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Natale calibro 12: il racconto delle feste di Paolo Gardinali

Venerdì 18 Dicembre 2009, 19:33 in Racconti, Varie di
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L'anno scorso era il Natale multietnico e disperato di Mr Yao; quest'anno Paolo Gardinali ha superato se stesso immaginando un altro Natale "a tema", in una California particolarmente colpita dagli eventi economici dell'ultimo anno.
L'ho tradotto e l'ho trovato geniale. Un racconto di genere ambientato in una realtà un po' "alternativa" in cui si mischiano volti noti, curiosità e un pizzico di feroce sarcasmo. In sottofondo, ascoltate questa.

Vi lascio alla lettura, commenti benvenuti!

Per gli anglofoni, questo è il racconto originale, selezionato per il concorso Spec the Hall.

Natale calibro 12

Mi grattai il mento. Al tatto la barba sembrava di almeno due giorni, ma era probabile che fossero almeno quattro. E rieccoci, il giorno di Natale. I graduati, che normalmente si sarebbero precipitati di corsa su un simile caso, erano troppo impegnati con famiglie e festeggiamenti. Fortunatamente per loro, a me non rimaneva più nulla di tutto ciò. Guardai la stanza tutt'intorno. Gente che entrava e usciva, faceva il suo lavoro, espletava le ultime formalità, parlava al telefono, scattava foto e prendeva appunti, tutti stando ben attenti a non calpestare il corpo.

Era il vecchio bastardo, proprio lui; giaceva vicino al camino, contorto in una posizione innaturale. Un rigagnolo di sangue colava dalla mensola del caminetto, alla quale si era probabilmente aggrappato in un disperato tentativo di fuga. Il sangue aveva formato una pozza intorno al suo corpo, inzuppando la logora moquette anni Settanta. Rosso vivace su fondo scuro, in tono con le feste, lasciatemelo dire, ma dal fondo della gola mi risalì ugualmente il ricordo acido dello Scotch che avevo generosamente usato per spazzare via la notte di Natale.

La radio gracchiava qualcosa senza senso. Uno dei ragazzi della CSI, Dave qualcosa, bestemmiò sottovoce tra un respiro e l'altro, scavando con le pinzette nel legno della mensola del caminetto. Sembravano tutti di pessimo umore. Tranne me, naturalmente. Io non mi aspettavo niente: non questo Natale, e nemmeno quelli degli ultimi anni. E non avevo ricevuto un bel niente. Quindi andava tutto bene. Ripetei il mio mantra a me stesso, visto che nessuno sembrava prestarmi attenzione. "Tieni le aspettative basse, e non sarai mai deluso."

Presi qualche appunto su un bloc notes e tracciai un veloce schizzo della stanza e della posizione del cadavere, indicando con le frecce possibili indizi e altri dettagli rilevanti. Era giusto un modo per rendere meno pesante il rapporto che avrei dovuto scrivere a notte inoltrata, quando avrei lubrificato la fine del giorno con abbondanti dosi di caffè e, perché no, con un altro scotch annacquato o tre. Di una cosa ero già certo: nessun dettaglio avrebbe spiegato la ragione di quel sanguinoso casino.

Vestito di rosso e bianco e spalmato sul pavimento, il corpo sembrava il macabro resto di una decorazione di Halloween, tranne per il fatto che era tutto troppo reale: l'odore fetido, le guance infossate, la lingua sporgente. Gli occhi sbarrati sembrava che avessero catturato in extremis il lampo di una qualche rivelazione divina. La CSI aveva rilevato che le tasche del completo rosso erano vuote, ma non c'era dubbio che lui fosse quello vero. Quando sei Babbo Natale, non hai bisogno di mostrare la tua carta di identità. E di solito non ti sparano. Chi mai avrebbe voluto far fuori Babbo, di tutta la gente che c'è al mondo? Chi si sarebbe azzardato a farlo? E perché proprio qua, in questa casa abbandonata, una delle innumerevoli case di periferia pignorate che occupano la conca tra le due autostrade principali? Perché il vecchio avrebbe dovuto fermarsi qua? Non avrebbe dovuto essere impegnato a portare regali in giro, scendere dai camini, recapitare presenti in posti abitati e fare felici tutti quei mocciosi in attesa con infinite repliche della diavoleria elettronica che gli esperti di marketing hanno decretato essere il must della stagione?

Mi guardai intorno. La vecchia moquette era stata pulita a vapore, assumendo il colore e l'aspetto di un calamaro lesso. La stanza aveva ripiani di finto marmo in cucina, montati sopra armadietti evidentemente ridipinti, lampadine incassate, una delle quali storta. Aveva tutta l'aria di un maldestro tentativo di mettere in ordine il posto per rivenderlo e fare un po' di grana. Pessimo tempismo, naturalmente, per non parlare della manodopera. Le stanze da letto avevano ancora la carta da parati dei bei tempi andati. Uscii nel cortile, dove non distante dalla piscina c'era un barbecue a gas, arrugginito e imbullonato al cemento crepato. Al di sopra della mia testa i resti di un qualche progetto di costruzione, malamente messo insieme e lasciato in sospeso, minacciavano di cadermi addosso e rovinarmi completamente la giornata. Sembrava il tentativo di costruire un balcone o un solarium di qualche tipo. Dilettanti. L'acqua nella piscina era verde e fangosa, completamente opaca. Puzzava di pesce morto, e il puzzo sarebbe peggiorato man mano che il giorno avanzava. Chiusi la porta del patio, attraversai il soggiorno e feci ritorno alla scena del crimine. La casa non era poi così male. Lotto di terreno all'angolo di un cul-de-sac, piscina. Se l'avessi avuta in mano io, con qualche sapiente ristrutturazione a buon mercato avrei potuto rivendere questo posto per una cifra. E l'avrei fatto nel modo giusto. Ai vecchi tempi, mi sarei imbarcato in questo genere di lavoretti nei weekend e dopo il lavoro. Invece adesso tutto ciò che avevo era una montagna di debiti e nemmeno i soldi per pagare l'affitto dello schifoso monolocale con vista sulla rampa d'uscita della 405.

In una giornata come questa, quando le cose andavano ancora bene, i miei ragazzi sarebbero stati ancora in pigiama, rincorrendosi attorno all'albero di Natale, e Janice avrebbe preparato french toast per tutti, e... scossi la testa, "Dimenticalo", mi dissi, "liberatene subito". Avevo bisogno di prendere una boccata d'aria. "Qualcuno ha del caffè?" chiesi a nessuno in particolare.
"Qua!" disse Dave del CSI, che era finalmente riuscito a trovare qualcosa con le pinzette e stava sollevando il trofeo verso la luce, "doppio zero", aggiunse, prima di far cadere il pallino di piombo in una bustina ermetica. "Il caffè è nel termos, Thompson, serviti pure".
"Grazie, sei un vero signore".

#

Qualche ora prima c'era stata una chiamata confusa, di primo mattino, al 911 da parte di un vicino, per la precisione l'unico rimasto lì a Rovaniemi Circle. Aveva blaterato di colpi d'arma da fuoco esplosi qualche casa più in là. Gli parlai davanti casa sua, la casa di mezzo in quel cul-de-sac. Il tipo aveva detto ai figli che il rumore era dovuto allo scalpiccio degli zoccoli delle renne sulle tegole traballanti del tetto. Sembrava il tipico abitante dei sobborghi, con le occhiaie scavate da troppe notti insonni. I figli si erano precipitati di sotto e tutto ciò che avevano trovato erano latte e biscotti intatti, e sotto l'albero non c'era nulla, esattamente come la sera prima.
"Papà" aveva chiesto il più piccolo, afferrando il padre per i pantaloni del pigiama, "ma non arriva Babbo Natale?"
"Certamente, passerà più tardi. Torna dentro a giocare".
Restammo in silenzio per qualche secondo, guardando il ragazzino che trotterellava indietro verso casa. La porta del garage era aperta, scatole di cartone imballate riempivano completamente lo spazio.
"Sapevo che in realtà si trattava di spari, per questo ho chiamato la Polizia. Non è rimasto nessun altro in questa strada... Mi sono preoccupato. Volevo davvero passare il Natale qua, sa, dobbiamo lasciare la casa entro stasera".
"Il giorno di Natale?".
"Beh, in realtà avremmo dovuto farlo ieri, ma la banca ci ha lasciato un giorno in più per via delle Feste".
Mi guardai intorno, verso il sole che finalmente si era affacciato il cima ai tetti del vicolo. Se il tipo stava cercando una spalla su cui piangere, aveva trovato quella sbagliata.
"Non sembra nemmeno Natale, eh?" gli domandai.

Uscii dalla porta principale, sorseggiando caffè tiepido dalla tazza del thermos di Dave. La donna era ancora in macchina e parlava animatamente al cellulare. Mi vide uscire, mormorò qualcosa al telefono mentre i suoi occhi entravano in contatto con i miei. Riattaccò e uscì dalla Accord sbattendo la portiera con impazienza. Era giovane ma camminava in modo strano, come se non fosse abituata ad andare in giro sui suoi piedi.
"Senta, per quanto devo aspettare ancora? Ho una lunga lista di appartamenti da vedere".
Mi ero completamente dimenticato che l'agente dell'ufficio immobiliare incaricato dell'esproprio della proprietà stava ancora aspettando. Corinna qualcosa. Era stata lei a trovare il corpo, prima che l'agente che aveva preso la chiamata del vicino riuscisse a mettersi in contatto per far arrivare qualcuno sulla scena del crimine.
Esitai. "Senta, che ne dice se ora butto giù qualche appunto e più tardi lei viene in centrale per completare la deposizione?".
Annuì. In realtà era carina, anche se in modo freddo, che non dava adito a confidenze.
"Cosa stava facendo qui la mattina di Natale? Non è un giorno strano per visitare appartamenti?".
"Beh, sì, gli affari rallentano durante le Feste... Ma è proprio in questo periodo che gli squatter ne approfittano per occupare case vuote. Dobbiamo controllarle tutte, ogni giorno".
Guardai il vetro rotto di una delle finestre della facciata della casa. Da dove mi trovavo, potevo vedere il motivo floreale della carta da parati fatiscente. "Mi chiedo se davvero gli squatter potrebbero peggiorare la situazione".
"È una questione di principio, capisce? E in ogni caso l'agenzia mi paga per farlo".
"Ha mai posseduto un fucile?".
Aggrottò le sopracciglia. "Cos'è, sono sospettata per aver chiamato la Polizia?".
"Nah, devo solo farle le domande di routine, tutto qua. Senta, non lasci la città per le vacanze o cose del genere, e bisogna che venga in centrale più tardi per la deposizione".
"Non ho partenze in programma. Lavoro per vivere, sa".
Alzai la mano in segno di pace, presi i suoi dati e le diedi un appuntamento per il pomeriggio. Prima che sollevassi gli occhi dal taccuino era già andata via in macchina, dritto verso il sole.

Mi schermai gli occhi mentre la guardavo svoltare, e iniziai a vedere dei puntini neri. Mi strofinai gli occhi, ma le macchie divennero più grandi. Quindi l'aria si riempì del suono battente delle eliche. Gli elicotteri della televisione arrivavano da Los Angeles, come i Quattro Cavalieri dell'Apocalisse. Mi aspettavo quasi di sentire il suono della Cavalcata delle Valchirie dalle casse. Invece arrivò l'Alleluja del Messia di Haendel. Il mio telefono. Sono divertente, lo so.
"Thompson?".
"Sì?".
"Senti, mi spiace chiamarti in un giorno di festa...".
"Non importa, sto lavorando. Che succede Samrath?".
"Beh, ci è arrivata notizia di qualcosa, e voi ragazzi potreste saperne qualcosa...".
"Noi ragazzi non riusciamo a sentire un cazzo per via del rumore dei vostri elicotteri".
"Stiamo solo seguendo Canale 7. È davvero ciò che penso che sia?".
"Probabilmente peggio. Cosa pensi che sia?".
"Sappiamo che riguarda il tizio vestito di rosso. Pensiamo che abbia dato di matto o qualcosa del genere".
"Ci sei vicino, fuochino".
"Ma tu sai qualcosa".
"Sono a qualche metro dal corpo".
"Cosa vuoi in cambio, Thompson?".
"Cominciamo dalle informazioni".
"Non posso dirti chi è la talpa, se è questo che intendi, non sono nemmeno sicuro di saperlo. Abbiamo avuto una soffiata e abbiamo sguinzagliato il nostro elicottero".
"Non me ne frega niente. Voglio sapere perché pensavate che il vecchio avesse dato di matto. Cosa sapete?".
"Se te lo dico, mi dici dove siete? Mi dai notizie in esclusiva? Magari un'intervista?".
"Forse anche di più. Sputa fuori".
Esitò un attimo, lo sentii bisbigliare qualcosa, quindi coprì il ricevitore con la mano, dandomi la sensazione di essere sott'acqua.
"Thompson?".
"Sono ancora qua".
"Ok, voglio giocare corretto, ma mi aspetto che tu ricambi dopo, ci stai?".
Emisi qualche mugugno di rassicurazione.
"Ciò che posso dirti è che da stamattina ci sono un bel po' di persone arrabbiate col vecchio sulla costa Ovest. Continuiamo a ricevere telefonate...".
"Non ci vuole un genio per immaginarselo. Diciamo che i tuoi interlocutori non devono aspettarsi un beneamato niente nemmeno per i prossimi giorni".
"Quindi è...".
"Chiudi il becco e ascolta: ho bisogno di dritte sul vecchio, nemici noti, ex mogli, pettegolezzi, tutte le porcherie che conosci, davvero".
Samrath ridacchiò. "Tutto quello che abbiamo è monnezza. Fino a ora, almeno. Da qualche tempo gira voce insistentemente che il vecchio sia sull'orlo del tracollo finanziario. Si dice che siano i bambini cinesi a fare i regali per tutti quanti, e che vengano pagati attraverso una sorta di marketing piramidale, per cui in realtà non prendono soldi ma scalano la cima della lista per ricevere un regalo a Natale dell'anno successivo. Cosa che ovviamente non accade, visto che nel frattempo il vecchio si organizza con un'altra schiera di lavoratori minorenni".
"Non può essere vero".
"Abbiamo le nostre fonti. Senti, se quello che NON mi stai dicendo è ciò che penso, sarà meglio che riprogrammiamo il palinsesto del giorno, cominciamo ad avvisare gli sponsor, voglio dire, dopo tutto la gente potrebbe davvero aver bisogno di comprare la roba che non potrà ricevere in dono. Stiamo parlando di bei soldoni".
"Come puoi pensare ai soldi in un momento del genere? Capisco che è il tuo lavoro, ma è di Babbo Natale che stiamo parlando". Iniziavo a diventare impaziente. La bomba che mi aveva appena lanciato aveva aperto una voragine nella mia percezione del caso.
"Beh, comunque, io non ho mai creduto in quel tipo".
"Giusto. Grazie mille. Fammi uno squillo, quando la vostra dea Kali verrà mutilata o qualcosa del genere".
"Sono Sikh, non Hindu, Thompson. E da quel che so, lei è perfettamente in grado di badare a se stessa, grazie. Fra quanto puoi darmi qualche informazione?".
"Presto" dissi, e riappesi.
Respirai a fondo. Tutto questo apriva molteplici scenari. Anche se fosse stato vero solo in parte, chi non avrebbe voluto far fuori il vecchio bastardo? Tuttavia, non ero convinto. Sicuro, regali spariti, bambini piagnucolanti, nessun marchingegno elettrico per i papà. Ma armarsi e sparare al più sacro dei sacri proprio nel mezzo della notte di Natale... No, sapevo bene che doveva essere qualcosa di più della semplice delusione. Molto di più. Altrimenti anch'io qualche tempo prima sarei diventato un serial killer.
 
#  

Gli elicotteri erano arrivati sopra di noi e mi affrettai a rientrare in casa. Le macchine e i fotografi sarebbero arrivati presto, e dovevamo prendere in fretta le solite misure precauzionali, nastro giallo, acqua santa e tutto il resto. La mezz'ora successiva fu quasi insopportabile mentre ci preparavamo ad affrontare l'assedio dei media. Per una volta mi sentii sollevato quando vidi arrivare il capo Sanchez in persona, a bordo di una macchina senza contrassegno. Si schiacciò la mitra a fondo sul capo, per nascondere l'abbondante calvizie, e non sembrava per niente contento.
Gli elicotteri si libravano proprio sopra la casa, affettando l'aria immobile del giorno e facendo abbastanza rumore da far tremare le mie otturazioni dentali. I vicini, che avevano trasportato scatole, valigie e varie buste di plastica fino al furgone a noleggio, rimasero lì, confusi, lo sguardo verso il cielo, il più piccolo che stringeva un po' più forte il suo orsacchiotto.
"Sei fuori dal caso," urlò il capo, reggendo la mitra sulla testa per proteggerla dal vento dei propulsori, "e non parlarne con nessuno, prendo io in mano la situazione. Torna indietro e fai il tuo rapporto".
Non ero mai stato così felice di sentire quell'ordine. Feci la faccia seria e annuii due volte. Una folla di reporter aveva occupato lo spazio davanti alla casa, il Capo si girò verso di loro e con due dita tracciò nell'aria il segno della croce per la benedizione di rito. I flash scattavano come granate, microfoni puntati, domande urlate. L'assalto era iniziato. Riconobbi il turbante di Samrath, gli feci il segno del telefono con la mano, mi feci largo tra la folla verso la macchina, e mi fiondai via più veloce che potei.

#
 
Accesi la radio, su una qualche frequenza, senza realmente prestare attenzione alle chiacchiere insulse, usandole solo per compensare le voci nella mia testa. Cose del genere non succedono qua, e soprattutto non durante il mio turno. Certo, occasionalmente avevamo avuto qualche fenomeno di poltergeist; molte zone abitate erano costruite sopra i cimiteri dei nativi. Quella benedetta gente era solita seppellire i propri antenati ovunque, davvero, ma eravamo diventati bravi a rintracciare i costruttori responsabili, contattare la tribù locale e farci mandare qualcuno che eseguisse i rituali necessari. Grande paura, qualche elettrodomestico danneggiato, ma difficilmente si registravano feriti, men che mai tra gli Dei di qualunque specie. Questo era il sud della California, dopo tutto, non avevamo i problemi che hanno altrove, niente lupi mannari, nessun Sasquatch che ti osservava attraverso i cespugli o mandrie di bufali posseduti che correvano per le praterie. Niente di simile alle occasionali apparizioni voodoo che si manifestavano giù nella regione del Golfo. Tutti i seguaci della New Age che si erano trasferiti qua negli anni Novanta avevano contribuito a renderlo un posto abbastanza sicuro. Voglio dire, ci sono sempre dei modi creativi di farsi male con le pietre e i quarzi, ma di solito non si chiamano le autorità per cose del genere.

Più cercavo di allontanarlo, più continuavo a pensare al movente del sanguinoso, insensato omicidio nella casa. No, i soldi non c'entravano niente. C'erano altre passioni in gioco, qua. Certo, l'idea di uno psicopatico con il fucile sarebbe stata una spiegazione semplice. Ma come avrebbe fatto a sorprendere il vecchio? I bambini, dall'alba dei tempi, avevano aspettato notti intere solo per vederlo di sfuggita. Dopotutto, aveva talmente tanta roba da consegnare in così poco tempo... Doveva essere dannatamente veloce, se volete sapere cosa ne penso. No, il modo in cui era stato ucciso sembrava più un'esecuzione di stampo mafioso, salvo che per l'arma. Era difficile immaginare quei tizi con un fucile a pompa calibro 12 sotto i loro completi gessati. No, c'era qualcos'altro, qualcosa nella violenza del crimine - sparare al vecchio nella schiena... Qualche altra passione aveva armato la mano che aveva sparato. Cherchez la femme? Sì, certo, come se questo potesse valere per un tipo che va in giro vestito di rosso pacchiano e lavora circondato da giovani elfi. O almeno lo faceva da vivo.

Realizzai che non sapevo nemmeno dove mi stavo dirigendo, mentre mi lasciavo alle spalle la scena del crimine. Guidai attraverso una sequenza ipnotica di viali, palazzi, lotti dismessi pieni di immondizia. Faceva caldo adesso, e abbassai il finestrino, e mi sembrò una cosa assurda, data la stagione, come i versi di una poesia semi-dimenticata risalente ai banchi di scuola. Il traffico era un po' meno a singhiozzo del solito, e la nuvola di smog sopra la città un po' meno gialla. Il debole sole, ancora basso all'orizzonte, faceva capolino dal cielo coperto e metteva in risalto gli oggetti in modo troppo evidente, quindi spariva di nuovo dipingendo tutto con il colore della delusione.
Un tempo questo posto prendeva il nome dalle migliaia di alberi che riempivano le fertili vallate e delineavano le morbide e sensuali colline sovrastanti. Adesso era un continuo di case, condomini, comprensori recintati. Los Angeles aveva inglobato l'intera area. Gli altri pensavano che Los Angeles fosse un posto, ma io sapevo la verità, sapevo che era una forma di cancro urbano che infettava il Sud della California. E io avevo dato una mano a diffonderlo, avevo addirittura pensato di farci soldi. Ma non ce l'avevo fatta, i guadagni delle compravendite immobiliari erano scomparsi nel buco nero di precedenti debiti e passività, interessi, materiali. A malapena avevo salvato dal pignoramento giusto casa mia, e non sapevo mai come avrei fatto per l'affare successivo, dove mi sarei procurato i soldi? Dovevo schiarirmi le idee, seppellire i brutti ricordi. Alla radio, qualcuno stava già parlando del caso. L'ospite di un talk show.

"Senti, il tizio vestiva di rosso, giusto? E regalava roba a tutti. A tutti, capisci? Ora, come lo chiameresti un tizio così? Io lo chiamerei socialista, ecco cos'era, una specie di comunista. Che cosa avrebbe regalato l'anno prossimo? Cure sanitarie gratuite per tutti? Ma per piacere. E ti dirò di più: ho saputo da una fonte affidabile che il tipo era tedesco. Voglio dire, non era nemmeno nato nei buon vecchi Stati Uniti d'America. E noi dovremmo indignarci perché qualche patriota ha deciso di imbracciare le armi contro il pericolo rosso?"

Spensi la radio. Branco di pazzi. Ma qualcosa che aveva detto... sì, quei fissati di "birther" che sostengono che Babbo Natale non sia nato negli Stati Uniti. In fondo proprio oggi si celebra la nascita di un altro non-americano. Uno importante. E non ho mai capito che tipo di accordo avessero stretto, l'uomo vestito di rosso e quello di Nazareth. Mi chiedevo se ci fosse qualcosa di rilevante ai fini del caso. Naturalmente, non era opportuno disturbare le alte sfere, né oggi né mai. Quelle cose riguardavano canali molto più qualificati, e il Cardinal Mahony non era nella mia rubrica telefonica. Ma mi ricordai di qualcuno che invece c'era. Qualcuno che era a conoscenza e che forse poteva essere d'aiuto.
Esitai al pensiero di chiamarlo proprio oggi, ma poi mi ricordai che probabilmente non stava celebrando la Festività. Controllai su theopedia.org, tenendo il cellulare in alto in modo da poter dare un'occhiata al traffico. Decisamente la sua festa era arrivata piuttosto presto, quest'anno. Gli feci uno squillo.

#

Scaffali di libri riempivano ogni parete della stanza, che odorava di fumo di pipa stantio e inchiostro. Pile di volumi giacevano sul pavimento e perfino sull'unica sedia per gli ospiti. Roger era assorto a digitare, il mento leggermente alzato, lo sguardo rivolto verso l'angolo in basso degli occhiali dalla montatura di corno. Agitò due dita facendomi cenno di sedermi. Rimasi in piedi invece, non potevo davvero muovermi in quel posto senza inciampare in qualcosa, e attesi pazientemente che il treno dei suoi pensieri si fermasse alla stazione. Al di sotto, attraverso l'ampia finestra nell'angolo, si poteva indovinare il blu dell'oceano sotto il grigio strato di nubi costiere. Faceva caldo quassù, come sempre sulle alture di Santa Monica, e mi tolsi la giacca, mi guardai intorno e decisi di tenerla sottobraccio.
Roger Friedman, capo del Dipartimento di Scienze Religiose all'UCLA, terminò la frase, salvò, afferrò la pipa e finalmente mi degnò della sua attenzione.
"Thompson", disse, aprendo le braccia per abbracciarmi, simbolicamente, si intende, vista la distanza e la pila di carte che ci separavano, "cosa ti porta qua?".
Gli spiegai la situazione, più sinteticamente che potevo. Sembrava leggermente sorpreso. Le sue figlie erano al college e nessuno accendeva la TV. Roger era il mio professore preferito, ai tempi in cui avevo deciso di tornare a scuola sperando di poter entrare nella CSI. Stavo per diventare padre e volevo guadagnare un salario decente. Tutto questo, naturalmente, prima che scoppiasse il casino dei mutui, che mi aveva costretto a lasciare il college per lavorare nei weekend a installare moquette e ripiantare erba nelle case che compravo e rivendevo a credito.
"Beh, sai, non è il primo caso" disse, interrompendo il mio sogno ad occhi aperti, "pensaci, tutta la tradizione cristiana si basa sul deicidio. Naturalmente è un gesto incredibilmente raro. E in questo caso abbiamo a che vedere con una figura minore, ancorché essenziale, del pantheon occidentale, una parte sacra delle nostre vite profane...".
"Ascolta Roger, ho un caso da risolvere. Perché non arrivi al punto?".
Traccheggiò con la pipa. "Il punto è che non riesco a immaginare nessuno realmente capace di uccidere il vecchio. Chi ha impugnato la pistola aveva la mano salda. O, forse, si trattava di qualcuno che conosceva".
"Chi, un elfo licenziato scontento?".
"Da quel che so, gli elfi non usano fucili", disse, indicando una serie di volumi polverosi al di sopra della sua testa, rilegati in pelle verde e ornati da illeggibili rune, "e d'altro canto, non avrei comunque creduto che i proiettili potessero ucciderlo".
"Beh, a quanto pare lo hanno fatto".
"Questo è ciò che dici. O almeno è ciò che tu credi che sia successo".
"Non ti seguo".
"Io credo che il problema principale qui siano le credenze. In cosa crediamo? Guardiamoci in faccia, in questo paese crediamo che la violenza sia una forma accettabile di risoluzione dei conflitti. Tu certamente credi che Babbo Natale sia stato ucciso. Forse il tuo caso è una proiezione delle tue credenze. Ho sentito mia figlia, da quanto mi dice in Europa la distribuzione dei regali si è svolta senza intralci. Questo perché loro non credono che sia stato ucciso, non credono nemmeno che una cosa del genere sia possibile. Noi sì".
"Fuso orario", mormorai, dopo aver riflettuto per un attimo.
"Cosa?".
"Loro sono avanti, la mattina di Natale è arrivata prima. Ma la costa occidentale e le isole del Pacifico sono state tralasciate. Perché il viaggio del vecchio è terminato in una pozza del suo stesso sangue in una baracca pignorata della Valle".

Più tardi, in macchina, stavo ancora pensando alle parole di Roger. In che cosa credevamo, davvero? Nel diritto di impugnare le armi? La libera impresa? Ogni uomo per se stesso? Roba gratis perché ce la meritiamo? Cosa ci meritiamo, dunque? E la giovane donna dell'agenzia immobiliare, Corinna, in cosa credeva? Nel tenere i senzatetto lontani dalle case vuote? O era solo una facciata? C'era qualcosa di lei che non quadrava. L'intera situazione, la sua evidente mancanza di compassione. Era tutto troppo perfetto, come una recita che avesse provato e riprovato un po' troppo a lungo. E perché lo avrebbe fatto? Era scritto nel manuale del bravo agente immobiliare che non avevo mai letto? Di una cosa ero certo, lei era da qualche parte nell'infinita città sottostante, che guidava tutta da sola nel giorno di Natale. Un po' come me. Mi fermai sul ciglio della strada che costeggiava il canyon, cercai il mio taccuino e digitai il suo numero.

#

Poco più tardi eravamo seduti ai lati opposti di un tavolo di legno intarsiato da migliaia di nomi di clienti precedenti. Passavano poche macchine sulla Pacific Coast Highway, di fronte a noi. I surfisti si asciugavano o entravano in acqua nello specchio di mare antistante il nostro ristorante. Il posto era pressoché abbandonato, il motivo greco della pittura era sbiadito da tempo, ma il frigo della birra era invitante come in ogni altro giorno dell'anno. Anche se il culto olimpico stava godendo di un nuovo fulgore nel sud dell'Europa, Poseidone non aveva mai sfondato nel nuovo mondo, e nessuno lo aveva mai visto su questi lidi. Tuttavia il cibo era celestiale. Un paio di bikers sui cinquanta mangiavano fish and chips qualche tavolo più in là. L'unico rumore era l'infrangersi delle onde e il leggero, fresco vento che odorava di sale.
Corinna agitò i piedi sotto il tavolo con impazienza.
Aveva risposto al primo squillo, e a quel punto avevo realizzato che non mi ero preparato niente da dire. Così le avevo detto chi ero. Lei non aveva detto niente. L'avevo sentita trattenere il respiro, dall'altra parte, in attesa.
"Senti, sono dalle parti della tua agenzia, potrei passare, raccogliere la tua deposizione e risparmiarti la gita in centrale. E potrei anche offrirti il pranzo, se me lo permetti".
"Non sono in ufficio, sto guidando, ho un sacco di cose da controllare...".
"Va bene", dissi, pensando, "ci ho provato".
"Ma c'è qualcosa di aperto a pranzo?".
"Certo, un sacco di posti. Ce n'è uno sulla Pacific Coast Highway, il Covo di Poseidone. Il pesce fritto è decente e la vista fantastica, anche nei giorni di nebbia".
"Pensavo che fosse un pranzo d'affari".
Stava ricambiando il mio flirt?, mi ero chiesto in quel momento.

Adesso sembrava di nuovo distante, forse stava pensando che dopotutto non era stata una grande idea. Feci l'indifferente, le offrii una birra. Lei prese una coca, io una Negra Modelo.
"I gamberetti special hanno un'aria interessante", le dissi, puntando vagamente in direzione della cucina.
Un teenager annoiato stava alla cassa in attesa. Chiamava i numeri a voce alta quando i piatti roventi arrivavano attraverso lo stretto passaggio di acciaio inox.
Scosse la testa, bevve un sorso di coca. "Non ho tanta fame".
"Dev'essere stata dura".
"Che vuoi dire?".
"Beh, trovare il corpo e tutto il resto, di prima mattina".
"Sì, è stato spaventoso. Ho visto chi era e sono andata fuori di testa. Ma, prima che potessi spiegare la situazione all'operatore telefonico, ho sentito le sirene. E mi è venuta la paura irrazionale che, beh, trovandomi là, voi pensaste che io fossi in qualche modo implicata".
"Mi dispiace per prima, sono stato un po' insistente con le mie domande".
"Ufficiale e gentiluomo", mi stava prendendo in giro, e io feci un mezzo sorriso, "non c'è problema, stavi solo facendo il tuo lavoro". Sembrava più rilassata, adesso. Forse stavo facendo qualcosa di giusto.
"Capisci, il motivo per cui ero così spaventata... Ho un bambino che mi aspetta a casa".
"Capisco. Sei...".
"No, se ne è andato. Molto tempo fa".
Sentii una specie di sollievo. Trascrissi la sua deposizione, gliela feci firmare e bevvi un altro sorso di birra. Guardavamo i gabbiani che litigavano per accaparrarsi un pezzetto di cibo intorno ai bidoni della spazzatura nel parcheggio, parlavamo del nulla. Si stava bene. Così bene che il tempo passò troppo in fretta, lei sbirciò il cellulare e disse che doveva andare. Mi guardò con i suoi occhi celeste chiaro, bisbigliò un "grazie" e se ne andò.

#

Si allontanò sulla sua Accord, puntando verso nord. Io mi avviai nella direzione opposta, riflettendo su come il problema del divario tra ciò che le persone si aspettano dalla vita e ciò che effettivamente ottengono poteva facilmente essere risolto modificando i propri punti di vista. Avevo bevuto solo una birra e non mi sentivo così bene da mesi. Tuttavia c'era qualcosa che mi assillava. Tamburellai con le dita sul volante, mentre il motore borbottava in sottofondo. Che cos'era? Riascoltai la conversazione nella mia testa.

...È stato spaventoso. Ho visto chi era e sono andata fuori di testa.

Ecco cosa mi dava noia. Certo, forse aveva solo pensato che il tizio morto fosse vestito in modo strano. Trovare un cadavere vestito da Babbo Natale con due buchi della grandezza di un uovo sulla schiena, beh, avrebbe potuto suscitare qualche volo di fantasia, ma chi avrebbe immaginato che fosse quello vero?
Forse mi stavo agitando per nulla. Avevo bisogno di un parere neutrale.
Sull'elenco il numero di telefono della agenzia immobiliare era quello a cui rispondeva Corinna. Probabilmente era sia proprietaria che impiegata, e lavorava per qualche banca. Ma avevo ancora un paio di amici nel ramo immobiliare.

"Mai sentita questa agenzia".
"Beh, sono piccoli, forse addirittura un'unica dipendente".
"Dammi retta Thompson, sono il presidente uscente della Realtors' Association, lo saprei. Mai sentito parlare di questa signora o del suo ufficio".
"Non è possibile, Chris... Ho appena parlato con questa Corinna... Lascia che ti faccia lo spellling del nome".
"Va bene, fai lo spelling, farò una ricerca, non si sa mai".
Lo feci, e sentii Chris digitare dall'altra parte, mentre mormorava qualcosa.
"OK, bene, abbiamo la tua Corinna, ma non è un agente. Forse non ti avevo capito, o forse tu non hai capito". Potevo sentire il suo sorriso compiaciuto. "In realtà è una proprietaria, all'incirca. Le hanno pignorato il 205 di Rovaniemi Circle, giù nella Valley".
"Che hai detto?".
Frenai di colpo e feci una brusca inversione a U, un tipo con la Mustang riuscì a evitarmi appena in tempo, piantandosi sul clacson. Mostrai il distintivo, schiacciai il pedale a fondo. La mia vecchia Chevy sbandò sulla corsia quindi si fiondò in avanti. Aveva solo qualche minuto di vantaggio su di me, e sapevo esattamente dove stava andando. Potevo raggiungerla, forse addirittura precederla.

#

Notai la sua Accord parcheggiata quasi un isolato più in là, in un altro cul-de-sac. La oltrepassai piano; era decisamente vuota, a meno che lei non si stesse nascondendo nel portabagagli. Anche questo isolato sembrava seriamente spopolato, c'erano solo un paio di furgoni arrugginiti parcheggiati lungo il marciapiede e poco altro. Vidi uno dei cancelli sul retro di un cortile che dondolava aperto. Poteva non essere niente o... Controllai la mappa del GPS sul mio telefono. Questo cul-de-sac era esattamente alle spalle di Rovaniemi Circle. Doveva aver trovato il modo di entrare dal retro, forse attraverso qualche altra proprietà abbandonata. Mi allontanai velocemente, feci il giro dell'isolato e mi fermai davanti alla casa. Il posto era ora deserto. Il furgone a noleggio dei vicini se ne era andato e così i giornalisti. C'erano ancora i sigilli alla casa e l'intera proprietà era più o meno avvolta da plastica gialla. Presi in considerazione l'idea di chiamare i rinforzi.
Ma c'era qualcosa, forse il suo sguardo mentre mi raccontava del figlio, non saprei. In tempi come questi quasi mi auguravo che ci dotassero di un'arma, invece che di un telefono e di un libro di preghiere multiculturali. E tuttavia stiamo meglio degli agenti di servizio nel Golfo, loro hanno in dotazione solo una Bibbia rilegata in pelle, che è di poca utilità quando un maledetto zombie ti sta rosicchiando la milza. Naturalmente non era permesso prendere un malfattore a colpi di Sacro Libro in testa; e nel caso di uno zombie sarebbe stato comunque inutile.

Bussai alla porta principale, rumorosamente, quindi feci di soppiatto il giro della casa, restando basso. Aprii il cancello d'ingresso, sperando che non cigolasse, quindi continuai a strisciare nel cortile sul retro, dietro la stanza da pranzo, mi sedetti sul pavimento di cemento crepato del patio, dietro quello che sembrava un capanno degli attrezzi, fuori dalla vista. La casa era costruita su un terreno di dimensione bizzarra, a forma di torta, e dove le due staccionate si incontravano, al vertice di un triangolo, mancavano diverse assi. Immaginai che lei fosse entrata e uscita da quella parte, avesse fatto il giro della piscina, fosse entrata in casa da una qualche entrata secondaria nascosta. Sbirciai attraverso la porta del patio. Nessun movimento all'interno, niente di niente. Viveva davvero lì? Ne dubitavo. C'erano ancora luce, acqua e gas, ma non c'erano mobili o altro in casa. Se ci fosse stato qualcosa di strano, la gente del CSI lo avrebbe sicuramente scoperto. Spinsi la pesante porta di vetro, non era chiusa a chiave, esattamente come l'avevo lasciata proprio quella mattina. Scivolai lungo il muro vuoto del soggiorno. La casa era silenziosa e nessuno era venuto a rispondere quando avevo bussato, ovviamente. Le stanze da letto erano competamente vuote, e mi rilassai un po'. Va bene, forse c'era una spiegazione migliore per questa storia. Certo, Corinna era stata la proprietaria, in base ai registri. Forse questo era il motivo per cui temeva di essere implicata. O forse si vergognava di ammettere che casa sua era stata pignorata. La sua macchina era nei paraggi, forse aveva occupato qualche altra casa in zona, aveva messo al sicuro le sue cose da qualche parte. Forse.
Poi udii un fruscìo e uno scricchiolìo. Topi, forse, su in... Soffitta, perché non ci avevo pensato. Mi chiesi se qualcuno si fosse preso la briga di controllare, quella mattina. Mi feci quasi scappare una bestemmia, poi mi controllai. Forse loro ci stavano ascoltando, da lassù, giusto oggi.

Feci un secondo rapido giro della casa, guardando in alto, e trovai facilmente la botola sul soffitto nel mezzo del corridoio che portava alle stanze da letto. Era totalmente fuori dalla mia portata e non avevo visto scale in casa, ma notai che c'era un piccolo armadio a muro sulla sinistra. Sorrisi e lo aprii. Come pensavo, gli scaffali dell'armadio erano profondi solo pochi centimetri e molto robusti, una scala incorporata. Ne avevo vista qualcuna, nelle case degli anni Cinquanta in cui avevo lavorato. Salii con attenzione sul primo gradino e mi bilanciai. Sembrava che reggesse il mio peso.
Ci vollero un bel po' di spinte per smuovere la botola. Dava l'impressione di non essere stata aperta per anni, e la vecchia vernice si era attaccata come colla nei punti in cui il soffitto era stato ridipinto. Era un buon segno, c'erano ragionevoli possibilità che tutto si risolvesse per il meglio. Finalmente si aprì e salii verso la soffitta, temendo il momento in cui i miei piedi sarebbero rimasti appesi nel vuoto, cosa che odiavo.

Era scuro, e c'era un forte odore sgradevole, un misto di spogliatoio e deodorante per i piedi. Ed era più scuro della più scura delle notti. Mi ritrovai faccia a faccia con una scatola di alluminio. Doveva essere la caldaia; potevo leggere dei numeri sbiaditi scritti sopra. Sembrava che reggesse una sorta di barriera di cartone. Tirai su prima un ginocchio, poi l'altro. Ero dentro, strisciavo a quattro zampe sul pavimento. Le travi erano coperte di pacchi di materiale isolante, e molti negli anni s'erano disfatti dando al posto l'aspetto delle rovine di una gigantesca battaglia di cuscini. Mi muovevo con cautela, cercando di trovare a ogni passo un appiglio solido attraverso la fibra di vetro. Spinsi da parte i cartoni, e l'odore divenne ancora più forte. Era caldo, davvero caldo e umido lassù, arrampicarsi su attraverso la botola era stato come infilarsi in un enorme orifizio umano. C'erano oggetti squadrati tutto intorno, forse vecchi mobili o scatole ammucchiate. Nel mezzo della soffitta si poteva quasi camminare, ma gran parte dello spazio era percorribile solo a quattro zampe. Il tetto era inclinato da una parte, mentre dall'altra parte c'era un'ampia apertura quadrata, tappata alla bell'e meglio con del compensato, forse residuo di uno dei tanti progetti incompiuti che infestavano la casa. Potevo vedere il sottile profilo di luce che delineava la toppa sul tetto. Se non avevo perso il senso dell'orientamento, corrispondeva al solarium incompiuto che dava sulla piscina. Il centro della soffitta era tuttavia molto buio. Ci fu un movimento davanti a me, qualcosa di piccolo, e io mi allertai. La luce si accese improvvisamente, una lampadina spoglia appesa al soffitto mi accecò come la luce del Sole. Mi coprii gli occhi d'istinto, battendo le palpebre attraverso le dita, e lo vidi. Un bambino, un piccino paffuto con biondi capelli ricci e incredibili occhi azzurri. Indossava solo un pannolino. A meno di due metri da me, si sporgeva oltre le sbarre di sicurezza del suo lettino, tendendomi la mano, come se volesse toccarmi. O darmi qualcosa.
"Pa'?" chiese.
E improvvisamente sentii il freddo gelido delle doppie canne contro la nuca. Alzai le mani, molto lentamente. "Non farlo", pregai.
"Mi costringi. Non potevi lasciar perdere questa cosa, vero?"
"Di che stiamo parlando?"
"A te cosa sembra?" rispose Corinna, la voce fredda come la prima volta che l'avevo sentita.
"Ascolta, va tutto bene, non hai bisogno di farlo. Via, stai occupando casa tua. Sai che novità. Probabilmente c'è almeno un milione di famiglie che stanno facendo esattamente la stessa cosa in questo momento, in tutto il paese".
"Non hai ancora capito, eh?".
"Capire cosa?".
"Ma andresti a raccontarlo in giro, e loro lo scoprirebbero. Mi ingabbierebbero da qualche parte e me lo porterebbero via".
"L'hai fatto, ok, hai ucciso Babbo Natale la notte scorsa".
"Sì, ho ucciso il vecchio bastardo. Non voltarti".
Avevo appena mosso la testa.
"Lo vedevamo giusto una volta all'anno," continuò, "e poi spariva di nuovo. E quando se ne è andato per davvero, la mamma è morta, uccisa lentamente dal gin, fino al giorno in cui l'ho trovata che galleggiava a faccia in giù nella piscina. Poi un giorno lui è tornato. Ma non poteva salvarci, nessuno poteva salvarci".
"Non stai dicendo che... Che è... Impossibile".
"Idiota. Come pensi che si riproducano?".
"Non lo so, ci insegnano che loro sono immortali. Almeno fino a quando l'immaginario collettivo crede in loro".
"Beh, questo non lo era, giusto? Che ha detto l'autopsia?".
"Non lo so, la CSI, la squadra Cristiana di Scienze Investigative, ha il corpo, e non ci hanno ancora fatto sapere nulla. Sai com'è, la burocrazia...".
"Sì, aspetta e spera... Non ti diranno mai nulla. Nessuno dice mai nulla. Almeno gli antichi Greci lo ammettevano apertamente, ma da quando voi altri avete preso il sopravvento si parla solo di parti virginali e di santi casti e virtuosi".
"Senti, sono solo un Agente Religioso, non sono io che scrivo la dottrina, io la applico e basta...".
"Sono esattamente come noi, capisci? Beh, quasi come noi, ma vuoi che se spari non perdano sangue? E, per quanto l'informazione possa esserti assolutamente superflua a questo punto, sappi che quando il vecchio si ubriacava era solito dire che la Fatina dei Denti era una grandissima zoccola".

"Ascolta, ragioniamo. Sì, hai commesso un omicidio. Forse avevi anche una buona ragione per farlo, non tocca a me decidere", piagnucolai a caso, voltandomi lentamente per guardarla. Non avrebbe sparato a qualcuno che la guardava dritto negli occhi. O almeno così speravo.
Corinna era lì, in ginocchio. Dietro di lei c'era una piccola porta aperta. L'apertura non era molto più grande di un frigorifero ma vidi che non aveva pavimento, e una serie di pioli andava a scomparire nel buio sottostante. Ecco da dove era arrivata, forse da qualche armadio... no, realizzai che era il capanno degli attrezzi nel patio. In effetti, perché costruire un affare del genere?
Reggeva in mano un fucile da caccia antiquato, ma purtroppo sapevo per certo che funzionava bene. Non battè ciglio, mi puntò l'arma dritto in faccia. Cercai di mantenere la calma, stavo sudando copiosamente.
Continua a parlarle, pensai tra me e me. "Non aggravare ciò che hai già fatto con altro spargimento di sangue". Mi stavo muovendo, con attenzione, fino a quando non sentii il compensato alle mie spalle e mi fermai. Mi sollevai lentamente in piedi, le mani sempre in alto. "Ora, tu sostieni di essere sua figlia. Questo potrebbe darti diversi punti agli occhi della giuria".
"Io non sostengo niente! È esattamente ciò che è successo. Ed è proprio questa la cazzata, no? Prima ha avuto una figlia, invece del maschio di cui aveva bisogno per assicurarsi la discendenza. Poi la catastrofe finanziaria in cui è stato coinvolto. Quando mia madre è morta lui è ritornato per vedere se poteva rimediare all'errore. Ancora, e ancora. Fino a stamattina. Quando mi sono assicurata che sarebbe stata l'ultima volta. Contento?"

Le sue dita si strinsero sul grilletto, e io mi mossi in fretta. Il compensato esplose in una nuvola di schegge e polvere esattamente nel punto in cui c'era stata la mia testa. Aveva una pessima mira, non a caso aveva ucciso il padre sparandogli a casaccio. Il secondo sparo fece saltare la lampadina, e schegge di vetro piovvero ovunque. Il bambino urlava a pieni polmoni. Dovevo fermarla adesso, prima che ricaricasse. Mi tuffai nella direzione in cui lei si trovava, e il calcio del fucile mi prese in piena faccia. Il mio labbro superiore si spaccò e una discreta quantità di cartilagine cambiò posto nel mio naso. Caddi all'indietro, il sangue che mi colava in gola, facendomi tossire. La sola luce che filtrava nella stanza proveniva dai buchi dei pallettoni. In quel momento seppi esattamente come sembrava una notte stellata all'inferno.
Lei si spostò dal suo cantuccio, muovendosi sulle ginocchia, incredibilmente veloce. Con la gonna tirata su e drappeggiata addosso, sembrava un insetto gigante dal pungiglione mortale. Mi mossi, senza perder tempo a respirare, ma non abbastanza in fretta. Mi alzai sulle ginocchia e mi buttai nuovamente addosso a lei, feci una finta a sinistra per evitare di beccarmi il calcio in faccia un'altra volta, cercando con le mani il fucile. Lo afferrai, mi bruciai la mano sinistra sulla canna rovente, ma non lasciai andare la presa.
Lottammo per qualche attimo, respiravo forte dalla bocca, il mio naso era una cascata di sangue. Tirai all'indietro: grosso errore. Lei spinse verso di me. Il compensato malconcio alle mie spalle andò in pezzi ed entrambi cademmo sulla piattaforma incompleta. Urtai la testa contro le assi e lei mi cadde sopra, il suo ginocchio affondò nel mio plesso solare e fui sul punto di lasciarci la pelle. Non riuscivo a prendere aria, e lei stava premendo la canna rovente del fucile contro la mia gola. La luce del sole si fece sempre più debole, i suoi grugniti selvaggi risuonavano liquidi nella mia testa. Raccolsi le forze rimaste e spinsi con le gambe, facendo cedere il legno infestato di termiti. E all'improvviso ero libero, luce, ondeggiavo nell'aria, stavo cadendo. Chiusi gli occhi anticipando l'impatto sul cemento e il buio che ne sarebbe seguito. Invece ci fu uno scroscio freddo che mi risvegliò completamente, e la sensazione di affogare nella merda liquida. Potevo sentire qualcosa che che galleggiava intorno a me nella quasi oscurità, e per qualche secondo persi il senso dell'orientamento. Poi toccai il fondo con le mani. Gli occhi mi bruciavano quando li aprii, il sole era solo un debole disco di luce circondato da un'aura verde-bronzo. La piscina, eravamo caduti nella parte profonda della piscina.

C'era qualcosa, qualcosa che vidi a malapena mentre nuotavo nell'acqua. Una larga struttura. Una slitta di legno. Ecco come se n'era liberata. Nuotai verso di essa e afferrai qualcosa per tirarmi su, le redini di pelle, recise di netto. Probabilmente aveva lasciato le renne libere di tornare in Lapponia o da dove cavolo venivano. E tutto intorno a me si stava spandendo una nuvola rossa. Ci nuotai attraverso, dirigendomi verso la debole luce soprastante. Trovai il corpo di Corinna vicino alla superficie, piegato in due, un'asta le attraversava lo stomaco e fuoriusciva dalla ferita sulla schiena. Si era impalata sul pattino metallico della slitta. Non avevo tempo di controllare come stesse, il mio petto sembrava sul punto di esplodere, e riemersi. Tossii un polmone mentre mi aggrappavo al bordo della piscina.

Avvertii la sua presenza prima ancora di vederlo, o forse ne sentii l'odore.
Meeerda, quello sì che doveva essere un pannolino sporco.
Mi guardava dall'alto in basso con quei grandi occhi blu, e i capelli ricci e biondi.
"Mamma?" chiese, preoccupato.
Si reggeva in piedi a stento, come diamine aveva fatto ad arrivare quaggiù senza ammazzarsi lungo la scala? Doveva avere un talento innato per questo genere di apparizioni.
Tossii ancora, feci un lungo respiro e cercai di dare il meglio. "Mamma se ne è andata... per un po'... Nicholas. Posso chiamarti Nick?"
Non poteva rispondere, ovviamente, si limitò a fissarmi mentre cercavo di uscire dall'acqua torbida. Pensai di fermarmi al drugstore, sulla strada di casa, dovevo assolutamente comprare dei pannolini. E che cavolo mangiano a quell'età? Era passato così tanto tempo che non me ne ricordavo. Pensai che avrei preso del latte. Latte e biscotti.
Probabile che gli piacessero.

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5
5 commenti
5
21 Dic 2009
alle 19:34

AngoloNero

Drammaticamente attuale... ma raccontato con quell'ironia che non te lo fa pesare per niente :)

4
20 Dic 2009
alle 19:03

Vito B.

È spiazzante, straordinariamente delirante. Ciò che ammiro di più, però, di Cardinali, è la sua capacità di infilarti senza che te ne accorgi in un mondo onirico e originale per raccontarti delle tragedie attuali e scottanti.

3
19 Dic 2009
alle 14:33

AngoloNero

Grazie Fabio, commento prezioso. Secondo me Paolo è da tener d'occhio, per il futuro :)

Vito: sì :) È divertente e dissacrante. Bellobellobello :)

2
19 Dic 2009
alle 10:52

Vito B.

Ale, dici che Paolo Cardinali ha superato se stesso? Fosse solo all'altezza di Mr Yao già varrebbe la pena di leggerlo, in questo caso lo leggerò in giornata.

1
18 Dic 2009
alle 23:42

Fabio Lotti

Mio vetusto consiglio. Da leggere.

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