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Intervista a Lucia Bruni, autrice di "Il segreto di Raffaello"

Alessandra Buccheri avatar Venerdì 22 Febbraio 2008, 09:59 in Conversazioni di Alessandra Buccheri

Lucia Bruni
Il segreto di Raffaello
Dario Flaccovio editore
Pagine 138
prezzo 12,00 euro

E' da poco in libreria Il segreto di Raffaello, giallo storico della toscana Lucia Bruni. Non scriverò una recensione di questo libro - non posso, sarei di parte. Ho visto crescere questo romanzo, anche se a onor del vero il mio contributo è stato minimo. Ma ne sono stata talmente coinvolta che non riuscirei a parlarne col distacco necessario.Tutto ciò che posso dire è che io l'ho letto e curato con molto piacere e che l'autrice è una persona colta, appassionata e umanamente deliziosa.

Per il resto lascio la parola a Lucia: 

AB - Il tuo rapporto con la scrittura: quando nasce, e perché?

LB - I miei tentativi di mettere sulla carta i pensieri ci sono stati fin da quando ho imparato a scrivere. Forse perché vivevo in una realtà “corale”, paesana, dove il rapporto fra e con gli altri è  fonte inesauribile di stimoli, è un paniere ricco di  storie vissute da soggetti vari nei più disparati comportamenti. Aggiungi il fatto che  leggevo moltissimo e mi divertiva osservare, curiosare, commentare, e il gioco è fatto. Il primo racconto l’ho scritto a tredici anni, il primo romanzo a quattordici. Sono ancora lì per ricordarmi quello che “non” si deve fare!

AB - La toscanità: quanto è importante radicare un romanzo nel territorio che si conosce?

LB - E’ essenziale, secondo me, scrivere dei luoghi che si conoscono bene, nel mio caso la Toscana, perché solo così si possono  cogliere e trasmettere le sfumature,  le “pieghe” che dànno personalità ad ambienti, fatti, costumi, linguaggio senza rischiare di cadere in errori che possono compromettere il contatto fra scrittore e lettore. Quello che Calvino nelle sue Lezioni Americane, chiama “leggerezza” ed “esattezza”, per capirsi.

AB - Tu e la letteratura "di genere": quali i limiti, i pregi e i difetti del genere?

LB - Per quanto mi riguarda, quel che conta soprattutto è l’approccio con l’argomento. Il così detto “genere” deve offrire solo poche resistenze od ostacoli alla mia espressione per non sentirmi oppressa da  una linea narrativa che non mi appartiene. Ad esempio per me il “giallo” è una sorta di pretesto, un ventaglio dalle tante facce che mi dà infinite opportunità per entrare nel vivo di epoche, luoghi, storia, approfondire caratteri, modi di vivere e comunicare, con quel tanto di tensione che, a ben guardare, da sempre accompagna  molto del quotidiano.

AB - "Impressioni di una primipara": come hai vissuto la pubblicazione di questo romanzo?

LB - Scrivere un libro è come vivere un’attesa: quello che nasce è parte di te, del tuo sentire,  delle scelte, dei gusti; lo hai nutrito per mesi e mesi di ricerche, ansie,  fantasia; lo hai arricchito con idee, correzioni, aggiustamenti;  sono spicchi della tua personalità. E quando esce, vivi un’emozione grandissima ogni volta che qualcuno che lo ha letto, fa domande, commenti, si sofferma sui personaggi, confronta luoghi ed eventi, ne parla come se tutto fosse accaduto veramente.
E’ la magia dei confronti e dei contatti umani che credo non smetta mai di creare batticuore.

 

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2 commenti
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29 Set 2008
alle 14:33

mina montalbano

Un libro brillante come un diamante e linguisticamente levigato come una perla.Si legge e s'impara divertendosi.Complimenti all'autrice che sapientemente utilizza il giallo come pretesto di scrittura colta ben contestualizzata nei luoghi,nei tempi e negli avvenimenti narrati.Grazie!

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23 Feb 2008
alle 13:30

melpunk

beh, lo devo leggere. che altro dire. commozione

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