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Il buio dentro di Suzanne Berne

Giovedì 5 Novembre 2009, 08:22 in L'angolo bianco di
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Suzanne Berne
Il buio dentro
De Agostini
Traduzione di ?
Pagine 336
Prezzo 18,50 euro

Il buio dentro inaugura la collana Narrativa della De Agostini.
È il romanzo con cui la scrittrice americana Suzanne Berne ha vinto l'Orange Prize nel 1999 e (preciso a scanso di equivoci, visto che Feltrinelli lo vende con un tag sbagliato) non è un giallo.
Il romanzo si apre con l'omicidio di un bambino, Boyd Ellison, nei pressi di un supermercato di Spring Hill, un sobborgo di Washington. Ma nel procedere della storia, raccontata in prima persona da Marsha, coetanea di Boyd, c'è più lo spaccato della provincia americana degli anni Settanta che l'indagine vera e propria.
Marsha e i suoi dieci anni, Marsha e i fratelli gemelli più grandi che la emarginano, Marsha e il padre che va via da casa insieme a zia Ada, la minore delle tre sorelle della madre.
Nella sonnolenta estate cittadina, l'America commenta lo scandalo Watergate e i vicini commentano il nuovo status da single della madre di Marsha. 
Costretta alla semi-immobilità da una caviglia rotta, Marsha annota gli avvenimenti su un quaderno. Incluso l'omicidio di Boyd, che semina il panico nel quartiere perché certe cose non possono accadere proprio lì.
Il mondo "bambinocentrico" di Marsha è costretto a cercare nuovi punti di riferimento e li trova nell'attenta osservazione di ciò che accade intorno. Ma Marsha ha solo dieci anni, è attaccata alla famiglia, e pur annotando con distacco che la madre utilizza il boccale di birra del padre per riporre lo scopino del bagno (un gesto di totale disprezzo che solo una donna furiosa potrebbe escogitare) non riesce ad accettare che la stessa possa essere oggetto delle attenzioni di un vicino scapolo.
Nel tentativo di tenere unito il ricordo dell'unione familiare che fu, Marsha dà il via a una inquietante sequenza di errori.
Sopravvivono tutti - tranne il bambino Boyd - ma il prezzo da pagare è la perdita dell'innocenza, come hanno notato prima di me più prestigiosi commentatori.

Il buio dentro è un romanzo piacevole e amaro, ben scritto, dal tocco leggero e dai molti spunti di riflessione. Raccomandato per un'evasione dal genere.

 

21
21 commenti
21
03 Gen 2010
alle 16:44

AngoloNero

Grazie Alice :)

20
02 Gen 2010
alle 14:37

Alice

ho letto il libro di Suzanne Berne ''IL BUIO DENTRO'' e mi è piaciuto moltissimo...interessante e commovente, lo consiglio a tutti i giovani lettori.

Alice

19
17 Nov 2009
alle 08:15

Fabio Lotti

Tralasciata la parola "gusti". Sono alla frutta...

18
17 Nov 2009
alle 08:14

Fabio Lotti

Mi sa che abbiamo similari. Ecco come l'ho visto http://www.thrillermagazine.it/libri/8969

Grazie alla tua recensione...

17
15 Nov 2009
alle 22:15

AngoloNero

Felice di sentirtelo dire :)

16
15 Nov 2009
alle 12:36

Fabio Lotti

Bel libro. Leggero, delicato e profondo. Un libro sulla violenza senza la violenza. Quasi un miracolo...

15
12 Nov 2009
alle 17:12

AngoloNero

Bene! Un lettore in più :)

14
10 Nov 2009
alle 18:42

Fabio Lotti

Dopo questo complimento che mi ha fatto ringiovanire di un anno e mezzo, cara Alessandra, ho comprato il libro di Suzanne Berne!

13
06 Nov 2009
alle 15:27

AngoloNero

Siete meravigliosi entrambi :)

12
06 Nov 2009
alle 15:03

Sergio Rufo

Ciao Fabio , e' meglio fare il nonno: il fondo come ben sai i Festival Weekend o gli Open alla fine risultano stancanti o piu' noiosi di un nipotino. Si, scrivero' qualcosa quando trovero' qualche libro che m'interessa o che ho letto. Ho capito che questo blog di Angolo Nero e' un blog giallista e io in questo genere leggo un po' poco. Soltanto ogni tanto. In compenso rubero' qualche consiglio: non si sa mai che nella vita cambi anche gusto di lettura. Tranne il tifo per il Milan tutto e' mutabile.

11
06 Nov 2009
alle 11:56

Fabio Lotti

Uno scacchista? Alla faccia del bicarbonato di sodio! Ti ringrazio per la partita ma non posso, credimi, e non è perché penso di poterti battere facilmente. E' che sono impegnato in altre attività tra cui quella di nonno. E poi ho smesso di giocare per corrispondenza proprio quando è arrivato il computer...

E poi continua pure a scrivere quanto ti pare che non mi sembrano stupidate.

10
06 Nov 2009
alle 09:45

Sergio Rufo

Ciao Fabio. Meno male che non sono uno scrittore, penserai. Se no ci vorrebbero due anni sabbatici, non credi? Piuttosto di scrivere stupidate sarebbe meglio farci una partita a scacchi.Una Siciliana? magari variante Scheveningen? oppure la mia preferita, la Najdorf? ah! non l'attacco Richter Rauzer che soffro un pochino, la miseriaccia! Se vuoi ci incrociamo su Frizt. ( guarda che viaggio a un punteggio elo sui 1750 e quindi non sono di certo un Bobby Fischer!!! ma un povero pivello se ti accontenti)

9
05 Nov 2009
alle 21:06

Fabio Lotti

Ammazzalo quanto scrivi Sergio! A te un anno sabbatico non basta mica...:-)

P.S. Scherzo, ti leggo volentieri.

8
05 Nov 2009
alle 16:59

Sergio Rufo

Angolonero, certamente i pomodori vanno presentati come verdura e non come prodotti di cosmesi personali. Su questo non ci piove e hai ragione. Ma che vogliamo farci? E' tutta una pubblicita' ingannevole e l'editoria a volte non sfugge a questa regola. Anzi, la esaspera. Credo pero' che un lettore amante del genere thriller abbia l'istinto e l'esperienza per non farsi infinocchiare. Magari da anni legge il genere e lo conosce; conosce le collane le case editrici; conosce gli autori; conosce persino gli stili di presentazioni di quarta di copertina. Insomma: si puo' fidare del proprio naso. E per i neofiti o per le volte che si cade in qualcuno di questi specchietti - beh - pazienza! andra' meglio un altra volta: si spera, piuttosto, che quella fregatura gli faccia scoprire un nuovo autore e un nuovo genere. Chissa' mai che sia la volta buona!

7
05 Nov 2009
alle 16:32

Sergio Rufo

Un esempio meno universale dei I Fratelli Karamazov? Prendete un Niccolo' Ammaniti per stare al contemporaneo e in italia. Mi dite che genere e'? e se c'e' un genere quando lo leggete, ve lo chiedete? vi sembra cosi' importante? Si potrebbe dire che Ammaniti sia multivalente: i suoi toni sono assolutamente realistici ma assurdi; a volte sconfina nel surrealismo; delicato e dissacrante; s'invola spesso e volentieri in colori splatter per poi planare nel fantastico; passa dalla commedia classica al pulp; si potrebbe dire tutto questo leggendo un suo libro, ma poi ti dici: e' Ammaniti e basta. Ecco cosa intendo: il genere e' piu' un problema editoriale e dello scrittore stesso. Sono loro che si pongono drammaticamente la questione; ne fanno una sorta di lotta di " classe letteraria". Per il lettore e' tutto molto piu' lineare: si siede sul divano, prende il volume e non dice : mi leggo un pulp, uno splatter, un surreale, ma semplicemente: mi leggo un Ammaniti ! Naturalmente questo vale per gli scrittori che non hanno piu' bisogno del bastone di sostegno del genere letterario; per quelli che non si preoccupano delle vendite perche' vendono centinaia di migliaia di copie; infine per coloro che raccontano una storia e lasciano al lettore l'interpretazione che piu' gli aggrada o la classificazione dove ascriverlo. Lo catalogono loro stessi. In italia sono pochi questi scrittori: sono di piu' come lo splendido Fabrizio Ciba, padre e scrittore di tutti gli scrittori mediocri italiani. E, non per caso, nato dalla penna di Ammaniti stesso.

6
05 Nov 2009
alle 16:16

AngoloNero

Io credo che un minimo di classificazione debba esistere, nel senso che il lettore ha diritto di esprimere una preferenza (narrativa piuttosto che saggistica, storico piuttosto che fantascienza). Le macroaree servono a dare un'idea per orientarsi.

In questo caso, al romanzo è stata palesemente appiccicata un'etichetta che non gli appartiene. Marketing? Se lo è, non è lungimirante.

Se a me (lettore ipotetico, non io) piacciono Agatha Christie e Sherlock Holmes, andrò a cercare una lettura nello scaffale dei gialli. E se quando arrivo a casa non trovo un giallo, ma un romanzo tipo Il buio oltre la siepe, nessuno mi toglierà dalla testa che sono stata fregata, e questo senso di "fregatura" non mi disporrà bene nei confronti del libro, per quanto bello possa essere.

Se invece lo avessi trovato nel settore narrativa e avessi scelto di acquistarlo con aspettative diverse, molto probabilmente  lo avrei trovato gradevolissimo.

Non so se ho reso  l'idea...

5
05 Nov 2009
alle 15:55

Sergio Rufo

Bhe, e' normale, direi. Non a caso il problema marketing e' il problema fondamentale dell'editoria in italia. L'importante e' vendere tanto, non vendere buoni libri. Ma questo vale per ogni tipo di prodotto. Per l'editoria gli specchietti delle allodole sono i generi letterari: piu' un genere va' di moda e piu' si tenta di vendere autori che scrivono in quel genere. Ogni tanto si forza pure la mano: se un autore non vi rientra ed e' poco conosciuto dal grande pubblico, lo si mistifica un po', o con un tag sbagliato e fuorviante oppure persino con una immagine in copertina un poco deviante come in questo caso. ( e' una fotografia inquietante). Non e' poi cosi' importante a dire il vero: fa parte del gioco domanda/offerta e tutte quelle offerte che poi non corrisponderanno alle esigenze del lettore cadranno nel vuoto e verranno presto dimenticate. Oppure, nei casi piu' fortunati, si scopriranno autori di un genere diverso. In italia imperversa il thriller/giallo e le case editrici fanno di tutto per arricchire il proprio catalogo con autori di questo genere. La domanda e' un altra: sottinteso che i generi esistono perche' spontaneamente quando si legge un libro ci si chiede cosa si sta leggendo ( narrativa, storico, giallo, thriller, di formazione ecc.ecc...), questa classificazione e' assolutamente necessaria e vale per tutti i libri o solo per quelli "claudicanti"? In fondo in fondo, a pensarci bene, il genere per un lettore a volte diventa un pregiudizio e sembra quasi che se manca una denominazione che indichi un facile consumo o un'abituale lettura, tale lettore rimanga spaventato. Ad esempio: che cosa mai vuol dire thriller storico? E' un libro storico , ambientato in un periodo storico, magari con personaggi reali storici. O di fantasia. Eppure per invogliare il lettore piu' pigro o timoroso si aggiunge la parolina thriller e sembra che l'ambientazione storica si alleggerisca e spaventi meno o, infine, sia meno noiosa. Se questa esigenza di marketing fosse l'unico requisito per decidere su un libro sarebbe cosa ben triste,  perche' per fare un esempio, dovrei definire i Fratelli Karamazov di Dostoevskji un thriller filosofico, religioso, esistenziale. In verita', I Fratelli Karamazov, e' pura latteratura universale, che sorvola anzi vola talmente piu' in alto sopra i generi che nemmeno vede questo tipo di classificazioni. I generi esistono per tutti quei libri che " radicalmente" vogliono essere strutturati in quell'unica interpretazione.

4
05 Nov 2009
alle 12:18

AngoloNero

Probabile, Fabio. Ma nel lungo periodo è una strategia che non paga per niente. Quale uomo del marketing può essere così poco lungimirante?

Boh...

3
05 Nov 2009
alle 09:35

Fabio Lotti

Cara Alessandra

fidati di un vecchio lettore babbeo con un piede e tre quarti nella tomba (mi farò costruire una bara a forma di libro). Vedrai che sull'"affare" qualcuno ci specula...

2
05 Nov 2009
alle 09:24

AngoloNero

Io mi soffermerei sul tag sbagliato, che mi sembra grave - trae in inganno il lettore che si aspetta un giallo, o un thriller, e invece si ritrova tutt'altro.

Su questo modo di attrarre una categoria "sbagliata" di lettori vorrei riflettere un po'...

1
05 Nov 2009
alle 09:20

Fabio Lotti

Ecco dunque il libro di cui si parlava ieri! Il fatto che sia "vecchio", che il tag sia sbagliato (volutamente?) e che sulla copertina campeggi una bambina mi convince ancora di più che siamo di fronte ad una richiesta di mercato e dunque al pericolo di una moda come da mio intervento su "Corpi freddi".

Complimientos per la recensiones!

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