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Mag 0716

Di noir e di giallo

Pubblicato da Alessandra Buccheri alle 18:50 in Varie


Di seguito riporto il testo integrale dell'articolo (link e grassetti sono miei) che JP Rossano ha pubblicato oggi sul suo blog. Il tema è argomento di frequente discussione fra appassionati e addetti ai lavori. Poiché mi sembra che JP ne abbia fatto una buona sintesi, ve lo propongo. 

Il “giallo” della differenza tra noir e giallo (Maggio 16th, 2007 by J.P. Rossano)

Discorrendo amenamente con alcuni lettori nel corso della recentissimo Salone del Libro di Torino, sono venuto alla conclusione che sia largamente diffusa una qual certa confusione tra il genere giallo e quello noir. Ora, poiché mi riconosco più tra gli appassionati del secondo, per non dire tra gli scrittori perché mi parrebbe di usare impropriamente il titolo; ci terrei a fare un po’ di chiarezza, o quantomeno a provarci.
Per farlo possiamo provare ad identificare quelli che sono sia i punti in comune, sia i tratti distintivi tra il noir vero e proprio ed i suoi parenti (più o meno prossimi): il giallo, il poliziesco ed il thriller.
I fattori comuni sono estremamente semplici da identificare. Siamo sempre alle prese con dei crimini, più o meno violenti, o con intrighi politici, sempre ci sono delle trame da svolgere, dei misteri da svelare, dei moventi e dei colpevoli da scoprire. Sempre, o quasi, i protagonisti sono personaggi legati alla legge in modo più o meno diretto (poliziotti, “investigatori” privati, avvocati, agenti segreti e via dicendo).
Ognuno di questi elementi può essere ritrovato in un romanzo giallo classico, in un poliziesco duro all’americana (hard boiled) od in un thriller, così come in un noir.
Ma ciò che accomuna i generi (il crimine, i personaggi), non basta a ricondurre questa narrativa in un unico alveo. Anzi, sovente, ciò che li avvicina sono in verità le medesime cose che li separano.
Nei gialli tradizionali, ed anche nel poliziesco e nella spy story seppur con dinamiche a tratti differenti, è l’indagine a svolgere il ruolo di fulcro dell’azione e della narrazione. Si tratta di analizzare, investigare, ricostruire i fatti, allineare dei tasselli secondo logiche riconoscibili e spiegabili, per arrivare, al termine alla verità ed usualmente al trionfo della giustizia.
In pratica, tutto si basa sulla chiarificazione di un enigma che prelude alla vittoria dei “buoni” ed alla conseguente sconfitta e punizione dei “cattivi”.
In tutto questo processo il fatto umano e psicologico ha una parte, spesso fondamentale, ma è comunque solo una parte di un meccanismo razionale. Questo cerca il lettore del “giallo” (trama, intreccio ingegnoso, matassa da dipanare) e questo puntualmente gli propone l’autore, in modo più o meno brillante in funzione delle sue capacità di narratore.
Nel noir invece, pur essendoci criminali ed investigatori, la parte centrale non viene rivestita dall’indagine, ma dai personaggi e dalla loro psicologia spesso deviata. Nel noir quasi tutti i protagonisti, anche quando sono dalla parte di colui che tenta di risolvere l’enigma, vivono e violano le regole che dovrebbero invece rispettare; in alcuni casi sono addirittura i colpevoli medesimi dei crimini narrati. Esiste sì l’indagine, ma non è il vero motore dell’azione, è solo un pretesto funzionale alla narrazione.
Mentre nel giallo l’indagine sta in primo piano ed i personaggi fanno da sfondo (da quinta teatrale), nel noir, le parti si invertono. Ecco allora che sono i personaggi stessi e le loro vicende a passare in primo piano, mentre il ruolo di comprimario viene recitato dall’indagine. Tanto che in alcuni casi il colpevole si palesa subito al lettore che non deve scoprire la verità, ma solo seguire le vicende che portano alla soluzione della vicenda, soluzione, guarda caso, spesso tragica.
Dove il giallo è semplificazione letteraria dell’animo umano (con buoni e cattivi severamente separati), nel noir si insinua il dubbio, è presente una fascia grigia che avvolge i personaggi e le loro azioni, dove i buoni non sono così buoni, quando non sono addirittura assenti, oppure solo comprimari dei personaggi negativi che sono, di fatto, i veri protagonisti della vicenda.
Il noir si serve sì dei meccanismi che costituiscono la base dei “gialli” e dei “polizieschi”, ma come strumenti, sono i personaggi a giocare il vero ruolo centrale.
Mentre nel giallo il lieto fine ed il trionfo del bene sono praticamente scontati, nel noir l’happy end non è per nulla scontato, anzi spesso è l’epilogo tragico a farla da padrone.
Volendo spingerci ad azzardare alcuni esempi potremmo citare i romanzi di James Ellroy, infarciti di tutori della legge corrotti, spesso al soldo di delinquenti, se non delinquenti incalliti essi stessi, o comunque pronti, pur di proteggere i propri interessi personali, ad aggirare quelle regole che per primi dovrebbero far rispettare (scrivo questo pensando ad alcuni personaggi “epici” quali Turner “Buzz” Meeks o “Bidone” Vincennes). Oppure, tanto per restare in casa nostra, potremmo riferirci al bellissimo “Romanzo criminale” di De Cataldo, nel quale, alla fine della lettura, delinquenti e servitori dello stato finiscono tutti per apparire sotto la medesima, sinistra, luce inquietante (non nego di avere provato più simpatia per il Libanese o per il Dandi, che non per Scialoja).
Da questo punto di vista ed osservando con spirito critico il mondo che ci circonda, potremmo dire che, se il giallo ed il poliziesco sono semplificazioni della realtà, il noir ne è una rappresentazione più realistica e per questo più drammatica.
Non a caso gli autori del genere noir amano spesso mettere i piedi nel piatto, alludere, denunciare, prendere posizione, “sporcarsi le mani” attingendo ampiamente dalle pagine di cronaca nera, od anticipando involontariamente la realtà che, il più delle volte, finisce per superare ampiamente la fantasia (“Il giorno del lupo” di Lucarelli non è forse una ricostruzione antecedente alla sanguinosa vicenda della “Uno Bianca”?).
Non a caso, a mio modestissimo parere e come ho già avuto modo di scrivere altrove, credo che il noir si possa considerare l’erede di quelle che furono la tragedia greca prima e quella shakespeariana poi.
È possibile che i puristi storcano il naso, o si scandalizzino addirittura, di fronte a questa affermazione, tuttavia più penso ad una tragedia come “Riccardo III”, più vi riconosco i tratti, estremamente moderni, di un noir dei giorni nostri.

 

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Commenti

1. Ugo, Giovedì 17 Maggio 2007 ore 02:31

Posso dire di non essere molto d'accordo con questa distinzione?  Al di là della terminologia pura e semplice (io istintivamente e per abitudine definisco "gialla" tutta la narrativa che gli anglosassoni chiamano crime fiction e i tedeschi Kriminalroman, da Conan Doyle a Carlotto, tanto per far nomi), non credo che la situazione sia così netta come la dipinge JP. Ci sono gialli in cui la psicologia dei personaggi è resa con cura fino a farne figure a tutto tondo e noir i cui protagonisti sono figurine, cliché a due dimensioni; gialli che raccontano la realtà in cui sono immersi e noir che ne rappresentano solo la superficie, facendone uno stereotipo. Non sempre i gialli hanno l'happy end consolatorio e non tutti i noir finiscono in tragedia. È vero che alcuni gialli, quelli di impianto più classico, tendono a semplificare i ruoli tra buoni e cattivi, ma è anche vero che alcuni noir confondono le acque e sembrano ignorare che nella realtà ci sono anche i "buoni", la gente comune (quella che spesso, nei crimini veri assume lo scomodissimo ruolo della vittima). È chiaro che io parlo di gialli e noir moderni, non dei classici (che d'altra parte andrebbero inquadrati storicamente).

Insomma, in due parole: ci sono gialli buoni e cattivi, e ci sono noir buoni e cattivi. Magari le parole erano più di due ma il concetto è quello.

La cosa che mi preoccupa di più in questa dicotomia tra giallo e noir è che ricorda troppo da vicino quella che ha tenuto distinte per decenni la narrativa "alta" e quella "di genere", la letteratura e la paraletteratura. Noi amanti del giallo (e del noir, del thriller, del mistery, dell'hardboiled...) ci siamo fatti un cuore così per annullare, o almeno ridurre questa distanza e ora la riproponiamo noi stessi all'interno del "nostro" genere? Perché la separazione netta tra giallo e noir, anche se magari non è l'intenzione di JP, a me sembra preludere alla conclusione che il noir è vera letteratura e il giallo è un passatempo da spiaggia.

Io preferisco pensare a un unico genere (ripeto, io lo definisco "giallo" ma è solo il mio modo di chiamarlo, un'etichetta da scaffale) che di volta in volta assume sfumature e atmosfere diverse; e spesso le mischia all'interno dello stesso romanzo. tanto che molti degli autori che amo di più sfuggirebbero a una catalogazione così netta.

Insomma, caro JP: secondo me la soluzione del giallo del noir è ancora in alto mare! ;) 

2. JP Rossano, Giovedì 17 Maggio 2007 ore 11:10

In merito al mio scritto ed al commento del grande Ugo vorrei fare due puntualizzazioni. Non era assolutamente mia intenzione dividere i generi per affiabiare ad uno la caratteristica di narrativa "alta" ed all'altro quella di narrativa "bassa". La qualità di ogni romanzo (quale che sia il genere) è dovuta alle capacità dell'autore, indipendentemente che il risultato sia un noir, un giallo, un romanzo storico, od una storia d'amore. Sta al gusto dei lettori preferire un "genere" piuttosto che un altro, ma questo non significa automaticamente che uno o più generi debbano essere superiori ad  altri. In merito alla difficoltà di dividere chiaramente il giallo dal noir, Ugo ha ragione, molti romanzi hanno o possono avere caratteristiche che li accomunano ad entrambi e non rientrano solo in una specifica categoria. Diciamo che il mio tentativo di classificazione era quello di partire da un concetto generale che separa nettamente due tipologie di romanzi che rientrano in un medesimo grande filone, poi esistono ed esisteranno sempre le contaminazioni tra generi e ben vengano perchè spesso portano ad ottimi risultati (pernsate a "L'Ombra del vento" c'è un po' di tutto: romanzo storico,  romanticismo, giallo/noir, romanzo gotico ed è a mio parere un libro molto bello)

Un saluto a tutti

3. Ugo, Giovedì 17 Maggio 2007 ore 11:27

Ma sì JP, quello della della narratura alta e bassa è un pallino mio, e ho preso spunto dal tuo intervento. Chiaro che se per "giallo" intendiamo un'indagine svolta da un gatto o da una arzitella(*) del Dorset (fermo restando che se la storia è ben scritta può rimanere godibile) non ti si potrebbe dar torto, ma io spero che, almeno in Italia, di gialli così non se ne scrivano più da decenni!

E alla fine, come dicevo, la mia tendenza a identificare tutta la narrativa criminale in un solo genere, il giallo, è soprattutto un fatto affettivo, il ricordo di tanti Gialli Mondadori (belli e brutti) divorati. A parte che "giallista" ormai è una parola comune, "noirista" nun se po' sentì! ;)

4. Ugo, Giovedì 17 Maggio 2007 ore 11:35

(*) Trattasi di arguto neologisto derivante dalla sintesi di "arzilla" e "zitella" ;)

5. Ugo, Giovedì 17 Maggio 2007 ore 11:38

Neologismo, capperi, neologismo!

6. AngoloNero, Venerdì 18 Maggio 2007 ore 17:27

In effetti mi sembra che ultimamente il dibattito si stia evolvendo nel senso che il noir - per via dell'attenzione al sociale, di una maggiore aderenza alla realtà e di una presunta complessità - risulta letterariamente vincente sul giallo. Come se il noir ne fosse la naturale evoluzione in positivo: il noir nobilita il giallo. Oppure: in principio era il giallo, poi venne il noir.

Credo che la realtà sia un po' più complessa. Non c'è quasi nessun romanzo che sia "puro", stilisticamente non contaminato. Le cose che leggo più frequentemente sono (a volte fortemente) connotate da "rosa" e da pulp/horror. Spesso anche da comico. Se vogliamo anche dal genere storico: basta ambientare un romanzo nel periodo della seconda guerra mondiale et voilà, ecco il noir storico.

Quindi: o prendiamo per buona la definizione di Ugo, chiamiamo tutto giallo e poi, in sede di critica, definiamo gli aspetti subordinati; oppure, se proprio vogliamo assegnare delle categorie, bisogna almeno che siano corrette. E siccome il noir puro non esiste, bisognerà parlare di "noir poliziesco storico rosa-crime fantasy".

Volete davvero complicare la vita così a noi recensori? :) 

 

7. Ugo, Venerdì 18 Maggio 2007 ore 18:34

Fatelo per Alessandra. Chiamate tutto giallo! ;)

8. Manuela, Sabato 13 Ottobre 2007 ore 13:30

Ma sentite... e ditemi la vostra sui cosiddetti gialli della signorina Isabella Santacroce. Scherziamo!? Come si fa a considerare un noir quello!? Quei libri non parlano di aspetti sociali, quei libri - ohmiodio - parlano di droga agli extremis, sesso perverso, notti buie da baldoria, insomma... io non ritengo opportuno che quelli di Isabella Santacroce si definiscano noir! Sono un mix di genere letterario, un mix, un pasticcio, una volgarità. Io ho provato ribrezzo nel leggerli, ad esclusione di Lovers che è l'unico che mi ha quasi emozionato.

Cordialmente,
 Manuela.              

9. AngoloNero, Sabato 13 Ottobre 2007 ore 14:29

A me la Santacroce non piace, e non credo proprio che scriva noir - almeno, io non li chiamerei così.

Ciao,

A. 

 

10. Ugo, Domenica 14 Ottobre 2007 ore 11:46

Mai riuscito ad andare oltre le prime righe, ma tutto mi sembra fuorché noir, per non parlare di giallo...

11. AngoloNero, Martedì 16 Ottobre 2007 ore 12:27

Concordo :)

12. cheryl, Mercoledì 24 Ottobre 2007 ore 15:48

 Gradirei un vostro parere su un autore  un po' dimenticato e solo recentemente ricordato e ripubblicato: Giorgio Scerbanenco. Grazie!

13. AngoloNero, Venerdì 26 Ottobre 2007 ore 20:04

Dimenticato, Scerbanenco? Ma se ogni volta che ci incontriamo viene rievocato in seduta spiritica... Da queste parti lo abbiamo ben presente, Scerbanenco :)

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