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Intervista ad Arnaud Delalande

Alessandra Buccheri avatar Giovedì 27 Settembre 2007, 08:18 in Conversazioni di Alessandra Buccheri

Arnaud Delalande ha studiato letteratura, storia e scienze politiche. Ha iniziato a lavorare come sceneggiatore di film di vario genere per la televisione, cortometraggi e ultimamente cartoni animati. Parallelamente ha iniziato una carriera da scrittore di romanzi storici polizieschi. I suoi romanzi sono ambientati in epoche diverse: due nel Medioevo, uno all’epoca dei Catari, uno nel Vaticano in epoca contemporanea e nel Medioevo, uno a cavallo tra il XIX e il XX secolo e infine La trappola di Dante, ambientato nel XVIII secolo e appena pubblicato in Italia da Editrice Nord. (Grazie ad Elena Cristiano per la foto!).

AB - Come ti sei documentato e con che metodo hai lavorato?
AD - Quando inizio a scrivere scelgo tre o quattro opere di riferimento: libri seri che mi danno un’idea del contesto storico, della situazione istituzionale e della vita sociale dell’epoca. Questo mi serve per dare credibilità ai personaggi. Poi, man mano che scrivo, incontro problemi pratici sui dettagli e a quel punto mi documento con enciclopedie, libri di viaggio, cd rom, stampa... In generale mi piace ambientare i miei romanzi in una cornice che già conosco, ma per farlo devo tornare alla documentazione storica, quindi mi muovo avanti e indietro tra le fonti e il lavoro sul testo. La cosa bella, però, è tuffarsi ogni volta in un’epoca diversa.

AB - Quanto c'è di reale ne La trappola di Dante, e quanto di fittizio?
AD - Tutto ciò che ha a che fare con il contesto storico è reale: istituzioni, arte, architettura. È autentico il Doge, la polizia segreta, il Consiglio dei Dieci e il dibattito sui problemi istituzionali della Venezia dell’epoca. Il complotto, ovviamente, non è mai esistito, anche se alla fine strizzo l’occhio al lettore invitandolo a “giocare” insieme a me.

AB - La “visione panottica” – le dodicimila lenti piazzate sui tetti di Venezia per spiare costantemente i cittadini – somiglia molto alle moderne telecamere che ci osservano in ogni istante della nostra vita...
AD - L’idea era quella di costruire una prigione nella quale si viene osservati senza averne coscienza, una sorta di Grande Fratello del XVIII secolo, una prigione virtuale che ha dei parallelismi con il mondo attuale, dove tutto viene tenuto sotto controllo. Anche questa è una strizzata d’occhio al lettore...

AB - Che modelli letterari hai?
AD - Sostanzialmente tre. In primo luogo il romanzo classico francese, quello che si studia a scuola: Stendhal, Flaubert e Balzac mi hanno fatto sognare e venire voglia di provare a scrivere. La seconda fonte è il feuilleton della fine del XIX secolo, romanzi a episodi  che venivano pubblicati su riviste settimanali: la gente trepidava per conoscerne il seguito. Infine l’incontro, in tempi più recenti, con autori che non solo hanno rinnovato il romanzo storico, ma lo hanno arricchito con l’avventura e un forte contenuto culturale: Eco, Pears, Pérez-Reverte.

AB - In quale dei tuoi personaggi c’è più di te?
AD - In ognuno dei miei personaggi c’è qualcosa di me, anche nei cattivi. Certo, forse quello che mi somiglia di più è il protagonista, Viravolta, per la sua insolenza e la sua capacità di adattamento, per quel suo rispettare i potenti e al tempo stesso prenderli in giro, per le contraddizioni che manifesta, che poi sono le contraddizioni del XVIII secolo. Però io mi ritrovo in ognuno dei personaggi che ho descritto perché in ognuno è “scivolato” un po’ di me.

AB - La trappola di Dante ha una morale?
AD - Più che una morale, pone la questione di dove si trovi la frontiera tra il bene e il male. All’inizio anche Viravolta è un cattivo, infatti lo incontriamo mentre si trova in prigione. Mi piace che i miei personaggi si trovino in una zona che è contemporaneamente di luce e di ombra, come spesso accade nella realtà. Il problema, antico e attuale al tempo stesso, è capire fin dove può arrivare la legge, fin dove arriva la libertà e dove finisce l’autorità.

AB - A cosa stai lavorando adesso?
AD - Ho terminato La lancia del destino, un romanzo storico religioso che uscirà in Italia nel 2008. Adesso sto scrivendo il seguito della Trappola di Dante che si svolge a Versailles vent’anni dopo, al tempo della morte di Luigi XV e del matrimonio di Maria Antonietta.

 
 

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