blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Chiusura di Stilos

Alessandra Buccheri avatar Martedì 25 Settembre 2007, 13:13 in Varie di Alessandra Buccheri

Ne parla al volo La Lipperini, un po' più ampiamente Federica Marchetti del Gatto Nero. A me lo ha detto uno molto ben informato citando una fonte (sulla quale però non trovo nulla!).

Pare comunque che anche Stilos, il quindicinale dei libri, sia in chiusura. Quello di oggi, 25 settembre, dovrebbe essere l'ultimo numero, se le cose non cambieranno.

Facciamo qualcosa per salvare Stilos? 

AGGIORNAMENTO
Pare che la notizia sia vera, ne parla anche Paolo Roversi qua. E Booksblog, e Vibrisse.

15
15 commenti
15
03 Ott 2007
alle 23:18

AngoloNero

Embé, ma questo lo sapevamo già... :)

14
30 Set 2007
alle 15:02

Ugo

Che suona molto come "Bambole, non c'è una lira!" ;)

13
28 Set 2007
alle 18:39

maurizio testa

Ricche, o meglio "più ricche" diventano solo le persone (o le aziende... comprese quelle editoriali) già ricche. E infatti per diventare imbottiti di soldi come succede quest'anno al "Sole 24 Ore", occorre partire da una posizione di consolidata ricchezza. Basti pensare che "La Repubblica", quando nacque, era "povera" con azionisti come l'Espresso, Mondadori-Formenton e Carlo Caracciolo) e dopo tre anni navigava ancora su "misere" 100.000 copie con il rischio di affondare e con lo spauracchio della chiusura.

Per realizzare un buon giornale, anche un semplice magazine culturale, e soprattutto per farlo durare (sempre che se lo meriti), ci vogliono alcuni elementi essenziali:

1) Un editore che abbia la forza progettare e sostenere un business-plan di almeno tre anni

2) Una struttura professionale per l'acquisizione pubblicitaria, indispensabile per un giornale venduto in edicola

3) Una campagna promozionale per il lancio e altre di richiamo, diciamo, almeno nei primi due anni

4) Un'organizzazione collaudata e di lungo corso per la diffusione in edicola

5) Un buon direttore

6) Una buona redazione

7) Un budget adeguato per pagare "bene" la redazione e...  il direttore

8) Un progetto editoriale ben mirato al target che si vuole raggiungere

9) Fortuna... una buona dose

Chi mastica un po' di editoria penserà che ho frettolosamente elencato luoghi comuni, concetti che anche i sassi conoscono, che dunque sembra abbia fatto la scoperta dell'acqua calda. Se poi c'è qualche editore che mi legge (di qualsiasi taglia sia), lo vedo già inarcare il sopracciglio e pensare "ma che cazzo scrive questo... Chi si crede di essere. Ad ognuno il suo lavoro."

E forse, se leggessi quanto ho scritto, la penserei anche io così. Invece poi abbiamo tutti i giorni esempi di molti, non tutti, ma molti editori che si imbarcano in queste avventure editoriali, snobbando le suddette regole (ignoranza o cocciutaggine?) con un piglio manageriale e una malcelata autostima imprenditoriale. Poi purtroppo va tutto in frantumi, con l'arrivo dei primi rendiconti. Le velleità si trasformano nella maledizioni all'indirizzo della pubblicazione (su cui si aventano con tagli selvaggi) e che inevitabilmente si avvita in una spirale involutiva che finisce per strozzarla.

Non si diventa ricchi pubblicando giornali, nemmeno quelli di pregio come Stylos, a meno che si sia già ricchi di per se e ricchi aziendalmente. Però i Formenton, ricchi, (ex padroni della Mondadori pre-berlusconiana) hanno per oltre dieci anni finanziato e tenuto in vita "Diario" di Enrico Deaglio. Quando hanno smesso di farlo, il giornale ha chiuso. E se nel frattempo sono diventati più ricchi (ma questo io non lo so) non è certo grazie al pur pregevole settimanale di Deaglio.

Allora l'editoria di qualità non paga nemmeno se sono i ricchi a farla? Sembra che mi contraddica con quello che ho detto all'inizio. Ma  andiamo a vedere se per Stylos o per Diario i rspettivi editori hanno messo in pratica quelle regolette che ho prima elencato.

Ormai l'editoria cartacea è un giochetto dispendioso e assai rischioso e non sarebbe male starne alla larga. Ma poi c'è sempre qualcuno che cede e qualcuno che ci casca.

E' la stampa bellezza!

  

12
27 Set 2007
alle 22:03

AngoloNero

AL, esistono già delle realtà consolidate in rete (soprattutto all'estero, da noi arriveranno in ritardo, come sempre).

Però se è vero che la rete non può sostituire il cartaceo, rimane il problema dei costi del cartaceo.

Nell'un caso e nell'altro, comunque, è certo che non si riescono a coprire tutti i potenziali utenti (conosco forti lettori che hanno un'idiosincrasia per il pc, ad esempio).

Insomma, che bisogna fare? Inventiamoci una soluzione e pratichiamola (così diventiamo pure ricchi :)) 

11
27 Set 2007
alle 14:26

AL

Scusa Ugo, ma se il Falcone e Stilos meritavano di continuare e invece hanno chiuso, un motivo ci sarà pure, no? Non sarà forse che la "massa" non ha più alcun interesse verso la Cultura e che i pochi che ancora ne sono affamati non bastano per sostenere le spese di imprese editoriali come queste? Io batto il chiodo sulla questione dei costi e dei ricavi perchè è questo il vero problema dell'editoria piccola o di "nicchia". Lo sai che io non ho mai potuto comprare neanche una copia di queste riviste perchè, a Trieste, non le ho mai trovate in edicola, neanche nelle più fornite? La distribuzione è un problema di costi, non di buona volontà, e questo solo per fare un esempio dei problemi che ci sono. Ancora: se facessimo uno Stilos ancora migliore, ma solo per abbonamento e al costo di quindici o venti euro la copia, credi che tutti i paladini della Cultura e della carta lo comprerebbero? Io credo di no.Attualmente, la soluzione per continuare a diffondere Cultura è la rete e, bada bene, non sto a dire che carta e rete siano la stessa cosa o che Stilos può essere rimpiazzato da un blog di chicchessia. Dico che il prossimo animo nobile che vorrà fondare una rivista letteraria seria e professionale, sarà meglio che s’inventi qualcosa di nuovo e che lo faccia in rete, altrimenti sarà fatalmente destinato alla chiusura.

10
27 Set 2007
alle 10:07

Ugo

D'accordissimo con Testa; almeno per ora carta stampata e web sono due cose diverse e se una rivista chiude non basta pensare che tanto c'è Internet (a meno che non meritasse di chiudere, ma è un altro discorso e non riguarda né Stilos né Il Falcone Maltese). E anche nel web credo che ci debbano essere differenze tra editoria online e contributi spontanei, dilettanteschi (nel senso letterale e positivo del termine) come i blog personali.

9
27 Set 2007
alle 01:28

AngoloNero

Grazie Maurizio, per aver condiviso con noi le tue (preziose) riflessioni :)

8
26 Set 2007
alle 18:16

maurizio testa

Ogni rivista, magazine, giornale che chiude è uno spazio in meno per la riflessione, per la lettura (quella che che non si può fare su internet) per il piacere della parola stampata. L'editoria telematica, i blog, i giornali on-line, servono a comunicare, ad interreagire meglio e più in fretta. Informazioni e idee che circolano velocemente, che arrivano prima, che viaggiano in tempo reale. Tutti possono scrivere, esprimere la propria opinione e tutto ciò è molto, molto democratico, oltre che pratico e forse anche divertente. Ma la pagina scritta è un'altra cosa. Né meglio né peggio. Assolve ad un'altra funzione. Un rapporto più intimo tra rivista e lettore. Il piacere di leggere qualcosa più a lungo pensato e che in qualche modo ha avuto tempo di decantare. Una vocazione, quella del periodico cartaceo, che tende al collezionismo, incline alla critica, alla recensione, alla valutazione di fatti, personaggi, eventi... anche con un certo distacco temporale e mentale. Le news oramai arrivano dappertutto, veloci e soprattutto gratis: internet, radio, cellulare, televisione, free press. Spero che Stylos trovi una soluzion positiva. Chi scrive non è un vetero-nostalgico della carta stampata, nemico del web. Dal 1998 al 2003 sono stato direttore di uno dei primi quoidiani-on line ed oggi sono di nuovo a lavorare in un quotidiano telematico. Ma credetemi ogni volta che un magazione chiude, mi si chiude un po' il cuore. E spero di non essere il solo.

7
26 Set 2007
alle 14:21

AngoloNero

@Sauro: l'erba cattiva non muore mai :)

@AL: torniamo al punto che il futuro dell'editoria è in rete... punto che io condivido in pieno. Solo che diventa difficile farne un lavoro vero e proprio: diventa qualcosa che si fa nei ritagli di tempo e per passione, visto che di remunerazione non se ne parla. E quindi l'informazione on line rischia di diventare privilegio di chi ha altre fonti di guadagno e si può permettere di dedicarsi "a gratis" ad un'attività extra. A meno che non si riesca a uscire dal circolo vizioso, vedo dei rischi anche in questo...

6
26 Set 2007
alle 09:27

AL

mah, io Stilos non sono mai riuscito a trovarlo in edicola. E abito a Trieste, non a Timbuctu.

Come già vi dicevo, io credo che il destino delle riviste di carta sia segnato già da tempo: redazione, stampa e distribuzione hanno costi troppo elevati e alla lunga nessuna rivista può sopravvivere, a meno che non faccia capo a qualche grande gruppo editoriale; in questo ultimo caso, però, è probabile non sia una rivista interessante, quindi... :-)

5
26 Set 2007
alle 08:28

Sauro

Certo che qui stanno chiudendo tutte le cose più belline... Il Falcone, Noir, Diario, Stilos... in edicola ci sono rimasti il Vernacoliere e Bolina, speriamo bene.... Ma com'è che Libero non chiude mai? :-)

4
25 Set 2007
alle 15:49

Paolo Roversi

La notizia putroppo è vera. Ancora non sono state prese decisioni. Ho cercato di fare un po' di chiarezza raccontando qui quello che sapevo...

3
25 Set 2007
alle 15:48

Paolo Roversi

La notizia putroppo è vera. Ancora non sono state prese decisioni. Ho cercato di fare un po' di chiarezza raccontando qui quello che sapevo...

2
25 Set 2007
alle 14:26

AngoloNero

un appello per salvarlo? vediamo se lo compra un altro editore? non so...

1
25 Set 2007
alle 14:14

Melpunk

e che si può fare?

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento

Seguici

Iscriviti ai nostri feed rss. Leggi in tempo reale tutti i post pubblicati dal blogger!

Post in evidenza su Blogosfere