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Cristina Zagaria, L'osso di Dio

Venerdì 2 Novembre 2007, 11:40 in Il parere dell'AngoloNero di

Cristina Zagaria
L'osso di Dio
Dario Flaccovio editore
Pagine 320
Prezzo 14,50 euro

Su Repubblica di oggi un articolo di Francesco Viviano racconta la storia di Angela Donato, la donna che ha avuto il coraggio di rompere le regole tradizionali della 'ndrangheta raccontando vent'anni di segreti mafiosi in tribunale.
Angela è una donna tenace che non ha avuto una vita facile, ma che ha sempre lottato, cercando di sopravvivere al meglio in un contesto criminale da cui non è riuscita ad allontanarsi. Angela ha vissuto in precario equilibrio tra vicinanza inevitabile e distanza necessaria da certi ambienti. Ma Angela è diventata pericolosa nel momento in cui non ha avuto più nulla da perdere, e cioè quando è stato ucciso il figlio, Santo.
I numerosi retroscena di questa vicenda, che certamente meritano più di un articolo, sono stati raccontati da un'altra donna coraggiosa, la giornalista Cristina Zagaria. Cristina ha raccolto la testimonianza diretta di Angela e l'ha riversata - in forma romanzata ma strettamente aderente alla realtà - nel libro L'osso di Dio (Dario Flaccovio). Io lo sto leggendo in questi giorni e mi fa rabbrividire. Perché (come già in Miserere) Cristina ha questa straordinaria capacità di prendere un fatto di cronaca, drammatico, e restituirlo nella sua verità nuda e cruda, senza nascondere nulla, in maniera apparentemente distaccata. Poi però, qua e là, la scrittura trasmette la sofferenza e l'orrore che si celano dietro gli atti processuali e gli articoli di giornale. 

Non è certamente facile prendere le parti di Angela, che alla fine è pur sempre una donna di 'ndrangheta, e Cristina Zagaria non lo fa. Ma, raccontando luci e ombre di una vita difficilissima, riesce a dare forma tridimensionale alle persone e alle loro motivazioni, che non sono mai bianche o nere. E questo è il primo, grande merito de L'osso di Dio. Il secondo è quello di lasciare una traccia permanente di storie che altrimenti si perderebbero nel susseguirsi delle cronache e sparirebbero dalla memoria collettiva. Ben venga, dunque, il lavoro di ricerca attenta e, ripeto, coraggiosa che Cristina fa per raccontare  i "suoi" personaggi, a metà tra cronaca e romanzo, in un difficile equilibrio tra distacco e pietas.

Un esempio. A un certo punto del romanzo Angela cerca il figlio scomparso (del cui cadavere, secondo le regole che lei stessa ha sempre rispettato, pretende la restituzione). Angela la dura affronta gli amici del figlio e scende a compromessi con la Signora (una donna misteriosa e centrale nell'economia del racconto) per riuscire a sapere che fine ha fatto Santo. Non si ferma di fronte a nulla. Ma poi, all'improvviso: 

(Angela) Scoppia a piangere, con la fronte contro le sbarre. Singhiozzi forti che raschiano la gola, lacrime pesanti che rigano il volto e il petto, le cadono sulle mani. Piange disperata per un contrattempo banale. Per un cancello. Succede. Chi affronta sempre la vita a testa alta, con i pugni che coprono il viso, in posizione di difesa e pronti all'attacco, a volte perde tutte le energie all'improvviso e davanti a un piccolo, insulso, inaspettato contrattempo si sente disarmato, senza un vero motivo.

Ecco, se la vicenda di cronaca in sé è già spunto sufficiente per una narrazione noir, è questo mostrare i contrasti (durezza-sofferenza, ostinazione-cedimento) che dà valore aggiunto al romanzo.

Io (se non si fosse capito) ne consiglio la lettura. 

 

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