Il blog del mistero
Ovvero: esaltazione di un libro e dell'ingrato lavoro degli uffici stampa.
Premessa: la lettura di Uomini che odiano le donne ha avuto una storia ingiustamente travagliata. Diversi mesi fa, Jacopo De Michelis di Marsilio mi invia una mail parlandomi di Stieg Larsson, un nuovo autore svedese che stanno per pubblicare. Una bomba, la sua trilogia sta per uscire in tutta Europa, gli editori se lo sono conteso alla Fiera di Francoforte. Allega una scheda di presentazione. Non la leggo nemmeno, rispondo al volo: “Fantastico, posso intervistarlo?”. Risposta di Jacopo: “Non hai letto la scheda… L’autore è morto”. Ops. Per farmi perdonare, chiedo le bozze del romanzo. Mi arriva una montagna di carta. Mi spavento. Lo metto da una parte, ripetendomi che appena avrò tempo lo leggerò. Sì, ma io non ho mai tempo… Dopo qualche mese Jacopo mi chiede cosa penso del libro, gli rispondo sinceramente: non posso leggerlo e non posso, per correttezza, parlarne senza averlo letto. Jacopo insiste: guarda che ti prenderà, non ti fare spaventare dalla mole. Finalmente durante l'ultimo ponte mi obbligo a portarlo in trasferta.
L’ho finito in 3 giorni: Jacopo aveva ragione.
Una volta iniziato (e superate le prime 100 pagine, nelle quali vi sembrerà ancora di vagare nel buio), Uomini che odiano le donne è avvincente. Due diverse indagini (quella sulla scomparsa di una giovane donna e quella su una colossale frode in cui è implicato un noto industriale) coinvolgono personalmente Mikael Blomkvist, brillante giornalista economico di grande credibilità e direttore di Millennium. Condannato ingiustamente, Mikael deciderà di allearsi con la giovane Lisbeth Salander, una squatter-hacker geniale ma dalla personalità disturbata. Personaggi di gran fascino, entrambi, così come il vecchio Henrik Vanger, che riesce a convincere Mikael a trasferirsi sull'isola nella quale risiede per - apparentemente - scrivere una sorta di biografia della famiglia Vanger. Due indagini complicate, una più orientata verso torbide trame familiari e remota nel tempo, l'altra attualissima e di enorme rilevanza pubblica. Sullo sfondo un paese - la Svezia - che non smette di affascinare, dai tempi di Sjöwall e Wahlöö, per le sue straordinarie contraddizioni: se da un lato siamo abituati a considerare il paese scandinavo come l'emblema dell'ordine e della tranquillità, dall'altro si scopre che sotto l'apparente torpore - e sotto cumuli di neve - si agitano le stesse passioni che siamo abituati a considerare di stretta pertinenza dei popoli latini - rabbia, invidia, lussuria, avidità.
Crime story di solidissimo impianto, Uomini che odiano le donne diventerà un film (le riprese sono iniziate nel mese di marzo) come il resto della trilogia.
Ora, prima di giugno - data dell'uscita del secondo volume, La ragazza che giocava col fuoco - dovevo assolutamente spendere due parole per questo romanzo. Perché la scrittura di Larsson ha una straordinaria alchimia che appassiona, che avvolge, che "stringe". E nel finale non solo trovano spiegazione i misteri che danno origine al titolo, ma si apre un nuovo, affascinante interrogativo relativo ai protagonisti - al punto tale che non vedo l'ora di leggere il seguito delle vicende di Mikael e Lisbeth.
Doppiamente in debito con Jacopo, devo ringraziarlo per aver insistito così tanto. Se non avesse avuto la pazienza di convincermi, mi sarei persa uno dei libri più interessanti usciti nell'ultimo anno.
E visto che la letteratura svedese continua a produrre romanzi di successo e sicura presa sui lettori, vi anticipo che oltra al romanzo di Stieg Larsson sono in uscita - sempre con Marsilio - L'estate dei morti viventi di John Ajvide Lindqvist e Caduta libera di Leif GW Persson.
Stieg Larsson
Uomini che odiano le donne
Marsilio
Pagine 688
Prezzo 19,50 euro
Ho letto "Uomini che odiano le donne" dietro le insistenze di un'amica che me lo ha prestato. L'autore poteva tranquillamente tagliare via almeno un terzo delle pagine, senza che la trama ne risentisse, considerato che la "storia" ha un ruolo primario, mentre la caratterizzazione dei personaggi è approssimativa e scontata.
La trama stessa non mi è parsa avvincente come si dice.
Sicuramente un ottimo canovaccio cinematrografico, ma dal punto di vista letterario-narrativo l'ho trovato deludente.
Se per capire come finisce l'unica protagonista interessante del libro (la Salander) devo leggere il seguito.. No, grazie. Ci rinuncio.
Un romanzo è un romanzo, non una telenovela.
Bentrovati, Alessandra e Ugo :)
Ho visto anch'io il film, naturalmente, e mi è piaciuto molto, anche se Mikael è troppo "edulcorato" rispetto al libro.
Ciao :)
Come declinare un invito così pressante? Il film l'ho visto anche io da poco ed è piaciuto parecchio anche a me. Però non ho alcuna intenzione di bruciare tutti i miei vestiti, strapparmi le calze di nylon e farmi tatuare alcunché. Fa l'istess?
Sicuramente in ritardo rispetto a voi e alla vigilia dell'uscita del secondo (La ragazza che giocava con il fuoco), sono finalmente riuscita a vedere il film di Uomini che odiano le donne..che dire...ho voglia di vestirmi punk!!..adesso brucio tutti i miei vestiti..strappo le calze di nylon, mi buco in più punti il volto e vado da un amico tatuatore a farmi una stampa indelebile che dalla scapola arriva all'anca!!..Lei cattura l'attenzione, è carismatica; ti viene voglia di giustificarla qualsiasi cosa faccia...W il regista e W Stieg Larsson..(anche se ce l'ho con lui per essere scomparso troppo presto!).
Il fascino di una donna come "Wasp" deriva proprio dalla sua scontrosità e diffidenza..al contempo è questo "non chiedere niente a nessuno" che induce le persone a starle accanto..è come se in realtà avesse bisogno quindi del contrario. Psicologicamente il suo personaggio è simile a quello delle persone che incontriamo troppo spesso nella vita di tutti i giorni anche se camuffate da un'apparenza più innocua e meno eccentrica..le stesse che ti fanno agire sentimenti, emozioni, gesti che forse abitualmente non agiresti..sono sicura che è capitato a tutti noi almeno una volta nella vita!..Il lettore in preda all'intensa fascinazione che fà?..Non potendola conoscere di persona legge tutta la trilogia!!..ah ah ah Attenzione, non è una critica ma la presa di consapevolezza di una donna che ama le donne..
Di lui ciò che più mi ha colpito è l'itegrità morale..l'attore è più brutto rispetto a come lo immaginavo, ma più la pellicola scorre e più rivela il suo fascino..un uomo apparentemente ingenuo..secondo una visione razionale un pò alla stregua degli eventi: se ne và da Millennium quando il gruppo lo decide, ha rapporti sessuali con la collega sposata, viene "preso" dalla Salander di notte quasi "a tradimento"..In realtà da qualche parte nel tuo cervello non viene da registrarlo come uomo debole e passivo. Mikael và avanti con i suoi valori..la sua libertà stà proprio nel fatto che riesce a difenderli e a mostrarli chiaramente come chi non ha niente da nascondere..sì, come un uomo che chiamerei "normale": con un'esistenza senza grossi traumi, che ama il suo lavoro. Sorprendenti sono i "confini" della sua personalità: ben strutturata riesce ad accogliere le stranezze altrui senza per questo venirne divorato...magari incontrarlo uno così!!
Allora alla prossima!...questa volta spero che qualcuno voglia commentare ciò ho scritto..C'E NESSUNOOO???...un saluto, Alessandra
Il libro è fantastico, parla di noi più di quanto non crediamo..racconta dell'Ombra dell'animo umano..della parte maschile che aiuta le donne a sopravvivere e della sensibilità femminile che è all'interno di ogni uomo e che lo arricchisce..a me parla di sentimenti e delle loro sfumature senza per questo guardarli come follia o anormalità..ho dovuto frenare la lettura compulsiva ricordando che Larsson ce ne ha lasciati solo tre! Dopo il primo ho dovuto leggere altro, temporeggiare, per non divorare la trilogia!!..ooops, adesso però sono quasi alla fine del secondo!..resisterò più tempo prima di acquistare il terzo?...un saluto, Alessandra
A me il film è piaciuto moltissimo. Ricalca fedelmente il primo libro, con l'unica differenza che Mikael è un po' meno superficiale di come appare nel libro.
Quando ti è possibile vediamoci così te ne consiglio anche altri!
Gli svedesi comunque sono fantastici e Marsilio ha avuto un grande occhio nell'accaparrarseli :)
devo dire che ho letto molti mesi fa i primi due libri di Larsson e sono tra i migliori libri in assoluto letti negli ultimi anni (potevi consigliarmeli di persona senza che dovessi scoprirli per caso) :P.
inoltre mi sono appassionati al filone della letteratura giallo noir scandinava pubblicata da marsilio ed ho letto altri tre- quattro titoli molto validi che consiglio a tutti:
Henning Mankell, Asa Larsson,John Ajvide Lindqvist e Leif GW Persson: uno meglio dell'altro, anche se un pò meno appassionanti di quelli di Stieg, e non so perchè.
Così come mi è difficile capire il segreto che rende questi racconti, benchè ambientati in posti e tessuti sociali così diversi dal nostro paese, tanto piacevoli ed appassionanti che uno li divora letteralmente.
Ad ogni modo il fatto che Larsson fosse comunista lo si capiva benissimo dalla lettura dei suoi libri e secondo me non fa che aumentarne il valore aggiunto procuratoci dalla sua penna.
Quanto a Lisbeth, sì a volte è irritante, ma quello che ha passato ne giustifica ampiamente il comportamento e nel secondo romanzo fa tifare perchè riesca a compiere la sua vendetta.
A proposito del film che non ho visto, che ne pensate?
Mah. Opinioni scritte tanto per allenare le dita sulla tastiera, immagino.
Stieg larsson mi stava simpatico, ma quando ho scoperto che era un esponente di spicco del partito comunista svedese ho bruciato tutta la sua trilogia. Lisbeth Salander? Un insulto alla gente affetta da autismo. Un personaggio così narcisista e stronzo non si era mai visto...
Ohi, bentrovato Stoner :)
Non ho letto Larsson. Tuttavia mi chiedo perché si debba ricorrere al consunto ed efficace trucchetto del titolo fuorviante se l'opera è solida ed efficace. Forse per cercare di vendere un buon prodotto editoriale, come ce ne sono molti seppur privi di un adeguato titolo? Tra l'altro non vedo come un incipit di 100 pagine privo di significato possa essere archiviato con un "... poi il romanzo decolla...". Chiunque decollerebbe dopo 100 pagine di nulla, l'unica alternativa sarebbe quella di far perdere i sensi all'avventato lettore alleggerito di qualche ora del proprio prezioso tempo e di quasi 20 euro. Cifra considerevole di questi tempi.
Non ho letto Larsson. Tuttavia mi chiedo perché si debba ricorrere al consunto ed efficace trucchetto del titolo fuorviante se l'opera è solida ed efficae. Forse per cercare di vendere un buon prodotto editoriale, come ce ne sono molti seppur privi di un adeguato titolo? Tra l'altro non vedo come un incipit di 100 pagine privo di significato possa essere archiviato con un "... poi il romanzo decolla...". Chiunque decollerebbe dopo 100 pagine di nulla, l'unica alternativa sarebbe quella di far perdere i sensi all'avventato lettore alleggerito di qualche ora del proprio prezioso tempo e di quasi 20 euro. Cifra considerevole di questi tempi.
Voto 6/10 Non amo particolarmente i libri gialli e solitamente cerco di starne alla larga peggio che dalla peste. Se poi il libro in questione supera le seicento pagine i disincentivi alla lettura iniziano a diventare troppi per potermi invogliare a vincere la naturale avversione verso il genere in questione. Eppure il clamore mediatico generato dal primo libro di Stieg Larson mi ha convinto ad investire ben 19,50 euro per l’acquisto. Ad un libro giallo, si sa, non è affidato l’alto compito di “fare letteratura” e tantomeno ci si aspetta che le sue pagine siano cesellate da ornamenti prosaici aulici. Un poliziesco è un libro per tutti, un compagno scanzonato che ci accompagna durante i tempi morti, stuzzica la curiosità e aguzza l’ingegno senza mai diventare aristocratico; bisoogna sfogliarne le pagine con leggerezza .
Nonostante sia al suo esordio letterario Larson dimostra di conoscere a fondo il genere e si avvale di tutti i trucchi del mestiere per sedurre il lettore. Il successo editoriale è figlio di una serie di riuscitissime scelte. La trama è volutamente scontata. Un omicidio da risolvere, qualche colpo di scena e i soliti dissidi familiari condiscono la vicenda gradevolmente. L’azione, poi, si svolge in un piccolo paese, uno scenario circoscritto che strizza l’occhio al lettore; tutti possono essere sospettati, nessuno è innocente aprioristicamente. L’indagine in un luogo così circoscritto stimola l’indole voyeuristica del lettore che spierà nelle vite private degli abitanti del villaggio. Con un ristretto ventaglio di sospettati ciascuno può divertirsi a formulare ipotesi e cercare soluzioni. I personaggi, umanamente eroici, sono presentati senza efficacia espressiva. L’autore coniuga la loro personalità tra virtù e vizi, si sofferma a descriverne il profilo psicologico ma in modo vacuo. Nonostante parecchie pagine siano dedicate all’indagine introspettiva questa risulta sempre poco convincente e caricaturale. Inveitabilmente tra i due detective si genera grande tensione, un minestrone dagli ingredienti ben noti: sesso e amore, sintonia e riservatezza, late vicinanze. Eppure tutta questa banalità sembra funzionare. Senza accorgertene inizi a vestirne i panni, a pensare come loro. Il libro diviene anche un pretesto per denunciare alcuni misfatti di cui l’odierna società svedese sembra essere rea. Il lettore scopre che lì una donna su tre è vittima di molestie (sarà vero?), scopre che la corruzione, la malavita, i pasticci burocratici non sono solo un vizio del “bel paese”. Anche in Svezia non è tutto oro quel che luccica. La prosa è scorrevole, veloce, a tratti giornalistica, mai ripetitiva e scontata. La lettura non è solo avvincente ma anche rilassante.
Questi punti di forza rappresentano anche la debolezza più evidente del romanzo. La trama, tanto scontata da essere prevedibile, consente al lettore di prevedere gli avvenimenti allentando continuamente tensione. Ne risente fortemente tutto il climax emotivo che non raggiunge mai punti abbastanza alti. I personaggi, troppo fumettistici e oleografici, risultano simpatici ma finti. Imperdonabile è la distinzione troppo netta tra “buoni” e “cattivi”; i primi, sebbene trapelino di continuo lati oscuri del loro passato, ci vengono propinati con tanta bonarietà da essere assolti senza processo. Questo, oltre a restringere oltremodo la cerchia dei sospetti rende la lettura stucchevole, sai già dove l’autore andrà a parare; latitano i colpi di scena. Mi chiedo quanto possa essere efficace un Giallo privo di tensione, ritmo narrativo e capovolgimenti di scena. Le denunce sociali, poi, sembrano solo un pretesto attorno al quale costruire una storia. Il progetto originario intendeva, con dieci romanzi, mettere a nudo vizi e difetti della società svedese. La prematura scomparsa dell’autore ha bloccato questo arduo compito al terzio episodio della saga. La domanda resta la stessa: il giornalista Larson usa il genere poliziesco per sensibilizzare l’opinione pubblica oppure utilizza i classici problemi (sui quali l’opinione pubblica è già sensibilizzata) come pretesto per un poliziesco moderno ed appetibile?
Da leggere se si è amanti del genere o se spinti da tanta curiosità verso l’ennesimo successo editoriale. Per gli altri, qualche buona pagina ed una scrittura piacevole possono non essere degli stimoli adeguati per masticare le troppe pagine del romanzo. Un libro scritto da un buon operaio del genere che, utilizzando i ferri del mestiere, assembla senza errori una storia lineare e piacevole ma priva di estro creativo. La differenza tra questo ed un ottimo libro è la stessa che passa tra un quadro e la carta da parati. Entrambi adornano le pareti, ma solo il quadro suggestiona ed emoziona chi l’osserva.
Uomini che odiano le donne è stato, almeno per me, il poliziesco più avvincente di tutti i tempi...una droga della quale non ne puoi fare a meno...peccato che lo scrittore sia morto dato che il suo modo di scrivere e pressochè strabiliante...voto 10...ora sto per finire anche la seconda parte di questa trilogia: la ragazza che giocava con il fuoco...un altro capolavoro!!!
hei ciao!
mi sembra molto bello ed avvincente la storia di questo romanzo...quasi quasi lo compro!
complimenti per l'articolo,ne parlerò sicuramente sul mio blog!
ciao^^
jacopo...posso farti una domanda? qual è il terzo libro della trilogia di Millennium?? Sono usciti i primi due e ora che ho finito di leggere il secondo..vorrei sapere quando potrò divorare anche il terzo! Grazie mille! baci
Su Marsilio Black: la collana a un certo punto è stata fusa con Le Farfalle, l'altra collana Marsilio che pubblica polizieschi, per cui non aveva più molto senso mantenere il blog. Inoltre ho avuto un figlio, e il tempo libero siè ridotto drammaticamente... ;-)
Jacopo
di questo libro ho sentito parlar bene da tutti quelli che l'hanno letto: mi sa che devo sbrigarmi a comprarlo pure io :-I
ciao a tutti! Invece a me dispiace molto per Marsilio Black. Come caxxo va a finire con Phineas Poe?! ;-)
Molto interessante!
Ciao Ale, sono sempre la stessa Ste del nordest, anche se ho cambiato blog!
Buongiorno a voi :)
alle 20:47
AngoloNero
Boh, Ines, i gusti sono gusti :)