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Paolo Gardinali incontra CJ Box

Martedì 13 Gennaio 2009, 08:34 in Conversazioni di
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Un'altra preziosa corrispondenza dalla California.
Paolo Gardinali
intervista e commenta CJ Box, un autore che in Italia ancora in pochi, sicuramente, conoscono (per motivi spiegati nell'articolo). 

C'era una volta il West
Incontro con CJ Box, Thousand Oaks, 10 Gennaio 2009

Stando a Hollywood, il mito del West è morto e sepolto, i duelli a suon di Colt fumanti sostituiti da battaglie legali ed orazioni ad effetto: "You want the truth? You can't handle the truth!"
Ma in verità qualche parte il West ancora sopravvive, almeno nella letteratura noir. Il Wyoming fa da sfondo alla serie di Joe Picket, guardiacaccia nelle fittizia contea di Twelve Sleep, ai piedi delle selvagge Bighorn Mountains.
È una terra che si nutre dei propri sogni, popolata di uomini liberi e armati in costante lotta con un ambiente di bellezza incomparabile ma di durezza spietata. I cowboy di CJ Box sono icone spesso datate e condannate dall'inesorabile progresso. Lassù, tradizione e modernità si scontrano nelle Cultural Wars statunitensi. Rancher cittadini e arricchiti contro ecologisti arrabbiati, entrambi armati dalla burocrazia governativa che la tradizione libertaria locale vede con estrema diffidenza. Schiacciati tra due campi contrapposti, gli uomini comuni come Joe Picket, lottano contro un sistema perverso che minaccia  di spazzarli via da un momento all'altro. Non a caso uno degli autori preferiti da CJ è il Cormac McCarthy della Trilogia della Frontiera, i cui grandi spazi e nostalgia per un mondo che scompare sono riproposti in un setting inedito per romanzi noir.

È ben altro lo scenario che devo attraversare per raggiungere "Mysteries to Die For", la minuscola libreria in una vecchia zona un po' dimessa. Attraverso una mezza dozzina di corsie per arrivare allo svincolo giusto, vago per i sobborghi nord di Los Angeles (o sud di Ventura, è sempre più difficile decidere dove una inizia e l'altra finisce) perdendomi nell'impersonale arredo urbano di Thousand Oaks. Potremmo essere dovunque negli USA, ed è proprio allora che comprendo la ragione del successo dei romanzi del guardacaccia. Joe Picket è un uomo legato all'identità della propria terra, impegnato nell'equivalente moderno della Fatica di Sisifo: preservare così com'è un contesto che inevitabilmente scompare, dai cervi maestosi della foresta nazionale all'innocenza delle proprie figlie minacciate da un mondo crudele e assassino.

CJ Box appare subito come l'alter ego intellettuale di Joe: indossa il classico Stetson nero, ma è affabile e sottotono, inforca un paio di occhiali per leggere il primo capitolo del suo nuovo romanzo. 
Infatti il tour californiano è in occasione dell'uscita del suo ultimo romanzo, un "fuori serie" intitolato Three Weeks to Say Goodbye. La vicenda si snoda attorno al tema dell'adozione con un taglio crime-thriller. Ambientato a Denver, il romanzo è basato su fatti realmente accaduti. Jack McGuane (un richiamo a Thomas McGuane di "Bushwhacked Piano", uno dei grandi stilisti della letteratura dell'ovest americano) è un uomo qualunque, a cui per un intrigo legale viene sottratta la bimba adottiva. Come nei più classici romanzi della serie di Joe Picket, Jack è sull'orlo di perdere tutto quanto ha di più caro. Sconvolto dal dolore, intrappolato dal sistema corrotto, Jack decide di reagire, e impugnata la Colt del nonno fa partire una catena di eventi dai risvolti drammatici.

CJ legge l'inizio di "Three Weeks" con tono monocorde, non cerca di interpretare i dialoghi come altri scrittori. Ma non ce n'è bisogno: la storia cattura immediatamente l'attenzione, e la sua forza risiede proprio nella semplicità, nella pura emozione, in personaggi nudi nella propria onestà, che hanno tutto da perdere. Non a caso anche Joe Picket è un padre di famiglia, e i drammi che affronta sono condivisi dolorosamente dai suoi cari. Quanto più lontano possibile dagli eroi di cartone e dalle mandibole di cemento dell'hard boiled.

L'atmosfera nella libreria è un po' strana, ci sono appassionati del genere, le solite vecchie signore, ma anche alcuni individui di taglia e fattezze vagamente inquietanti per il sottoscritto. Più tardi si riveleranno essere ex poliziotti: CJ Box ha acquistato un nuovo seguito con un recente romanzo fuori serie, Blue Heaven, di prossima traduzione in Italia. Blue Heaven è ambientato nel nord dell'Idaho, dove molti dei poliziotti di Los Angeles si trasferiscono per gli anni della pensione lasciandosi alle spalle il caos della città degli angeli e magari la probabilità che vendetta e risentimento si traducano in una pallottola nella schiena. La zona è il campo base di Mark Fuhrman, il celebre poliziotto comprotagonista del primo processo a OJ Simpson, criticato all'epoca per dichiarazioni razziste e come spesso accade, divenuto celebre nell'ambiente della talk radio.

Tra un autografo e l'altro, CJ parla dei suoi piani per il futuro. Ha impiegato ben vent'anni per farsi pubblicare, e quattro ne sono passati dalla scrittura di Open Season, il primo romanzo della serie di Joe Picket, e la pubblicazione. Il buon successo della serie, ormai alla nona puntata (con il prossimo Below Zero) gli permette di esplorare altre storie che non rientrano nel formato dei romanzi sul guardacaccia del Wyoming.
CJ Box è tradotto in 18 lingue e pubblicato in tutta Europa, autore di culto in Francia. Mi dice che purtroppo i diritti della serie di Joe Picket sono stati venduti ad un editore italiano poi fallito, seppellendo i diritti in qualche imbroglio legale. Blue Heaven è però in corso di traduzione.

Paolo Gardinali, per Angolo Nero

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