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Quello che veramente ami di Riccardo Arena

Alessandra Buccheri avatar Martedì 8 Luglio 2008, 08:34 in Conversazioni, L'angolo bianco, Recensioni di Alessandra Buccheri

Riccardo Arena
Quello che veramente ami
Dario Flaccovio Editore
Pagine 256
Prezzo 13,50 euro

Torna il tema degli anni di piombo. Nel romanzo di Riccardo Arena - giornalista palermitano - il ricordo di quegli anni si dipana attraverso la storia d'amore di Enrico e Monica. Profondamente diversi, eppure... Eppure, tra un'assemblea e un volantinaggio, una partita di rugby e una manifestazione, i due si innamorano perdutamente, al di là di ogni convenzione e di ogni convinzione politica. Fino al gesto estremo di Enrico. Bellissimo finale, molto toccante.

Ho letto Quello che veramente ami in anteprima e ho avuto la possibilità di parlarne con lo stesso Riccardo. 

AB - "Quello che veramente ami": un saggio, un racconto autobiografico o pura finzione?
RA - Direi pura finzione basata sulla cronaca reale di quegli anni e partendo da una storia vera, quella di due persone (lui di destra e lei di sinistra) che si vollero bene proprio in quel periodo. Rispetto ai tanti personaggi del romanzo, comunque, nessuno dei due "ispiratori" reali si è rovinato la vita. Però la loro storia d'amore finì relativamente presto.

AB - Una storia d'amore difficile: lui è fortemente schierato a destra e lei a sinistra, in un periodo nel quale questo tipo di differenze contavano non poco. Lui è un piccolo borghese, lei è molto benestante. Lui è "terrone" e lei nordica. È stato difficile immedesimarsi di volta in volta in personaggi così differenti tra loro, per rendere i diversi punti di vista?
RA - No, non è stato difficile perché "Quello che veramente ami" è stato scritto nell'arco di un ventennio, ovviamente con modifiche e riscritture a volte faticosissime. In questi (oltre) vent'anni ho letto libri, saggi, romanzi, visto film, documentari, lavorato su internet e acquisito esperienze e conoscenze di persone e situazioni che mi hanno aiutato a scolpire sempre più nitidamente le figure dei due protagonisti, Enrico e Monica.

AB - Come hai fatto a calarti nei panni di una donna?
RA - Per quanto riguarda Monica, non c'era solo da calarsi nei panni di una donna ma di una donna di estrema sinistra per di più. Mi hanno aiutato i ricordi e lo studio dell'animo femminile, che ogni uomo cerca - spesso senza successo - di approfondire.

AB - Gabriele Marconi - con cui condividi l'editore - parla dell'impossibilità di raggiungere una memoria condivisa sugli anni di piombo, ma allo stesso tempo della possibilità che dal rispetto del vissuto altrui si arrivi alla comprensione. Cosa ne pensi?
RA - Io credo che innanzitutto la comprensione debba essere dei carnefici rispetto alle vittime, e non viceversa, come purtroppo oggi si tende o si pretenderebbe di fare. E il rispetto è possibile proprio se non c'è il rapporto carnefice-vittima, che a mio avviso è ciò che impedisce di raggiungere la cosiddetta memoria condivisa. Ma non è solo sugli anni di piombo che è complicato trovare punti di intesa e di contatto: se si pensa che ancor oggi è impossibile maturare una memoria condivisa rispetto ad altri eventi "forti", tragici e relativamente remoti della nostra storia, quali possono essere il fascismo, la guerra, la lotta di liberazione, allora mi sa che dovremo aspettare ancora molti decenni e poi se ne potrà riparlare.

AB - Dunque non c'è speranza che la mia generazione - e soprattutto quelle future - possano superare gli anni di piombo e guardare al futuro senza dover tenere conto di ciò che è accaduto prima che nascessimo? Non parlo di dimenticare, ma di superare: non un revisionismo storico, ma un'archiviazione del passato. È possibile decidere che abbiamo chiuso i conti, pari e patta, con ciò che è accaduto?
RA - Non credo. Ogni popolo deve fare i conti con la propria storia, inevitabilmente scritta dai vincitori. Noi giovani o quasi, le generazioni del secondo dopoguerra, siamo pur sempre figli di quel conflitto tremendo, del mondo diviso in blocchi, del muro di Berlino, del Vietnam, dell'autunno caldo, degli anni di piombo, di tangentopoli, delle stragi di mafia. Sono eventi differenti tra loro e che però, in alcuni casi, rappresentano un "continuum". Un giorno, probabilmente, si potrà ragionare più serenamente su questi fatti, così come oggi è possibile discutere insieme, rossi e neri, di quando ci si menava e ci si sparava reciprocamente. Ma archiviarli, no. Almeno finché esisterà un minimo di passione e la coscienza di questo Paese non sarà offuscata dalla guerra santa di certuni contro i pm e i giornalisti e dall'esaltazione della cultura delle Veline e dei reality.

AB - Visto che sono parte in causa: come sta andando il libro?
RA - Sul libro raccolgo commenti (e recensioni) entusiastici da tutti coloro che lo leggono e non credo lo facciano per adulazione: non hanno ragione di cercare
di captare la mia benevolenza. Non so però se vada o meno bene... Ma non mi
arrendo! E fido sul passaparola!

6
6 commenti
6
25 Ott 2009
alle 13:56

AngoloNero

Concordo :)

5
25 Ott 2009
alle 13:54

Vinz

è un libro meraviglioso! non ho altro parole.

finalmente il 77 raccontato senza fronzoli, senza censure, senza faziosità, senza benevolenza, senza rancore, senza saccenza.

una bellissima storia che rimette l'essere umano al centro delle vicende politiche dell'epoca. con tutto quello che ne consegue.

Vinz

4
12 Lug 2008
alle 17:13

AngoloNero

Giusto, i commenti zuccherosi posso farli solo io :)

3
12 Lug 2008
alle 14:55

Ugo

Concordo assolutamente sull'ultima frase, estendendola ai commenti zuccherosi (che fanno tanto pensare al cugggino dell'autore precettato da quest'ultimo).

Non dico mettere nome e cognome, ma un'email valida...

P.S.: non è che non concordi col resto, è che non ho letto né Arena né Moccia! ;)

2
11 Lug 2008
alle 18:16

AngoloNero

Mi sia consentito dissentire in toto. I gusti sono gusti, ma "banale e stucchevole" non sono davvero gli aggettivi che userei per definirlo.

Certo che tu Moccia devi averlo letto proprio bene, per poter fare un simile paragone... 

(ma che meraviglia, i commenti acidi lasciati da sconosciuti...)

1
11 Lug 2008
alle 18:04

Robyn

Ci mancava solo il Federico Moccia della "politica",...con tanto di ciliege rosse in copertina!
Linguaggio banale, ("le dune pettinate dal vento...!")trama stucchevole.Un pasticcio sentimentale e dolciastro mascherato da amarcord sociopolitico.

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