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Niente baci alla francese di Paolo Roversi

Alessandra Buccheri avatar Giovedì 15 Novembre 2007, 07:15 in Conversazioni, Il parere dell'AngoloNero di Alessandra Buccheri

Esce domani (ma io l'ho letto in anteprima... potenza della mafia tra bloggers!) il nuovo libro di Paolo Roversi, novello vincitore del premio Camaiore per la letteratura gialla con il precedente La mano sinistra del diavolo. Ho parlato con l'autore della sua ultima creatura, Niente baci alla francese.

AngoloNero - Paolo, iniziamo con una domanda provocatoria: nel tuo nuovo romanzo Radeschi, il protagonista (e tuo alter ego), presenta uno scrittore di gialli con queste parole:
«Il giallo mediterraneo», attaccò Radeschi con un tono di voce abbastanza alto da surclassare il brusio circostante «come ci suggerisce Izzo nelle sue pagine, è l'accettazione fatalista del
dramma che grava su di noi da quando l'uomo ha ucciso suo fratello su una delle rive di questo mare. Purtroppo, la lezione dell'autore francese, non sembra venire recepita dai giallisti di casa nostra. Ci si accontenta di seguire la corrente, di collaudare il già collaudato, d'innovare riscrivendo le storie che altri hanno immaginato prima.
Questo libro non fa eccezione. I colori di Marsiglia e il suo profumo
di mare, d'aglio e basilico, qui non li troverete; l'unico afrore che
sentirete sarà la puzza di bruciato dei rivestimenti della Verlasca che vanno a fuoco...»
È questo quello che pensi dei giallisti italiani? Di' la verità…

Paolo Roversi - Conosco tantissimi bravi scrittori che inseguono la propria voce, la propria originalità anche quando scrivono storie gialle. Non seguono la corrente,  cercano di non cadere nei cliché, negli stereotipi...
La mia critica è rivolta a tutti coloro che scrivono romanzi di genere pensando che basti metterci un morto e un poliziotto che indaga per essere dei giallisti. Secondo me è un po' più complesso di così. Prima di essere giallisti si è innanzi tutto scrittori e magari si utilizzano i canoni del giallo per raccontare al meglio una storia.  Molti di coloro che si cimentano con il giallo (ormai un vero esercito!) possono affermare di appartenere a questa categoria?

A - Roversi vorrebbe essere Radeschi o lo è già?
PR
- Diciamo che è una bella lotta. In Radeschi c'è sicuramente qualcosa di me. Inevitabilmente credo: in ogni personaggio c'è molto del suo creatore. E non parlo solo del sottoscritto, naturalmente. Questo vale sia per i personaggi positivi che per quelli negativi. Magari ci si ispira a qualcuno che si conosce, che si è incontrato e che ci è rimasto impresso.
Detto questo, posso dire che anch'io come Radeschi ho fatto il giornalista freelance ed ho una (in)sana passione per il computer. Le analogie più macroscopiche, comunque, sono che anche Roversi, proprio come Radeschi, possiede una vespa gialla del 1974 ed entrambi sono nati in una borgo rurale affacciato sul Po.

A - Ogni capitolo è introdotto dalla segnalazione di un brano musicale: come hai selezionato questa compilation?
PR - In realtà ogni capitolo racchiude più canzoni, una specie di playlist.
Il mio intento era quello di raccontare ogni situazione con una canzone che la introducesse e che, a seconda dei casi, potesse essere interpretata in tre modi diversi. Ovvero:
1)    Cinematograficamente, come la colonna sonora più adatta per quella scena (nel capitolo 3: Brothers in Arms)
2)    Letterariamente: il testo della canzone descrive in qualche modo la scena (capitolo 2: Murder on the dance floor)
3)    Evocativamente: il titolo della canzone richiama il contenuto della scena (capitolo 4: Bruci la città)

A - Nel romanzo ci sono diverse citazioni omaggio: Marinai perduti di Jean Claude Izzo, il dottor Quantico, il questore Lamberto Duca, Pepe Carvalho, Nero Wolfe… Li consideri tutti maestri? O qualcuno lo è più di altri?
PR - Tutti pezzi da novanta. Ogni scrittore è “bastardo” di altri scrittori. E' formato, anzi plasmato dalle letture che ha fatto. Mi piace la fantasia di Scerbanenco, i profumi di Izzo, l'ironia di Carvalho e la verve di Bukowski che, come sempre, entra nei miei romanzi sotto le mentite spoglie di un labrador...
“Battezzare” i miei personaggi coi nomi dei miei autori preferiti è una sorta di omaggio che mi piace render loro.

A - Paolo, rispetto a La mano sinistra del diavolo, Niente baci alla francese è più spiritoso, più dinamico, più simpatico, anche. Però è netta la virata dal noir verso la fiction. Perché?
PR - Niente baci alla francese è un romanzo con cui, in qualche modo, ritorno alle origini, allo spirito scanzonato di Blue Tango. Non c'è più la doppia storia e non c'è più la Bassa. La ragione è che mi  piace cambiare, confrontarmi con storie diverse. Affrontare nuove tematiche, soprattuto. Se in Blue Tango parlavo dell'integrazione e ne La mano sinistra del diavolo della memoria, in Niente baci alla francese, sempre con taglio ironico, affronto la problematica ecologista.

A - A chi ti sei ispirato per la figura politica di Biondi?
PR - Innegabilmente Senio Biondi è la sintesi, anzi la summa, degli ultimi due sindaci che hanno governato Milano. Allo stesso tempo, però, ne rappresenta il superamento. E non aggiungo altro altrimenti rovinerei ai lettori il gusto della scoperta...

A - Nel romanzo Radeschi è anche dotato di un fantastico Taser che userà solo una volta e con la persona sbagliata: Diego Fuster, studente e suo aspirante assistente. Assistiamo a una sorta di scontro generazionale fra i due. Eppure Fuster ha circa 20 anni e Radeschi più di trenta: Paolo, siamo poi così vecchi?
PR - No, ma quando mai? Dieci anni di differenza, però, specialmente se passati sul campo, come è il caso di Radeschi, rappresentano un'esperienza non indifferente. A me interessava raccontare questo scarto, questo gap fra il protagonista e l'assistente. Fuster è una sorta di completamento di Radeschi perché ne rappresenta, in qualche modo, l'anima candida, l'ingenuità che l'altro non ricorda quasi più, perché seppellita sotto strati impermeabili di cinismo.

A - Il KGB e Rue de Rivoli 59: è tutto vero?
PR - Tutto vero, esiste anche se quello che ci faccio succedere è chiaramente inventato...

Ti dico di più: visto che il blog ci offre queste possibilità ecco una foto del Rivoli 59 di Parigi. Non l'ho scattata io ma il luogo l'ho visto diverse volte. Ho avuto la fortuna di vivere nella ville lumière sei mesi l'anno scorso e molte delle idee di questo romanzo sono nate passeggiando per i suoi boulevards...

A - Enfin: ti sei divertito a scrivere Niente baci alla francese?
PR - Molto e credo si senta dal tono leggero che ho cercato di dare alla narrazione.
Penso che scrivere sia come fare sesso: cosa lo facciamo a fare se non ci divertiamo a farlo? ;)

Segnalo infine (e mi sento parzialmente responsabile di questa cosa) che Radeschi ha un nuovo cellulare – finalmente! (Anche se questo lo metterà nei guai, perché a causa di un certo dispositivo viva-voce Radeschi resterà legato al letto per ore…)

Paolo Roversi
Niente baci alla francese
Mursia
Pagine 208
Prezzo 14,00 euro

Che ci fa Radeschi nel metro di Parigi con una pistola puntata in faccia? È una lunga storia…
Una storia che parte dall’evento mondano milanese per eccellenza, la prima dell’Aida alla Scala. Un hummer limo trasporta magnati russi e stuoli di modelle, VIP e politici fanno il loro ingresso plateale mentre il reparto Mobile della Polizia sorveglia che la manifestazione sindacale dei precari non turbi l’egregio pubblico.
Radeschi, nostra vecchia conoscenza, si inzuppa sulla solita Vespa gialla mentre va a presentare un libro.
Tutto procede come sempre quando un black out paralizza la città. Mentre il panico si diffonde a Milano e fra il pubblico della Scala, il sindaco Senio Biondi muore. Chiaro che Radeschi non può “bucare” una notizia come questa e si precipita davanti alla Scala.
Da qui inizia la nuova avventura del cronista-hacker: chi ha causato il black out? E il sindaco Biondi è veramente morto d’infarto? Per scoprirlo Radeschi dovrà imbarcarsi per una trasferta francese (che sarà anche un disastro sentimentale - da qui il titolo) e violare diverse leggi. Per fortuna che al suo fianco c'è il vicequestore Loris Sebastiani...

Questo è il booktrailer del libro: guardatelo, è molto simpatico e ha una bella colonna sonora (si può scaricare sul sito del cantante Joe Sibol che ha la licenza creative common). 

 

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