Il blog del mistero

È una sensazione mia, oppure ogni volta che si apre la pagina c'è una qualche nuova spiegazione/modifica/precisazione del regolamento??
Spero davvero che tutte le discussioni degli ultimi giorni servano a rendere più trasparente il premio, dall'anno prossimo...
Buongiorno Ale e Conti,
vedo che a votazioni chiuse gli autori che imperversavano in questo spazio sono scomparsi... come mai?
Vedete, Ale e Conti, è forse giusto ma io concordo in parte sul fatto che gli editori a pagamento siano una piaga: lo sono quando truffano, attraverso finti concorsi, gli autori. Diversamente, è un paese libero e liberamente uno ha il diritto di farsi pagare, se questo è chiaro fin dall’inizio, e un autore è libero di pagare se ha i soldi per farlo (altrimenti è un irresponsabile). In proposito chiarisco a Conti: Sono contrario per principio anch’io a pubblicare a pagamento e se ciò fosse stato necessario avrei rinunciato, ciò nonostante ho dato al mio editore 400 euro a titolo di contribuito spontaneo e senza che costituisse condizio sine qua non, dopo che avevano già concordato la pubblicazione. Non entro nei particolare perché superfluo, ma lei sa benissimo che con quella cifra, almeno qui dalle mie parti (Empolese e dintorni) si copre il 10/20% della mia piccola tiratura. Se questo vuol dire aver pagato l’editore la risposta al suo dubbio è sì, altrimenti la risposta e no.In quanto al fatto che i libri facciano cultura ci sarebbe a lungo da discutere ma violento me steso e taglio corto: se scrivi un saggio è fondamentale conoscere a fondo l’argomento che stai trattando, se scrivi un romanzo non devi spacciare per vero ciò che è inventato, né all’inverso. L’unico dovere dell’autore è l’onestà, l’unico diritto del lettore e di non essere frodato in tal senso. Perché, ritengo, che la cultura di cui ha veramente bisogno l’uomo è l’onesta, anche e soprattutto intellettuale, se ce ne fosse un po’ di più tante cose andrebbero meglio. Per il resto leggere e come mangiare ti accorgi subito se un piatto ti piace o no e altrettanto alla svelta, se vai il libreria, sfogliando le pagine centrali (non l’incipit che anche i neofiti come me sanno che deve essere ben curato) ti accorgi se lo stile dell’autore è di tuo gradimento oppure no. In tutto questo l’editoria, così come è impostata oggi non credo sia in grado di svolgere alcun ruolo: i grandi editori pubblicano solo quelli che hanno un nome, quelli a cui non possono dire di no (vedi alla voce parlamentari) o quelle storie che sull’onda delle mode possono garantirgli delle vendite importanti; i piccoli sperano di fscoprire il genio della letteratura e di fare il grande salto e ne frattempo si arrabattano; quelli a pagamento… pigliano i soldi.
Per quando riguarda i refusi concordo sono brutti, ma non li considero il vero problema (parlo di narrativa che è quella che leggo prevalentemente e quindi un po’ conosco) e comunque ne è talmente piena la “grande editoria”, dove si spendono tanti soldi per fare editing, che mi sento molto più tollerante con la piccola, e lo stesso vale per gli autori e perdono più facilmente gli sconosciuti (così tiro l’acqua al mio mulino) che i grandi nomi… poi, parafrasando, chi è senza peccato… Avevo un nonno ed i suoi fratelli (tutti ormai da tempo scomparsi) che non sapevano dire una sola parola di italiano ma tenevano incollata tutta la famiglia sulla sedia, davanti al camino a serate intere, specie quando le bufere di neve toglievano la corrente elettrica, con storie di soldati o di briganti, mescolando verità e fantasia (non menzogne). Giuro, pagherei non so cosa per avere la loro capacità narrativa e rinuncerei volentieri a quei congiuntivi che faticosamente, dopo anni di scuola disertata, sto cercando di riconquistare.Non so, se un po’ vi ho convinto ma è quello che penso… ah, dimenticavo! I parenti dalla Germania m’hanno fatto sapere che per Natale non vengono più, che dite se gli spedisco le copie per corriere e mi faccio pagare alla consegna si offenderanno?
Caro Bollettino,
ma lei, nel suo lavoro di tutti i giorni, può tranquillamente permettersi di essere approssimativo senza conseguenza alcuna? Spero di no, qualunque mestiere faccia. E non si vede perché a chi si cimenta nella scrittura debba essere concesso di pubblicare libri che, spesso e volentieri, non stanno in piedi.
Non sto parlando di lei, beninteso, del quale non ho purtroppo letto il romanzo, ma di un sempre maggior numero di persone che si mettono in testa di diventare scrittori senza nemmeno essersi preoccupate di apprendere uno straccio di tecnica.
A questo mi riferivo, parlando di una necessaria autocensura, non certo alle storie che uno racconta, e che possono essere interessanti anche se zoppicano sintatticamente e grammaticalmente.
Soprattutto mi stupisce la strana sindrome di Stoccolma che si instaura tra l'autore a pagamento e l'editore che gli ha preso i soldi. Uno paga per pubblicare, il presunto editore non muove un dito che è uno per promuovere il libro e alla fine - se gli toccano l'editore - l'autore si incazza pure?
Ripeto, perché evidentemente è sempre bene precisare, che non sto parlando di lei, che ignoro se abbia pubblicato a pagamento oppure no.
E credo che tra la "sostanza sgrammaticata" e il "vuoto magniloquente", come li definisce lei, ci sia ancora spazio per romanzi scritti bene (che è altra cosa dalla "bella scrittura", dall'esercizio di stile fine a se stesso) e con una certa sostanza.
Ciao Vito,
mi hai fatto ridere - finalmente! Ci voleva, dopo tutte le arrabbiature dei giorni scorsi.
Non c'è accanimento contro i piccoli editori, accidenti, non mi stancherò mai di ripeterlo. C'è stato - e c'è tuttora - un accanimento contro gli stampatori a pagamento che si autodefiniscono editori. Truffano gli aspiranti scrittori sfruttandone le velleità. Non offrono alcuno dei servizi offerti da editori piccoli ma seri. Fanno solo danni.
Insisto: pagare per pagare, perché non autoprodursi? Perché non andare in copisteria e farsi stampare un centinaio di copie del manoscritto? Che necessità c'è del marchio di fabbrica editoriale, quando l'editore non è sinonimo di qualità?
Su una cosa invece non sono d'accordo: un libro che esce con un italiano approssimativo È un problema. Il libro è veicolo di cultura, il libro È cultura, e non può permettersi di essere approssimativo. Tu - se fossi un discografico - lo faresti uscire un disco in cui il cantante ha preso una stecca? E allora perché il libro dovrebbe potersi permettere refusi o peggio?
Comunque, il dibattito rimane aperto :)
Ciao Ale,
penso che la tua non sia solo una sensazione ma una constatazione di fatti, poco simpatici ma semplicemente fatti. Solo a cinquina "eletta" si conoscono finalmente le regole del gioco (a cui ho partecipato insieme a molte decine di comparse).
Detto questo, però, non sposta di una virgola la convinzione che ho espresso quì in passato e che ho visto da alcuni affermata in modo più ampio: quando decidi di partecipare a qualcosa ne accetti le regole, anche quando queste non ci sono, che equivale a dire che tutto è permesso.
Peccato che a volte la mancanza di regole "ci" piace quando crediamo di essere capaci di trarne vantaggio, salvo, poi, "infamarla" quando "ci" accorgiamo che altri lo hanno saputo fare meglio.
Io, nonostante sia un principiante, avevo intuito come sarebbero andate le cose e quindi non provo alcuna sofferenza per non essere riuscito a scalare i vertici della classifica popolare (avrei potuto avvalermi di buone consulenze di esperti di informatica, ma non l'ho fatto sia per coscienza personale, sia per intima convinzione, ora confermata, che il voto popolare non valeva quasi niente), né di essere stato ignorato dalla "giuria di qualità" (può darsi che abbiano avuto ragione). Ero curioso di vedere come funzionavano certe cose e l'ho fatto: ne ho tratto una lezione utile per il futuro. Concordo, però, con chi sostiene che il nome di Scerbanenco meriti più rispetto.
Poi, ora che gli animi sembrano acquietati, vorrei fare un'esortazione (giuro senza animosità, senza intento polemico e, perché no, con una punta di ironia) a chi criticava la presenza di piccoli editori (fra cui tu Ale), a chi si "strappava le vesti" perché tutti vogliono scrivere anche quando non sanno scrivere in italiano, a chi invocava l'(auto)censura e cose di questo tipo: non vi accanite troppo contro noi, siamo piccole formichine innoque.
Almeno per quanto mi riguarda (mi sono sentito chiamato in causa da quei commenti) non rubo niente a nessuno, ho venduto 10 copie a parenti e altrettante ad amici, mi hanno detto "bravo" (qualcuno anche dopo aver letto il romanzo), e hanno gratificato la mia anima "intellettuale". Siate magnanimi con noi, sapete meglio di me che la vera gloria si conquista combattendo i potenti, non i "deboli" come me... e che diamine, già ci castigano la distribuzione e le librerie (queste addirittura se anche tengono una copia la nascondono in magazzino) vi ci mettete anche voi!! Che fastidio vi diamo?
Noi ce ne stiamo nelle nostre sagre campagnole, ci accontentiamo di vincere i premi condominiali (per la verità nel mio palazzo ha vinto l'amministratore, ma aveva corrotto la giuria promettendo sconti sui millesimali) e se per una volta veniamo ad annusare il fumo di un concorso nazionale (già sapendo che non mangeremo mai l'arrosto) non drammatizziamo.
E ancora, qual'è il problema se qualche libro esce con un italiano un po' approssimato? Non ci possiamo permettere di pagare qualcuno che ci faccia editing, né un traduttore dal dialetto all’italiano (come fanno gli stranieri) e quindi facciamo tutto da soli, ma magari quello che abbiamo da dire è davvero interessante e allora perché no? Meglio la sostanza un po' sgrammaticata del vuoto magniloquente (non so bene che voglia dire ma mi sembrava d'effetto). Certo quando si incontrano retorica e sostanza nascono i grandi capolavori, ma purtroppo di questi tempi ci si deve accontentare.
Comunque la pensiate voi, io ritengo più giusto giudicare solo quello che si è letto (non riguarda te Ale), non generalizzare mai, né cadere nell'errore di Cesare Lombroso valutando la forma prima dei contenuti.
In ogni caso, fra un po' è Natale e tutti dobbiamo essere più buoni, altrimenti niente regali!
Scusate se sono stato un po' lungo ma la sintesi non è mai stata il mio forte e Auguri a tutti gli scrittori di raddoppiare le vendite per Natale, per me ne sono certo, aspetto dei parenti dalla Germania.
alle 12:20
Vito Bollettino
Aggiungo, per il futuro, se poi avete l'indirizzo di buoni editori che davvero leggono le cartelle degli sconosciutti fate un'opera pia... fornitemelo (solo a me in privato così frego gli altri).