Il blog del mistero
Corrado Farina, scrittore e regista (suo, tra l'altro, il celebre Baba Yaga). Torinese prestato a Roma e pertanto membro a tutti gli effetti di Roma Giallo Factory. La sua vita la racconta lui stesso qua.
Ecco i suoi consigli:
Il primo è Signor Malaussène, il quarto della tetralogia di Pennac; non è recentissimo, ma l'ho appena finito e mi ci sono divertito un sacco.
Il secondo, visto che l'autopromozione è concessa, è Il cielo sopra Torino, il più recente dei miei "gialli torinesi", che si svolge durante la guerra e credo che sia, tra i miei, il più "compiuto".
Il terzo, è senza dubbio L'eleganza del riccio, e invece che scrivere due righe ti copioincollo una mia minirece scritta per it.cultura.libri:
L'eleganza del riccio è un libro decisamente anomalo, e già questo lo rende interessante.
Anomalo nel senso che non mi viene in mente nessun altro titolo che gli si possa accostare, nè fra i cosiddetti classici nè fra i contemporanei.
Anomalo perchè riesce a fondere insieme due anime che apparentemente fanno a cazzotti fra loro, quella riflessiva (grazie a una finezza di scandaglio dei comportamenti dell'essere umano che fatte le debite proporzioni fa pensare a Proust - attenzione, nessuno cominci a schiamazzare, ho detto "fatte le debite proporzioni") e quella faceta (grazie a una capacità di inventare e gestire situazioni
divertenti che rimanda invece a Wodehouse).
Anomalo perchè ha due protagoniste che sulla carta non potrebbero essere meno accattivanti, una portinaia sciattona e già avanti negli anni, addetta a uno stabile
dei quartieri alti parigini, e una ragazzina un po' introversa appartenente a una delle famiglie che vivono nell'edificio, e che sono un autentico campionario di opulenza e di spocchia.
Il fatto è che nessuna delle due protagoniste è quello che sembra. Per ragioni diverse si sono create e indossano una maschera che le mimetizzi e le difenda da un mondo esterno che non amano; e poichè il libro ha un'unica autrice ma è raccontato tutto in prima persona, alternando la voce e il punto di vista della portinaia e della ragazzina, c'è modo di capire in profondità quali siano i rispettivi (e spesso coincidenti) schemi mentali e comportamentali.
Di più non s'ha da spoilerare. L'autrice si chiama Muriel Barbery ed è una docente di filosofia: un'altra ragione per avvicinarlo con sospetto, almeno per me che con la filosofia ho sempre avuto un rapporto devastante (se non avesse insistito mia moglie, questo libro non lo avrei mai preso in mano). E invece la lettura (con qualche marginale sbavatura che eccede nello speculativo) è rapida e divertente, tanto da indurre a rallentarla man mano che si va avanti per il dispiacere di
vederne approssimare la fine; e il finale è del tutto imprevedibile e assolutamente commovente, ve lo dice uno che, forse per deformazione professionale, non riesce mai a commuoversi davanti a un film o ad un libro.
Poichè mi considero più uomo di cinema che di lettere, comunque, devo per forza concludere il discorso con il cinema. Beh, nel leggere L'eleganza del riccio" ho avuto l'impressione di vedere una di quelle commedie francesi che scorrono via veloci e gradevoli ma alla fine lasciano ampio motivo di riflessione sul mondo in cui viviamo e alcune delle sue aberrazioni: quelle in cui eccelse Alain Resnais e adesso
eccellono, che so, Patrice Lecomte, o magari anche Ozon. Considerando il successo che il libro ha avuto in Francia (da noi lo pubblicano le edizioni E/O), penso che non tarderà ad arrivare sullo schermo. E l'augurio che mi faccio è che finisca nelle mani di un pianista della macchina da presa e non in quelle di un suonatore di grancassa.