Corpi estranei di Paola Ronco
Pubblicato da Alessandra Buccheri alle 10:12 in Il parere dell'AngoloNero
Paola Ronco
Corpi estranei
Perdisa
Pagine 208
Prezzo 14,00 euro
Lo dico subito e mi tolgo il pensiero: Corpi estranei è un noir. Vero. È noir nell'accezione correntemente più accreditata, cioè è il racconto di una vicenda criminale dal punto di vista della vittima - o delle vittime, e no, non è un errore, leggendo il romanzo capite anche il perché -, con un'attenta critica sociale e un finale tutt'altro che consolatorio.
Ambientato a Torino, si svolge in otto giorni consecutivi, scanditi dal racconto dei tre protagonisti: l'agente Cabras, Silvia e Alessia.
Mauro Cabras lavora come amministrativo, dopo "ciò che gli è accaduto" durante una missione operativa. Tutti i colleghi sono molto gentili e solidali con lui, tormentato dai dolori al ginocchio. Postumi anche quelli di "ciò che gli è accaduto".
Silvia lavora in un'agenzia di P.R. e sta per andare a convivere con il fidanzato, Luciano, collega di Cabras. Ma ha una relazione con il suo capo, Umberto, sposato. Ed è tormentata da una tremenda nausea e da attacchi di panico che fa fatica a dominare e che la rendono facile vittima nel suo ambiente di lavoro.
Alessia è una studentessa universitaria e lavoratrice precaria. Convive con Silvestro, il suo fidanzato dj, e con Aldo, studente e "compagno". E anche Alessia ha un malessere fisico, non riesce a respirare, è convinta di essere gravemente malata dopo "ciò che le è accaduto". Però si arrabatta, tra esami universitari e ricerche di lavoretti part-time.
Ciò che accomuna i tre personaggi è il G8 di Genova di due anni prima. Corpi estranei è la storia del "dopo", raccontata attraverso le conseguenze che chi c'era ha subito e continua a subire. L'impossibilità di riprendere una vita normale dopo "ciò che è accaduto". La compassione di chi non c'era o c'era, ma è stato più fortunato. L'incapacità di dire agli altri, e perfino a se stessi, cosa si prova, come si sta.
Poi c'è la vicenda attuale, quella degli anonimi "giustizieri", una banda che uccide gli emarginati di Torino: tossici, barboni, marocchini. Occupano le prime pagine di giornali e telegiornali. E non tutti ne biasimano l'operato.
Non si può rivelare oltre della densa trama, degli spunti di riflessione che la Ronco offre al lettore sia sulla psicologia dei personaggi che sulle inquietanti vicende di cronaca.
Paola Ronco racconta che, pur non essendo presente a Genova (città nella quale oggi vive), ha raccolto molte testimonianze dirette su quanto è accaduto nei giorni del G8. Lo spunto nasce da una foto - non molto nota - che offre una prospettiva diversa, e inquietante, sui fatti. Iniziato come racconto breve sull'agente Cabras, che nella prima stesura era un "duro" tagliato con l'accetta, Corpi estranei si è poi arricchito (anche su consiglio di Luigi Bernardi) con le voci di Silvia e Alessia, fino a diventare un romanzo compiuto e - come lo definisce Monica Mazzitelli - maturo sotto il profilo della scrittura.
Paola Ronco descrive un efficace quadro della realtà e degli stati d'animo di una generazione, quella dei trent-equalcosa-enni, gravata da una situazione politica e sociale difficile e senza prospettive. Senza note di ottimismo, se non quello che può nascere dalle risorse individuali.
Con quest'ottima esibizione di scrittura e contenuti, la Ronco si candida a diventare una delle scrittrici più promettenti dei prossimi anni. Da seguire con molta attenzione.

Nella foto sopra, Paola Ronco (a sinistra) e Monica Mazzitelli alla libreria Flexi di Roma, presentazione del 21 novembre 2009.





1. julia, Martedì 24 Novembre 2009 ore 10:02
ciao a tutti. vi leggo da un po' e, pur non essendo un'appassionata del genere noir, ho letto volentieri i post e i vostri commenti degli ultimi tempi.
questo post di Angolo nero mi interessa particolarmente perchè, pur non avendo letto il libro, mi fa riflettere sulla scelta di un tema a me caro, e non perchè a genova ci sono stata, ma perchè credo alla scrittura del vissuto.
è particolarmente sentito da me questo argomento, tanto che mi costringe alla domanda che molti scrittori odiano sentirsi dire: "perchè scrive del dopo repressione una che l'ha vissuta da "lontano"?
sulle assenze c'è tanto da dire - e se ci sarà occasione dirò - ma è sulle finte presenze che mi irrigidisco.
julia
2. Vito B., Martedì 24 Novembre 2009 ore 11:03
Bella domanda, Julia, sono curioso di sentire la risposta.
3. AngoloNero, Martedì 24 Novembre 2009 ore 11:34
Giro la domanda a Paola, ma nel frattempo chiedo cosa si intende per "finta presenza": la Ronco non ha fatto finta di essere presente al G8, ma ha raccontato tre storie accadute due anni dopo il G8.
Julia, Vito, potete specificare meglio la domanda?
4. paola ronco, Martedì 24 Novembre 2009 ore 17:51
Julia,
In attesa di un tuo eventuale chiarimento provo a interpretare la domanda.
Potrei sbagliare, ma credo che ci sia un equivoco di base. Le vicende che racconto non sono reali. Non ho scritto un saggio né una raccolta di testimonianze. Ho scritto un romanzo.
Quando mi chiedono del G8, rispondo sempre che la manifestazione raccontata in Corpi Estranei 'potrebbe' essere stata il G8, ma nei fatti è immaginaria come il resto. Faccio questo non per evitare grane o chissà che altro, quanto proprio per sottolineare due aspetti: il primo, che il G8 di Genova non è stata certo la prima manifestazione italiana che si sia conclusa in maniera tragica - e temo che non sarà l’ultima. Il secondo, che le ferite provocate da queste vicende sono talmente recenti e dolorose da non permettere ancora, a mio avviso, una narrazione diretta che sia davvero efficace. Per questo, credo, ho provato a parlarne da una prospettiva laterale, diversa.
Come dice Alessandra, infatti, non racconto la manifestazione ma fatti che si svolgono due anni dopo.
Non so, spero che questo chiarisca meglio.
5. Vito B., Martedì 24 Novembre 2009 ore 22:29
Per me la risposta è esaustiva. Comunque, leggendo la domanda di Julia mi era balenato il dubbio che ci si potesse trovare davanti ad un'opera che in qualche modo desse giudizi e, lo dico per Paola perché Ale' lo sa già, non amo i giudizi dati da chi conosce i fatti solo per sentito dire, percepiti dalla stampa o da isolate testimonianze. Sono lieto che non sia così e mi riprometto di leggere corpi freddi.
6. julia, Mercoledì 25 Novembre 2009 ore 00:04
Chiarisco meglio cosa intendo per "finta presenza" apprezzando la risposta di Paola Ronco alla quale rivolgo nuovamente il mio quesito. Perchè presentare questo romanzo accennando al G8 del luglio 2001 se "la manifestazione raccontata in Corpi Estranei 'potrebbe' essere stata il G8, ma nei fatti è immaginaria come il resto"?
La risposta è già tutta nella spiegazione.
Per quanto riguarda la narrazione delle ferite aperte ritengo che si sia detto molto e in ogni forma espressiva e, senz'altro, molto altro ci sarà da dire.
La finta presenza, che non vuol essere un'accusa, è una scelta che vedo fare molto spesso da chi tenta di sfruttare un tema attuale ancora molto sentito seppur non vissuto personalmente. A volte me ne sfuggono i motivi, a volte no.
Dagli elementi che ho in questo caso mi viene da pensare che la "prospettiva laterale" sia molto parziale, un'assenza che tenta di essere colmata da un coinvolgimento delle parti intervistate, una "finta presenza" appunto.
Fa effetto leggere che lo spunto nasce da una foto ed il quesito ritorna: quale visione propone Paola se non quella di un'interpretazione filtrata dalla finzione di voce narrante che, dopo due anni, racconta la caduta di ogni diritto civile e la repressione delle idee?
Non me ne voglia Paola che ringrazio per la sua risposta, ma esprimo le mie riflessioni di cavillosa osservatrice della realtà.
7. paola ronco, Mercoledì 25 Novembre 2009 ore 09:09
Julia,
Grazie a te per l’attenzione che riservi al libro; spero che potremo parlarne anche – e meglio - in un secondo momento, se avrai voglia di leggerlo.
Credo che l’equivoco permanga, e noto l’uso di termini quali ‘parti intervistate’. Lo ripeto: Corpi Estranei è un romanzo.
Se avessi voluto parlare di quello che è stato veramente il G8 avrei scritto un reportage. Volendo affrontare la tematica di una ferita che sento mia, e che è comune a tante persone della mia generazione, ho scelto un’altra prospettiva.
Quanto al voler ‘sfruttare’ un tema attuale, noi non ci conosciamo e quindi è perfettamente lecito che tu possa pensare questo. A mero titolo informativo, però, ti direi che nel mio primo romanzo erano presenti tematiche molto simili, prese da una prospettiva ancora diversa (ognuno ha i suoi demoni, si sa…); molti editori lo lessero, la maggior parte lo rifiutò dicendo che l’argomento non importava più a nessuno. Ecco, alla luce di questo, se avessi voluto sfruttare un tema credo proprio che avrei scelto altro.
8. julia, Mercoledì 25 Novembre 2009 ore 10:15
<br>Tenterò di smontare il mio pregiudizio con la lettura, allora.
Grazie per le tue risposte.
9. AngoloNero, Mercoledì 25 Novembre 2009 ore 15:33
Non vorrei essere io, con la mia recensione, ad aver creato un fraintendimento sui contenuti di Corpi estranei.
Preciso quindi che i fatti del G8 sono solo sullo sfondo del romanzo, come parte del passato, e che il tema è emerso nel corso della presentazione. Tant'è che io, che non avevo ancora terminato il romanzo (ero arrivata a pagina 80), non sapevo nemmeno che si parlasse del G8, perché è qualcosa a cui si accenna molto oltre e solo di sfuggita.
Il G8 costituisce l'antecedente storico, diciamo, ma non la colonna portante di Corpi estranei, che tra l'altro, come pure ho accennato, tocca molti altri temi: il precariato, la questione della sicurezza, la solitudine, la difficoltà di intrattenere relazioni umane valide, il razzismo, solo per citare i primi che mi vengono in mente.
Per questo motivo vi invito a leggere il romanzo e poi, eventualmente, a muovere le critiche all'autrice (che si è gentilmente prestata a rispondere) o meglio al recensore (io), se secondo voi non sono stata capace di cogliere gli aspetti salienti del libro :)