Il blog del mistero
Angelo Marenzana
Buchi neri nel cielo
Perdisa Pop collana Babele Suite
Pagine 128
Prezzo 9,00 euro
Tornano gli anni '70 nel Perdisa (ormai sono diventati un'etichetta di culto, un-nome-una-garanzia, con l'inconfondibile copertina biancorossa) di Angelo Marenzana, Buchi neri nel cielo. Tornano gli anni '70, ma come fantasmi del passato di Gaspare (anzi Gaspar) Maida.
Gaspare è un esiliato volontario. Ha vissuto in Madagascar per 20 anni, per sfuggire alla giustizia italiana e a una condanna dettata da leggi speciali, ma all'improvviso anche l'Africa diventa scottante. Gaspare è costretto a tornare in Europa con un passaporto austriaco, atterra a Lisbona e qua viene immediatamente intercettato dalla Polizia italiana. Non per essere arrestato, ma peggio, per essere ricattato. Un lavoro sporco in cambio dell'oblìo definitivo. Munito solo di ricordi, Gaspare va a Milano e attende istruzioni. Ma qui, complice forse l'incontro con Amelia, Gaspare non ha più desiderio di fuggire, nascondersi, vivere una vita-non vita e cerca il modo di uscire allo scoperto. Come? Beh, leggetelo e lo saprete...
Buchi neri nel cielo mi ha fatto venire in mente non solo recenti fatti di cronaca, ma anche suggestioni di altri autori: Gugliemo Pispisa (La terza metà), Gabriele Marconi (Io non scordo), Riccardo Arena (Quello che veramente ami). Romanzi che, sebbene ideologicamente orientati in maniera diversissima tra loro, sono accomunati dal tema trattato.
Cos'è accaduto ai ragazzi del '77? I pesci piccoli, quelli che erano colpevoli di reati ideologici o poco più, che sono scomparsi, si sono allontanati, hanno fatto perdere le loro tracce, rinunciando al tempo stesso ad avere una vita "normale": che fine hanno fatto?
Buchi neri nel cielo è una (possibile) risposta. Ne ho parlato con l'autore, Angelo Marenzana. Ecco cosa ci siamo detti:
AB - In un periodo in cui si è tornati a parlare del caso Battisti, hai affrontato la vicenda di Buchi neri nel cielo senza alcun timore di polemiche?
AM - No, sinceramente non penso che Buchi neri nel cielo abbia le caratteristiche per suscitare particolari polemiche o che il tema trattato si possa confondere con il caso letterario e politico di Cesare Battisti. Anche se, solo a nominare la parola terrorismo, oggi, in un paese come il nostro, si rischia subito di ritrovarsi nel bel mezzo di un terreno minato. Questo perché, nonostante siano ormai passati più di vent’anni dalle ultime e più eclatanti operazioni del terrorismo rosso e nero, i nodi non si sono ancora sciolti, quasi nulla si è fatto per leggere le pagine di quella storia tutta italiana, svelare misteri e responsabilità, commistioni di ideologie, affari e traffici illeciti. Non ci siamo dotati degli strumenti essenziali per capire un fenomeno e il coinvolgimento di una bella fetta di generazione di giovani. Le mille e più vittime fatte dalla follia armata forse meritano di conoscere la verità sulle responsabilità collettive. Ma tutto è caduto nell’oblio, nel dimenticatoio. E se devo essere sincero se potessi contribuire a fare un po’ di polemica non mi dispiacerebbe. Magari aiuterebbe a sviluppare uno smottamento di idee. E poi la polemica è anche il sale dell’editoria.
AB - Da quel che ho letto di tuo finora, mi sembra di notare una predilezione per ambientazioni passate (Legami di morte era ambientato in epoca fascista, ad esempio). Ti trovi più a tuo agio con il passato rispetto al presente?
AM - Io mi trovo più a mio agio a raccontare storie caratterizzate da un’atmosfera “politica”, giusto per poter giocare con gli elementi delle contraddizioni storiche, della dialettica di diversi punti di vista, e dell’aspetto criminoso spesso collegato. E il nostro passato ne è ricco. Il secolo attuale invece è nato un po’ opaco da questo punto di vista. Oggi il timbro della politica è un po’ sbiadito. L’idea che la governa è un’idea prevalentemente affaristica, quindi funzionano di più storie legate alle ben più complesse speculazioni finanziarie, ad una criminalità organizzata sempre più crudele, alla fitta illegalità in doppio petto, alla conoscenza e all’uso di strumenti telematici. E io, in tutto questo, non mi muovo con grande dimestichezza.
AB - Io ho ritrovato suggestioni di altri autori che hanno trattato lo stesso tema, ma a tuo avviso, invece, qual è stata la fonte di ispirazione?
AM - La figura di Gaspar, l’ex terrorista di Buchi neri nel cielo, è solo un pretesto per raccontare la storia di un uomo che si sente estraneo alla sua esistenza, ai cambiamenti in cui è costretto a vivere, che fa i conti con il fallimento di ideali e prospettive sociali tutte sue. Gaspar è un uomo in fuga perenne trasformato da rivoluzionario in piccolo commerciante per turisti in terra africana. Ho usato il profilo di un terrorista (più un ideologo che un uomo di azione) perché credo che oggi rappresenti più di altri l’emblema di tutto ciò in un passato recente. Il riferimento allo Straniero di Camus credo che salti subito agli occhi. Ed è stato voluto anche da parte mia rendere omaggio a un autore che ha significato molto nella mia crescita letteraria fin dai tempi dell’adolescenza.