Il blog del mistero
Francesco chiude il romanzo di Conrad e si alza dal divano. Appoggia il libro sul tavolo, accanto al computer su cui Giada sta controllando la mail.
«Lo sai di cosa parla?»
La ragazza risponde distratta, senza spostare lo sguardo dal monitor.
«No.»
Chicco resta in silenzio troppo a lungo. Giada si volta. Sembra pallido. Tiene le mani sulla copertina del romanzo come se fosse l'ultimo appiglio sul bordo di un burrone.
«Cosa c'è?»
«C'è che non mi hai ascoltato. Mi hai chiesto se so di cosa parla il libro di Conrad dove stavano le foto. L'agente segreto. Non credo che ci sia niente da capire, non ti pare?»
«Te lo richiedo, Giada, l'hai letto?»
«No, non l'ho letto. Perché?»
Francesco non risponde. Giada appoggia i gomiti al tavolo. Il computer, ora, è davvero lontano dai suoi pensieri.
Il ragazzo cerca di cancellarsi l'angoscia dal volto con un mezzo sorriso. Uno sforzo inutile. Così, racconta e quando finisce è Giada che sembra non avere le parole giuste per continuare.
«Non puoi pensarlo davvero, te l'ho già detto».
«E ti ho risposto che lo pensi anche tu, Giada, solo che non vuoi ammetterlo.»
Le accarezza una mano. Lei lo lascia fare, come se fosse da un'altra parte.
«Non ci riguarda, Chicco.»
Il ragazzo ride.
«Ah no? Di tutte le cose che possono riguardarmi tu credi che proprio questa non lo faccia?»
«E tu pensi che di tutte le cose che tuo padre voleva dirti sia proprio questa quella che non riusciva a tenere per sé? Credi che in quel diario ci sia il racconto di come una mattina qualcuno gli ha dato una valigia e gli ha detto dove doveva metterla?»
La rabbia con cui Giada ha pronunciato quelle frasi gli fa quasi paura. Viene da lontano, dal passato. dalle attenzioni di suo padre, dalle botte e dai pianti di sua madre. Da giorni lontani che non se ne vanno mai.
«E tu in cosa credi?»
Giada distoglie lo sguardo. Un gesto che serve a rallentare il respiro. Si morde un labbro.
«Credo che quel messaggio non sia di tuo padre. E forse non sia nemmeno per te. Credo che appartenga a qualcun altro e a qualcosa di diverso.»
«Ognuno combatte la sua guerra, vero?»
«Sì, Chicco. Ognuno combatte la sua guerra e lo fa con i suoi metodi. E forse uno di questi metodi è usare te come esca.»
«Se è così, allora non me lo faranno fare.»
«Cosa?»
«Abbandonare tutto. Prendermi quello che è mio e lasciare che siano Ferri e Vitali a occuparsi del resto.»
«Forse» sussurra. «Ma se succederà, andremo fino in fondo. Insieme.»
Francesco la guarda. Occhi lucidi di un mare lontano. Azzurro in cui si spezzano i riflessi della lampada, dello schermo del computer e di una lontana, incerta e mai sopita tristezza. I tuoi occhi sono uno specchio, pensa. Vedo quello che sono Quello che nascondo a tutti meno che a te.
Prende il romanzo di Conrad, lo sposta da un lato. Accantonare il libro nel tentativo di fare lo stesso con il passato. Di ignorare, almeno per un momento, quel dubbio che tenta di trasformarsi in certezza e che invece andrebbe soltanto cancellato.
Sfoglia il giornale che Giada ha portato a casa. I colori dell'isola sembrano un posto lontano in cui è possibile dimenticare tutto. Anche solo per un momento.
«Quest'anno andiamo a Karpathos, lo sai?»
Giada sorride. Chicco si allunga in avanti e la bacia. Quando le loro labbra si staccano, la ragazza gli appoggia la testa sulla spalla, lo abbraccia.
Il primo giorno in cui è entrata in quella casa era terrorizzata. Paralizzata dalle responsabilità, dall'idea di avere per la prima volta preso in mano la sua vita. Dall'ipotesi che la realtà in cui stava cacciandosi potesse davvero durare per sempre, lei che fin lì aveva vissuto alla giornata, randagia di sentimenti, di passioni.
Ora che sono passati anni quel "per sempre" le sembra un tempo tremendamente breve. Perché contiene una fine che non vuole vedere arrivare. Si guarda intorno, mentre sente il viso del suo uomo perdersi fra le onde rosse dei suoi capelli.
Quello che vede le appartiene come niente lo ha fatto nella sua vita.
La libreria imbottita di volumi. Lo scaffale dei dvd. Il divano color crema. La fotografia di JFK nella stanza ovale, con il piccolo John John che sbuca da sotto la scrivania. La sedia su cui è seduta, la tinta delle pareti, il tavolo, la porta colorata di rosso con attaccata una vecchia insegna di una cabina telefonica.
Francesco.
Mi hai portata via, pensa. Mi hai dimostrato che sbagliavo, che qualcosa di mio poteva esistere. E ora non permetterò a nessuno di distruggere tutto questo, di portarmi via da qui, da te.
«Sì, quest'anno andiamo a Karpathos» risponde. Una vacanza vera, finalmente. In un posto che vuole visitare da sempre, anche se non ha mai capito bene il motivo.
Si stacca dall'abbraccio e appoggia la fronte a quella di Francesco.
Restano lì, senza bisogno di parole, a mescolare in silenzio il respiro e i pensieri.
Da Il tempo infranto, pagg. 358-360
Patrick Fogli
Il tempo infranto
Piemme
Pagine 655
Prezzo 20,00 euro
"deo", sta per "dei".
La negligenza, ritorniamo alla sintassi, rifacendoci al testo di Dante, è deo principi: è attributo del complemento indiretto.
E, per ora, apoditticamente, credo di dover finire qua.
Non volevo fare un complimento, volevo solo esprimere una mia sincera impressione: non per togliere, ma per aggiungere.
E di questa aggiunta, credo che lo stesso autore dovrebbe essere agitato da un minimo di imbarazzo a vedersi accostare per similitudine a Dante, potrebbe l'autore farne tesoro. Poi, se gli ha recato danno, chiedo scusa. Comunque, io proverei almeno disagio di una critica che pare una sentenza: "una piccola Divina Commedia".
Anzi, per una mia innata disposizione d'animo, non sono contro nessuno e nessuna cosa.
"Aguzza qui, lettor, ben li occhi al vero, / ché 'l velo è ora ben tanto sottile, / certo che 'l trapassar dentro è leggero".
Cordialmente
Se voleva fare un complimento a Fogli e al suo valore le è riuscito molto male: da quello che ha scritto si evince l'esatto contrario. Ma chiarezza e sintesi sono pregi di cui la Natura non l'ha dotata.
Non ho ben capito quale sarebbe la mia negligenza, ma pazienza, è risaputo che io e lei non c'intendiamo.
Si lascia sempre anticipare, non mi aspettavo niente di più da lei.
Spero che l'autore mi sia grato per la critica, perché niente toglie alla sincerità del suo romanzo.
Oh, misteriosa, credo che prima degli invidiosi del secondo girone, venga la Valletta Dei Prinicipi Negligenti dell'Antipurgatorio: "Qual è colui che cosa innanzi sé/ subita vede ond' e' si maraviglia, / che crede e non, dicendo ' Ella è... non è... '.
Auguri migliori all'autore Fogli, sinceramente, perché nulla voleva togliere la mia critica al suo valore; né sono contro di lui né contro il suo libro.
Antonio Gerardo D'Errico
Spero che Patrick non le dia la soddisfazione di rispondere: per come lo conosco, non è solito intervenire nelle discussioni che lo riguardano.
Da parte mia, visto che siamo in tema di Commedia, la vedrei ben posizionato nella seconda cornice del Purgatorio.
A buon intenditor...
Vorrei non fare polemica con lei, gent.ssimo autore Patrick Fogli, ma è più forte di me dover muovere la mia critica al commento fatto dal signor carlo Turco, che definisce il suo libro "questo grande romanzo (...) destinato a restare una piccola Divina Commedia...". Evidentemente a causa della mole, seicento e passa pagine, si potrebbe dire davvero che il suo romanzo è molto, troppo, grande. Riguardo alla piccola Divina Commedia, non capisco dove si possa trovare un indizio tale per riconoscere un parallelo, seppure piccolo, tra il suo libro e la Commedia di Dante. Lo stile, poi, dalle poche pagine che ho letto mi sembra piuttosto piano e distratto, che non suscita certo la curiosità di continuare nella lettura. Mi dispiace, immagino già la reazione spropositata dei curatori dello spazio, oltre che la sua stessa reazione; ma il mio giudizio, in tutta sincerità, è questo. Spero lo voglia accogliere, con gratitudine, avendo certamente lei un'opinione della sua scrittura e del suo libro diversa dalla mia. Mi auguro almeno che abbia l'umiltà di non sentiirsi un piccolo Dante.
Cordialmente
Antonio Gerardo D'Errico
Grazie per la segnalazione, Carlo.
Leggere tutto questo e capire che non ci si può davvero perdere la lettura di "questo grande romanzo", come l'ha definito Giovanni Pacchiano sulla Domenica di Il Sole 24 Ore del 30 novembre scorso, "destinato a restare come una piccola Divina Commedia del nostro tempo".
alle 20:34
Fabio
Gentile D'Errico,
La invito a terminarlo, il romanzo.
Ho la presunzione di dire che tornerà sui suoi passi.
E' un grande romanzo.