima parte della narrazione, divengono segni premonitori di un orrore che prenderà forma in tutta la sua efferatezza. Chissà se la Dalia Nera è stata fonte di una qualche ispirazione....
Comunque Camilleri continua a non deludere: una vicenda con un ritmo un po' diverso contribuisce senz'altro a mantenere immutato il piacere cominciare a leggere una nuova storia di Montalbano.
In quanto alla particolarissima prosa, che dire? Personalmente penso di aver seguito in tutti questi anni - a cominciare da "La forma dell'acqua", romanzo d'esordio della serie - un lento e metodico corso di siciliano. C'è stato un uso progressivo dell'idioma, iniziato con quello che era poco più che un intercalare (sia nella narrazione, sia nei dialoghi), fino a un dialetto decisamente stretto. Io non sono siciliano, ma ammetto di partire da una posizione avvantaggiata, poiché oltre a una grande passione per i dialetti tutti, sono di origine napoletana, e questo fatto costituisce innegabilmente un vantaggio notevole rispetto a un ligure o a un piemontese. Tuttavia non riesco nemmeno a immaginare le storie di Montalbano narrate in un neutro italiano: prima o poi comprerò qualcuno dei romanzi in francese per la curiosità di vedere quale strano effetto possano fare... :)
alle 18:29
U.
Vero anche questo :)
Comunque sia chiaro: a me Livia è sempre stata sulle scatole, anche prima che si affacciasse Ingrid all'orizzonte (senza contare che Salvuzzo ha sempre fatto di tutto per non cadere in tentazione con la svedese!) ;)