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Sandrone Dazieri sul noir

Giovedì 15 Marzo 2007, 23:07 in Varie di
Sandrone Dazieri riporta sul suo blog l'articolo pubblicato su Nova, inserto Sole 24ore - eccolo (però passate anche a trovare Sandrone, una visita al suo MySpace è il minimo che potete fare):


Il noir italiano che nasce all'inizio degli anni Novanta si è autoassegnato il compito di decifrare il presente attraverso la chiave della detection. Si è detto sempre ma giova ripeterlo: mentre la letteratura alta si occupava di morte stagioni e rovelli ombelicali, amori perduti e ritrovati, il noir, considerato sottogenere e spazzatura, indagava il mondo prendendolo dal suo lato oscuro, dal mistero, dal non detto e dal non rivelato. L'apparizione di quello che possiamo chiamare "nuovo giallo" provocò un terremoto nell'industria culturale e, persino collane paludate di paludatissime case editrici, che fino ad allora mai e poi mai avrebbero accettato tra le loro fila pugnali e pistole (se non puntate al cuore dell'alter ego poetico dell'autore, nell'attimo fatale prima dell'insano gesto) cominciarono a riempirsi di omicidi, attentati, unobianche e stupri di gruppo. Le vendite s'impennarono, le classifiche videro la caduta del primato anglosassone, i diritti di romanzi italiani cominciarono a essere ceduti in massa per la traduzione estera.
Chiariamoci. Gli straordinari risultati commerciali non si ebbero perché i noiristi scrivevano capolavori immortali o per l'abilità di marketing delle major, ma perché la nuova corrente letteraria rispondeva a un bisogno diffuso di senso. I noiristi mettevano i piedi nel piatto, alludevano, denunciavano, prendevano posizione, davano nutrimento e argomenti a un pubblico orfano del giornalismo d'inchiesta e degli intellettuali engagè. Tutto bene? Fin qui sì, ma dopo dieci anni, mentre il noir sta diventando il genere principe dell'intrattenimento, perdendo in parte la sua carica eversiva, un nuovo salutare terremoto si profila all'orizzonte.
A dare la prima scossa è stato il libro di Roberto Saviano Gomorra, un'opera eccezionale sul mondo della camorra, definita "il sistema", paradigma di un'impresa globalizzata e totalizzante, più di qualsiasi corporation fino a ora presa in esame. In Gomorra, gli ingredienti che hanno fatto del noir il contemporaneo "romanzo sociale" sono ribaltati: non più elementi di realtà nella fiction, ma elementi di fiction nella realtà e lo scrittore, fino ad allora occhio privato e analista, ora è parte del mondo rappresentato, ne è corpo e sangue . E' un salto quantico rispetto al giallo, la prefigurazione di un nuovo codice, più attuale ed efficace, innovativo e necessario per la comprensione del presente. E costringe tutti gli scrittori, noiristi e non, a mettersi in discussione per non ritrovarsi a fare la fine dei mutandoni delle Gemelle Kessler quando arrivò l'ombelico scoperto di Raffaella Carrà.

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4 commenti
4
23 Mar 2007
alle 11:48

jp rossano

Uauuu meno male mi aspettavo una selva di pernacchie invece trovo condivisione (non sapevo tra l'altro del'intervista ad Evangelisti, ma mi fa piacere di essere in buona compagnia).

Tenete Botta

JP (www.jprossano.com)

 

3
22 Mar 2007
alle 19:13

AngoloNero

Beh, JP, un tal Valerio Evangelisti ebbe a dire, durante un'intervista, che il noir trova le sue radici nella tragedia greca... affermazione che peraltro trovo assolutamente condivisibile :)

Ciao,

A.

 

(Merisi ci vediamo lunedì!) 

 

2
22 Mar 2007
alle 19:10

JP Rossano

In periodi come questi in cui: denaro, potere e successo ad ogni costo sono i modelli proposti (ed imposti) dai media e seguiti dai più; non è quasi più possibile fare politica, nell’accezione “nobile” del termine; il sano giornalismo d’inchiesta lascia spesso spazio ad un gossip stupido quanto inutile. Mi trovo pienamente in accordo tanto con l'ottimo Sandrone quando dice: "il noir italiano si è auto assegnato il compito di decifrare il presente attraverso la chiave della detection”, quanto col Merisi sia in merito alla necessità di svecchiamento del genere sia per l'esempio azzeccatissimo del bellisimo libro di de cataldo romanzo criminale. In un certo senso penso che il giallo, ed il noir soprattutto, siano i generi che, oggi, si possano considerare i veri eredi di quelle che furono la tragedia greca prima e quella shakespeariana poi. Può darsi che i puristi storcano il naso, o forse si scandalizzino addirittura di fronte a questa affermazione. Tuttavia più penso ad una tragedia come “Riccardo III”, più vi riconosco i tratti, estremamente moderni, di un noir dei giorni nostri.

1
16 Mar 2007
alle 16:00

merisi

che gli scrittori di genere debbano darsi una svecchiata è cosa nota da anni, che debbano cambiare codici e riferimenti va di pari passo col postulato sopra, e la denuncia sociale di cui si fregiava il noir è merce rarissima nel panorama attuale, impossibile da affibbiare ai romanzi attuali. premesso questo, è chiaro che la situazione sia prossima alla svolta. O almeno si spera.

La funzionalità della trasposizione della fiction nella realtà, così necessaria come dice sandrone, era già stata messa in atto da de cataldo in romanzo criminale, e abbiamo visto con che splendidi risultati.ma altri autori, da tempo, lo fanno, ma non sempre arrivano ad assurgere alla notorietà del citato magistrato o di saviano, e non per scarsa qualità ma solo per mancanza di visibilità. scrivo questo perché non reputo gomorra un romanzo. gomorra è un reportage giornalistico di straordinaria importanza e inusitato coraggio, ma non ha la struttura del romanzo, non ne ha i tempi e tantomeno la qualità di scrittura.

L’ombelico della carrà deve ancora arrivare e sono certo che arriverà presto, ma mutandoni in giro ce ne sono già parecchi.

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