Il blog del mistero
Data 12 marzo 1909
Ora tra le 20.45 e le 20.50
Luogo Piazza della Marina, Palermo, Italia
Vittima Joe Petrosino, di anni 49, luogotenente della Polizia di New York, squadra Italian Legion
Causa del decesso quattri colpi di arma da fuoco
Arma pistola
Testimoni oculari nessuno
Sospetti alcuni affiliati della Mano Nera
Movente eliminare il nemico numero uno della criminalità organizzata italo-americana
Colpevole non trovato
Caso aperto
Palermo. Un uomo robusto, corpulento, "con il viso rubicondo, sbarbato, i capelli tagliati cortissimi così da farlo crdere a prima vista calvo", esce dal caffè Oreto. Calza scarpe nere e indossa un tout-de-meme nero con soprabito grigio scuro. Al collo ha annodata una cravatta di seta marrone. In mano tiene un parapioggia e un cappello di feltro. Ha cenato da solo, e adesso sta tornando in albergo: L'Hotel de France, a pochi passi dal ristorante. Improvvisamente, echeggiano tre spari. Poi un altro, isolato. Quindi, il silenzio. Di fronte a Palazzo Partanna, aggrappato alla cancellata del giardino Garibaldi, l'uomo alto con il viso rubicondo sta sanguinando. Poco distante, due ombre spariscono nel buio. «Qualche minuto dopo», scriveranno i giornali «il vicecommissario della squadra mobile e il delegato di servizio alla questura accorsero prontamente con molti agenti e circondarono il cadavere». L'uomo dal viso rubicondo aveva «gli occhi spalancati nello spasimo della morte violenta. L'espressione del volto denotava come un fiero senso di rabbia impotente. Le mani piene, con le dita corte e grosse erano sporche di sangue che gli sgorgava ancora dalla guancia, dove era stato colpito, presso la bocca».
Si cominciò a perquisire il cadavere. «Nel taschino del panciotto aveva un bell'orologio d'oro americano attaccato alla catena d'oro, che era ferma al secondo occhiello. E un pezzo di carta ove era scritto a penna il numero 6821», riportarono ancora i giornali. «Nella tasca interna della giacca si rinvennero un biglietto di banca da 50 lire, un libro di chèques, nonché altri quattro biglietti italiani da 5 lire. In un'altra saccoccia si trovarono molte buste con indirizzi diversi per Palermo. Su una si leggeva: "L. Bonanno, Commission Marchand, 24 Stone St. Room 906, New York". Si rinvennero inoltre circa trenta carte da visita con scritto: "Giuseppe Petrosino, luogotenente di Polizia, città di New York, Usa"».
Sì, era proprio lui: Giuseppe Petrosino, di Padula, provincia di Salerno, emigrato giovanissimo in America con il padre Prospero e ora nemico numero uno della delinquenza italo-americana. I giornali avevano pubblicato più volte la sua foto e la sua biografia. «Il Petrosino era un'ottima persona», disse di lui il presidente Theodore Roosevelt. «Ignorava cosa fosse la paura». Era un poliziotto "leggendario", che si era conquistato i galloni sul campo per le sue indagini intorno alla Mano Nera, un'associazione che stava crescendo a Littel Italy, formata da un connubio tra mafia, camorra e delinquenza comune. Petrosino era a Palermo per questo: voleva penetrare più a fondo quel mondo, voleva andare alle radici dell'organizzazione. Era lì in incognito: persino nel telegramma che aveva mandato ai suoi fratelli si era firmato Giuseppe Di Giuseppe: lui, che viaggiava come Guglielmo De Simone ma aveva i documenti di un tal Simone Velletri e si chiamava Giuseppe Petrosino. Era in missione segreta, nessuno doveva saperlo. A parte forse i lettori del New York Herald, ai quali il capo della polizia Bingham aveva svelato l'impresa per sfruttarla a fini elettorali; e quelli dell'Araldo italiano, sempre di New York, che pochi giorni prima aveva scritto: «Il Petrosino si reca in Italia per studiarvi quei regolamenti di pubblica sicurezza. Si dice che a Bologna si fermerà per avere cognizioni sulla criminologia, sulla pena di morte e sulle belle mortadelle. A Firenze si tratterrà per osservare le carceri dell'antico Palazzo del Bargello e il fiasco paesano. A Napoli per la camorra, la malavita e i maccheroni alle vongole. A Palermo per la mafia e le squisite cassate alla siciliana. A Torino si fermerà per i barabba e i grissini. A Milano per la teppa e la busecca. A Venezia per i terribili Piombi e la zucca barucca. A Roma poi per il Colosseo e l'abbacchio».
Ma la Mano Nera l'aveva saputo, e il suo viaggio si era interrotto a Palermo, vicino a un'inferriata di Piazza della Marina. Interrotto da quattro colpi di pistola, dopo una cena da due lire e 70 centesimi. Tre con la mancia.
da Un delitto al giorno di Riva & Viganò, Baldini Castoldi Dalai editore, pag.116-117
ciao sono un alunna, mi servirebbe un libro ispirato a joe petrosino sapresti indicarmi se esiste?
se si mi servirebbe il titolo...perfavore grazie
alle 00:10
enrico
Joe Petrosino. Detective 285 Di Martino Massimo, 2005, Flaccovio Joe Petrosino. L'uomo che sfidò per primo la mafia italoamericana Petacco Arrigo, 2002, Mondadori visita anche il sito www.joepetrosino.org