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Intervista a Roberto Giardina

Martedì 22 Agosto 2006, 09:35 in Conversazioni di

 Pizza con crauti Sicilia e Germania messe a confronto da Roberto Giardina: mentalità diverse, aneddoti, usi e costumi vivono nelle pagine di questo avvincente noir.

Conversazione con un siciliano “emigrato” doc: Roberto Giardina, autore di Pizza con crauti, da anni residente in Germania, dove lavora come corrispondente di vari quotidiani. Dopo aver pubblicato Guida per amare i tedeschi e Complotto Reale, la saga dei Coburgo è approdato al giallo, con uno stile piacevole ed elegante. Lo abbiamo incontrato a Roma: un signore d’altri tempi alle prese con la letteratura di genere.

AB - Roberto, come è nata la decisione di scrivere un noir?
RG - Ci sono autori per i quali scrivere un giallo o un noir è il pretesto per parlare di qualcos’altro. Io ho scritto un noir perché volevo scrivere un noir. Fa parte del patto di onestà intellettuale che si stipula virtualmente con il lettore. Lo spunto per Pizza con crauti è nato dall’incontro con Donna Leon, una giallista americana che non vuole che i suoi gialli vengano pubblicati in Italia anche se ambienta le sue storie a Venezia. Pare che abbia paura di ritorsioni da parte della criminalità organizzata. L’altra versione è che se anche li traducesse venderebbe dieci copie: non so se li hai letti...

AB - Qualcosa, in inglese. Non ha voluto nemmeno rilasciarmi un’intervista.
RG - Li ho letti tutti e mi divertono, ma la figura del commissario Brunetti, che vive in una casa sul Canal Grande, risulta essere un po’ strana agli occhi del lettore italiano. Però in Germania hanno tratto dai suoi libri una serie di telefilm, tutti con personaggi tedeschi – anche i gondolieri sono tedeschi. È una Venezia di cartapesta, che vende tantissimo... Ma i miei amici tedeschi hanno commentato: «Perché non scrivi tu un giallo ambientato in Italia?».
 Poi c’è un amico che vive a Berlino da quarant’anni, fa il ristoratore e ha ispirato la figura del protagonista, Federico. È toscano, non ha una pizzeria ma un ristorante, e ogni volta che ho un problema pratico mi rivolgo a lui, perché è in grado di risolvere qualunque impiccio.
Mi piaceva l’idea di utilizzare la figura di quest’uomo per un giallo italiano completamente diverso da quelli di Donna Leon.

AB - Quanto c’è di vero in Pizza con crauti?
RG - La storia “gialla” è romanzata, ma tutto il resto è vero. Tutto, anche quello che sembra incredibile. Magari su certe cose ho un po’ calcato la mano, però è vero che l’italiano all’estero ha dei problemi. Se il Milan vince un partita con un rigore dubbio o Berlusconi fa una gaffe, gli italiani all’estero la scontano, perché magari vengono presi in giro per mesi sul posto di lavoro.
Anche altri dettagli sono reali: la cameriera tedesca che vuole mettere il velo islamico nella realtà è la moglie di un amico libico ateo, tedesca, diventata fondamentalista musulmana. Oppure il curdo che non riesce a passare l’esame di tedesco: nella realtà è un compagno di scuola di mia moglie che è stato bocciato alla fine del corso proprio per aver sostenuto di essere libero di dire ciò che vuole, anche che il rosso è blu.
È inventata la storia della squadra di calcio femminile multietnica, il “Multikulti 04”, ma è vero che i tedeschi, a differenza dei francesi, hanno lasciato ampia libertà alle donne sulla scelta di portare o meno il velo islamico, a meno che non lavorino per lo Stato. Ad esempio le donne islamiche che insegnano nelle scuole non possono portare il velo perché sono considerate funzionarie dello Stato. Allora mi sono posto il problema – e ho anche dato una soluzione “alla siciliana” per bocca del padrino.

AB - La mamma di Federico vorrebbe tornare in Sicilia, ma la Sicilia non è più quella che lei conosce...
RG - È lo stesso anche per me. Sono rimasto molto legato alla Sicilia, ma qual è la mia Sicilia? Ogni volta che vado a Palermo rimango stupito. L’ultima volta ero con amici tedeschi e l’ho trovata molto meglio di quanto ricordassi. Ma sono rimasto malissimo perché ho scoperto che la Vucciria praticamente non esiste più.

AB - E la moglie di Federico, la parrina? Pur essendo sposata con un siciliano, ci sono molte cose della Sicilia che le sfuggono...
RG - Ah, la parrina... Anche lei esiste: il mio editor tedesco è ex moglie di un pastore protestante e figlia di un pastore protestante. Federico doveva avere una compagna tedesca. Inizialmente avevo pensato a una giornalista, ma non funzionava. Poi ho pensato a una donna prete e mi sono informato con la mia editor, e lei mi ha spiegato che era una cosa possibile.

AB - Parliamo invece della passione che scatena delitti. All’inizio del libro, il pizzaiolo di Federico stermina la famiglia per passione.
RG - Questo episodio ha colpito molto. La logica del pizzaiolo, che uccide tutte le donne della famiglia tranne quella che non è sua figlia perché non è “cosa sua”, risulta incomprensibile ai tedeschi. Ma ci sono moltissimi dettagli, nel libro, dai quali si può capire la psicologia dei personaggi. Ad esempio tutte quelle digressioni sui dolci... Però penso che tutti questi particolari siano strutturali al noir, non siano fine a se stessi.

AB - Vista da fuori, come sta andando adesso l’Italia?
RG - Per i tedeschi è abbastanza normale che le elezioni si possano vincere per un voto di differenza: nel 2002 Schroeder ha vinto per 4200 voti. Però il vincitore governa, senza ulteriori discussioni. In Germania hanno fatto la “Grosse Koalition”, ma è rimasta solo la Merkel, tutti gli altri si sono ritirati a vita privata. I tedeschi si sono ormai abituati al fatto che non è possibile capire l’Italia, quindi nemmeno ci provano.

AB - Progetti per il futuro?
RG - Adesso sta uscendo in Germania un saggio storico sulla famiglia Coburg, già pubblicato in Italia cinque anni fa. Se Pizza con crauti andrà bene potremmo rivedere Federico prossimamente. Ho già delle idee per il titolo: Pizza light oppure Pizza con pettirossi. I tedeschi dicono che noi mangiamo i passerotti, da qui Pizza con pettirossi...

AB - Cosa ti piace leggere?
RG - Preferisco gli autori mitteleuropei con uno sfondo storico reale, come Joseph Roth. Trovo che abbiano un punto di contatto con gli scrittori del Sud dell’Italia per il senso di “fine del mondo” e la consapevolezza di far parte di un mondo al margine, ma con l’orgoglio di avere alle spalle un grande passato. Una similitudine, scontata, con Tomasi di Lampedusa, che però io interpreto in senso contrario. Quella famosa frase “Tutto deve cambiare perché nulla cambi” io la intendo nel senso che pur sapendo che nulla cambierà, dobbiamo comunque darci da fare.

Pubblicato sul numero 10 del Falcone Maltese, in edicola e in libreria - se non lo trovate, contattatemi!

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