Il blog del mistero
Un articolo del Giornale di oggi, a proposito di editoria a pagamento, cita anche la sottoscritta. In compagnia, peraltro, di nomi ben più degni di nota. Ne sono lusingata e colgo l'occasione per qualche opportuna precisazione rispetto a ciò che ho scritto qualche giorno fa.
Penso, dell'editoria a pagamento, tutto il male possibile.
Ammetto di aver lavorato anche io per un editore a pagamento, uno di quelli che stanno sulla famigerata lista. Non ho pubblicato libri ma articoli, completamente gratis. Ai tempi ho accettato perché non avevo alcuna esperienza in merito; perché tutti mi dicevano che era assolutamente normale; perché avevo già uno stipendio e la redazione di articoli era un plus (e una passione). Quando mi sono resa conto del fatto che si trattava di sfruttamento vero e proprio, mi ero ormai affezionata alle persone con cui (non per cui, ma con cui) lavoravo e ho impiegato un po' a decidere di andare via.
Oggi non lo rifarei. Non lavorerei più (perché di lavoro vero e proprio si trattava) gratuitamente. Sia perché credo di aver acquisito un po' di esperienza e credibilità, sia perché non è giusto. Il tempo, la dedizione, la professionalità hanno un prezzo. È corretto che, a fronte di un servizio offerto, ci sia una contropartita. Che si tratti di letteratura d'evasione o di un saggio, di un articolo di giornale o di una poesia, scrivere bene* è frutto in parte di talento, in parte di studio e miglioramento. E cioè di impegno. E l'impegno deve essere remunerato.
Per questo motivo scoraggio vivamente coloro che sostengono che l'unico modo per pubblicare è quello di pagare un editore. Intanto perché non è vero. Poi perché, tra l'essere pagati e il pagare, esiste una terza possibilità: quella dell'autoproduzione. È una strada più onesta (nei confronti di chi vi legge), meno onerosa (per voi che scrivete), più comprensibile (per chi vi valuta). Però ognuno fa ciò che vuole. Se pubblicate a pagamento resta inteso che, quasi sicuramente, io non vi leggerò, a meno che non siate veramente molto, molto convincenti.
Ma in nessun caso posso giustificare chi si fregia del nome di editore e lucra sulle aspirazioni altrui (nei modi e con i mezzi che potete leggere nell'articolo citato). Questa gente non ha motivo di esistere.
Ricordatevelo.
* cioè a) in italiano corretto,
b) scegliendo il tono e il registro giusto, e
c) in modo da riuscire a trasmettere un messaggio a chi legge.
Grazie a te Ale che ci offri spunti interessanti sui quali conversare. E' un piacere stare in questo salotto.
U: crepi 'sto lupastro
Mi fa piacere che sia d'accordo con me Luca, che di editoria un po' se ne intende! ;)
Ida, chiaramente nemmeno io intendevo sostenere che tutte le agenzie letterarie si comportassero sempre allo stesso modo... e in bocca al lupo :)
Bentrovati :)
È un piacere avere ospiti come voi, cui posso lasciare le chiavi di casa anche quando mi assento per qualche giorno ;)
Grazie ragazzi, speriamo bene :)
Luca: so che non sei un romanziere, ma un bravissimo traduttore. Complimenti.
Fabio: in effetti non passa giorno che sia indenne da almeno un "resistere"... C'est la vie...
Quel "resistere...resistere...resistere..." mi va bene anche per altri motivi...:-)
In bocca al lupo!
Ida, sono d'accordo che non sia sempre vero. Ma la tua dovrebbe più spesso essere la regola, non l'eccezione.
Per quanto mi riguarda, io dormo sonni tranquillissimi perché non ho la minima intenzione di fare il romanziere :-)
Congratulazioni, comunque!
A Luca: non è sempre vero. Io non avevo alcuna raccomandazione né sono un personaggio pubblico. Ho spedito il mio elaborato (romanzo giallo) a un agente di Milano serio e professionale e, tra la montagna di manoscritti che gli arrivano, il mio gli è piaciuto e ho fimato con lui un buon contratto. Non devo pagare alcunché, tratterrà una percentuale a pubblicazione avvenuta. Fortuna? Bé... sì, però ci ho creduto per anni e anni, senza mollare, nonostante le delusioni. Adesso aspetto la pubblicazione incrociando le dita (per scaramanzia non dico né l'editore né il mese... solo Angolo Nero sa tutto...) e nel frattempo procedo con il secondo.
Resistere... resistere... resistere... senza cedere alla tentazione delle pubblicazoni a pagamento.
Trovo giusta l'osservazione di U. Quante agenzie letterarie italiane fanno davvero dello scouting, e non solo per gli autori di casa nostra? Eppure, a forza di scavare, della roba buona salta fuori.
Riporto una piccola esperienza personale. Anni fa, su una mailing list americana dedicata all'hard boiled, alla quale ero iscritto da anni, ho conosciuto un tizio statunitense che si era prodotto e pubblicato un romanzo e ne raccontava trama e stile. Mi sembrava interessante, l'ho acquistato (si trattava di un print on demand, ripeto, non di un editore a pagamento) e, in effetti, era davvero notevole. L'ho suggerito a un editore italiano di mia conoscenza (Meridiano Zero, in questo caso) che l'ha fatto tradurre e l'ha pubblicato. Insomma, il libro è uscito prima in Italia che negli Stati Uniti, dove un editore vero l'ha acquistato solo sulla scorta dell'edizione italiana. Da quel giorno l'autore, Dave Zeltserman, ha fatto una discreta carriera, scrivendo e pubblicando parecchi altri libri per editori di rilievo. E tutto è nato dalla mia casuale lettura di un messaggio su una mailing list.
Questo, comunque, non significa che l'autoproduzione risolva tutti i problemi. Lo stesso Zeltserman racconta che girare per le case editrici USA con un libro autoprodotto significa farsi guardare come una cacca di cane. E' proprio qui, come dice bene U., che dovrebbero entrare in gioco le agenzie letterarie. Nella gran parte dei casi non lo fanno, a meno che l'aspirante scrittore non sia presentato da qualcuno già noto o sia un personaggio pubblico per tutt'altri motivi (attore, calciatore, cubista, grandefratellista eccetera).
A me pare che il numero degli editori a pagamento aumenti in relazione al numero degli aspiranti scrittori che vogliono vedere pubblicato ciò che scrivono (e mi sembra una legittima aspirazione). Non potendo le normali case editrici smaltire il tutto (bello o brutto che sia) ecco apparire case editrici un pò meno "normali"...:)
Posso aggiungere che se da noi le agenzie letterarie avessero quella funzione di scouting che hanno altrove il fenomeno degli editori a pagamento avrebbe, forse, una diffusione minore?
Non era riferito al pagamento o meno. Altre considerazioni. E poi io non farei mai la spia. :-(
Enzo, puoi sempre chiedere ai ragazzi del sito una modifica. La lista è soggetta a variazioni, purché supportate da prove :)
Non hanno motivo di esistere nemmeno alcuni editori che nella famigerata lista occupano la zona mista o free. Eppure...
Volevo solo dire che se uno si vuol far pubblicare un libro a pagamento (e quando tira fuori i soldi ne è cosciente per forza) sono cavoletti suoi. Con tutto quello che combinano i "nostri" politici questa mi pare quasi un'azione da santa Maria Goretti...:) (si fa per dire)
D'altra parte ognuno ha i suoi gusti. "Come godo!" diceva un tizio che si martellava le palle sopra un incudine.
A volte c'è manipolazione, a volte no. Ho sentito diverse storie in proposito. La manipolazione può consistere anche solo nel dire che "sì, ci piace moltissimo ciò che hai scritto, vogliamo farti un contratto" e poi partire con le note dolenti. Oppure nel farti credere che è normale, fanno tutti così. Oppure nel chiedere soldi per l'editing (che invece non viene fatto). E così via.
Credo che una sorta di "allisciamento" dell'autore ci sia sempre. In questo senso viene manipolato.
Non c'è nulla di illecito, apparentemente. In realtà mi sorge il dubbio che il vero gabbato sia il lettore. Tra editore e autore c'è una sorta di accordo tacito: l'autore paga e l'editore ci mette il suo logo, lasciando intendere di aver creduto in quell'opera.
Chi rimane veramente fregato è il lettore, che paga 10, 15 euro per leggere il manoscritto dell'amico (spesso pubblicato con refusi e tutto).
Ma la linea di demarcazione non è così netta. Al momento per esempio ho per le mani un caso dubbio, non so esattamente in quale tipologia ricada chi mi ha proposto un certo libro, sto riflettendo...
Scusa Alessandra, solo per capire. Ma questi editori a pagamento lo dichiarano apertamente o cercano, come dire, di "manipolare" in qualche modo l'autore? Perchè, voglio dire, se tutto è corretto nei rapporti non vedo dove sta il problema se non in una "cosa" che a me francamente non piace (mi fa pure un pò impressione) ma che mi pare lecita. O no?
alle 20:26
AngoloNero
Un abbraccio particolare, Ida :)