Il blog del mistero

Da Brescia, un nuovo resoconto di Ida Ferrari.
Ovazione per Gigi Proietti ieri sera a Brescia nel corso del festival. L’auditorium della Camera di Commercio era stracolmo di gente per lui, l’attore romano amato da tutti e non solo per l’interpretazione de “Il maresciallo Rocca”.
Proietti non ha deluso le aspettative di simpatia. Dopo aver ricevuto la targa “Premio carriera gialla” dalle autorità bresciane Alberto Cavalli (presidente della Provincia di Brescia) e Costantino Vitali (direttore generale del Banco di Brescia gruppo UBI), si è seduto per l’intervista di Lilia Gentili dando l’impressione di essere in un salotto di pochi intimi, offrendo complicità al pubblico mentre raccontava aneddoti.
Ha cominciato con un umile: “Che Dio vi benedica, questo premio è molto originale e penso di non essere neanche degno di entrare nel mondo della letteratura”.
Lilia Gentili ha ripercorso la carriera di Proietti dal ’64 quando iniziò cantando un aforisma di Ennio Flaiano.
Proietti: Si chiamava Gli intelligenti, era una critica a un “generone” romano, una cosa un po’ strana…
Gentili: Ti fai conoscere al grande pubblico nel ’68 con “Alleluia brava gente” di Garinei e Giovannini in sostituzione di Modugno.
Proietti: Non era una sostituzione, lui non arrivò proprio. Io accettai di fare le prove, avevo un pubblico di pochi amici, poi la gente è aumentata e quando ho sentito gli applausi ho pensato “E chi se muove più da qui?”
Gentili: È stato un grande successo.
Proietti: non ci ero abituato. Un exploit teatrale allora prevedeva copertine sui giornali. Sono stato male, ho dovuto mettere le pezze fredde.
Continua poi raccontando di quella volta quando avrebbe dovuto baciare Gina Lollobrigida nel film del ’67 ‘Le piacevoli notti’:
“Mi ero fatto la barba, ma il personaggio la prevedeva, così il truccatore avrebbe dovuto mettermi dei peli attaccati col mastice e poi tagliarli a filo in modo fa farci una barba perfetta, ma faceva molto caldo e invece del mastice usò la vaselina. La Lollobrigida tardava ad arrivare così andai a mangiare e bere e poi mi addormentai su un bancone. Quando arrivò sentii che disse inorridita: e io dovrei baciare questo qui? Mi sentii offeso finché il regista mi disse: vatte a specchià. La barba era tutta un po’ de qua e un po’ de là fuorché nei posti giusti.”
O quella volta durante lo spettacolo teatrale ‘A me gli occhi please’ nato nel 1976, quando tra il pubblico era presente Eduardo de Filippo:
“Ero molto in ansia perché Eduardo non faceva una piega, non sorrideva né applaudiva. Solo alla fine si è avvicinato, io gli ho dato la mano, lui me le ha prese tutte e due e… me le ha baciate.”
Attore di cinema e di teatro, regista, doppiatore, intrattenitore, cabarettista. Personaggio che sfugge ogni tipo di catalogazione. Il vero successo televisivo è arrivato con il maresciallo Rocca. Dieci milioni di spettatori a puntata con punte di quindici milioni. Nel ’96 aumentarono del 45% le domande nell’arma dei carabinieri.
Gentili: Perché piace tanto il maresciallo Rocca?
Proietti: Lui è un italiano medio, anzi, meno che medio visti gli stipendi della categoria. Molta gente si è identificata con questo personaggio che coniuga l’aspetto del carabiniere con quello della famiglia con tutti i problemi della quotidianità.
Gentili: Quanto hai dovuto lavorare sul personaggio per farne un antieroe?
Proietti: Mi sono rifatto a mio padre, era un po’ burbero, ma aveva un’onestà di fondo, è un omaggio che gli dovevo.
Gentili: C’è un segreto per il successo?
Proietti: Più che un segreto credo che si tratti di una sorta di stima e siccome questo mestiere lo faccio da tanto tempo è stato graduale. All’inizio mi dicevano che non bucavo lo schermo, poi… l’ho sfondato. Gli esperti… il guaio è che qui in Italia ci sono un sacco di esperti, guai se non ci fossero…
Ha sempre un largo sorriso, Proietti. Solo quando Lilia Gentili accenna al teatro Brancaccio di Roma del quale è stato direttore artistico per sei anni fino al 2007 (passato poi a Maurizio Costanzo nonostante una sollevazione popolare con raccolta di firme) cala un velo malinconico, ma è un gran signore e non commenta.
Ma ci pensate?
Eduardo De Filippo viene da te e ti bacia le mani ... Roba da scoppiare!
In un articolo del più antico quotidiano di ispirazione cattolica, vengono pareri negativi sulla lettura dei gialli e noir; tu che ti occupi di questo blog, con grande capicità: cosa ne pensi?
alle 20:01
venturi
Ale, ho letto l'articolo sul quotidiano l'Avvenire circa un mese fa. Mi spiace di non aver conservato il giornale: ti avrei dato informazioni più precise; comunque il genere giallo e noir se ben narrato, è avvincente ed entusiasmante. Ben venga sempre questo Blog!
@.Lsm: "Basta sale e pepe!"