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La strada della violenza di Mauro Marcialis

Lunedì 12 Marzo 2007, 08:59 in Conversazioni di

Mauro Marcialis sarà ospite di A qualcuno piace giallo lunedì 26 marzo alle 17, presentato da Raul Montanari.

Mauro Marcialis
La strada della violenza
Mondadori - Colorado Noir
Pagine 370
Prezzo 15,00 euro

"Reggio Emilia è una città ordinata, tranquilla, civile. Reggio Emilia è un esempio, un modello. Reggio Emilia nasconde i suoi segreti: appalti truccati, speculazioni, droga, riciclaggio di denaro, prostituzione, vizio. Reggio Emilia ospita un mostro: due bambine sono state rapite, stuprate e uccise.
Due uomini vengono coinvolti nelle indagini: Maurizio Ferri, un agente del Sisde che lavora sotto copertura, e Lorenzo Rollei, un maresciallo della Guardia di Finanza corrotto e devstato come la sua città.
Ferri è in bilico, ha paura di non saper più distinguere tra il bene e il male, ha paura di perdere se stesso. Rollei ha già perso tutto.
Due uomini lanciati in una corsa ossessiva alla ricerca della verità, una discesa all’inferno, nell’anima oscura di un intero paese.
Un romanzo violento e spietato come la scrittura del suo autore."

L'autore è Mauro Marcialis. Il libro è, a mio parere, uno dei migliori noir mai letti. Asfissiante. Straordinario, se si considera che l'autore è un esordiente. Trama e scrittura viaggiano di pari passo verso un abisso di oscurità e corruzione nel quale non c'è salvezza per nessuno. Ho approfondito l'argomento con l'autore: 

AB - Da dove nasce l'idea di scrivere un noir?

MM - L’idea di scrivere nasce molto banalmente dall’urgenza che ho avvertito, dopo decine di letture, di raccontare la storia che avrei voluto leggere. Essendo un appassionato di storie criminali, ho ritenuto che il genere noir fosse quello più adatto a scandire i tratti dei personaggi presenti nel romanzo e le tematiche legate a corruzione e pedofilia.

AB - Da dove viene il Marcialis scrittore? Quali esperienze precedenti, quali letture, quale approccio alla scrittura...

MM - Se si esclude la partecipazione ad un laboratorio di scrittura creativa, le uniche esperienze precedenti si riducono alla lettura. Tra l’altro, ho composto il romanzo prima di aver scritto il mio primo racconto. La strada della violenza rappresenta in parte il condensato delle mie preferenze “nere” e la scrittura ne è stata influenzata. Il romanzo è disseminato di omaggi ai miei autori di riferimento: le allitterazioni di Ellroy (tra l’altro Rollei, uno dei due personaggi principali, è l’anagramma italianizzato dello scrittore americano), lo stile allucinato di Peace, la cadenza tautologica di Genna prestata a Ferri (l’altro protagonista). Il testo è inoltre ricco di altri riferimenti impliciti: per esempio, il Contatto è il Vecchio di De Cataldo, le teorie del “contenimento” derivano dalle puntuali narrazioni del Lucarelli di Blu Notte.

AB - Quanto ha inciso il tuo lavoro "ufficiale" (maresciallo della Guardia di Finanza, n.d.r.) nella scrittura del romanzo? Come è stato accolto nel tuo ambiente?

MM - Il mio lavoro “ufficiale” è stato importante per descrivere l’ambiente nel quale è collocato Lorenzo Rollei e per la scansione degli aspetti tecnici, ovvero quelli legati alle procedure investigative. La reazione predominate nel mio ambiente è stata per ora d’indifferenza, anche se inizio a ricevere incoraggiamenti e attestati di stima.

AB - Personaggi, personalità multiple, addirittura i pensieri degli animali... come hai fatto a riannodare i fili dei molteplici protagonisti del romanzo? Quanto sforzo ti è costato doverti calare, di volta in volta, in una delle personalità di Rollei, nella mente di un cane, in quella di un criminale?

MM - Nessuno sforzo, per due motivi. Primo: per me è talmente affascinante questa ricerca che vado volutamente a caccia di angolazioni diverse, anche bizzarre, anche scomode. Secondo: le diverse prospettive sono state scritte in tempi diversi: prima Rollei e poi, a seguire: Ferri, gli animali e Baby, le “sopravvissute”, tutti gli altri personaggi presenti nei riepiloghi. Si è trattato, in sostanza, di un mero inserimento per il quale occorreva soltanto coerenza rispetto alla cronologia degli eventi.

AB - I giornalisti, questa razza bastarda che specula sul dolore della gente... vogliamo parlarne?


 

 

MM - Questo è un aspetto che mi affascina parecchio e che ho trovato il modo di inserire nella storia. E’ un male “indotto”, nel senso che deriva da mere questioni “commerciali”. Siamo noi ed il nostro lato perverso e voyeuristico che reclamiamo queste urla e queste lacrime in primo piano, questo dolore, forse per scansare l’attenzione dal nostro inadeguatezza. Il giornalista, in questa veste, offre solo quello che gli viene chiesto e, certo, alcune volte, esagera…

AB - Quando leggo un romanzo da recensire prendo delle annotazioni. Sul tuo ho scritto "paura". La strada della violenza mi ha fatto paura perché ho pensato che, se le cose vanno realmente come tu racconti, siamo fottuti. Scrivere è stato per te un modo per esorcizzare delle paure? O si tratta veramente di una rappresentazione fedele della realtà, così come la vedi tu, da "dentro"?

MM - Ma le cose vanno così da sempre! Anzi, vanno peggio. Alcuni aspetti del male sono innati, la storia ha dimostrato che non ci sono limiti alla violenza, alla distruzione, al degrado, tanto che qualcuno prima o poi dovrà prendersi la responsabilità di modificare l’aspetto etimologico dei termini “umano” e “disumano”. Tornando al romanzo, tutte le vicende narrate sono inventate ma sono perfettamente ancorabili al contesto sociale in cui viviamo, sono cioè sia potenzialmente verificabili che, per analogia, riscontrabili in verità sia storiche che processuali. Ammetto che affrontare queste tematiche, in particolare la pedofilia e la morte, derivano anche dalla volontà di esorcizzare le mie paure.

AB - Nel libro non hai omesso nessuno di quelli che sono attualmente considerati i crimini e le devianze più abiette: pedofilia, omicidio, corruzione, cinismo. Quanto (o cosa) c'è di vero nel romanzo, se si può dire? Quanto c'è di te, e in quali personaggi?

MM - Di me non c’è nulla, ad eccezione dell’amore che provo nei confronti delle mie figlie e che, credo, come Lorenzo Rollei, in caso di loro pericolo o necessità, mi trasformerebbe in una bestia feroce. Nel romanzo, come dicevo prima, tutto è fiction ma gli accadimenti criminali connessi alla corruzione, al carrierismo, al cinismo, alla deviazione delle indagini con contestuale occultamente di prove scomode per gli “affiliati”, alla perversione, alla mancanza di scrupoli e precetti moralistici, sono ampiamente conformi a quanto accade in questa società disturbata.

AB - Il finale, oltre a essere senza speranza, è anche pesantemente "politically incorrect"... Come mai questa scelta?

MM - Anche qui c’è da fare una doppia considerazione: il “politically correct” è accomodamento e compromesso, quindi: falso. Io miro alla verosimiglianza degli eventi attraverso ciò che le nostre esperienze ci stanno accordando. Inoltre, in questo finale, c’è la mia visione realistica, e quindi pessimistica, della realtà. La giustizia è un termine retorico che non significa nulla e la speranza si può ricercare solo in uno stretto angolo del proprio contesto domestico. Nella scena della rivalsa di Baby è descritta, in modo allegorico, questa proiezione. Ecco la rivalsa e la giustizia, sì, ma volutamente incanalata in un angolo, solo lì, proprio nel tipico cantuccio di un cane. Se si allarga lo scenario, ci si rende infatti conto di essere impotenti di fronte alle logiche del male. E anche in questo caso, la cronaca ci offre decine di esempi.

AB - Potendo scegliere, cosa vorresti fare "da grande": il finanziere o lo scrittore?

MM - Da “grande” continuerò sicuramente a fare il finanziere ma non smetterò mai di scrivere. Fortunatamente, non sono costretto a scegliere perché le due condizioni non si escludono.

13
13 commenti
13
04 Giu 2008
alle 19:10

AngoloNero

ciao Ivo, finalmente mi hai trovata... :)

12
04 Giu 2008
alle 16:49

ivo

stupendo il romanzo di marcialis,la trama e la storia è ottima ma quello che mi ha stupito è il modo di scrivere veloce allucinato minimale freddo crudele di marcialis,le sue frasi scritte tutte con la stessa lettera iniziale,i suoi momenti lirici e dolci.il suo modo di scrivere è così bello che non è legato solo al noir,con la sua bellezza travalica il genere(se esiste poi un genere da travalicare: )potrebbe descrivere atmosfere in modo stupendo anche in altri contesti e in altri modi,per me questo romanzo diventerà piano piano un cult e marcialis è un grande scrittore nel senso più ampio del termine...

ringrazio alessandra che me l'ha consigliato...

11
29 Mag 2008
alle 10:26

Barbara

ciao mauro, ho ascoltato una tua intervista alla radio e ti ho riconosciuto anche dopo tanti anni..ho cercato tue notizie su internet ed eccomi qua!! sono molto felice per te e ci tenevo a dirtelo! credo che comprerò un tuo libro, quale mi consigli dei due? Un salutone dalla tua compagna di classe della sezione C dell'Uruguay..Barbara Torres

 

 

10
02 Apr 2008
alle 09:06

AngoloNero

Marco, hai letto il nuovo romanzo di Mauro?

9
02 Apr 2008
alle 07:30

marcogea

mauro sei bravissimo come scrittore eccezionale come uomo ciao

8
25 Lug 2007
alle 20:22

ANNA MARCIALIS (TUA ZIA)

SEI VERAMENTE BRAVO. CONTINUA COSI! 

7
14 Mar 2007
alle 20:27

AngoloNero

Lunedì sarà grandioso :)

Leggilo, Marcialis, sono certa che ti piacerà :) 

6
14 Mar 2007
alle 19:47

merisi

arrivo tardi, ma ho letto solo ora.bè, la storia dell'urgenza un pò mi urta - mi ci sono già scontrato con altri su vibrisse o nazione indiana, non ricordo - ma credo nel tuo metro di giudizio e darò un'occhiata al libro. poi magari lo andrò a sentire a brescia, lo sai, da programma lui sarà dopo di me.ottimo orario il mio: di lunedì, ore 16. 

5
13 Mar 2007
alle 18:35

AngoloNero

@Ugo: eh sì... la sciarpa gialla, questo simbolo di potere... questo cimelio storico... ma dai troveremo il modo di averla anche io e tu l'anno prossimo! :)

@iperio: ti assicuro che il romanzo merita. È veramente molto noir, molto cattivo, molto reale (purtroppo) 

4
13 Mar 2007
alle 13:30

iperio

mi piace molto la motivazione dell'autore nello scrivere la sua storia:

dall’urgenza che ho avvertito, dopo decine di letture, di raccontare la storia che avrei voluto leggere...

3
13 Mar 2007
alle 10:08

Ugo

E rigirate il coltello nella piaga, eh! ;)

2
12 Mar 2007
alle 18:18

AngoloNero

Sì, la sciarpa è l'oggetto del desiderio, quella che tutti vogliono!

Certo che ci vediamo a Brescia :) 

1
12 Mar 2007
alle 13:57

Paolo Roversi

Quella sciarpa la riconosco... ;)

Ci vediamo a Brescia, ok? Io ci sono mercoledì 28 ad un fantastico orario per il pubblico: le 17 e 45. 

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