Il blog del mistero
Difficile immaginare un modo migliore per iniziare l'anno: Alan D. Altieri è un guru, è l'uomo che sta dietro Il Giallo Mondadori, Segretissimo, Urania, Epix e parte delle pubblicazioni da libreria di Mondadori, oltre a essere, lui stesso, uno dei più prolifici autori nostrani. Sceneggiatore, scrittore, traduttore: in una parola, narratore. Come dire: le migliori braccia che la letteratura ha strappato all'ingegneria...
AB - Come e perché Sergio è diventato Alan D.? E soprattutto, cosa significa la D.?
ADA - Correva l'A.D. 1981 e – assieme al mio primo editore: il grande Andrea Dall'Oglio – stavamo preparando la copertina di Città Oscura, il mio primissimo romanzo. Ci venne l'idea di creare una sorta di "caso" italo-americano (il libro si svolge tutto in una Los Angeles da girone dantesco) e pensammo a uno pseudonimo a metà. Per ragioni di composizione grafica, "Alan" parve suonare bene. Quanto alla "D", bene, la D è autentica: Diego. Da quei giorni, Alan D. è rimasto con me. Una sorta di trademark?
AB - Hai una preferenza per qualcuno dei tuoi libri o dei tuoi personaggi?
ADA - Un mio attento lettore ha rilevato che i miei protagonisti sono – nella sostanza – sempre lo stesso protagonista. Non ha affatto torto: nomi diversi, epoche diverse, situazioni diverse ma il protagonista che chiamo ad affrontarle ha delle caratteristiche di riferimento: solitudine, contraddizione, etica, capacità di sopravvivere. È come se il "bastone del testimone" del conflitto passasse da un protagonista all'altro.
Il Solomon Newton di Città Oscura non è poi troppo dissimile dal Russell Kane della serie Sniper che non è a sua volta troppo dissimile dal David Stark di Kondor e di Ultima Luce. Ciò premesso, ed evitando il concetto di "preferenza", il libro a cui sono più legato è certamente la trilogia di Magdeburg, soprattutto per la sfida narrativa che ha rappresentato. In un'altra direzione, Kondor – concepito nel 1987 in forma di sceneggiatura, scritto nel 1997 in forma di romanzo – rimane tuttora un testo fin troppo attuale.
AB - Credo che un aspetto di grosso interesse per i lettori sia il fatto che da qualche anno curi le collane Mondadori di giallo, spionaggio & affini. Da questo osservatorio privilegiato, che idea ti sei fatto dello stato dell'arte in Italia?
ADA - In Italia stiamo andando alla grande. Tanti ottimi autori, tanti validi stili, grande varietà tematica in tutti, eccoci di nuovo, i generi. Oltre ai solidi professionisti, ci sono almeno due nuove generazioni di autori – diciamo i trentenni e i quarantenni – in pieno sviluppo.
I due fronti più variegati ed effervescenti sono il thriller e la fantascienza. Quanto alla spy-story, non esito a dire che gli autori italiani – da Di Marino a Nerozzi, da Cappi a Narciso, da Forte a Salvatori – sono i migliori in senso assoluto. Sottolineo: assoluto.
Ritengo che Valerio Evangelisti e Giuseppe Genna siano due autentici fuoriclasse. Da Evangelisti è in arrivo una nuova saga sui pirati dei Caraibi, di Genna è uscito Le Teste (Mondadori, Strade Blu), un thriller al napalm con il ritorno del personaggio di Guido Lopez.
Ma non perdiamo affatto di vista Simone Sarasso, Patrick Fogli, Barbara Baraldi, Zarini & Novelli: e questi autori sono certamente il futuro.
(continua sul Dizionario Atipico del Giallo 2010)
(La foto in alto è presa dalla rete, in particolare da qua)
L'Angolo Nero | Promote Your Page Too
Io continuo a leggere sia per scelta, perché non riesco a farne a meno, sia perché ho un blog di informazione che si occupa proprio di questo genere di libri. E informare senza conoscere sarebbe poco corretto, anche se teoricamente potrei farlo, mi basterebbe limitarmi alle segnalazioni delle nuove uscite.
Ma se - come diversi di voi auspicano - tutti gli scrittori si prendessero un anno sabbatico, avrei comunque un consistente arretrato da smaltire :)
Angelo Benuzzi, il tuo intervento merita una risposta. Ti diro', che di quello che dici, condivido molto, ma alcune cose vorrei sottolienarle. Tu sostieni che i generi esistono per una questione di marketing: vero parzialmente. E' altrettanto vero che un lettore potrebbe benissimo scremare una offerta oramai inflazionata: invece di correre in modo indefesso in libreria ad acquistare l'ennesimo copia e incolla ( i generi si sono ridotti a questo) potrebbe chiedersi : cosa mi stanno proponendo in questo genere? Invece succede oramai molto raramente. C'e' da riflettere su questo, perche' tale responsabilita' e anche nostra, di noi lettori. Ma lo siamo ancor nel vero senso della parola? O consumiamo scritti e romanzi di coloro che non avendo niente da dire si buttano su un genere cavalcando l'onda? Ti ricordi il Faletti trasformista? prima cabaret, poi comico, poi tv, poi Sanremo Minchia signor Tenente, infine letterato! e guarda caso, thriller pomposamente presentato!
C'e' da chiedersi perche' nove autori su dieci all'esordio si lanciano in certi settori: perche'?
Narrativa e letteratura: trovo giusto il tuo distinguo, ma ti diro' di piu': anche la narrativa puo' benissimo essere intesa come letteratura. Anche libri di " genere" possono diventarlo. Il problema e' un altro e sullo spunto di questa discussione possiamo riassumerlo cosi': questo distinguo o questa possibilita' della narrativa, vengono inesorabilmente annullate da una " livellazione totale" verso il basso. C'e' sempre piu' offerta di " prendi due e paghi uno" e sempre piu' trascuratezza per lavori letterari o di narrativa curati, seri, sentiti che mai verranno pubblicati. Ammesso anche che questo faccia parte di una cultura totale oramai consolidata ( consumistica) chiediamoci quale sia il pericolo piu' grande: un totale annichilimento del sapere leggere. Se diamo a retta all'editoria in modo acritico, si disimpara a leggere. La sensibilita' del lettore si corrompe, si guasta. L'editoria di genere sta rendendo " orizzontale" la lettura nel senso che la livella ad un niente. Si legge tutto senza piu' pensare a cosa si legge. Nella letteratura, nella narrativa e persino nei generi ( noir, gialli e quello che vuoi) dovrebbe ,invece, rimanere vivo un aspetto verticale: ovvero la differenza tra un libro e un altro. La sua stesura, la sua scrittura, il suo stile, il suo messaggio, la sua visione, la sua sensibilita', il suo tramando. Invece, siamo nell'epoca del copia e incolla ( fotocopiare, questo e' il verbo! ) e questo avviene soprattutto nei " generi" di mercato. Abituarsi a questo tipo di " mercato" significa solo una cosa: essere disabituati ad avere una aspettativa piu' alta. E' come un pasticcere che all'inizio abitua il suo garzone ad assaggiare solo " meringa" e a fargli credere che lo zucchero grezzo e grossolano sia l'unico dolce. Noi sappiamo bene, che cosi' non e': e' nell'insieme , nella miscela che troviamo un " raffinamento" superiore.
La letteratura o la narrativa e il suo autore: e' una simbiosi di sentimento e di voce; e' passione che porta ad un sentiero vivido e sempre in esplorazione. Scrivere e' testimoniare una propria presenza che puo' essere anche quella del tuo lettore. Scrivere veramente, secondo me, non e' un rispondere ma un eterno domandare. E per molti generi, Angelo, il piu' delle volte non si risponde ne' si domanda un emerito nulla: proprio per questo, ha forse ragione il Fabio con il suo anno sabbatico: bisogna fermarsi e riflettere. Ma non solo gli scrittori, anche noi lettori dovremmo farlo: andiamo a pescare , piuttosto, per un anno. Cosi' facendo lasceremo cattive abitudini: i vizi. Leggere certe cose oggi, non e' piu' lettura, ma vizio, infatti!
Discussione interessante, a tratti un filo livorosa. Suggerisco di considerare le differenze tra letteratura e narrativa e il fatto che i generi esistono per esigenze di marketing e non per scelta dei lettori o degli autori.
Altieri in particolare è un professionista serio, sia come scrittore che come curatore. Questo non lo mette al di sopra delle critiche, né lo ascrive alle alte sfere della letteratura. Trovo comunque singolare partire dalla narrativa per criticarla in quanto non letteratura.
Grazie Alessandra, troppo gentile!
Ciao Pegasus, sai che ti seguo sempre? :)
Fabio, ci sono, solo sono impegnata in altre faccende... Sono nell'angolo, direi :)
Parlando di scacchi si potrebbe chiamare anche l'Angolo Francese, Scandinavo, Siciliano...
Alessandra dove ti sei infilata!
L'Angolo Russo... :-)
Caro Fabio, ci troveremo a parlare di libri o di scacchi sicuramente. La rete e' grande quanto una scacchiera e tu sai quanto sono infinite le possibilita' di quelle 64 caselle. Vuoi che non ne becchiamo una?
A presto.
Caro Sergio
spero che questo trovarti "assai meglio" in altri luoghi non dipenda da me (ma non credo) né da Alessandra che mi pare una ottima coordinatrice. I tuoi interventi, tra l'altro, condivisibili o meno, hanno dato luogo a concrete riflessioni e chiarificazioni. E poi un pò di "movimento" fa sempre bene.
Fabio intendo benissimo quello che dici. E sono anche d'accordo. Ci sono ottimi gialli, ottimi noir, e molte cose buone in molte collane. Ma c'e' anche parecchia fuffa ( 80 per cento) tanto che alcune pubblicazioni durano l'arco di una giornata. Dunque ribadisco: alcuni libri non li leggo e non mi piacciono. E' una sorta di autoimmunita' acquisita: a furia di sbattere la testa contro un palo, quando ne vedi uno che fai?
Vito: non so che tifosi tu potresti conoscere, io ne conosco altri. Comunque mi dai un'ottima idea: io e te, se vuoi, parliamo di libri ( anche noir) in sede privata dove - ti diro' - mi trovo assai meglio.
Sergio, faccio una precisazione a quello che ho appena pubblicato, perché non avevo ancora letto il tuo ultimo. Per conoscenza intendevo (credo valga anche per Alessandra) intendevo la loro opera. Immagino che quello che hai stimato del mio romanzo valga a prescindere dall'avermi conosciuto personalmente.
Intervengo un po’ più seriamente.1) Altieri come scrittore si può criticare (anche come responsabile editoriale, aggiungo) come succede per qualsiasi altro autore. Tempo fa su “Family Day” della Sperling and Kupfer, per esempio, feci fatica a terminare il suo lungo racconto che dà il titolo alla antologia tanto mi parve indigesto (secondo i miei gusti, si capisce).2) Vero dello sforna e getta attuale ed io stesso ironicamente l’ho messo perfino in evidenza in “La semplicissima arte del delitto” I e II sul blog del giallo Mondadori. Chi vuole può farci una capatina tra gli “Extra”.3) Così come ci sono “I Promessi Sposi” tra milionate di mediocrità, stessi capolavori in ambito giallistico (inteso in senso lato) e non è che manchi il rovello giusto linguistico-emozionale e la non profondità che teme il nostro Sergio in simili lavori. Talvolta vengono sollecitati e colpiti diversi sentimenti dell’animo con le conseguenti macerazioni e la riflessione sul senso della vita, la solitudine dell’uomo eccetera eccetera. Però bisogna cercarli (anche se con il lanternino).4) Una parte almeno della critica della Letteratura con la elle maiuscola si è resa conto dell’importanza e della vitalità di questo fenomeno giallistico. Lo stesso Vittorio Spinazzola, commentatore emerito dei più volte citati “Promessi Sposi”, tempo fa su “Tirature ‘07” dedicò ampio spazio a “Le avventure del giallo”, e Maria Immacolata Maciotti, insegnante nella Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università degli studi di Roma, La Sapienza, ha scritto il libro “Giallo e Dintorni”, Liguori 2006, in cui afferma che, riguardo a tali pubblicazioni, “sarebbe davvero riduttivo e fuorviante parlare di letteratura minore…”. Tutto sta, ripeto, a trovare il libro giusto. Anche nella collana del Giallo Mondadori...:-)
Sergio e Julia, non posso che dar ragione ad Alessandra, in merito alla questione della frequentazione di questo blog. Faccio un esempio (Sergio potrà certamente afferrarne il senso, ma credo anche Julia non avrà difficoltà): Io aborro il calcio, lo trovo uno sport malato e malefico, anzi, credo abbia perso (a parte nei campetti amatoriali) proprio il senso dello sport. Spesso al bar schernisco i miei amici che sono ancora rapiti da questa passione, ma mi guardo bene dall'andare dentro un club e fare gli stessi discorsi e non solo perché ne uscirei con tutte le ossa rotte (non in senso metaforico) ma perché non avrebbe senso, perché comunque, anche se non la condivido, rispetto la loro passione purché non vadano allo stadio con bastoni e sassi o striscioni razzisti e aberrazioni di questo tipo.
Come ho già avuto modo di dire, la democrazia è la possibilità di frequentare spazi anche inutili o futili o addirittura sbagliati (in senso filosofico e non giuridico), purché non lesivi per gli altri.
Per tornare al genere noir e le sue sottospecie, ai parenti e affini, nonché alle collane, pur non essendo appassionato (ora) di alcun genere in particolare, né affezionato ad alcuna collana, e ritenendo spessissimo arbitrarie le collocazioni (Manzoni noirista e vi sfido a provare il contrario) devo dire che grazie a loro, collane e generi, ho scoperto la passione per la lettura che la scuola aveva atrofizzato. Era il luglio del 1980 e il numero 850 o giù di lì di Segretissimo della Mondadori si trovava su uno stand girevole davanti all’edicola della stazione ferroviaria di Foggia, fu la copertina a colpirmi e il nome della serie che rievocava il fascino delle spie. Prima, non avevo mai letto, se non obbligato, qualcosa senza figure, ma in poco più di un anno ne seguirono un’altra cinquantina di segretissimo. Avevo scoperto la magia di vedere attraverso la lettura e così spontaneamente arrivarono Agatha Christie ed Ellery Queen ed altri. Verso la fine degli anni 80 un’altra collana da edicola, 100 pagine 1000, lire mi portò Cicerone e Seneca, ma anche E.A. Poe ed altri e mi rese un lettore onnivoro e mi spinse a mettere piede per la prima volta (senza costrizione) dentro una libreria che consideravo il santuario della cultura e del sapere (ho scoperto dopo che l’ignoranza sta dovunque, anche nei libri) mortalmente noioso, per scoprire che un vero e proprio luogo di divertimento, dove si annidano però anche degli imbroglioni. Devo alle collane e al genere quindi la scoperta che il libro non è uno strumento di tortura, come mi avevano fatto credere a scuola, ma una fonte di piacere. E’ un po’ come per il sesso dove tutto è permesso purché libero e consenziente e senza far troppo rumore per non disturbare gli altri. Condivido, Sergio e Julia, molte delle cose che dite, ma così poste lasciano il retrogusto del pregiudizio, anche se io per esperienza diretta so che non è così. Posso assicurarti che fra gli autori la media di chi scrive per pura passione è altissima e, come dice ancora una volta Alessandra, se li conosceste forse cambiereste idea su molti di loro. L’editoria, di genere e non, è più colpevole, ma, purtroppo, a parte i fetentoni che non mancano mai, anche quella intelluattualemnte onesta ha da far cassa, se no chiude e smette di pubblicare, insieme a tutto il resto, anche i capolavori.
Scusate, volevo cominciare con sarò breve... meno male mi sono astenuto.
Ma Angolo Nero su 28.000.000 di scrittori al mondo ( o quanti sono di tutti i generi possibili e immaginabili) 27.999.950 non li conoscero' mai in un dialogo diretto. E allora che faccio? Leggo i loro libri, osservo i loro lavori ( critica, redazione, cura collane ecc.ecc.) e non posso esprimere un giudizio o un parere? ma stiamo scherzando? Passato questo principio, si potrebbe dire che su qualsiasi cosa non dovrei esprimermi. Sulla musica, sull'arte, sul calcio, e su tutte quelle migliaia di discipline nelle quali i protagonisti rendono la loro opera pubblica. Una volta che e' pubblica, va da se', che si espongono ad un applauso o a un fischio. Perche' allora infine questo principio non dovrebbe valere anche al al contrario? un libro di un autore che non conosco direttamente mi piace un sacco ma non lo dico perche' non avendo un dialogo diretto con lui non posso sapere se tale dialogo sarebbe per me o per lui interessante. A me sembra una cosa paradossale, onestamente . Se si rincarnasse Flaubert in persona ( per evitare un riferimento al genere noir) e lo incontrassi personalmente in un dialogo diretto , rimarrei della stessa opinione sui suoi lavori: un realista decadente, una specie di sartoria della parola. Non cambierebbe nulla. La mia critica non e' rivolta ad personam, ma al suo Madame Bovary. Non si puo' nemmeno questo?
Sergio: anch'io ho fatto una scelta, che è chiaramente desumibile dal blog. Il blog non si chiama L'Angolo Russo, o L'Angolo dell'Ottocento, o L'Angolo Classico. Avrei potuto farlo, tecnicamente, ma non mi interessava farlo.
Per questo penso - spero - di trovare nei miei interlocutori lo stesso interesse.
Quanto al caso di Vito, so benissimo che ti sei appassionato al suo libro e a lui come autore, il che dimostra che il dialogo diretto è fonte di interesse, indipendentemente dal genere.
Ecco, lo stesso beneficio del dubbio potresti darlo anche a coloro che, per tua stessa ammissione, non conosci. Anche loro, in un confronto diretto, potrebbero risultare altrettanto interessanti, no?
Luca: siamo d'accordo, ci sono autori che sono ondivaghi, se ne è parlato anche qua. Ma oggi la discussione verte sulla validità (o meno) del genere in sé, sulla quale (spero) anche tu non hai dubbi :)
Julia: santo cielo, ma perché alimentare questa polemica? Conoscere un genere non significa conoscere la letteratura (chi l'ha mai detto?), ma qua è stato sostenuto esattamente il contrario, e cioè che il genere tout court non è letteratura. Idea sulla quale non posso che dissentire.
Quanto al fatto che il blog sia riservato agli amanti del genere, mi sembra sia insita nei contenuti stessi. Io non seguirei un blog che tratta un argomento che non mi interessa.
Infine - ma questo lo dico a tutti, anche se a qualcuno più che agli altri - mi danno estremamente fastidio gli attacchi gratuiti. Io, dopo oltre 4 anni e 1150 post, ancora mi faccio seri scrupoli prima di parlare male di qualcuno, e vorrei che anche chi legge si facesse gli stessi scrupoli.
Luca Conti hai ragione, non discuto su questo, non potrei obiettare quello che dici in modo ragionevole.
Angolo nero: ti riassuno il mio pensiero cosi': alcuni scrittori , Moccia compreso, non li leggo e non mi piacciono. E se hai letto in modo non conflittuale quanto ho scritto non avrei nemmeno bisogno di spiegarti il perche'. Mi sembra evidente. Prendi il libro di Vito Bollettino. Lo cito perche' lo conosci, perche' e' un esempio concreto. Non mi sono permesso di dire non lo leggo e non mi piace. Ho fatto l'esatto contrario: l'ho ordinato, l'ho comprato , l'ho letto e mi sono fatto un giudizio su quello che mi e' piaciuto e non mi e' piaciuto. E l'ho detto. Perche' Vito si e un Moccia no? devo forse anche spiegarlo? Dai, non credo proprio. Molta dell'editoria moderna di oggi ( 80 per cento) non vale il tempo di leggerla. Alla prossima uscita di Moccia ti auguro buona lettura, nel frattempo mi leggo per l'ottava volta un Stendhal o un nuovo Vito. Almeno scelgo, io senza condizionamenti vari.
ClaudioL: Genna e il suo La grande madre rossa mi e' piaciuto molto. Una scritturra potente e direi invasiva. In altrilibri, invece, scricchiola, si compiace da solo anche se non a livello di un Baricco. Chandler? mi piace in toto. Ben venga in tutte le collane, ma e' un classico... del genere.
Dopo aver letto tutti i commenti mi e vi chiedo: davvero basta la conoscenza di un genere per dire cos'è letteratura?
Inutile dirvi che non condivido molti degli interventi ma, soprattutto, prendo le distanze dall'idea che, se non si ama questo genere, non si dovrebbe frequentare il blog.
Per quanto riguarda Altieri, trovo che la sua scrittura sia inflazionata e il suo lavoro particolarmente esaltato, ma è un fenomeno che avviene spessissimo qui in Italia, soprattutto tra gli scrittori che scalpitano per occupare un posto nel settore.
Infatti, c'è sempre da diffidare di chi fa l'elenco dei colleghi talentuosi, puzza di marketing da quattro soldi.
Ovviamente, questa è semplicemente la mia opinione.
Gran parte di quegli scrittori di noir (noir?) che oggi vorrebbe "sdoganarsi dal genere" è la stessa che qualche anno addietro ha fatto i salti mortali per infilarsi proprio in quel genere, e solo perché il mercato "tirava"...
Non mi vanto di essere un grande conoscitore del "genere"; ho la fortuna, infatti, di essere un semplice lettore e di seguire i miei gusti e i libri che mi provocano emozioni. Tuttavia qualcosa sul Giallo Mondadori la posso dire: si tratta di una collana storica, che, a partire dal 1929, ha pubblicato anche maestri del calibro di Stevenson, Chandler, Woolrich. Niente a che vedere con collane che nascono oggi e spariscono domani. Soltanto pochi mesi fa Segretissimo, la collana "sorella" del Giallo, ha ristampato "Grande madre rossa" di Giuseppe Genna. L'esordio letterario di Valerio Evangelisti avviene nel '94 in edicola con Urania. Chiunque conosca la politica editoriale di Altieri sa che è improntata sì alla sopravvivenza economica della collana (inevitabile), ma anche all'innovazione, al tentativo di battere nuove strade, a costo di sbattere contro il muro dell'omologazione ma soprattutto della diffidenza di chi ancora oggi snobba il "genere". Che sia giallo classico, polar, thriller, noir o persino post-noir (per chi è convinto che esista), "Giallo", per me, significa soprattutto una delle grandi tradizioni italiane, e sempre e comunque una collana da tenere d'occhio.
ClaudioL penso che dopo le schermaglie si possa parlare tranquillamente. Concedimi una cosa pero': non ho nessun pregiudizio nei confornti di nessun genere. Ho letto noir, gialli e thriller, credimi. Quando difendo un concetto, con questo non ho nessuna intenzione di denigrare tutto il resto: piuttosto ritengo ancora necessario porre dei distingui. Ti faccio un esempio che magari ti apparira' esagerato: nella letteratura sta capitando quello che e' accaduto con il sociale politico berlusconiano. Hanno omologato o stanno omologando un prodotto di consumo nel quale un individuo si deve per forza riconoscere. E' impopolare oggi dire no a certe cose: se lo fai, sei talmente isolato ed estraniato dal contesto che non vieni piu' riconosciuto o risulti del tutto inadeguato. Ti tolgono, insomma, il criterio di una scelta, di un gusto, di una predisposizione: tu consumi quello che il mercato ti offre e ti fa credere che quel prodotto sia l'unico cnsumabile. Cosi' nei libri: sembra che quest'epoca letteraria possa esprimere solo quello che esprime e non altrimenti. L" altro" cade in una sorta di oblio. E' quasi territoriale questa battaglia: dovunque ti giri ( riviste, tv, librerie, ecc.ecc) ti ritrovi circondato da un prodotto imposto. Ora non e' solo un fatto di autopromozione: in fondo Dickens scriveva sui giornali come Montanari su Confidenze o Pasolini su Oggi ( o qualcosa di simile). Bisogna vedere dietro cosa c'e'. C'e' qualcosa? c'e' un tramando? c'e' un significato o c'e' solo fumo? Io citavo Raul Montanari perche' dietro alla sua autopromozione ( Confidenziale) c'e' comunque un uomo di lettere o ad ogni modo quando parlava di letteratura sapeva bene quello che diceva E allora ci sta'anche l'autopromozione perche' fondata. I suoi libri mi possono piacere o meno maproprio questo dimostra che non ho nessun pregiudizio verso un genere o un altro: ho forti perplessita', invece , sulla sostanza di quello che si vuole promuovere. Lo sfruttamento di un genere da parte di tutti svaluta il genere stesso: lo preclude ad una apertura verso un orizzonte nuovo. Lo fissa nel cliche' del canovaccio e persino del linguaggio ( lo rende scorrevole) proprio perche' piu' consumabile. Rendendolo uguale a se stesso in ripetizione lo rende piu' maneggevole per il lettore. La mia opinione,invece, e' che la letteratura sia sempre in mutamento, in divenire: che coniughi il suo tempo e il suo tema ( che possono essere diversi) in una interpretazione o rivisitazione sempre nuova. Che sia dinamica, che offra nuovi spunti. Che sia diversa a se stessa o ri-visiti un'interpretazione Alcune collane fanno l'esatto contrario:fissano un genere di letteratura ( di qualsiasi tipo) in un modello ripetitivo per il quale un lettore non deve impegnarsi. Lo rendono ricettore acritico di una lettura non piu' propositiva, ma impositiva. E ci si abitua. Prendi ad esempio la vicenda post noir: io non amo le classificazioni , sono per i libri buoni o cattivi, ma rimane il fatto che se alcuni scrittori si vogliono sdoganare da un genere qualcosa pur vorra' dire. E' il rendersi conto che quel genere e' diventato un contenitore che non esprime piu' niente. Esprime solo la ripetitivita' da vendere. Uno scrittore, credo, abbia bisogno di mettersi in discussione: la sua scrittura, la sua narrazione, si modella fuori dai canoni soliti, sente la necessita' di allargare una visione: uscire da un genere significa in fondo chiedersi di piu', farsi altre domande. Un lettore dovrebbe essere grato di questo, perche' ha l'occasione di accompagnarsi su un sentiero che modellera' a sua volta il suo modo di leggere. Relazione, come dicevo prima. E io, Claudio, la vedo sempre meno tra gli scrittori di oggi: vedo invece un abbaglio per vendere per accecare, per sfruttare il momento. Da qui mille collane, mille serie che nascono oggi e spariscono domani. Per me non e' letteratura, questa ma e' una mia opinione. Per concludere: a volte preferisco dire di no a qualcosa. Probabilmente ci perdero' qualche occasione, non dico di no, ma sicuramente mi risparmiero' mille perdite di tempo.Potrei elencarti mille titoli presentati in un certo modo e che poi una volta letti ti lasciano davvero poco. Prendi le manciate di thriller americani e dimmi un po' tu...cosa ti rimane. Sperando di non esserti stato inopportuno anche stavolta , ho cercato in breve di spiegarti il mio punto di vista.
Ciao carissimo Vito: se mi mandi al confino spediscimi i tuoi nuovi racconti, li leggero' volentieri tra un Don Abbondio e l'altro. Magari il Trevigno s'innamora della Lucia. Pensa te, che figata sarebbe!
L'esempio di Raul Montanari è particolarmente efficace e illuminante, direi.
ops, ho scritto "spossi" perché suona meglio con promessi, è un mio personale meridionalismo.
Accidenti... chiedo scusa! Non volevo affatto dare l'impressione di essermi impermalosito... perché vedi, Sergio, è tutto il contrario! Non hai idea di quanto io trovi divertenti i tuoi interventi inopportuni e disinformati! Tra le parole chiave dei tuoi anatemi, trovo anche l'"autopromozione", cosa che Montanari, che citi, scrittore che leggo da anni e persona per il quale nutro una grandissima stima, fa regolarmente, con orgoglio e grande dignità (altro che slogan e mercatini). Inoltre, dopo il suo ultimo romanzo, ne ha pubblicato uno a puntate sulla rivista Confidenze. Solo per fare un esempio di chi, dalla letteratura "mainstream" al genere, è in grado di parlare a tipi diversi di pubblico. Grazie per i tuoi interventi! Se ti va di chiedermi il permesso di fare qualche cosa, fai pure: difficilmente te lo negherò.
Sergio, con simpatia, ti esorto a fare un bel respiro e a riflettere su quello che ti ha detto Angolo Nero. E poi, consentimelo perché sai come la penso sui generi, i promessi spossi è un noir a tutti gli effetti, morti, pestilenze, estorsioni, sequestri, intimidazioni, fughe e un finale drammatico, anzi tragico lo provano. Perciò, rassegnati, anche Manzoni è uno scrittore di genere.
P.S. Ti avverto, non ti arrabbiare con me, altrimenti ti faccio confinare nella tua baita in montagna per i prossimi 10 anni.
ClaudioL, so benissimo di cosa si parla in questo blog. Non sono qui' da ieri a causa della classifica Wilkio (forse a te interessano le classifiche, non so, a me no). Questo e' un blog in cui si parla di noir, thriller, gialli, ma non e' un club privee' dove ce la si canta e ce la si suona da soli. Io non ho mai avuto questa impressione, mancavi tu per farmelo notare. Va bene, vorra' dire che scriveremo in un salottino privato cercando di evitare di fare la voce fuori dal coro, dato che la tua deriva integralista e civile s'impermalosisce un pochettino. Io non ho detto che tutto un genere fa schifo, ho semplicemente rivendicato ancora la possibilita' di fare un confronto tra un tipo di letteratura e un altro: quella specificatamente consumistica che cerca di insorgere, come dici tu per altri motivi, in tutti gli ambienti editoriali, fino alle librerie invadendole. Devo chiederti il permesso? non si puo' piu' dire che tra un giallo a caso e un Manzoni sempre a caso probabilmente corre una differenza di significati? Non sto delegittimando alcune collane: se sono pubblicate vorra' ben dire che avranno il loro pubblico legittimato e desideroso di leggerle, ma si potra' ben sostenere che in un panorama generale letterario si puo' ancora fare un confronto? O anche questo arreca fastidio? Parli d'impreparazione della critica? ah, bella questa. E che mi dici allora di certo scrittori ( migliaia) che s'improvvisano tali dalla mattina alla sera? Che se gli chiedi di parlarti di quello che c'era soltanto il giorno prima di loro, non sanno nemmeno di cosa stai parlando? Ho conosciuto scrittori che mi hanno confessato di non avere mai letto un classico nella loro vita. Non ne conoscevano nemmeno i titoli. Vedo che sono preparatissimi un po' come un pianista che non sa nemmeno chi e' Mozart, una cosa cosi'. E' questa la preparazione? Ho interagito, invece con altri, di cui magari non mi piacciono i loro libri, ma che mi hanno dimostrato di essere seri, appassionati, preparati, che insomma si sono fatti il culo perche' credono a quello che fanno. E quando parlano di letteratura ci mettono il cuore, e non lo spottino pubblicitario, l'autopromozione, lo sloganetto da richiamo. E hanno qualcosa da insegnare. Se vuoi ti faccio nomi e cognomi, un Raul Montanari ad esempio con cui litigai spesso e volentieri, ma che quando parlava di letteratura e non di libricini in pila nel primo mercatino rionale, ti faceva capire che c'e' ancora una ENORME differenza in quello che si scrive oggi. Significati diversi, interazioni diverse, contenuti diversi, scritture diverse, passioni diverse. Tutto diverso. Uno che sapeva quello che diceva, attento nella lettura del testo, nel significato della traduzione, nella relazione che corre tra uno scritto e il suo lettore. Perche' la letteratura , quella fuori sincrono con la tua societa' ( tienitela), rimane innanzitutto relazione, al contrario con quella in voga oggi, onnivora di consumare lettori come fossero prodotti. Perche' il fenomeno si e' capovolto: non e' piu' il lettore che divora libri ma sono i libri che divorano un lettore passivo. E allora, sempre se permetti, le lezioni letterarie, preferisco prenderle da uno cosi' e non dall'ultimo arrivato che fino a ieri magari vendeva auto e oggi scrive i Promessi sposi moderni. Ti saluto.
Intervengo per dire che ho cancellato il commento di Adriano su sua richeista, e non per censurarlo.
Sergio (Rufo), onestamente, ti farei notare che venire a dire proprio su questo blog che la letteratura di genere in generale non è letteratura è inopportuno, visto che qua si parla quasi esclusivamente di questo.
Siamo sempre lì, può piacere o non piacere, ma io do per scontato che il blog sia seguito da quelli a cui il genere piace, e magari vogliono discutere di un particolare libro più o meno meritevole.
Ma se partiamo dall'assunto che a te il genere (ricomprendendo tutto, dal Giallo Mondadori a Larsson ai vampiri) non piace e a me sì, non so quale punto di incontro potremo trovare.
E comunque, ehm, io almeno i libri li leggo, prima di parlarne... Tutti, incluso Tre metri sopra il cielo, fosse anche solo per criticarli, perché voglio essere certa di quello che dico. (Ricordo solo pochissime eccezioni necessitate, tipo l'ultimo Dan Brown).
Un saluto a tutti, fate i bravi!
Non posso che condividere gli interventi di Umberto e Adriano. Aggiungo: sono scrittori e i lettori che stanno delegittimando quella parte di critica accademica, incivile, fuori sincrono con la società, con i tempi, in sostanza impreparata, che ora cerca di insorgere con commenti vuoti e provocatori sui blog letterari.
Potremmo stare qui anni a parlar edi cosa è o meno letteratura... opinioni e sì, ripsettabli, ma non sempre condivisibili. Come ha già detto qualcuno la letteratura si è evoluta (e a mio avviso in meglio) poi con un autore come Altieri in MOLTO MEGLIO, ha saputo creare un modo nuovo di raccontare, di tenere la tensione per centinaia di pagine. di costruire storie che, anche stando sopra le righe, sanno essere credibili.
il grande Manzoni ha usato, con una buona dose di ironia, l'occupazione spagnola per parlarci del dominio austriaco.
Altieri sconcerta il lettore, lo tira in un girone di azione e violenza per parlarci... non facciamo spoiler gratuiti, chi ha voglia legga, chi non ce l'ha legga altro, ma vi prego parliamodi giò che abbiamo letto e teniamocii pregiudizi (giudizi dati senza conoscere) per noi.
Questi interventi pieni di livore e intento provocatorio rivelano quanto sia goffa questa nuova deriva integralista della letteratura "alta". Il succo del discorso ("il giallo è tutto spazzatura, non come I promessi sposi") conduce a un paragone dal risultato scontato: dobbiamo ancora trovare un romanzo che vinca il confronto con il grande Manzoni. Divertente l'epitaffio iniziale nel commento n.8 riguardo all'Angolo nero; chiunque conosca questo blog sa che si è occupato di gialli fin dal primissimo post. Nessuna sorpresa, quindi, se spazio viene dato a un grandissimo editor del genere. Ma questo non vale per chi capita per caso da queste parti, probabilmente spinto da un link della classifica Wikio trovato sul blog della Lipperini, su cui questa discussione ha avuto inizio, proprio da un commento del Cortellessa, che sì, conosciamo tutti, e non è necessario specificarne la professione tra parentesi. Parlarne qui e ora è inutile: per dialogare sulla letteratura occorre liberarsi dei pregiudizi e, per lo meno, aver letto qualcosa di più dei testi scolastici.
Si e' evoluto in peggio, Angolo Nero: piu' che altro si e' devoluto, involuto, imploso in se stesso...
Cristiano sono d'accordo con te: al di la' del discorso Altieri e delle sue collane che rimangono - comunque - consumo veloce, ( non so lui come autore...) ti do' ragione sulle pile dei libri in libreria o di quelle vetrine tappezzate da titoli - quelli si' - blasfemi. Ed e' questo il punto della discussione: a furia di propagandare il tutto e di piu' si e' finito per spacciare ( questo e' il termine giusto) ogni baggianata scritta ( di tutti i generi e sottogeneri) come qualcosa di valido, di contenutistico. La riprova di quello che dico e' che in moltissimi generi o per moltissimi autori, una volta che hai letto un libro li hai letti tutti. Questo a casa mia si chiama omologazione uniforme: fatti con lo stampino, come in una catena di montaggio, che niente ha a che vedere con la letteratura o con la scrittura. Entrando oggi in una qualsiasi libreria, c'e' da farsi il segno della croce: prova a chiedere un autore un poco fuori dai circuiti generali ma valido, e vedrai quell'incauto commesso ( povero cristo, vittima pure lui) se ti risponde al volo: al limite si chiedera' cosa gli stai chiedendo. E questo cosa dimostra? dimostra di come la cosidetta letteratura di oggi sia una mistificazione delle piu' grandi: soltanto un prodotto da consumare il piu' velocemente possibile spacciato per altro.
Ah, Angolo Nero, quanti sono i Gialli Monadori? 2500? 3000? tranne pochi grandi finiti quasi per caso in quella collana ( e poi comunque pubblicati anche in altre serie) pescane uno a caso e dimmi se tra 170 anni lo leggera' qualcuno. Io ti dico di no, tranne il caso che tra un secolo e mezzo si sara' disimparato completamente di leggere. Siamo a buon punto, tutto sommato. Leggiti la classifica dei libri piu' venduti in italia e fattene una ragione a meno che un Larsson o quella dei vampiretti siano oggi intesi e capiti come un Kafka, un altro a caso, se non ti va' il Manzoni. Se vuoi, ad ogni modo, ne parliamo.
Non voglio entrare nel merito che cosa sia Letteratura o meno che gli ultimi cinque minuti di vita (lo dico sempre ma poi continuo miracolosamente a vivere) li voglio passare con la testa leggera, ma Altieri uno lo può criticare tranquillamente senza problemi. Sulle famose pile dei libri sono d'accordo con Cristiano. Per questo continuo imperterrito a sostenere l'anno sabbatico.
Cristiano, grazie per la foto (spero che il link sia sufficiente, anche se non ti ho avvisato prima).
Sergio: l'idea che il Giallo Mondadori, solo perché costa poco ed è venduto in edicola, non sia "letteratura" è a dir poco blasfema. In 80 anni il Giallo ha pubblicato i più grandi nomi del genere, da Agatha Christie in poi. Se poi per te letteratura è solo Manzoni, beh, parliamone. Ma negli ultimo 170 anni il concetto si è un po' evoluto...
Salve, sono l' autore della foto che apre il servizio come si vede dalla scritta in basso a sx:-)
Ho avuto la fortuna di conoscere Altieri dopo avere letto i suoi libri e ritengo che nel panorama attuale della letteratura italiana sia una persona seria e coscienziosa, nonchè un autore di riferimento nel suo genere. Mi sembra strano discutere di un autore come lui e non imprecare a fronte delle pile di (best sellers) accatastate in libreria (sic..) dopo una promozione televisiva scandalosa riservata ai soliti noti, unica cosa che gli editori italiani propongono.
Angolo Nero continua il tuo giretto per saldi, intanto non succede niente, e' solo un gioco d'opinioni come dice Massimo. Altieri e' sicuramente un lavoratore onesto e affidabile, che e' cosa diversa diversissima dal fare letteratura. Tutto qui. Migliaia di scrittori lo sono senza fare letteratura: diciamo che fanno intrattenimento.
Massimo definire cos'e' la letteratura e' surreale proprio perche' tutta la scrittura e' definita in questo modo. Lo e' talmente tanto che i Gialli Mondadori non sono nemmeno distribuiti in libreria ma si vendono in edicola o per abbonamento settimanale: un motivo ci sara' o no per una letteratura dal consumo veloce? Fa parte di una idea culturale moderna come ben dice Cortellessa ( critico) : accettare tutto, inglobare tutto, dire si a tutto senza piu' nemmeno un distinguo. Ed allora eccoci a definire qualsiasi cosa pubblicata come letteratura. Va da se - che allora - si potrebbe dire che Moccia e' letteratura senza che nessuno obbietti niente. Invece no: se permetti , nel nostro gioco d'opinioni, tra un Moccia e un Manzoni ( il primo a caso) io vedo ancora qualche differenza per me talmente evidente da non meritare nemmeno di essere spiegata. Se uno non ci arriva da solo continui pure a leggere liberamente Moccia o un Giallo Mondadori convinto di leggere chissa' cosa, ma almeno abbia la compiacenza di non indignarsi troppo se qualcuno d'altro sostiene il contrario. Sai come si dice? a furia di seguire una corrente si finisce in una fogna. Quello che sta capitando nella " letteratura" surreale. Tanti saluti.
Ehi, ma non vi posso lasciare soli un attimo, nemmeno per andare a fare un giro per saldi...
Sergio, Alan Altieri è un grandissimo e onestissimo lavoratore, professionista serio e rispettabile. Le sue scelte possono piacere o non piacere - d'altra parte è lui che se ne assume la responsabilità - ma a mio avviso finora ha fatto un ottimo lavoro. Tra l'altro è proprio lui il "baluardo" contro il fenomeno che tu denunci: che in questi generi ( sottogeneri forse?) si siano infiltrati a migliaia, a decine di migliaia a riprova che tutti possono fare letteratura, visto che è lui che opera la scrematura. Passare il vaglio di Altieri significa avere il bollino blu, è una garanzia anche per il lettore.
Massimo: grazie per l'intervento, intervieni poco ma bene :)
Rarissimamente intervengo da queste parti e sono istintivamente portato a rispettare le opinioni altrui ma criticare un Autore (si, con la A fottutamente maiuscola) come Altieri premettendo di non averlo mai letto è davvero singolare. Permettersi di farlo sulla base di una non meglio precisata intervista è comico. Pontificare su cosa sia o meno letteratura è poi qualcosa di surreale.
Ah, Altieri, mai letto nulla di lui. Forse c'e' qualcosa da leggere? Dopo la baggianata della New Epic Italian, tanto vale leggere Simona Ventura: anche lei e' nuova epica, in fondo. E poi si parla di letteratura? dai, per favore, la letteratura e' un altra cosa. O i Gialli Mondadori lo sono diventati per gioco di prestigio? Leggere di certi consigli di lettura, poi, e' quasi divertente: mi ricordo di un'intervista di Altieri dove si sosteneva il peggio dei peggi e dove , non contento, difendeva a spada tratta i generi. Del thriller specificatamente o del giallo o del noir. Peccato che in questi generi ( sottogeneri forse?) si siano infiltrati a migliaia, a decine di migliaia a riprova che tutti possono fare letteratura. E allora, stando cosi' le cose, devo dare ragione a quegli scrittori che anche se a loro discapito ( per la commerciabilita'), se ne vogliono uscire al piu' presto da questa ridda sabbatica noiristica, giallistica , maestosamente trilleristica. Gli riconosco un pizzico di coraggio.
alle 23:23
Fabio Lotti
No, no troppo comodo! L'anno sabbatico lottiano contempla l'abbandono degli arnesi da scrivere sostituiti dagli arnesi da lavoro: pale, picconi, seghe, martelli ecc...e poi tutti insieme a lavorare nei campi o, in sostituzione, quello che già sapete. Niente scrittura e niente lettura. Il programma preciso poi sarà bandito al momento opportuno.