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Zona del silenzio: la graphic novel sul caso di Federico Aldrovandi

Venerdì 17 Luglio 2009, 07:05 in Novità segnalate dagli editori di
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Oggi sarebbe stato il 22° compleanno di Federico Aldrovandi.

La condanna a tre anni e sei mesi (in primo grado, rivedibili in appello) dei responsabili, a distanza di 4 anni, in cambio della morte di un ragazzo di 18 anni è una sentenza degna del Quarto Mondo. Non rende onore alla tradizione giuridica che in altri Paesi ci invidiano (ma ancora per poco, suppongo).

Per tacere delle reazioni ostili e arroganti dei condannati. Queste sì, in puro stile italico. 

Non credo di essermene occupata in passato, o se l'ho fatto è stato comunque troppo poco.

Cerco di rimediare adesso. 

Vi segnalo il blog dedicato a Federico e la graphic-novel Zona del silenzio (minimum fax) di Checchino Antonini e Alessio Spataro.

Gli autori partecipano oggi a una giornata speciale interamente dedicata alla memoria di Federico insieme a Patrizia Aldrovandi e agli amici di Federico.

Appuntamento alle 18 alla libreria Melbookstore di Ferrara, piazza Trento e Trieste.

4
4 commenti
4
20 Lug 2009
alle 23:51

Vito B.

Hp letto il il post di Cristina Zagaria, se cercassi di difendere questo sarei un ipocrita. Non è questo che difendo e forse non difendo proprio niente, così come non difendo le sentenze che avete citato, né le accuso. Ho troppa esperienza di tribunali per non sapere che una sentenza è difficile da comprendere se non si stati dentro il tribunale giorno per giorno dal primo all'ultimo momento, ma provo ugualmente un gran senso di disagio nei confronti dei genitori di quei due poveri ragazzi. Forse cerco solo di spiegare che non ci sono due pesi e due misure a favore di una parte, come i commenti alla notizia della sentenza del processo emessa al processo di Federico alludono. Potrei raccontarti di processi che hanno avuto ben altri esiti, sbilanciati a scapito della divisa, ma non serivirebbe a niente. Non servirebbe a ridare giustizia a chi se la vede negata. Già, perché negare la giustizia e come ricevere un'altra ingiustizia. Ma condivido, Ale, quello che dici la giustizia dei nostri tribunali a smarrito "suoi obiettivi fondamentali, quello di ripristinare l'equilibrio spezzato dal crimine, con una sanzione adeguata alla gravità del gesto".

3
20 Lug 2009
alle 09:04

AngoloNero

Lo so, Vito, c'è il rischio di mettere tutta l'erba in un fascio, di dividere i buoni dai cattivi con una linea netta. E non è così.

Ma è innegabile che la giustizia umana (lo dimostra anche il caso citato da Annalisa) si sta dimostrando sempre più inefficace rispetto a uno dei suoi obiettivi fondamentali, quello di ripristinare l'equilibrio spezzato dal crimine, con una sanzione adeguata alla gravità del gesto.

Si continuano ad usare due pesi e due misure. In questi giorni Cristina Zagaria racconta sul suo blog l'inaudita storia di una "pericolosa" badante rumena, regolarissima, che per un cavillo burocratico è stata trattata peggio di qualunque criminale. Con un dispendio di soldi, tempo ed energie che sarebbe stato bene profondere altrove. 

Siamo la repubblica delle banane, non c'è niente da fare.

2
18 Lug 2009
alle 13:52

Annalisa

Io la vicenda l'ho seguita invece. Ho letto. Ho ascoltato le registrazioni con le comunicazioni e i dialoghi di quella notte. Le parole sprezzanti, le risate, disgustose sulla bocca di chiunque e a maggior ragione su quella di coloro che dovrebbero essere preposti alla sicurezza e alla protezione delle vite umane. Ho visto le foto del corpo di Federico. So che se non fosse stato per la forza e la determinazione dei suoi genitori di tutta questa storia non si sarebbe saputo niente.

Sicuramente c'entra l'animo umano. Ma sono d'accordo con Alessandra. Certe sentenze sono una vergogna. E la recente vicenda del processo Sandri lo dimostra, purtroppo, una volta di più.

1
18 Lug 2009
alle 00:27

Vito B.

Ho letto alcuni post del blog fatto dai genitori di Federico. Io conosco poco quella drammatica vicenda e mi astengo da giudizi. Immagino, però, la potenza del dolore che provano quel padre e quella madre e non ho potuto non provare una profonda ammirazione per la dignità e l'equilibrio delle loro parole. Ciò che mi auguro e che quelle stesse parole siano lette e comprese da chi li ha privati di un bene così prezioso ed insostituibile.

Ale, non credo che in questo c'entri nulla la civiltà delle leggi, il primo o il quarto mondo, ma solo l'animo umano capace talvolta di gesti meravigliosi e altre di crudeltà incomprensibili.

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