Il blog del mistero
L'Angolo Nero intervista al telefono la coppia di scrittori più celebre del momento: Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril, autori (con lo pseudonimo di Lars Kepler) del discusso thriller L'ipnotista, appena pubblicato in Italia da Longanesi, best seller in Svezia, venduto a scatola chiusa in diversi Paesi europei.
I coniugi parlano entrambi un ottimo inglese, sono gentili e sembrano molto affiatati. Dopo le prime scontatissime battute ("Piacere, Alexandra", "Piacere, Alessandra", "Piacere, Alexander", "Piacere, Alessandra", "Oh che bel nome") passiamo alle domande serie:
AB - Come mai avete deciso di usare uno pseudonimo e da dove viene Lars Kepler?
Alexander - È successo che io e Alexandra abbiamo finito un romanzo - ciascuno con il suo nome - contemporaneamente. Quando hai terminato un romanzo ti prende una sorta di malinconia: vorresti continuare a scrivere, ma non sai cosa. Ti senti in astinenza, hai una sensazione di vuoto. Vorresti sentirti creativo. Così ci siamo guardati e ci siamo detti: perché non scriviamo qualcosa insieme?
Alexandra - Io e mio marito Alexander siamo entrambi autori di narrativa, pubblicati in Svezia. Volevamo scrivere qualcosa insieme, ma tutte le volte che abbiamo provato litigavamo, perché eravamo Alexander e Alexandra, sembrava che la voce dell'uno cercasse di soverchiare quella dell'altro. Così abbiamo scelto un genere che non fosse né il mio né il suo, e in questo modo siamo riusciti a essere due voci diverse su una pagina bianca, un nuovo autore. Lars è un tributo a Stieg Larsson, e Kepler è lo scienziato (Keplero). Ed ecco il nuovo scrittore. È stato molto liberatorio per noi essere un nuovo scrittore.
Abbiamo mandato il manoscritto agli editori sotto pseudonimo: volevamo che venisse giudicato in modo imparziale, in modo che chi leggeva non pensasse agli scrittori già noti Alexander e Alexandra. Volevamo che anche i lettori restassero all'oscuro dei nostri veri nomi, ma l'editore era molto negativo rispetto all'idea di uno pseudonimo, e la stampa ha iniziato a cercarci perché il libro era uscito ma non si poteva intervistare l'autore. Così hanno iniziato a cercarci. E una notte di agosto - eravamo nella nostra casa in campagna - hanno bussato alla porta: c'erano i giornalisti e i fotografi con i flash... Game over.
AB - Per entrambi questo è il primo tentativo nel genere thriller. Come mai questa scelta?
Alexandra - Io e Alexander guardiamo moltissimi film, almeno uno ogni sera, e ne discutiamo insieme - della trama, dei personaggi. Penso che la scelta del genere sia stata molto influenzata dal cinema. Siamo stati anche ispirati da Stieg Larsson, che ha innovato il genere.
AB - Leggendo il romanzo in traduzione, il lettore straniero "perde" molto in termini di lingua, di stile. Ma è poi così importante?
Alexander - No, in questo caso la trama è più importante dello stile.
Alexandra - A differenza di quanto accade per i nostri romanzi di narrativa, in cui abbiamo grande attenzione per la lingua e lo stile, penso che in un crime novel il linguaggio debba essere chiaro, che non debba frapporsi tra la trama e il lettore. Eravamo più interessati all'atmosfera e agli eventi che allo stile. 
AB - Sapendo che Alexander è uno scrittore di teatro, non è difficile notare che alcune scene - come quelle della terapia di gruppo - sono costruite come scene di un dramma, sembrano scritte per essere rappresentate su un palcoscenico. Mi sbaglio?
Alexander - Non ci avevo mai pensato ma sì, è possibile di sì.
AB - Come vi siete divisi il lavoro? Chi ha fatto cosa?
Alexandra - Scriviamo come un solo autore. Ogni mattina parliamo della trama, decidiamo cosa scrivere, ognuno siede al suo pc e inizia a scrivere. Poi ci scambiamo i pezzi via mail, e io continuo a scrivere il suo pezzo e lui il mio, fino a quando la scena è completa. Abbiamo lavorato in modo assolutamente paritario e organico, eravamo l'uno nelle frasi dell'altro.
AB - Penso che le nuove generazioni di scrittori svedesi debbano confrontarsi con antecedenti noti in tutto il mondo, come Maj Sjöwall e Per Wahlöö e Stieg Larsson. Si tratta più di un'eredità o di un fardello?
Alexandra - Bella domanda! Siccome io e Alexander siamo una coppia, il confronto con Sjöwall e Wahlöö è inevitabile... Loro sono una leggenda. Noi siamo cresciuti con i loro libri e certamente ne siamo stati influenzati. Ma siamo lontanissimi per modo di scrivere. I loro libri sono molto buoni ma sono anche molto legati al tempo in cui sono stati scritti. Sono indubbiamente un retaggio importante. A Stieg Larsson siamo molto debitori, lui ha reso i polizieschi svedesi celebri nel mondo, come nessun altro aveva fatto prima.
AB - L'ipnotista è incentrato su problematiche familiari "forti": il primo omicidio matura in ambiente familiare, i bambini sono abbandonati a sé stessi, Erik ha problemi con la moglie... È un problema molto sentito, quello della perdita del senso della famiglia?
Alexandra - Mi piace che tu l'abbia notato. La famiglia è anche una metafora della società, ci sono famiglie di ogni tipo nell'Ipnotista. Noi abbiamo scritto su ciò che temevamo di più. Abbiamo dei figli e cerchiamo di proteggerli, e ci sentiremmo impotenti e rabbiosi se accadesse loro qualcosa.
AB - Ok, ora un paio di curiosità. La prima: ho saputo che in una versione iniziale il libro terminava con un'orsa...
Alexandra - Sì! Incredibile, come hai fatto a saperlo? Inizialmente sì, avevamo pensato a un'orsa che si inferociva per proteggere i cuccioli. Ma abbiamo cambiato il finale e abbiamo introdotto il tema dell'acqua perché ci fosse una connessione con le sedute di Erik, quando induce l'ipnosi nei suoi pazienti e nel frattempo immagina di immergersi. Abbiamo pensato che fosse più elegante, e più coerente con quanto accade prima.
AB - Alcuni lettori italiani hanno trovato irreale che, in un momento cruciale di un inseguimento al cimitero, nottetempo, l'investigatore si scontra con un'anziana signora che era andata a portare una candela sulla tomba di Ingrid Bergman. In Italia questa scena non è realistica perché i cimiteri la sera sono chiusi... Innanzitutto, mi confermi che a Stoccolma, come nei paesi anglosassoni, i cimiteri sono aperti anche di notte?
Alexandra - Sì, certamente! In Svezia la gente va al cimitero anche la sera, ed è comune che accendano candele. Siamo in un paese molto buio...
AB - E mi confermi che ci sono persone che ancora visitano la tomba di Ingrid Bergman?
Alexandra - Sì, certo. Non l'abbiamo affatto dimenticata.
AB - Rivedremo i protagonisti dell'Ipnotista?
Alexander - Forse Joona ed Erik si incontreranno ancora, nel corso di un'indagine. Chissà... Abbiamo terminato il secondo libro - ne abbiamo in progetto otto - con il detective Joona Linna, e i diritti cinematografici sono già stati acquistati...
Alexandra - Siamo stupiti anche noi di questo successo. Ora non rimane che scriverli... Ma abbiamo molte idee, è stato piacevole scrivere questo romanzo insieme, è una cosa fantastica, un nuovo capitolo della nostra vita.
(La foto dei coniugi Ahndoril è tratta da qua).
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Fabio: vabbè, succede :)
Vito: vero. In effetti io ho sempre l'interrogativo della resa linguistica, per cui concedo (quasi) sempre il beneficio del dubbio, in questi casi.
Grazie, Ale (complimenti per la tua "potenza linguistico-manipolativa) e Liz, per le vostre risposta. Le trovo convincenti. Io condivido in pieno l'opinione dei due autori in proposito.
Mi piace, però, notare che se un "sacrificio" di stile (per scelta o per caso che sia) viene dall'estero siamo un po' più tolleranti.
Accidenti a loro!...:)
Per l'intervista al traduttore: mi hanno preceduta, su Booksblog
Grande Enzone! (in tutti i sensi)
bellissima intervista ma a me la vecchia nn cala :D
Non so cosa dire. Il responsabile del blog mi aveva avvisato che sarebbe andata in cantiere una superba vita mediocre...Sarà per domani.
Fabio: io sul blog del Giallo sono passata, ma l'ultimo aggiornamento è del 30 dicembre...
Liz: proverò a sentire il traduttore, hai ragione.
Saue: grazie, ma sono stati bravi loro a rispondere :)
bel pezzo!brava!
Letto. E concordo con la tua interpretazione. Conoscendo la scrittura di entrambi ritengo impossibile che non ci sia stato un preciso atto di volontà nell'uniformare e rendere chiara ma trasparente la lingua, per dare risalto alla storia. (potrebbe essere anche una scelta di traduzione, e su questo sarebbe bello sentire il responsabile.)
buona giornata
Liz
Sulla prima hanno risposto entrambi allo stesso modo, separatamente. E tu mi insegni che se, durante un interrogatorio, due concordano sulla stessa versione, è perché si sono messi d'accordo prima :)
La domanda sullo stile ha avuto esattamente la risposta che mi aspettavo (e in realtà era posta in modo da avere esattamente quella risposta - non sottovalutare la potenza linguistico-manipolativa dell'intervistatrice :)). Ed era scontata per due motivi:
- in traduzione si perde - quasi necessariamente - la gran parte delle accortezze linguistiche (assonanze, suggestioni) che si possono ricavare dalla scrittura originale;
- entrambi sono scrittori impegnati di buon livello e sono certa che nelle opere di narrativa ognuno dei due abbia uno stile ben definito: ma dal momento che hanno scritto come se fossero una "terza" persona doveva esserci stata una variazione di qualche tipo.
Infine, è anche una mia opinione che L'ipnotista brilli più per la trama che per lo stile, ma mi è piaciuta la risposta di Alexandra che parla di scrittura clear as water, che non si frappone tra il lettore e la trama. Mi dà l'idea di una scelta volontaria fatta da due professionisti dello scrivere, non di una casualità.
Complimenti, Ale, un'intervista davvero interessante. Simpatica coincidenza, potevate formare il club degli Alessandri. Mi sono piaciute le domande e, in linea di massima, le risposte anche se la prima mi sembrava un tantino fasulla. Mi piacerebbe, però, sapere qual è stata la tua istintiva considerazione delle risposte: " No, in questo caso la trama è più importante dello stile", "...Eravamo più interessati all'atmosfera e agli eventi che allo stile".
Acc...le donne!
Bella intervista. Tra l'altro senza la fatidica domanda...Mi ha fatto venire voglia di acquistare il libro.
P.S. Domani fai un salto nel blog del giallo Mondadori...
alle 16:21
marta
Bravo, bella intervista...domande intelligenti e se posso dirlo, risposte soddisfacenti. Mi piacciono...ho appena finito il libro e aspetto in trepidazione gli altri sette...^___^