Il blog del mistero
Il convegno Roma Noir 2010 si è svolto ieri nell'aula Odeion della facoltà di Lettere della Sapienza, a Roma. Della mattinata so poco e nulla, se non che si è parlato della New Italian Epic (credo in termini non esaltanti).
Segnalo la presenza di Giulio Leoni, Patrizia Pesaresi, Nicola Verde, Biagio Proietti.
Il pomeriggio di Roma Noir si è aperto con Saverio Simonelli che presenta un minidocumentario. Si parla dell'arte di intervistare gli scrittori cercando di far emergere aspetti interessanti. L'intervista trasmessa è articolata su tre domande. 1. In che nebulosa ti muovi quando scrivi? 2. Raccontaci una delle tue storie. 3. Progetti per il futuro.
Hanno risposto Gianrico Carofiglio, Alessandro Perissinotto, Marcello Fois e Lello Gurrado.
L'incontro successivo, moderato da Elisabetta Mondello, si apre commentando la bipartizione individuata da Alessandro Perissinotto nel video: letteratura poliziesca di impegno e letteratura poliziesca d'evasione prenderanno direzioni sempre più divergenti e non è facile capire dove andrà il favore del pubblico.
Intervengono Franco Limardi, Luca Poldelmengo, Alda Teodorani, Diana Lama e Maurizio Testa.
Tema di discussione: il futuro del romanzo poliziesco.
Franco Limardi: Da stamattina mi chiedo - come altre volte - come mai continuo a non capirci niente. Continuo a ritenere valida la distinzione tra libri buoni e libri cattivi. Altrettanto reale è il fatto che esiste una letteratura di evasione e una di impegno, ma forse c'è anche una letteratura intermedia che mette insieme testo di impegno e divertimento per il lettore. E questi testi hanno anche l'obiettivo di tener viva la (scarsa) memoria nel nostro Paese.
Diana Lama è una scrittrice non interessata a raccontare lo sfondo politico, pur muovendosi in contesti di realtà: Quando racconto una storia mi interessa il movente dell'assassino e soprattutto della vittima. Mi interessa capire cosa possa aver fatto la vittima per arrivare a suscitare nel colpevole una pulsione omicida. Lo sfondo intorno mi interessa in quanto "giustificante".
Ho iniziato a leggere gialli di nascosto a 8 anni. Grazie ai Gialli Mondadori ho potuto amare i più grandi autori, che ora escono prima in hard cover, nel Giallo arrivano casomai come ristampa.
Per me esiste solo la narrativa di genere come ombrello, e io la considero di intrattenimento. Io leggo perché mi piace. Se poi voglio approfondire mi informo. Ma leggere è per puro diletto.
Luca Poldelmengo: sceneggiatore e scrittore esordiente. Uso un linguaggio cinematografico per scelta e perché più vicino a quanto già sapevo fare.
Alda Teodorani: Io ho scelto il neo-noir, ho scelto di raccontare il punto di vista "dalla parte di Caino". Il NIE mi dà soprattutto la sensazione di nascere come categoria a priori e solo dopo sono arrivati i contenuti (mentre il percorso logico dovrebbe essere al contrario). Non sono capace di inquadrare socialmente il noir. Per me è dark, è il canto nero dell'anima. Di chi il noir ce l'ha dentro, nella sua esistenza. Non c'è niente che sia attuale come i moti dell'anima, della nostra sofferenza. La scelta della piccola editoria è valida perché il piccolo editore ti segue e ti lascia crescere.
Maurizio Testa: Interviene nella duplice veste di scrittore e di giornalista-critico: Come scrittore, devo dire due parole su Gregory K. Garrison, il mio pseudonimo. Ho iniziato a scrivere a puntate su Internet. Il romanzo rimase lì per un po' e lo firmai con uno pseudonimo perché allora ero il direttore editoriale del sito. Poi entrai in contatto con un editore e lì nacque l'idea di pubblicarlo. A quel punto rimase lo pseudonimo. Come giornalista: nella stesura del DAG (il Dizionario Atipico del Giallo) ci confrontiamo sia con gli scrittori che con gli editori, quindi ci muoviamo tra letteratura e mercato. Se partiamo da una definizione classica, "Il noir è una storia che comincia male e finisce peggio", bisogna riconoscere che non sempre ciò che viene proposto come noir lo è. All'inizio la gente ci è cascata, adesso un po' meno. I generi senz'altro esistono e qualcuno è facilmente identificabile, come i legal thriller, i medical thriller...
Oggi il romanzo classico giallo è un po' superato in letteratura. Il genere è stato ridotto a struttura per raccontare altro (la società, la storia...). Il numero di lettori e scrittori è aumentato forse anche perché il giallo è un po' meno giallo di prima.
La professoressa Mondello chiede quindi qualche indicazione per gli studenti su come organizzare la stesura di un romanzo.
Franco Limardi: Le indicazioni sulla scrittura sono molto personali, ognuno ha le sue modalità.
Diana Lama: Io inizio dalla voglia di uccidere. Poi man mano si crea una struttura. Come una cipolla. Nel momento in cui accendo il computer e inizio a scrivere, in realtà la storia è già pronta. Nei momenti di stasi mi prendo una pausa, anche perché penso che se mi sto annoiando a scrivere si annoierà anche il lettore a leggere.
Elisabetta Mondello: anche Cappi raccontò di iniziare dalla voglia di uccidere.
Luca Poldelmengo: Non faccio schede quando scrivo. Per il primo romanzo, ho iniziato da un'immagine, ho riflettuto e ho iniziato a scrivere solo quando ho sentito il bisogno di dare un ordine alle cose. Invece il secondo romanzo è nato dalla rabbia per una vicenda di cronaca che ho seguito, l'ho scritto sperando di dare un piccolo contributo perché le cose non risuccedano.
Alda Teodorani: Non faccio schede. Di solito penso a persone che conosco e prendi loro a riferimento per le descrizioni fisiche e caratteriali, poi ala fine cambio i nomi per non renderli riconoscibili.
Maurizio Testa: Non ho mai scritto un noir-noir. I libri che ho scritto nascono da un'idea forte. Poi scrivo e riscrivo, ma questa operazione non sempre è soddisfacente: alla fine il romanzo mi sembra meno spontaneo e immediato di come era all'inizio.
Fabio: non sai quanto ti ho pensato :)
Enzo: no. Si suppone che chi scrive professionalmente non lo faccia solo per "urgenza", ma anche perché è strutturato, attrezzato per farlo e sa in che contesto si muove. Non una scelta di pancia, ma un'adeguata riflessione.
In verità io avrei tolto anche la terza ma ormai è una mia fissazione...:)
Alla domanda numero 1 avrei risposto prendendo a calci chi la stesse ponendo. Chiunque fosse. Ma scrivere e/o leggere, senza troppe menate, è così impossibile?
alle 23:49
Enzo Chiarini
Mi destrutturo in cantina. Tra un se e un ma. Scoprendo cosa vorrò fare da grande. Sarà che son ruspante.