Il blog del mistero
George Orwell sul mestiere ingrato del recensore. Come non capirlo... Articolo forse passato un po' troppo sotto silenzio (almeno, a me non sembra di aver letto commenti).
Leggetelo - ma poi dimenticatelo, prima della mia prossima recensione (anche se adesso, sottolineo, non scrivo più recensioni ma "pareri").
**
Segnalo un articolo su Sentieri Selvaggi a proposito di Jim Thompson: le sue alterne fortune, i suoi problemi con l'alcool e la storia di un talento parzialmente dimenticato.
**
A vent'anni dalla scomparsa di George Simenon, John Banville ne parla su Corriere.it
**
Sandrone Dazieri sulla morte del romanzo giallo (uffaaa...)
**
Film e libri del 2009. Trasposizioni su grande schermo di romanzi più o meno famosi. Nel frattempo, lancio da record negli States per il nuovo romanzo di John Grisham, The Associate, e nuovo film in vista.
**
Infine, per il momento, solo grazie, Francesca. Presto spero la recensione.
Se il "genere" agonizza - forse in Italia, ma altrove non sembra così - è per colpa di tanti scrittori che sono saltati sul suo carro solo perché andava di moda, senza avere la minima idea della storia e delle tradizioni del giallo e del noir (anche per sovvertirle, certo; ma per rivoltarle come un calzino, se è questo l'obiettivo, bisogna almeno conoscerle) e, soprattutto, senza un briciolo di passione.
Concordo in parte, caro Giovanni;
mi riesce difficile pensare a Gialli e Noir (perfetti, poi, se pulp) come nicchie di nicchia, quando sembra che attualmente non si produca altro. A me, pensa, basta léggere le trame per avvertire un senso di soffocamento da formula spremuta, dove spesso la trascurabile differenza sta solo nello stratagemma di ambientazioni naif.
Forse (dico forse) il libro avrà più futuro della musica per il semplice fatto che léggere al computer è una gran menata, dove bastano un paio d'ore e finisci con l'avere gli occhi a palla; e dove, se stampi, spendi cinque per non spendere otto, intanto che l'esistenza ti si ingolfa di fogli impazziti.
La mia impressione è che la letteratura agonizzi per robuste iniezioni di moribondi "romanzi di genere" quando (e qui mi gioco il tutto per tutto) lo stesso concetto di "genere" per me non ha senso alcuno.
Spero che le campane a moribondo ti siano lievi sulle palle. :o)
La morte del giallo, sotto-categoria della già decretata (quante volte?) "morte del romanzo"? Dopo Larsson il diluvio (le classifiche però sono capeggiate da libri di genere, come la Trilogia Millennium o Twilight&c, o Camilleri... E Gomorra, come lo vogliamo considerare?) Forse, ci sono scrittori che parlano bene delle serie Tv perché ci lavorano, ben pagati per sfornare prodotti a volte buoni, a volte così così (e non è esterofilia, ci sono un sacco di serie USA noiose, preconfezionate e predigerite, tipo Medium o quella appena arrivata in tv sui negoziatori dell'FBI, per non parlare di quelle francesi o tedesche...) Morte del giallo, e del noir, ecc ecc.? Si dice che la letteratura tornerà a essere nicchia, privilegio di pochi, come nel medioevo, forse il giallo tornerà a essere nicchia nella nicchia, ghetto imposto o scelto, forse chi scrive dovrà trovare un altro modo di campare (a quando il download gratuito dei libri? e perché nessuno si aspetta di avere gratis il prosciutto, il gasolio o la camicia, mentre la musica, i film e i libri, sì?) Scusate, ho mescolato, ma i discorsi non stanno mai appesi lì, da soli, si collegano... E l'eccesso di campane a morto, in questo periodo di crisi, mi sta un po' sulle palle...
Bellissimo, per una volta tutti d'accordo!!
Mi spiace che George dovesse recensire libri-porcheria; il modus operandi scelto, però, inevitabilmente partoriva recensioni-porcheria, ed ecco che, perfetto, l'inutile cerchio si chiude.
ho come l'impressione che 'sti lamenti dei "giallisti" che paventano o dichiarano la morte del genere siano un po' il lamento di chi non ha più idee e vuole tirarsene fuori per cercare di diventare scrittori "di letteratura".
ciao,
Al
alle 15:38
Vito B.
Ahi, siamo passati alla veglia funebre! Tranquilli, non morirà nessuno. Fino a quando ci saranno due esseri umani, ci sarà sempre uno che avrà voglia di raccontare e uno di ascoltare. Ci saranno sempre quelli che ameranno di più un genere rispetto ad un altro (con fortune alterne), ma tutti, magari soffrendo, sopravviveranno... si evolveranno semmai, ma sopravviveranno.