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Regali last minute

Lunedì 22 Dicembre 2008, 16:26 in Varie di
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Perché lo so che, se mi leggete, probabilmente non siete dei gran fanatici dello shopping, ma piuttosto internet addict e topi di biblioteca.

Però Natale è Natale, si sa. Qualcosa tocca inventarsi. E il libro è il regalo last minute per definizione, insieme al classico cesto di prodotti gastronomici.
I libri costano poco, soprattutto se paragonati ad altri regali, e hanno il valore aggiunto di diffondere un po' di cultura (questa l'ho letta da qualche parte recentemente, ma non saprei dire dove). Questo, poi, è addirittura gratis (ve lo segnalo, fateci un pensierino).

Io i miei acquisti li ho già fatti, vedi foto sopra. Sono le letture di dicembre - finite, da finire, da iniziare.

Ma se fare la fila da Feltrinelli vi mette, giustamente, l'ansia, o non sapete quale libro scegliere, e non volete regalare l'ultimo libro-strenna, ché sicuramente è l'idea che hanno già avuto almeno altre dieci persone, regalate un buono.
Tanto quest'anno tutto è buonizzabile, come hanno scoperto (un po' in ritardo, a dire il vero) anche a Genova.

Magari, se potete, evitate di regalare questo...

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5 commenti
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27 Nov 2009
alle 19:27

AngoloNero

Sergio, tengo buono il consiglio per il post di quest'anno :)

4
27 Nov 2009
alle 16:52

Sergio Rufo

Ho visto questo post in un attimo di pausa in mezzo a bilanci del caz.... Mi piace. Un'idea per Natale. Mi perdonerai Angolo Nero se esco dal seminato e consiglio un autore completamente avulso dal genere noir, ma credo che un regalo non debba corrispondere necessariamente ad un genere. Pertanto consiglio Scritti corsari di P.P.Pasolini. Una lettura ferocemente critica dei tempi che corrono. Pasolini si puo' ritenere a ragion veduta un profeta da regalare in ogni occasione: aveva indovinato tutto.

 «Che cos’è la cultura di una nazione? Correntemente si crede, anche da parte di persone colte, che essa sia la cultura degli scienziati, dei politici, dei professori, dei letterati, dei cineasti ecc.: cioè che essa sia la cultura dell'intelligencija. Invece non è così. E non è neanche la cultura della classe dominante, che, appunto, attraverso la lotta di classe, cerca di imporla almeno formalmente. Non è infine neanche la cultura della classe dominata, cioè la cultura popolare degli operai e dei contadini. La cultura di una nazione è l'insieme di tutte queste culture di classe: è la media di esse. E sarebbe dunque astratta se non fosse riconoscibile - o, per dir meglio, visibile - nel vissuto e nell’esistenziale, e se non avesse di conseguenza una dimensione pratica. Per molti secoli, in Italia, queste culture sono stato distinguibili anche se storicamente unificate. Oggi - quasi di colpo, in una specie di Avvento - distinzione e unificazione storica hanno ceduto il posto a una omologazione che realizza quasi miracolosamente il sogno interclassista del vecchio Potere. A cosa è dovuta tale omologazione? Evidentemente a un nuovo Potere.
[…]
Conosco, anche perché le vedo e le vivo, alcune caratteristiche di questo nuovo Potere ancora senza volto: per esempio il suo rifiuto del vecchio sanfedismo e del vecchio clericalismo, la sua decisione di abbandonare la Chiesa, la sua determinazione (coronata da successo) di trasformare contadini e sottoproletari in piccoli borghesi, e soprattutto la sua smania, per così dire cosmica, di attuare fino in fondo lo "Sviluppo": produrre e consumare.
L'identikit di questo volto ancora bianco del nuovo Potere attribuisce vagamente ad esso dei tratti "moderati", dovuti alla tolleranza e a una ideologia edonistica perfettamente autosufficiente; ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi: la tolleranza è infatti falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore; e quanto all'edonismo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto con una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto. Dunque questo nuovo Potere […] è in realtà - se proprio vogliamo conservare la vecchia terminologia - una forma "totale" di fascismo. Ma questo Potere ha anche "omologato" culturalmente l’Italia: si tratta dunque di un’omologazione repressiva, pur se ottenuta attraverso l'imposizione dell'edonismo e della joie de vivre.
[…]
il nuovo fascismo non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamrente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l'omologazione brutalmente totalitaria del mondo.

Pier Paolo Pasolini. Scritti Corsari

 

 

3
23 Dic 2008
alle 01:44

AngoloNero

@ Al: :D

@ gran: dalle mie parti questo si chiama spam...

2
22 Dic 2008
alle 21:27

gran

Grande questa iniziativa del Corriere dello Sport
http://www.corrieredellosport.it/edicola/iniziativa_47.shtml

1
22 Dic 2008
alle 19:55

Al Custerlina

ma che bella vetrina...

AUGURI ALE!!!

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